Monday, December 06, 2010

Museo del Novecento

Apre a Milano il museo del secolo

Nell'ex arengario arrivano i quadri più belli

Dal Futurismo all' Arte povera. Da Fontana a De Chirico. Tutte le avanguardie italiane nate nella capitale lombarda trovano una nuova casa nel centro della città. E come al Louvre...

di Mauro Suttora

Oggi, 8 dicembre 2010

L'orrendo Arengario di piazza Duomo fu fatto costruire da Benito Mussolini per avere un balcone da cui, appunto, arringare la folla. Il dittatore morì prima di riuscirci. Da allora, nessuno ha mai saputo bene cosa fare di quel tetro palazzo. Finalmente, il 6 dicembre ci nasce il Museo del Novecento.

Tre anni di lavoro e 20 milioni di euro per ospitare 350 quadri: il meglio delle 4 mila opere possedute dal Comune di Milano, e finora sparpagliate nelle raccolte civiche: dalla Gam (Galleria di arte moderna) nella villa Reale di via Palestro a un delizioso e sconosciuto museo, la Fondazione Boschi Di Stefano in una traversa di corso Buenos Aires, via Jan.

Sarà un grande evento, paragonabile all'inaugurazione del romano Maxxi (Museo arte XXI secolo) sei mesi fa. Come al Louvre, si potrà entrare nel museo direttamente dal metrò. «La grande rampa a spirale interna sarà la sua cifra architettonica più significativa, che lo renderà universalmente riconoscibile», dice il sindaco Letizia Moratti. All'ultimo piano, visibile dalla piazza, c'è il neon bianco che Lucio Fontana realizzò per la Triennale del 1951. Sulla terrazza, un ristorante gestito dal rinomato Giacomo e uno spazio aperitivi. E poi un cinema, come al Moma di New York.

«L'arte italiana è conosciuta all'estero per il Rinascimento e, nel Novecento, per due movimenti d'avanguardia: Futurismo e Arte povera», spiega l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. «Il fatto che il museo abbia come "perni" queste due collezioni costituisce perciò un evento di portata internazionale».

Si entra dal metrò

Arrivando dal metrò, il primo incont ro è con il pezzo forte del Museo: il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1901), che aprì il secolo con le sue speranze social ste. Poi due sculture di Giorgio De Chirico, anch'esse sempre visibili dal pubblico, senza biglietto da pagare (a proposito: fino a fine febbraio l'ingresso è gratis).

Entrando, un tocco internazionale: Picasso, Braque, Klee, Kandinskij, Modigliani. Quindi la prima sala dedicata al futurismo, con Umberto Boccioni in evidenza. Seguono, in ordine cronologico, le sale De Chirico, Morandi, Martini e Piero Manzoni. Al terzo piano lo spazio dedicato a Burri e agli anni Cinquanta e Sessanta dei maggiori maestri italiani (Vedova, Capogrossi, Novelli).

Passerella sospesa

La sezione conclusiva sta al secondo piano dell'adiacente Palazzo Reale, collegata all Arengario da una passerella sospesa e dedicata agli anni Sessanta: arte cinetica con una serie di ambienti del gruppo T, poi la pop art italiana e infine l'Arte povera del biellese Michelangelo Pistoletto e del milanese Luciano Fabro. La serata di inaugurazione avrà una colonna sonora con i brani che hanno punteggiato il secolo milanese: dal Trio Lescano al Quartetto Cetra, da Enzo Jannacci a Giorgio Gaber, da Mina a Ornella Vanoni. Alcuni «testimonial» hanno «adottato» i loro quadri preferiti, a cominciare dal centenario critico Gillo Dorfles.

Fra le donne, la scrittrice Camilla Baresani spiega a Oggi la sua predilezione per Ottone Rosai: «Veniva denigrato come semplice bozzettista, invece era un intellettuale completo. Fu ottimo scrittore: il suo Diario di un teppista, appena ristampato da Vallecchi, nella prima edizione è una delle rarità più valutate del Novecento. Fu ardito fascista, ma anche omosessuale, e si vergognava di questa sua condizione che ne fece un artista "maledetto"».

Milioni in piazza Duomo

Come sarà accolto questo nuovo museo? «Puntiamo a 250 mila visitatori all' anno», spera Finazzer, «che sommati al milione e 700 mila dell'attiguo Palazzo Reale fanno due milioni. Milano è ormai in grado di offrire a tutti i turisti che arrivano in piazza Duomo attrattive di alto livello. Il museo è stato costruito per rapportarsi con la piazza, la metropolitana, le luci, le vetrate del Duomo. In un momento di crisi finanziaria e di caos politico, Milano dice all'Italia che si può uscirne anche grazie a una grande opera pubblica culturale».

La scrittrice Camilla Baresani, 48 anni, ha un debole per Ottone Rosai (1895-1957): «Questo suo Mulino del ' 38 sembra l'opera di un bozzettista, ma Rosai in realtà fu un grande artista "maledetto"».

Ornella Vanoni, 76, la cantante milanese per antonomasia, sarà presente alla serata inaugurale del 6 dicembre anche con alcune canzoni. «Il mio preferito è Boccioni», dice. Al museo c'è il quadro Quelli che restano, del 1911.

La conduttrice tv Camila Raznovic, 36, ha «adottato» il più celebre dei tre quadri di Amedeo Modigliani esposti nel Museo del Novecento: Ritratto di Paul Guillaume, dipinto nel 1916, solo quattro anni prima di morire.

Marta Marzotto, 79 anni, «adotta» l'opera giovanile del suo amante Renato Guttuso (1911-87): Piccola nuda sdraiata (1940).

Mauro Suttora

Thursday, November 25, 2010

Giovedì 25.11.10 "La storia siamo noi"

«LA STORIA SIAMO NOI»: LE DONNE DEL DUCE

25 novembre 2010, Raidue

video della trasmissione

La Storia Siamo Noi presenta Le donne del Duce, di Marina Liuzzi, in onda domani alle ore 23.30 su Rai2. Mussolini e le donne: la moglie Rachele; Claretta, l’amante che sceglie di morire con lui; Margherita Sarfatti; Ida Dalser e molte altre. A La Storia Siamo Noi, un particolare ritratto di Benito Mussolini, raccontato attraverso amori, passioni e furiosi intrecci tra sesso e potere.

Una ricostruzione che accanto alle numerose interviste, presenta lettere, carteggi e soprattutto i diari di Claretta Petacci: migliaia di pagine che, dopo 70 anni, sono state desecretate e nelle quali sono raccolti i segreti della sua storia d’amore con Mussolini, ma dove sono raccontati anche gli altri amori e le relazioni intrecciate dal Duce con altre donne. È questo uno dei grandi elementi di novità dei diari, l’emergere di due figure femminili quali Romilda Ruspi e Alice Pallottelli. Ppi il racconto del Duce sulle presunte avances della principessa Maria Josè di Savoia.

Ma saranno Rachele e Claretta, le donne che rimarranno al suo fianco anche dopo il 25 luglio del 1943, alla caduta del fascismo, e dopo l’8 settembre con la costituzione della Repubblica di Salò. Ed è qui, sul lago di Garda, che la moglie Rachele decide di incontrare per la prima volta la sua rivale Claretta Petacci. (Com/Pn/Adnkronos)

Wednesday, November 24, 2010

intervista a Beppe Severgnini

BERLUSCONI SPIEGATO AI POSTERI

di Mauro Suttora

Oggi, 17 novembre 2010

Quanto durerà Berlusconi? «E chi lo sa. Forse la sua spinta propulsiva si è esaurita, ma domina la vita italiana da quasi vent’anni. E un motivo c’è. Anzi, ce ne sono dieci».

Ogni volta che Beppe Severgnini, il giornalista-scrittore più internazionale d’Italia, va all’estero, la domanda inevitabile è: «Ma chi è veramente Berlusconi? E come mai lo votate dal ’94?». «Ho provato a rispondere con il mio ultimo libro: La pancia degli italiani, Berlusconi spiegato ai posteri», ci dice, ed elenca i fattori del suo successo.
«Primo, il fattore umano. La maggioranza degli italiani pensa: ci somiglia, è uno di noi. Vuole bene ai figli, gli piace il calcio, sa fare i soldi, detesta le regole, racconta barzellette, dice parolacce, adora le donne...»

Ecco, le donne: quello che lei chiama «fattore Harem» ultimamente gli procura parecchi guai.
«Ma lui loda la Chiesa al mattino, i valori della famiglia al pomeriggio, e alla sera si porta a casa le ragazze. È spettacolare, e riesce a farsi perdonare molto».

Non ha superato il limite?
«La sua incoerenza è pirotecnica. Ma il Vaticano e Cl fanno i loro conti, e si accontentano delle leggi favorevoli».

E questo è il «fattore divino». Poi c’è il «fattore Robinson».
«Sì, ogni italiano si sente solo contro il mondo. Siamo individualisti. Non chiediamo un fisco più giusto: aggiriamo quello esistente».

Quinto fattore: quello che prende il nome dal Truman Show, il film che spiega come la tv riesce a trasformare la realtà.
«Berlusconi possiede la tv privata, controlla quella pubblica. E la tv è fondamentale per i personaggi che crea, i messaggi che lancia, le cose che dice e soprattutto per quelle che tace».

Poi c’è il fattore Zelig: la capacità di immedesimarsi negli interlocutori.
«Ma Berlusconi va oltre: si trasforma in loro, come nel film di Woody Allen. È padre di famiglia coi figli - e le due mogli, finché è durata. Donnaiolo con le donne, giovane tra i giovani, saggio con gli anziani. Nottambulo fra i nottambuli, lavoratore fra gli operai, imprenditore fra gli imprendiori. Lombardo tra i lombardi, italiano con i meridionali. Conservatore con Bush, liberale con Obama...»

E il «fattore Medici» cos’è?
«La Signoria, cioè l’unica invenzione politica originale degli italiani, oltre ai Comuni. Tutto il resto l’abbiamo importato: la democrazia parlamentare dall’Inghilterra, il federalismo dagli Stati Uniti, il federalismo dalla Germania. Invece alla Signoria siamo abituati. Gli italiani non discutono il potere: al massimo lo deridono, lo aggirano, lo imbrogliano».

Infine i fattori Tina e Palio.
«Tina è l’acronimo coniato dalla Thatcher: “There Is No Alternative”, non c’è alternativa. Come si fa a votare la sinistra, che predica solidarietà e uguaglianza a una nazione devota invece all’intrapredenza? Quanto al Palio, a Siena sono più felici per la sconfitta della contrada vicina che per la vittoria della propria. E molti italiani, pur di tener fuori la sinistra, giudicata inaffidabile, voterebbero il demonio».

Quale di questi fattori lo danneggia di più, adesso?
«La Signoria. I cortigiani sono bravi ad adulare, non a dare consigli magari sgraditi, che irritano il Signore. Povero Berlusconi, guardate da chi è circondato. Chi mai può aiutarlo, adesso, con un suggerimento utile? Vicino a sè ha solo i suoi avvocati, la Carfagna, la Gelmini...»

E quale fattore invece lo aiuta?
«Il Palio e il Tina. La sinistra ama dire quel che non fa, e fare quel che non dice».

Infatti vuole cacciare Berlusconi, ma in realtà teme le elezioni.
«Con questa legge elettorale delle liste bloccate, che impone gli eletti invece di permetterne la scelta...»

Ma non è buffo che il centrosinistra punti su Fini? È come se nel 1943 gli antifascisti si fossero affidati a Ciano, il delfino traditore di Mussolini. E non è ridicolo questo scandalo di Ruby rubacuori?
«Finora il fattore Harem lo ha sostenuto. Lo sguardo di Berlusconi verso la donna non è diverso da quello degli adolescenti, dei pubblicitari e di tanti uomini per strada... Ma forse si sta spostando il confine fra imbarazzo, disagio e disgusto».

Mauro Suttora

Thursday, November 18, 2010

All'Infedele (La Sette) sui diari di Claretta

Il 22.11.10 su La Sette "L'Infedele" (di Gad Lerner) confronto sugli ebrei nei diari di Claretta e di Mussolini. Fra gli ospiti Marcello Dell'Utri e Mauro Suttora (curatore di Mussolini segreto, i diari di Claretta, ed. Rizzoli, 2009).

L'intervento di Mauro Suttora (quattro minuti):

Wednesday, November 17, 2010

Diari di Mussolini e di Claretta a confronto

Da oggi in libreria la prima delle controverse agende «scoperte» dal senatore Dell'Utri. Per stabilirne l'autenticità, confrontiamole con quelle dell'amante Claretta Petacci, pubblicate un anno fa

Oggi, 10 novembre 2010

di Mauro Suttora

«Sosta fra le nevi del Terminillo. Silenzio e solitudine! Quanto è bello! Di tanto in tanto mi appare una leggera immagine sorridente - un rosso cappuccio sul bianco della neve - un impertinente strizzare d’occhi - una gran voglia di vivere! E poi piano piano la fanciulla sciatrice sparisce... dove?»

Benito Mussolini scrive queste parole sulla pagina 27 gennaio della propria agenda 1939, ora pubblicata da Bompiani. Ed è l’unico accenno, peraltro anonimo, che fa in tutto l’anno a Claretta Petacci, sua amante fissa dal ‘36. Per lui pubblico e privato sono nettamente separati. Vede la giovane 27enne quasi ogni giorno, le telefona quasi ogni ora. Ma nulla di questa relazione deve passare alla storia. E anche della moglie Rachele scrive poco.

Sulla veridicità dei Diari ci sono dubbi. E allora confrontiamoli giorno per giorno con quelli di Claretta, che invece sono sicuramente autentici. Lo garantisce l’Archivio centrale dello Stato, che li ha resi pubblici soltanto adesso, a 70 anni dalla loro stesura (legge sulla privacy).

Claretta è più precisa di Benito. Quel giorno al Terminillo lo ricorda bene, riempiendo varie pagine sul proprio diario. In realtà era il 26 gennaio, come lei correttamente annota, e non il 27. Una delle tante piccole e grandi imprecisioni che fanno dubitare alcuni storici sui Diari di Mussolini.

Voleva fare l’amore

Nel pomeriggio la scorta dà a Mussolini la notizia che Barcellona è caduta, e lui torna subito a Roma. Il particolare è ricordato in entrambi i diari. Alle sette e mezzo il dittatore si affaccia al balcone di piazza Venezia per annunciare questa vittoria fascista nella guerra civile spagnola. E Claretta scrive: «Ascolto il discorso alla radio, verso le otto richiama: “Ebbene, hai sentito tutto? La mia voce era chiara? Ti sembrava bene? Hai sentito la folla? Che urlo. Già, chissà come faranno a dire certe cose, che l’entusiasmo non c’è più. Senti, se non fosse così tardi, sai cosa? Se fosse stato un po’ prima, hai capito? [Mussolini le fa intendere che avrebbe voluto invitarla a palazzo Venezia per fare l’amore, ndr] Ma lasciamo andare, ora devo telefonare al Popolo d’Italia [il suo quotidiano] per sentire se la trasmissione a Milano è andata bene».

Stalking al Terminillo

In realtà quel giorno al Terminillo Mussolini non voleva che Claretta lo seguisse. Era partito per la montagna dopo averle telefonato alle dieci, senza dirle nulla. Lei allarmata lo rincorre in auto al Terminillo. Sospettava che fosse lì con un’altra, i tradimenti erano frequenti.

Benito si arrabbia per questo vero e proprio «stalking»: «Avete fatto molto male a venire, con mia moglie a Roma è un’imprudenza. Non vi ho detto nulla perché non vi volevo qui. No, non ero con nessuno, e vi prego di non insistere. Volevo stare solo. Vi pare strano? Sì, lo so che a quest’ora non può giungere mia moglie, ma è un’imprudenza. Sono stato qui tre ore, assolutamente solo. Chiamo a testimoni i ragazzi [della scorta] che sono con me».

Continua il racconto di Claretta: «Volevo mettere un agente che vi impedisse di scendere, ma poi ho voluto evitarvi questo affronto. Vi metterò nelle mani della Questura, vi manderò al confino...»

Claretta, ironica: «Purché l’aria sia buona».
Mussolini: «Vedrete, finirete come la Brambilla [contessa Giulia Brambilla Carminati, amante di Mussolini, spedita via da Roma]».
Claretta: «Sentite, la differenza è grande, non avrete bisogno di ricorrere a ciò. Non avete che da dirmi “Non vi amo più, toglietevi dalla mia via, sono stanco di voi”, e io me ne andrò tranquillamente».

Il 10 febbraio muore improvvisamente Pio XI. Mussolini annota: «Era un papa straordinario». Questo per i posteri. Solo quattro mesi prima, invece, si era sfogato così in privato con Claretta: «Tu non sai il male che fa questo papa alla Chiesa. Mai papa fu tanto nefasto alla religione come questo. Fa cose indegne, come quella di dire che noi siamo simili ai semiti. Ha scontentato tutti i cattolici, fa discorsi cattivi e sciocchi. È una vera calamità, peggio di questo papa in questo periodo non poteva capitare» (8 ottobre ‘38).

“Porci ebrei, li ucciderò“

Mussolini non sopportava l’opposizione del papa alle leggi antiebraiche. Che con Claretta definiva «Porci, razza spregevole», minacciando di «ucciderli tutti» (9 ottobre ‘38), e addirittura prevedendo (o auspicando) che fosse «un popolo destinato ad essere trucidato completamente» (18 aprile ‘38).

Parole tremende, che quando un anno fa uscirono i Diari di Claretta fecero il giro del mondo. L’Economist scrisse: «Viene sfidata l’opinione tranquillizzante che molti italiani hanno del Duce, come di un leader traviato da Hitler».

Invaghito di Maria Josè

Adesso, invece, torna il Mussolini «buono». Scrive infatti nel suo Diario l’11 febbraio ‘39: «Sono contro le leggi razziali». Curioso, visto che le aveva fatte appena approvare.

Anche sulla principessa Maria Josè Mussolini cambia idea. A Claretta dice: «È fisicamente repellente, bruttina di viso». Nel proprio diario del 5 ottobre ‘39, invece: «È stata nominata ispettrice della Croce Rossa. Il conventuale costume pone in risalto gli stupendi occhi di un azzurro così lieve da sembrare perlati di grigio... mutevoli, ora dolci, austeri, gelidi, pungenti come scaglie di cielo...».

L’Eur, infine. Il 28 febbraio ‘39 Mussolini visita i cantieri dell’Expo Universale Romana del ‘42. Si dilunga in particolari tecnici che sembrano tratti da articoli di giornale. Per gli scettici, è la prova del falso. Ma leggendo Claretta si capisce che Mussolini era sinceramente orgoglioso di queste opere del regime, e perciò riversava l’entusiasmo nel suo diario.

Riquadro: "Una parola per Margherita"

Per dimostrare che non è razzista, Mussolini il 2 maggio ‘39 scrive nel diario: «Ho amato una donna negli anni belli della mia vita, ed era ebrea». È l’unico accenno a Margherita Sarfatti, su cui Roberto Festorazzi ha appena pubblicato il libro La donna che inventò Mussolini (Angelo Colla editore).

Mauro Suttora

Wednesday, November 10, 2010

I Diari di Mussolini

ESCLUSIVA MONDIALE: Anticipiamo alcuni brani del libro I Diari di Mussolini (veri o presunti) (Bompiani) in libreria dal 10 novembre 2010.

a cura di Mauro Suttora

Oggi, 3 novembre 2010

Arriva in libreria il primo volume dei Diari di Mussolini, quelli «scoperti» tre anni fa dal senatore Marcello Dell’Utri. Molti dubitano della loro autenticità, per cui lo stesso editore Bompiani nel titolo aggiunge «Veri o presunti». In ogni caso, la loro lettura è avvincente. Anche perché l’anno in questione, il 1939, è carico di eventi cruciali. Ecco un’antologia dei giudizi espressi dal Duce.

31 agosto ’39: "È guerra"
«Non possiamo e non dobbiamo prendere le armi (che poi... non abbiamo) ma dobbiamo fare una scelta che possa salvarci. (...)
Dobbiamo difenderci da coloro che saranno nel gioco tragico della guerra i nostri nemici e salvarci da quelli che potrebbero diventarlo da un momento all’altro e sono i nostri alleati: i tedeschi.
Ancora supposizioni progetti scelte pensieri qui in questo gelido salone del mio studio».

Agnelli: “Vero padrone“
21 gennaio: «Inauguro il costruendo Cementificio di Guidonia ideato dal sen. Agnelli di Torino che mi attende in impeccabile divisa fascista (non era il caso). L’anziano industriale ha i tratti forbiti dal vezzo e dalla pratica di comandare: un padrone, un ruolo perfetto».

Balbo: “Grand’uomo“
7 dicembre: «[Italo] Balbo [morirà dopo pochi mesi,ndr], un grand’uomo. Solido, forte e franco, lo apprezzo perché dice ciò che pensa anche se offende».

Borghesi: “Ricchi e gretti“
25 gennaio: «Avverso la borghesia ricca e spavalda, pretenziosa e gretta, che per un imprevisto giuoco del destino ha il privilegio della ricchezza o quello di rubare impunemente e legalmente a quella massa di poveri che per un giuoco del destino diverso si trova nella necessità di dover da questa dipendere. Equilibrare la ricchezza. Sì, è il mio pensiero. Ma bisogna arrivarci per gradi».
11 dicembre: «Ho sempre nutrito una folle avversione verso il ceto borghese nemico dell’azione e dell’audacia».

Bottai: “Un marxista“
7 dicembre: «Bottai, il marxista del fascismo, legislatore oculato, personaggio di primo piano per molte qualità e molta sostanza».

Ciano: “Uno sprovveduto“
2 febbraio: «Galeazzo è fiducioso e sempre alquanto sprovveduto nell’immediato giudizio del primo soggetto che gli capita innanzi».
16 febbraio: «Giornata sciupata fra intrighi e pettegolezzi. Maldicenze e jettature, impudenze e preziosissimo tempo perso in cretinerie. Galeazzo ha “preso cappello” per certe insinuazioni convalidate da Ferretti - contrasti e ragazzate. Sono uomini deboli, piccoli e fragilissimi - ed io credevo di aver costruito dei giganti! Mi dispiace di aver dovuto redarguire Ferretti per dare le solite soddisfazioni a mio genero che mi è più caro di un figlio, ma è tanto ragazzo».
7 dicembre: «Ha talento e cuore, ma per un malefico giuoco del destino spesso volge il suo modo di agire su tracce sbagliate [quattro anni dopo lo farà fucilare, ndr]».

Ebrei: “Non sono razzista“
3 gennaio: «Roosevelt mi manda William Philips [ambasciatore Usa a Roma, ndr] a chiedere una cosa impossibile - vuole sistemare gli ebrei scacciati da Hitler in Abissinia, giù sul basso Giuba. Ma nemmeno ci andrebbero. Personalmente non ho nulla contro gli ebrei. Ho avuto ebrei fra i miei amici più fidati e validi. Ho già varato varie volte il progetto di creare uno Stato israelita per gli ebrei di tutto il mondo. Il Medio Oriente parvemi la regione più adatta allo scopo. Ma in Etiopia non vedo come potrebbero sistemarsi, vi sono ancora interi territori da ricondurre all’ordine, è un momento di duro assestamento».
11 febbraio: «Ho l’obbligo di rispettare almeno nella forma più blanda le leggi razziali imposte da Hitler e facenti parte della politica dell’Asse. La Chiesa ha sollevato un allarme sulla disposizione indetta [divieto, ndr] per i matrimoni misti. Non mi pare una cosa gravissima, ma è motivo di contrasto. Io sono contro le leggi razziali. Gli ebrei vivano come hanno sempre vissuto. La razza ariana o no è per me la stessa cosa. Uno della Papuasia, purché sia un galantuomo, è sempre una persona degna di rispetto. È assurdo stabilire discendenze e “pedigree” nel genere umano. Noi siamo italiani e basta».

Farinacci: “Un nemico“
7 dicembre: «Se fossi un vero tiranno me lo sarei già levato di mezzo. Ma io da buon romagnolo stringo la mano anche ai miei nemici, li tengo d’occhio ma li lascio dove sono».

Finlandesi: “Patrioti“
6 dicembre: «Tutto il popolo di Finlandia è animato di purissimo patriottismo, [...] sdegno per la proditoria aggressione dell’Unione Sovietica [...] Le grasse plutocrazie si commuovono ma restano a guardare».

Francesi: “Livorosi“
14 febbraio: «La guerra contro la Francia è inevitabile [la dichiarerà 16 mesi dopo, ndr]. Non si tratta di pazientare o far finta di niente. Non si tratta di mettere avanti rivendicazioni che possono anche essere trascurate. La Corsica? Ma a che serve la Corsica? A niente. Contano le provocazioni continue e un liquame d’odio ingiustificato. Dileggio, disprezzo, dispetto - “Les sales macaroni” - e poi? Non posso rendermi conto perché questo crescente livore espresso dalla Francia per noi».

Gerarchi: “Mediocri“
5 gennaio: «Non vi sono soltanto pecore nel mio gregge - ma caproni, lupi, sciacalli, torelli e abbastanza spesso anche lumache».
18 febbraio: «Non va, non va. Gli uomini che stanno ai posti chiave di questo nostro Regime sono dei piccoli irresponsabili, vittime arrese a tutte le debolezze umane».
9 dicembre: «Il livello dei miei collaboratori è molto mediocre, questo lo so».

Grandi: “Untuoso“
7 dicembre: «[Dino] Grandi, eccellente simulatore, si è creato un epicentro di supremazia, un piccolo dominio privato. È un giullare perfetto, untuoso».

Graziani: “Spietato“
30 dicembre: «Dopo quell’attentato in Etiopia è diventato eccessivamente vulcanico, sospettoso, spietato. Non c’è ragione d’essere spietati, quei poveracci laggiù hanno già scontato il mal fatto, non era il caso d’infierire. Non sanno manovrare l’indulgenza, la pazienza e la generosità».

Guerra
9 dicembre: «Non è vero che non so che le [nostre] Forze Armate sono deficienti di tutto. Non mi spingo in guerra per spirito di avventura. Io sono italiano e voglio la grandezza dell’Italia. L’occasione è forse irrepetibile. L’alleanza con la Germania è garanzia di successo. Non posso respingere quanto ci offre il destino».
25 dicembre: «Una guerra non può avere né una vittoria né una sconfitta, poiché prevale sempre la sconfitta sia nei vinti che nei vincitori».
Hitler: “mi fa vomitare“
2 gennaio: «È difficile sapere se il progetto di alleanza con la Germania sarà propizio o meno. La proposta di Ribbentrop potrebbe essere anche un tranello. Non c’è altra scelta. Non c’è. Come la penso? Non mi va - ecco, non va. Mi sento titubante e insicuro»
7 gennaio: «Ho cercato di leggere qualche brano del Mein Kampf: è un rigurgitativo. L’autore lo chiama la Bibbia della Nuova Germania! Crede di aver ideato un capolavoro».
31 dicembre: «Deposto l’abito del Führer si trova un altro Hitler, che ama le focacce dolci, teme lo sport, si corica avvolto in una lunga e ridicola camicia da notte, conversa con impegno con i propri cani e ama il profumo dei mughetti...».

Inglesi: “Niente guerra“
1 dicembre: «Siamo contrari alla guerra, anzi io personalmente lo sono. Non sono animato da particolare rancore contro Londra [sei mesi prima di dichiarare guerra all’Inghilterra, ndr]».

Massoni: “Pagliacci“
4 gennaio: «I massoni? Ma mi fanno ridere... Come si può dare credito a una così buffonesca congrega? Fra triangoli, teschi, puntoni, martelli e muratori, guanti e grembiuli, si sostiene una delle più potenti sette del mondo. Forse nel secolo scorso poteva ancora essere tollerata, ma oggi - tutto il rituale della massoneria è assolutamente pagliaccesco e financo pietoso».

Muti: “Un disastro“
30 dicembre: «Muti [nuovo segretario del Partito fascista, ndr] un disastro povero figlio, con un livello d’intelligenza assolutamente inferiore alla norma. (...) Ho fatto largo ai giovani. I vecchi sono pesanti, retrogradi. Ma i giovani agiscono d’istinto e sbagliano. Le questioni scabrose o delicate i pivelli le affrontano a scatafascio».

Papa: “Niente politica“
2 gennaio: «Chiarificazione con l’ambasciatore presso la Santa Sede sulla strainvadenza del Vaticano - è tempo di mutar parere. Lo Stato è lo Stato e la Chiesa deve seguire la sua missione - santa che sia - ma soltanto nell’ambito della morale cattolica».
10 febbraio: «Il Papa [Pio XI, ndr] è morto. Volle la conciliazione - evento grandioso, eccezionale. Modestamente ebbi l’onore di esserne l’esecutore per parte del governo italiano. Achille Ratti era un papa straordinario, devo ammetterlo. Non posso prevedere quale sia il nuovo Papa. Desidero soltanto che sia un pastor angelicus e non un politicante e un intrigante. Politicanti siamo già noi, e mi pare che si sia anche in troppi».

Patto d’acciaio: “Male“
26 maggio: «L’art. 3 non può essere da noi accettato. Avevo avvertito Ciano di mettere in evidenza la nostra impreparazione militare e l’impossibilità di accettare un conflitto prima di alcuni anni di riassetto delle forze di terra e dell’aria».

Polacchi: “Cocciuti“
17 gennaio: «La diplomazia polacca finirà per ridurre la Polonia a un’espressione geografica. I polacchi sono cocciuti, beffardi e non opportunisti e il loro grande valore in guerra, già dimostrato in passato, in questo caso sarebbe cagione di un irrimediabile disastro. Oggi opporsi alla Germania o alla Russia vorrebbe dire per la Polonia l’annientamento totale».

Roosevelt: “Zio d’america“
2 gennaio: «Roosevelt ha i suoi segreti progetti e non soltanto di natura idealistica - perché gli ebrei (fra i quali ho avuto ed ho ancora i migliori amici) sono degli abilissimi affaristi. Roosevelt sarà sempre lo zio d’America che sosterrà le due nipoti Francia e Inghilterra, e se ci sarà una prossima guerra l’America sarà con loro. Si dice che quando l’anchilosato presidente degli Stati Uniti è a tavola considera il coltello per colpire, la forchetta per sforchettare e il cucchiaio per far ingoiare veleno ai suoi nemici».

Se stesso: “Mi odieranno“

24 gennaio: «Non sono vendicativo, tanto meno sanguinario. Mi sento forte, ho un istintivo senso del dominio. I forti non annientano mai i propri nemici. Anzi, non li considerano nemmeno tali».
25 gennaio: «L’entusiasmo e l’esaltazione che mi dimostrano, più che essere sentita, è un passaggio in crescendo di emozioni che di punto in bianco potrebbe mutarsi con la stessa facilità in odio».

Starace: “Un cretino“

16 aprile: «Quel cretino di Starace pretende da tutti il saluto fascista, in questo caso [incoronazione di Vittorio Emauele III a re d’Albania, ndr] inopportuno e irritante». [Mussolini lo destituirà da segretario del Partito fascista sei mesi dopo, ndr].

Il re: “Ridicolo”

20 gennaio: «Chi lo vede la prima volta, trattiene lo stupore: Oh! è piccolo! Non lo immaginavo così!... Lui, il re, non si è mai rassegnato per la ridotta statura, se n’è fatta un’infelicità, un tormento. In questi casi si difende con il distacco altezzoso, inaccessibile. Si pone di fronte agli astanti in posizione sfavorevole ed è mal giudicato. Lo stesso modo di fare non gli confà simpatia; il frasario breve a scatti, lo sguardo gelido, l’apparire su quel volto ormai segnato dal tempo, avvizzito e stanco, di un improvviso sorriso darebbe quasi l’impressione di attenuare le distanze. Invece no, niente, lui è il re e gli altri sono gli altri. O il “sovrano” si trasforma completamente o rimane un personaggio da favola, fra il ridicolo e il grottesco. Non abbiamo bisogno di simboli, ma di personaggi vivi e di buona forza – capaci di assumersi responsabilità da crepacuore».
5 febbraio: «Il re è un personaggio paludato di broccato, con corona in testa e scettro in mano, su un cocchio a molti cavalli che fa divertire gli infanti. Oggi il re fa ridere. I re, le regine i principi e tutto il vivaio blasonato che affligge ancora la società moderna devono essere dimenticati».

a cura di Mauro Suttora

Monday, November 08, 2010

El Pais su Mussolini Secreto

recensione di Mussolini Secreto

El Pais, 23 ottobre 2010

di Antonio Elorza

Era conocida la faceta de Benito Mussolini como obseso sexual, un auténtico ninfómano, si se permite la inversión propuesta por José Luis Sampedro para el lesbianismo. Su erotismo desenfrenado sólo tuvo por límite la brevedad de sus tiempos de consumación. Varias obras recientes insisten en ello, tanto desde la imprenta como en el cinematógrafo. Así Marco Bellocchio ha relatado en Vincere! la trágica peripecia de Ida Dalser y de su hijo Benito, que se atrevieron a amenazar los intereses del dictador, un verdadero stupratore de las mujeres y de la convivencia política.

Con una orientación bien distinta, la mujer que tal vez influyó más en su carrera, la experta en arte y judía Margherita Sarfatti, estuvo asimismo presente en otro filme, The Cradle Will Rock, de Tim Robbins, interpretada por Susan Sarandon. De ella contamos además desde hace unos meses con una minuciosa biografía por Françoise Liffran, aún no traducida: Margherita Sarfatti. L'égerie du Duce.

Si la vida sexual de Mussolini cuenta a la hora de entender su comportamiento político, a modo de enlace con su recepción de las concepciones de Sorel y de Pareto, en el sentido que hubiera propuesto Wilhelm Reich, la relación con las principales amantes ofrece numerosas claves para reconstruir su evolución ideológica antes y después del fascismo. Mussolini habla con ellas y exhibe los planteamientos más duros de su ideario.

Tal es el caso de Claretta Petacci, la joven que desde 1936 hasta la ejecución de ambos en 1945 es lo que llamaríamos la primera concubina del Duce, recluida en una clausura por los celos de él, lo cual le permite contar con el tiempo necesario para redactar miles de páginas de diarios para conocer la vida del opresor consciente: la fascinación que ejerce sobre ella, y para percibir la zafiedad de sus opiniones políticas, dominadas por la egolatría, la exaltación de la violencia y un temprano racismo.

Iniciado de veras en octubre de 1937, el diario de la Petacci nos llega ahora en un resumen de casi 500 páginas sobre un original de 1.800, sólo para 1938. De forma inexplicable, los años posteriores han seguido fuera de consulta. Cabe suscribir el juicio que hiciera el archivero Emilio Re en 1950: en ellos "el dictador vuelve a ser un hombre y se revela sin trucos ni artificios: de ahí la importancia extraordinaria y excepcional que revisten".

Mussolini secreto. Los diarios de Claretta Petacci. 1932-1938

Claretta Petacci . Edición de Mauro Suttora

Traducción de María Pons

Crítica. Barcelona, 2010

478 páginas. 28,90 euros

El Pais Semanal su 'Mussolini segreto'

recensione sulla rivista settimanale della domenica del principale quotidiano spagnolo alla traduzione di 'Mussolini segreto' (Diari di Claretta, Rizzoli, 2009), appena pubblicata:

El sexo salvaje del Dictador (secondo articolo più cliccato)

Thursday, October 28, 2010

Michel Houellebecq

L'EDITRICE DEL PIÙ DISCUSSO SCRITTORE FRANCESE CI SVELA IL SEGRETO DELL'ULTIMO LIBRO

«Quando ho letto La carta e il territorio ho avuto una sorpresa: Michel mi aveva inserita nel romanzo», dice Teresa Cremisi. Che qui racconta un misantropo di successo

di Mauro Suttora

«Sono stata la prima a leggere il nuovo romanzo di Houellebecq. Me l'ha mandato a maggio per posta dalla Spagna, dove vive. E quando ho visto il mio nome, sono saltata sulla sedia...»
Teresa Cremisi è la presidente di Flammarion, uno dei tre giganti dell'editoria francese. E ha la fortuna di pubblicare i romanzi di Michel Houellebecq, lo scrittore transalpino più importante, controverso e venduto nel mondo (oltre cinque milioni di copie). «Non è molto prolifico, scrive un libro ogni 4-5 anni. Ma ogni volta è un avvenimento. Questo romanzo ha già venduto i diritti per essere tradotto in quaranta lingue», ci dice.

Non pensavamo esistessero così tante lingue «letterarie» al mondo, e invece Houellebecq anche questa volta ha fatto il pieno. La carta e il territorio, pubblicato un mese fa in Francia (e una settimana fa in Italia, da Bompiani) è in testa alle classifiche. E anche, come sempre, oggetto sia di lodi enormi sia di polemiche feroci. Un critico francese ha scritto che Houellebecq ha «realizzato la fusione fra narrativa e saggistica».

Un altro, su Le Monde, sostiene che lo scrittore meriterebbe di essere nominato ministro dell'Economia per le acute dissertazioni sul sistema produttivo che mette in bocca ai suoi personaggi: fra vent' anni, prevede, tutta la Francia e non solo Parigi diventerà una grande destinazione turistica, e grazie alla leggiadria del proprio territorio (di qui il titolo) sarà la meta di milioni di nuovi ricchi russi e cinesi, i quali assicureranno così gli introiti venuti a mancare a causa della deindustrializzazione.

Una delle novità che ha più colpito il pubblico, e che contribuirà probabilmente a far assegnare per la prima volta a Houellebecq l'agognato premio Goncourt (lo Strega francese), è che nel romanzo sono stati inseriti parecchi personaggi reali. Primo fra tutti Houellebecq stesso: il protagonista Jed, pittore di successo, gli chiede una prefazione al catalogo della sua mostra di quadri. E va a trovarlo in Irlanda, dove lo scrittore francese ha abitato realmente per anni, prima di trasferirsi in Spagna.

UN COLPO DI SCENA

Misantropo nella realtà, misantropi i protagonisti dei suoi romanzi, Houellebecq non fatica certo a far fraternizzare il pittore Jed con il se stesso romanzato. «Si autodescrive in modo caricaturale, perfino in peggio rispetto alla fama di asociale che gli hanno costruito addosso», dice la Cremisi. La quale entra in scena a pagina 260 dell'edizione italiana, dopo un colpo di scena che ovviamente non riveliamo. Solo il suo numero di telefono e quello di un altro scrittore, Frederic Beigbeder (nella realtà amico di Houellebecq e nichilista quanto lui) appaiono infatti nella scheda telefonica dell'autore.

Poche pagine dopo, Houellebecq descrive così Teresa Cremisi: «Occhi orientali, potrebbe essere una prefica, una donna mandata a piangere ai funerali». Finita la prima lettura del romanzo, la Cremisi ha incontrato lo scrittore: «Lui mi ha guardato di sottecchi, per vedere che effetto mi aveva fatto questo suo scherzo. E pensare che io cinque anni fa ero andata in Irlanda a trovarlo, facendo lo stesso viaggio che oggi lui fa compiere al protagonista Jed. Lo avevo contattato per e-mail, e poi sono andata a parlargli per riportarlo da Flammarion».

Houellebecq, infatti, aveva «tradito» la sua casa editrice, pubblicando nel 2005 il romanzo La possibilità di un'isola con il concorrente Fayard. In quello stesso anno Teresa Cremisi era approdata alla guida di Flammarion, dopo 16 anni passati a dirigere Gallimard: caso unico, una donna e per di più italiana, inserita in una delle posizioni di maggior potere all'interno del mondo letterario francese.

Prima di andare a Parigi la Cremisi era dirigente della Garzanti. E da sei mesi è diventata vicepresidente della Rizzoli Libri, che nel 2000 aveva acquisito Flammarion. Come per ogni libro di Houellebecq, alle grandi manovre editoriali e alle tirature milionarie si mischiano critiche velenose. Come quella dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, che in agosto ha condannato La carta e il territorio : «Non si capisce dove voglia andare a parare», ha scritto.

PRENDE IN GIRO I VIP

«Quando ho letto quella recensione ero in vacanza ad Amalfi, e ho fatto un altro salto», confessa Teresa Cremisi. «Non mi sembra elegante che un giurato Goncourt usi la copia ricevuta per stroncarla preventivamente». Houellebecq prende in giro il mondo dell' arte, gioca con i meccanismi della notorietà e ficca dentro al suo romanzo molti vip. Alcuni della Tv famosi in Francia ma sconosciuti all' estero, mentre altri godono di fama internazionale: il miliardario messicano Carlos Slim, quello francese François Pinault, gli artisti Jeff Koons (ex marito di Cicciolina) e Damien Hirst.

RIQUADRO

A ogni libro uno scandalo

Laureato in Agraria nel 1978, Michel Houellebecq è estraneo al mondo dell'editoria e degli intellettuali francesi. Lavora come informatico, perde il posto, va in depressione, divorzia, riprende a lavorare come impiegato al Parlamento. Tutte esperienze della vita reale che riverserà con tonnellate di ironia e sarcasmo nei suoi libri.

Il primo, Estensione del dominio della lotta, è del 1994 e descrive la solitudine provocata dalla società dei consumi. Arriva poi Le particelle elementari ('99), che consacra Houellebecq a livello mondiale (tradotto in 25 Paesi). Segue Lanzarote (2000), che descrive comicamente i giochi erotici di nudisti e lesbiche tedesche in vacanza. Dopo un anno, Piattaforma : qui lo scandalo è dato dall'accettazione del turismo sessuale nei Paesi del Terzo Mondo come un comportamento normale.

Nel 2005 è pubblicato La possibilità di un'isola, che suscita controversie sul tema della clonazione umana. D'altronde Houellebecq già in Lanzarote non nascondeva l'interesse per la setta «raeliana».

Houellebecq adora spiazzare. Considerato l'alfiere del nichilismo, in quest'ultimo suo libro se la prende invece con i fautori dell'eutanasia. Il protagonista va in Svizzera, nella sede dell'associazione Dignitas che ha offerto la «dolce morte» a suo padre, e prende a schiaffi la responsabile.
Nel suo saggio del 2010 Houellebecq, écrivain romantique, Aurelien Bellanger sostiene che lo scrittore è in realtà l' ultimo dei romantici.

Mauro Suttora

Wednesday, October 27, 2010

Arrivano gli e-book

I libri senza carta? Oggi sono realtà

ANCHE IN ITALIA DECOLLA L'EDITORIA ELETTRONICA

Negli Stati Uniti sono già otto ogni cento. Noi cominciamo adesso, con l'entrata in campo dei grandi editori. A partire da Rcs Libri. Scommettiamo che tutti leggeremo così?

di Mauro Suttora

Oggi, 27 ottobre 2010

I libri nel 2010 compiono 555 anni. Fu nel 1455, infatti, che Johann Gutenberg stampò la prima Bibbia. Chissà se fra mezzo millennio in Italia qualcuno ricorderà che nell'ottobre 2010 arrivarono i libri elettronici: gli «e-book», che si scaricano a pagamento e si leggono sullo schermo di un computer, o di un lettore portatile.

Il 9 ottobre è partita Biblet, la libreria del gruppo Mondadori (comprendente anche Einaudi, Sperling&Kupfer, Piemme, Electa, Le Monnier) che si è alleata a Telecom. E dal 18 ottobre sono disponibili online 1.500 titoli di Edigita, joint-venture fra 45 marchi: il gruppo Rcs (Rizzoli, Bompiani, Fabbri, Sonzogno, Marsilio, Adelphi), Feltrinelli, Garzanti, Longanesi, Guanda, Corbaccio, Chiarelettere, Vallardi, Fazi...

Assieme, questi editori coprono oltre la metà dei 213 milioni di libri venduti ogni anno in Italia, per un fatturato di tre miliardi e mezzo di euro. Poi ci sono gli altri, da tempo coalizzati nelle piattaforme Simplicissimus e Bookrepublic ( elenco nell' altra pagina ). Basta un clic, e da questi siti oltre che da quelli delle librerie online che da anni spediscono i volumi a casa, come Ibs, Hoepli, Bol, Edit, Unilibro - si comprano i «file» dei libri, anche le novità, a un prezzo più basso del 30 per cento.

«Sono curiosissimo», ci dice Edoardo Boncinelli, il famoso scienziato presente in libreria con i suoi ultimi bestseller: Perché non possiamo non dirci darwinisti e Lo scimmione intelligente (Rizzoli), e Mi ritorno in mente (Longanesi). «Presto i prezzi dei lettori portatili crolleranno, com' è successo per tutti gli aggeggi elettronici».

Crolleranno anche le vendite dei libri su carta? «Non credo. Succederà come per le riviste scientifiche: quelle cartacee non sono morte, continuano a esistere accanto a quelle online». E il rischio della pirateria, che ha dimezzato le vendite dei cd musicali e dei film in dvd? «Non mi pare che musicisti e attori stiano morendo di fame, contrariamente a molti poveri scrittori...», scherza Boncinelli.

Se lui, quasi settantenne, è entusiasta per la novità, non così sembra esserlo Silvia Avallone, la più giovane scrittrice di successo italiana (26 anni, 300 mila copie vendute del suo romanzo Acciaio , forse destinate a salire grazie alla versione elettronica): «Non ho un lettore e-book, libri e giornali preferisco leggerli su carta. Immergersi in un volume è un' esperienza totalizzante, mentre la lettura su uno schermo mi sembra frammentaria, consumistica. Gli e-book affiancheranno, ma non sostituiranno mai i libri».
Conferma Alessandro Bompieri, amministratore delegato di Rcs Libri: «L' e-book è un canale di vendita che ci porterà nuovi lettori, non in sostituzione di quelli del libro tradizionale».

«Forse soffriranno le edizioni "povere", quelle economiche e tascabili», ragiona Andrea De Carlo, che ha appena pubblicato con Bompiani il suo sedicesimo romanzo, Leielui. «Ma nella sua forma migliore, con buona carta, buona stampa e belle copertine, il libro di carta durerà per sempre». E il rischio pirateria? «Un incubo, quello di essere depredati dei frutti del proprio lavoro, così come lo sono i musicisti che hanno visto crollare i cd. Loro ormai guadagnano soprattutto con i concerti. Gli scrittori, chissà, potrebbero organizzare letture pubbliche delle proprie opere. Io lo faccio da anni, ma non mi sogno di far pagare il biglietto...».

Spiega Giorgio Riva, amministratore delegato di Edigita: «I nostri libri saranno disponibili nelle librerie online di Rizzoli, Feltrinelli, Gems e in molte altre. I testi sono comunque protetti dalla copiatura abusiva con il sistema Drm, Digital rights management , ovvero "gestione dei diritti digitali"».

Nonostante tutti i proclami, i libri virtuali sono comunque finora ancora lontani dall' impensierire quelli veri. Certo, li hanno superati fra i clienti di Amazon, il sito Usa di vendita a domicilio (che vende un suo lettore apposito, Kindle). Ma quello è un mondo di appassionati del computer. Nella realtà, anche negli Stati Uniti gli e-book sono appena otto ogni cento libri venduti. Una quota che gli editori italiani prevedono di raggiungere soltanto fra quattro-cinque anni.

Comunque la moda c'è, trascinata come sempre dalla Apple, che dopo l' i-Pod e l' i-Phone ha inventato l' i-Pad, tavoletta per leggere lunga 20 centimetri e pesante 7 etti. Da giugno ne sono stati venduti 200 mila in Italia, e questo ha spinto gli editori ad attrezzarsi per la stagione natalizia, in cui si concentrano le vendite dei libri. Si sono però attrezzati anche i concorrenti della Apple: Sony offre un lettore a metà del prezzo dell' i-Pad, mentre il Samsung Galaxy costa 700 euro, ed è telefonino e computer.

Potremo scegliere se ricevere i testi in formato pdf o e-pub. Il primo è immodificabile, nel secondo invece il lettore può intervenire con sottolineature e glosse, condividerle online, passare dalle parole stampate a video o documenti. L'e-book del nuovo Severgnini su Berlusconi, per esempio, grazie a un'applicazione può portare il lettore da una citazione del premier al video in cui lo si vede pronunciare le stesse parole.

Lo Stato tassa gli e-book con un'Iva al 20 per cento, mentre i libri di carta godono di un'aliquota del quattro. Ma gli editori hanno costi ridotti al minimo: oltre all' intermediazione delle librerie (30 per cento) risparmiano su tutti gli altri aspetti «fisici» del prodotto: carta, inchiostro, stampa, magazzino, trasporto, gestione scorte... Per questo alcuni grandi autori Usa capitanati dal loro agente William Wylie hanno minacciato di mettersi in proprio. «Ma anche gli editori sopravviveranno, se non altro per garantire la qualità degli autori che pubblicano», prevede De Carlo.


Le alleanze e i siti dove si vendono

In Italia a partire da questa settimana si sono formate quattro grandi alleanze fra editori per vendere gli e-book. I gruppi Rcs e Gems si sono messi assieme a Feltrinelli in Edigita, Bibletstore è gestito da Mondadori e Telecom. Ma tutti i titoli sono disponibili anche sui siti Simplicissimus e Bookrepublic dei piccoli editori, attivi da tempo.

Mauro Suttora

Daniela Santanchè

LA ZARINA DI BERLUSCONI

di Mauro Suttora

Oggi, 20 ottobre 2010

Secondo i più appassionati fra i suoi sostenitori, Silvio Berlusconi è un misto di Gesù Cristo, Napoleone, Giulio Cesare e re Sole. Quindi, ora che il premier sembra essersi stufato dei vari Bondi, Cicchitto, La Russa, Verdini, Gasparri e Quagliariello che lo attorniano ma creano solo casini (o ci sono finiti dentro), Daniela Santanchè è messa benissimo. A detta di alcuni, sarà lei la nuova segretaria del Popolo delle libertà.

Gesù, infatti, amava i figliol prodighi. Affidò addirittura la Chiesa a Pietro, che lo rinnegò tre volte. E allora, che importa se nel 2008 la Santanché tradì Berlusconi con Storace, osando perfino candidarsi premier contro di lui? Silvio l’ha perdonata. Anzi, l’ha nominata sottosegretaria otto mesi fa, visto che non avendo raggiunto il quattro per cento è rimasta fuori dal Parlamento, come Bertinotti.

Napoleone amava i colpi di scena. Vinceva battaglie e guerre perché era imprevedibile. Proprio come Silvio. Che dopo la sorpresa del predellino, ce ne sta sicuramente apparecchiando altre. Santanchè compresa.

E poi Giulio Cesare. Al diavolo i cursus honorum: prima di lui, per comandare nell’antica Roma (diventando console) bisognava inerpicarsi in una noiosa carriera da politico di professione: tribuno, questore, edile, pretore, censore... Il divo Giulio fece piazza pulita di tutta questa burocrazia. E così anche Berlusconi, il quale ha magicamente creato dal nulla eurodeputate ventenni e ministri trentenni, senza costringerli a gavette da consiglieri circoscrizionali o provinciali prima di portarli a Strasburgo o al governo. Nulla osta, quindi, che la Santanché venga installata a capo del primo partito d’Italia: in fondo fa politica da undici anni, tempo abbastanza lungo per i fulminei parametri berlusconiani.

E Luigi XIV di Francia? Nella Versailles del ’700 l’importanza dei ministri si misurava con la loro vicinanza al re Sole durante i banchetti. Oggi, con l’«accessibilità» a Berlusconi ad Arcore o a palazzo Grazioli. E da qualche mese la Santanché, invidiatissima, è una delle poche cui Silvio risponde sempre quando lei telefona, o porge l’orecchio se gli sussurra nelle riunioni. Ormai è fidatissima: quasi quanto l’indispensabile Letta e gli scudieri della giustizia, il ministro Alfano e l’avvocato Ghedini.

Se Berlusconi non riuscirà a issare Daniela al comando unico del Pdl, quindi, sarà più che altro per non dispiacere alle altre pretendenti. Si mormora infatti di un triumvirato rosa shocking, con la Santanché affiancata dalle junior Mariastella Gelmini (ex Forza Italia) e Giorgia Meloni (ex An). E ambizioni ne hanno molte altre suscettibili favorite (politiche), dalla veterana Prestigiacomo alla Carfagna, fino alla più recente ma scalpitante Brambilla.

Intanto, l’inesauribile zarina continua a macinare affari, uomini e politica. Dopo la discoteca Billionaire di Porto Cervo con Flavio Briatore e Lele Mora, e lo stabilimento Twiga di Forte dei Marmi (200 euro al giorno, soci ancora Briatore più Paolo Brosio e Marcello Lippi), si è lanciata nella pubblicità. La sua Visibilia (14 milioni di fatturato, 12 di debiti) fino a tre settimane fa riusciva nel miracolo di essere contemporaneamente la concessionaria di due quotidiani concorrenti: Libero e Il Giornale. Adesso Belpietro si è sganciato, accusandola di avere privilegiato Feltri. E si capisce: con il secondo Daniela vorrebbe rilevare la proprietà del Giornale da Paolo Berlusconi, oppure fondare una nuova testata di cui ha già depositato il nome: Fuori dal coro. Intanto, lavora anche per i giornali gratuiti DNews e Metro, e per il nuovo settimanale Io Spio.

Ora poi è anche sentimentalmente legata ad Alessandro Sallusti, numero due di Feltri. E numero tre dei suoi compagni, dopo il chirurgo estetico Paolo Santanchè, sposato nell’82 a soli 21 anni, e l’industriale farmaceutico lucano Canio Mazzaro. Quel che pensa degli uomini che reputa poco decisi, come Fini e gli ex colleghi di An, Daniela lo ha detto chiaramente: «Hanno le palle di velluto». Poi si è corretta: «Ora è estate, ce le hanno di lino». Altre sue frasi passate alla storia: «Per fare carriera non l’ho mai data», e «Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do...»

In politica, la Santanché ultimamente si è specializzata nell’anti-islamismo. Scelta intelligente, lavoro assicurato per i prossimi trent’anni. Richiestissima nei dibattiti tv come interlocutrice aggressiva di imam: baruffa, share e blob garantiti. Una volta è riuscita a dire in diretta: «Maometto era un pedofilo. L’ultima delle sue mogli aveva nove anni». Putiferio. Ora deve girare con la scorta.

Mauro Suttora

Sunday, October 24, 2010

essere giovani oggi

Siamo lieti di invitarLa alla conferenza
"Essere Giovani oggi"
che Sergio Zavoli terrà agli studenti dei
Corsi di Laurea in Comunicazione dell'Università di Roma Tor Vergata
giovedì 11 novembre 2010

Il Presidente
Gianfranco Proietti

ps: Zavoli ha 87 anni...

Wednesday, October 20, 2010

Tunnel San Gottardo

Parla italiano la galleria piu' lunga del mondo

dal nostro inviato a Bellinzona (Svizzera) Mauro Suttora

Oggi, 13 ottobre 2010

Altro che Cina, America, Paesi emergenti. È qui, nel cuore della vecchia Europa, che il 15 ottobre si fa la storia mondiale. Termina lo scavo della galleria ferroviaria più lunga del pianeta: il nuovo San Gottardo, 57 chilometri. E l’avvenimento parla italiano. Perché a neanche cento chilometri dalla nostra frontiera di Chiasso, sopra Bellinzona, siamo nel canton Ticino. Quando l’opera sarà pronta, nel 2017, ci vorranno solo due ore e 40 da Milano a Zurigo: un’ora in meno di adesso. Più veloce e conveniente dell’aereo, se si calcolano i tempi morti negli aeroporti.

«È un’impresa ciclopica», dice orgoglioso Renzo Simoni, presidente di Alp Transit. Anche questa mattina, a pochi giorni della caduta dell’ultimo diaframma di roccia, il centro informazioni all’imboccatura del tunnel dalla parte italiana è visitato da una scolaresca. Gli svizzeri sono riusciti a trasformare l’immenso cantiere in un’attrazione turistica. Nei fine settimana sono migliaia le persone che arrivano da tutta la Svizzera, ma anche dall’Italia.

Non ci si rende bene conto della portata dell’opera finché non si giunge qui, o nell’altro centro dall’altra parte delle Alpi vicino ad Altdorf, cantone di Uri (quello di Guglielmo Tell). La galleria è così lunga che soltanto per raggiungere la fresa meccanica che scava al ritmo di dieci-venti metri al giorno gli operai impiegano quasi mezz’ora, con un trenino. Poi, a fine turno, tornano indietro. Il via-vai dei trenini di servizio è continuo: in una direzione trasportano le enormi quantità di terra e roccia scavate, nell’altra fanno arrivare il cemento e l’armatura metallica per costruire la volta.

I lavori sono iniziati cinque anni fa. Costeranno in tutto 18 miliardi di euro, il quadruplo del ponte di Messina. Però, poiché siamo in Svizzera, patria della precisione, il preventivo finora non solo è stato rispettato, ma si è speso un meno del previsto.

«Sopra di noi abbiamo 2.500 metri di roccia», ci spiega un ingegnere. Il fatto che ogni qualche chilometro ci siano pozzi, sfiatatoi e uscite di emergenza non ci consola: la sensazione è opprimente, queste maxigallerie meglio percorrerle a 200 all’ora. «Si possono fare tutti i carotaggi, le trivellazioni e le proiezioni sismiche che si vogliono, ma alla fine è sempre una sorpresa: i tipi di roccia cambiano. È più facile studiare la superficie della luna con un buon telescopio, che sapere cosa c’è per due chilometri sotto i nostri piedi. Quindi, non sappiamo mai bene cosa ci aspetta dopo trenta centimetri: sabbia? Acqua? Granito? ».

Nel primo caso, lo scavo procede spedito. Per stabilizzare soffitto e pareti, evitando le frane, bastano le iniezioni di cemento. Nel secondo caso, occorrono molte settimane di pausa (tre mesi lo scorso inverno) per imbrigliare le falde acquifere con pompe aspiranti, e proteggere la galleria con calcestruzzo impermeabile. Nell’ultimo caso, se la roccia è troppo dura gli artificieri non riescono a progredire per più di tre metri al giorno. Insomma, le difficoltà geologiche non sono calcolabili in anticipo. Le peggiori eventualità però erano state già inserite nel bilancio preventivo. Contrariamente alla nostra Alta velocità, dai costi miliardari scandalosamente triplicati.

Sulla cima delle montagne, nella valle del Ticino che si restringe, c’è già la neve. Ma sotto, in fondo al cunicolo, la temperatura sarebbe di 40 gradi se non ci fosse un impianto di condizionamento.

Un’altra cosa che non è facile immaginare è la bassa quota della galleria: appena 500 metri, contro i mille della precedente, costruita cent’anni fa. «Il tunnel è così lungo per ridurre al minimo le pendenze», spiega Simoni. Oggi pochi passeggeri se ne accorgono, ma i treni devono girare in circolo con faticosi tornanti in galleria per salire in quota.

Poche salite e discese, eliminate le curve: i binari potranno così ospitare gli stessi locomotori dell’alta velocità che solcano la pianura, senza doverli cambiare a Chiasso o Bellinzona. Ma gli svizzeri, quando vent’anni fa decisero di affrontare l’enorme spesa, più che ai passeggeri hanno pensato a un traffico merci più ecologico: «Elimineremo centinaia di migliaia di Tir all’anno».

Il San Gottardo sarà completato da un’altra galleria, quella del Monteceneri: «soltanto» quindici chilometri, ma fondamentale per ridurre le distanze fra Lugano e Bellinzona, con diramazione per Locarno. Peccato però che dopo la frontiera l’Alta velocità si interrompa. L’Italia infatti non ha neppure in progetto una nuova linea diretta per Milano che ammoderni la vecchia Chiasso-Como-Seregno-Monza-Milano: 50 chilometri che potrebbero essere percorsi in metà degli attuali 40 minuti.

Mauro Suttora

Monday, October 18, 2010

intervista a La Razon

Mientras en España aparece el libro escrito por su amante

¿Ha recuperado Mussolini la memoria?

Italia publica sus polémicos diarios, aunque algunos afirman que son falsos

intervista al quotidiano spagnolo La Razon

16 Octubre 10
Darío Menor - Roma

Los diarios de cualquier persona provocan un impulso inmediato en el prójimo: leerlos. Si el autor es un conocido o un personaje famoso, el estímulo se torna fascinación. Cuando ya se trata de un líder mundial, un dictador o una estrella del espectáculo, el paroxismo es encauzado por las editoriales, que, atentas al negocio, los ofrecen al gran público en forma de libros. La mayor parte de los diarios son auténticos. Otras parece no importar demasiado su autoría.

Es lo que ahora ocurre en Italia con Mussolini. Tras más de 60 años de continuos rumores sobre la aparición de sus supuestos diarios, finalmente una editorial los publicará el mes que viene, poniendo a la venta el primero de cinco volúmenes, correspondiente a los escritos del «Duce» de 1939. El resto, que cubre sus memorias desde 1935 hasta el año en que comenzó la Segunda Guerra Mundial, irá viendo la luz cada seis meses sin seguir un orden cronológico.

Los herederos, de acuerdo

«Sé que hay muchas discusiones sobre su autenticidad: algunos historiadores la niegan, pero sus herederos sostienen que en esas páginas hay temas particulares tan personales que un falsificador nunca podría habérselos imaginado. Como editores, no queremos entrar en este campo», explica al «Corriere della Sera» Elisabetta Sgarbi, responsable de Bompiani, la casa que va a publicar los supuestos diarios de Mussolini. Aunque en el terreno de la autenticidad se lave las manos, Sgarbi ha conseguido ya un éxito poniendo de acuerdo a los propietarios de los manuscritos y a los herederos del «Duce».

La historia de esos textos es tan rocambolesca como típicamente italiana. Al parecer, los diarios fueron arrebatados de las manos del creador del fascismo por uno de los miembros de la brigada partisana que le detuvo y tiroteó en abril de 1945 cuando intentaba huir a Suiza.

El nuevo dueño de los manuscritos y sus herederos llevaban décadas intentado venderlos al mejor postor: al diario londinense «The Times», a la casa de subastas Shotheby’s, a varias editoriales italianas y al semanario «L’Espresso», que desveló en su portada «La verdadera historia de los falsos diarios de Mussolini». Todos los rechazaron por no ser auténticos. Finalmente, fueron comprados de forma conjunta por el senador Marcello Dell’Utri, mano derecha de Silvio Berlusconi y condenado a siete años de cárcel por colaboración con la mafia, y por un empresario afín.

Dell’Utri se vanaglorió hace tres años públicamente de su adquisición, provocando que los historiadores y grafólogos que los habían examinado tacharan de falsos los textos. El senador mafioso ya ni siquiera se preocupa por la autenticidad de los manuscritos. «Ese tema ya no me interesa tanto», dijo este verano al informar de las negociaciones con la editorial Bompiani para la publicación de los mismos. A la editora tampoco parece quitarle el sueño este aspecto, al parecer banal: «Cuando los vi por primera vez me quedé impresionada. Son las reflexiones de un protagonista del siglo XX antes de la entrada en la guerra: son documentos que es justo ofrecer a los lectores», dice.

Chaplin y la Petacci

La llegada a las librerías italianas de las memorias cotidianas del «Duce» distará pocas semanas de la publicación en España de «Mussolini secreto: los diarios de Claretta Petacci 1932-1938» (Crítica), en los que la amante del dictador cuenta con dedicación de amanuense las intimidades y confesiones políticas del hombre que hizo temblar a Italia y Europa.

«Estos sí que son los auténticos diarios de Mussolini. Claretta no habla de sí misma, sólo escribe de lo que le decía Benito», afirma Mauro Suttora, editor del volumen. «Lo que aquí se ve es lo mismo que si instaláramos una videocámara en la habitación de un dictador. Es como si hubiéramos pinchado continuamente el teléfono del “Duce”».

Suttora cuenta lo bien que se lo pasó conociendo a Mussolini a través de las palabras de su amante. «Fue muy divertido. Parecía el dictador de la película de Charles Chaplin. Es un personaje ridículo, obsesionado por el sexo y por el miedo a envejecer». La evocación cinematográfica puede ser real dentro de poco, ya que el editor reconoce que se está preparando una película sobre el «Duce» y Petacci basada en los diarios. «Nunca hemos tenido un retrato tan íntimo de uno de los grandes dictadores. Es como si al lado de Mussolini hubiésemos contado con una espía. Se trata de un documento único, de un gran drama que va más allá de la política. La historia acaba de forma trágica cuando a ambos les matan los partisanos. Claretta estaba tan enamorada de Benito que quiso hacerse fusilar con él, no imaginaba la vida sin su amor. La mataron cuando se tiró con su cuerpo para proteger a Mussolini».

«En este país adoran y luego destruyen»

¿Corre Berlusconi (en la imagen) el riesgo de acabar como Mussolini? El líder radical italiano Marco Pannella cree que sí. Por eso advirtió hace unos días al primer ministro que intente rebajar la tensión política para evitar acabar «fusilado, vejado por la multitud y colgado cabeza abajo junto a una de sus amantes». Suttora también piensa que es posible. «Los italianos están locos: primero adoran y luego destruyen. Cuanto más adoran primero, de forma más violenta destruyen después». Entre ambos líderes, además, hay un hilo conductor: Dell’Utri. Los mecanismos que utilizan estos dos poderosos son también similares. «Es la Italia de siempre, la del hombre solo circundado de aduladores o de gente que trama en la sombra pero que luego tiene miedo», cuenta.

«Mussolini secreto»
Clara Petacci
Suma de letras
480 páginas 28,90 euros

© Copyright 2010, La Razón
Madrid (España)

Wednesday, October 13, 2010

Angelo Rizzoli

Nel 1970 moriva Angelo Rizzoli, il nostro fondatore. Noi lo ricordiamo così

Orfano di un ciabattino analfabeta, lui stesso poco colto, creò un impero editoriale e cinematografico. Ecco come lo descrivono i suoi giornalisti, dalla Fallaci a Montanelli, da Enzo Biagi a Occhipinti

di Mauro Suttora

Oggi, 4 ottobre 2010

«Non gli ho mai sentito dire una parolaccia, mai visto fare un verso sconcio, e anche quando dava un ordine era delicato: “Abbia l’amabilità di farmi questa cosa”, “Lei dovrebbe essere così gentile da farmi questo”».
Con queste parole, quarant’anni fa, Oriana Fallaci ricordava sull’Europeo il suo editore Angelo Rizzoli appena scomparso a 81 anni.

Così la scrittrice proseguiva la descrizione del fondatore della casa editrice omonima che pubblica anche Oggi e che ora, inglobato il Corriere della Sera, si chiama Rcs: «Quando gli piaceva una donna, le lodava gli occhi. Non diceva “belle gambe” o “bel corpo”, diceva “begli occhi”. Quando si dedicava a lei, la trattava col rispetto e la cautela che si deve a un fiore».

«Nell’atrio del suo moderno stabilimento di via Civitavecchia [oggi via Rizzoli, ndr] viene ancora ostentata come cimelio e blasone la sua prima linotype [del 1909], comprata coi risparmi del salario d’operaio tipografo, mestiere che gli avevano insegnato all’orfanatrofio».

Altri ricordi sono contenuti nel libro celebrativo Angelo Rizzoli 1889-1970: «Raccontava quasi con civetteria della povertà che aveva sofferto da piccolo», ricorda Paolo Occhipinti, direttore storico di Oggi, assunto da Rizzoli nel ’58, e tuttora direttore editoriale del nostro giornale.

«Diceva: “Vivevamo in miseria in una zona molto ricca di Milano. È la cosa peggiore che ci sia, quella di essere poveri in mezzo ai ricchi. A scuola mi trovavo sempre da solo, isolato all’ultimo banco, perché nessuno voleva stare accanto a me. Il giorno più bello della mia vita di bambino fu il 10 febbraio 1895, quando entrai nell’orfanatrofio. Lì finalmente fui felice, perché ero un povero fra i poveri, uguale a tutti gli altri”». «La mamma gli tagliava i capelli e la maestra, supponendo che in quella chioma buffa potessero alloggiare anche animaletti fastidiosi, lo isolava nell’ultimo banco», rivelò poi Enzo Biagi.

Film di Manfredi e Fellini

Rizzoli, figlio di un ciabattino analfabeta morto prima che lui nascesse, non leggeva i libri che pubblicava. «Però aveva per i loro autori un rispetto reverenziale», precisò Montanelli. «L’ultima volta che l’ho visto, a Lacco Ameno d’Ischia, era contento del film che aveva messo in lavorazione con Nino Manfredi regista e interprete [Per grazia ricevuta, del 1971, ndr] e cercò di raccontarmi la trama. La parola non era mai stata il suo forte. Fece un tale garbuglio che alla fine se ne accorse anche lui, e in tono mortificato interpolò: “Scusami sai, io ho fatto la quinta elementare alle serali”. Molti si domandano come abbia fatto quest’uomo incolto a diventare uno dei più grandi impresari di cultura. Della prosa che mandava sotto i torchi non sapeva nulla. Ma sugli uomini che venivano a offrirgliela non prendeva abbagli».

Conferma Occhipinti: «La sua grande qualità era saper scegliere gli uomini. Per intuito aveva detto sì a quel matto di Fellini che gli proponeva La dolce vita, a Edilio Rusconi che gli suggeriva di fare uscire Oggi, settimanale per la famiglia, e agli inventori della Bur, la Biblioteca universale Rizzoli».

«Dicono che prima della Seconda guerra mondiale possedesse già un miliardo di lire», ha scritto Biagi, «e che alla sua morte nel 1970 gli eredi ne hanno trovato in cassa cento. Ma diceva che i quattrini bisogna farseli perdonare. Non fu entusiasta quando il figlio Andrea decise di comperare un aereo: gli pareva troppo. Quando entrava nei casinò, perché gli piaceva giocare, aveva di solito dietro un codazzo. Regalava alla compagnia fiches di centomila lire; i più furbi le infilavano in tasca. Se gli andava male si vergognava: “Ho perso quello che la mia segretaria guadagna in cinque anni”».

«Nel 1954 incontrai Rizzoli a San Felice Circeo», ricorda Giulio Andreotti, «e lui si lamentava della poca comprensibilità del linguaggio politico. Mi offrì la direzione di un giornale divulgativo: nacque così il quindicinale Concretezza, che pubblicò per 22 anni. La sua amicizia con Nenni [capo del Psi,ndr] era nota, ma aveva apprezzato anche me».

Mauro Suttora

Silvio, sono tutti figli tuoi

A 74 anni, Berlusconi è il capo occidentale più anziano. E se ne vanta. Ma sono anche altri i record di durata che conquista, Per esempio, nessun premier in Italia (tranne i governi tecnici di Fanfani) è mai stato più vecchio di lui. Craxi quando lasciò Palazzo Chigi aveva solo 53 anni, Spadolini 57, Moro 60.

di Mauro Suttora

"Sono il più anziano ed esperto fra i leader dei Paesi occidentali"
(Silvio Berlusconi, 30 settembre 2010, al Senato)

BERLUSCONI anni 74
MERKEL (Germania) 56
SARKOZY (Francia) 55
ANSIP (Estonia) 54
SOCRATES (Portogallo) 53
KUBILIUS (Lituania) 53
HARPER (Canada) 51
STOLTENBERG (Norvegia) 51
ZAPATERO (Spagna) 50
FAYMANN (Austria) 50
LETERME (Belgio) 50
OBAMA (Usa) 49
GILLARD (Australia) 49
CALDERON (Messico) 48
LEUTHARD (Svizzera) 47
ORBAN (Ungheria) 47
PAHOR (Slovenia) 46
RASMUSSEN (Danimarca) 46
MEDVEDEV (Russia) 45
REINFELDT (Svezia) 45
NECAS (Rep. Ceca) 45
CAMERON (G.Bretagna) 44
BOC (Romania) 44
RUTTE (Olanda) 43
KIVINIEMI (Finlandia) 42
FILAT (Moldavia) 41
DOMBROVSKIS (Lettonia) 39

Oggi, 4 ottobre 2010

Quanto durerà? Sceso in politica 17 anni fa, Silvio Berlusconi ha ormai dato il suo nome a un'epoca. Qualunque opinione si possa avere su di lui, l'ultimo ventennio passerà alla storia come l'era Berlusconi. Il quale, il 29 settembre, ha compiuto 74 anni, superando così anche Giulio Andreotti come presidente del Consiglio più anziano nella storia della Repubblica.

Guardate la classifica che pubblichiamo nell' altra pagina. Mostriamo l'età che avevano i principali premier dal 1945 a oggi, al termine dei loro mandati. Perfino Alcide De Gasperi era più giovane di Berlusconi quando dovette lasciare la carica nel '53. Non parliamo poi dei due premier laici, Bettino Craxi e Giovanni Spadolini. Il primo aveva soltanto 53 anni all'uscita da palazzo Chigi nell'87: praticamente un bambino, in confronto a Berlusconi. E Spadolini era appena 57enne. Nella classifica abbiamo inserito anche Arnaldo Forlani, che fu premier per pochi mesi nell'80-81, a 55 anni. Poi però fino al '92 fu potente segretario della Dc, carica di fatto importante quanto quella del premier di allora, Andreotti. Non per niente il triennio 1989-92 fu definito come quello del «Caf», dalle iniziali di Craxi, Andreotti e Forlani.

FANFANI IL "TECNICO"
L' unico ad avere superato in anzianità Berlusconi è stato Amintore Fanfani, che nell'82 e nell'87 fu chiamato ultrasettantenne a presiedere per pochi mesi, in quanto presidente del Senato, i governi «elettorali» che seguirono le dimissioni di Spadolini e Craxi. La Dc infatti non voleva far gestire il voto a compagni a guida laica. Ma, come spieghiamo nella nota alla tabella, si trattò di governi «tecnici». L'ultimo suo vero governo dotato di pieni poteri politici Fanfani lo lasciò nel '63, quando aveva appena 55 anni. Ed è sorprendente pure l'età di Aldo Moro all' epoca del suo ultimo incarico. Il governo «tecnico» rappresenta anche oggi una minaccia per Berlusconi. Come nel ' 95, quando dovette cedere la poltrona a Lamberto Dini dopo aver ricevuto l' avviso di garanzia che lo estromise per la prima volta da palazzo Chigi.

Il Partito democratico adesso chiede un governo «tecnico» per cambiare le regole elettorali prima di un altro voto anticipato. «È l' unico modo in cui chi ha perso le elezioni potrebbe andare al potere», protesta Berlusconi. Il quale a gennaio potrà festeggiare i 3mila giorni di governo (tabella qui a fianco). Ha già battuto il record di De Gasperi, che per soli quattro giorni non arrivò ai 2.500. Lontani, anche se superano i 2mila giorni, Andreotti e Moro. Romano Prodi per soli otto giorni non è arrivato a 1.500 con i suoi due governi (1996-98 e 2006-08). Tutti gli altri, indietro.

In ogni caso, Berlusconi non si sente per niente vecchio. Ha scherzato anche sull'arrivo dei 74 anni: «Mi avete fatto passare un compleanno proprio di m...», ha detto all' avversario politico Massimo Donadi (dipietrista) a Montecitorio il 29 settembre, durante l'estenuante ultimo dibattito sulla fiducia. Alla propria età ha accennato di nuovo nel discorso di replica al Senato il 30 settembre, quando ha detto al senatore Luigi Zanda (Pd): «Proprio perché sono il leader più anziano fra tutti quelli dei Paesi occidentali, la mia esperienza è preziosa per far contare di più l'Italia sulla scena internazionale».

Il confronto dell'età di Berlusconi con quella degli altri leader mondiali e europei, in effetti, è impressionante ( tabella nella pagina precedente ). La più anziana, la tedesca Angela Merkel, ha 18 anni meno di Silvio: potrebbe essere sua figlia. Addirittura 32 anni lo separano dalla nuova premier finlandese 42enne Mari Kiviniemi, eletta tre mesi fa. E dalla classifica abbiamo tenuto fuori, per ragioni di spazio e di importanza del suo piccolo paese, il premier lettone Valdis Dombrovskis: 39 anni.

I GERONTOCRATI ITALIANI

Negli ultimi anni tutti i Paesi occidentali hanno eletto premier e presidenti 40-50enni, dall'americano Barack Obama all' inglese David Cameron. Il nuovo segretario laburista britannico Ed Miliband ha soltanto 40 anni. Il confronto con l'Italia è impressionante: il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con i suoi 85 anni potrebbe essere il nonno di molti leader europei. E i politici che noi consideriamo «giovani» (D'Alema, Bersani, Fini, Rutelli) stanno attorno ai 60 anni. L'unico premier mondiale più vecchio di Berlusconi è l'indiano Manmohan Singh, 78 anni. Ma non è un «occidentale», così come i leader sessantenni di Cina e Giappone.

Non è un mistero che Berlusconi punti a governare fino alla scadenza di questa legislatura, nel 2013, per poi farsi eleggere presidente della Repubblica. Alla fine del settennato al Quirinale, nel 2020, avrebbe 84 anni. Meno di tutti i presidenti della storia recente: Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro. E lui, c'è da scommetterlo, si sentirebbe ancora un ragazzino.

Mauro Suttora

Quanto dura il governo


CRONACHE DA BISANZIO: I GIOCHI DI PALAZZO SUL GOVERNO BERLUSCONI

di Mauro Suttora

Oggi, 4 ottobre 2010

Come sedici anni fa? Nel dicembre 1994 Silvio Berlusconi fu detronizzato dal suo primo governo dopo un avviso di garanzia e il ritiro dei ministri della Lega nord.

Il 14 dicembre 2010 la Corte costituzionale giudicherà la legge sul «legittimo impedimento», che ha permesso finora a Berlusconi di evitare i processi. Se la Corte la boccerà, come ha già fatto con il «lodo Alfano», il premier sarà di nuovo esposto alle sentenze dell’ «associazione per delinquere», com’egli ormai definisce i magistrati. E allora, sarà ancora la Lega nord a staccare la spina al governo?

«Lo avremmo già fatto, ma Berlusconi ha voluto testare la maggioranza», ha detto il ministro Roberto Maroni. «Però se nelle prossime tre settimane la maggioranza non tiene, meglio votare».

Cosa succederà di così importante nei prossimi venti giorni? Verranno nominati i nuovi presidenti delle commissioni parlamentari. Quella cruciale della Giustizia alla Camera, per esempio, è guidata dall’avvocatessa Giulia Buongiorno, ora invisa a Berlusconi perché passata con Gianfranco Fini. Ma è difficile che i finiani ci rinuncino.

«Berlusconi si deve rassegnare», dice il finiano Benedetto Della Vedova: «Così come in Gran Bretagna i conservatori sono stati costretti ad allearsi con i liberali perché da soli non hanno la maggioranza, il Popolo delle libertà deve rimanere alleato con noi».

Il problema, per i finiani, è che i liberali inglesi hanno il 20 per cento, mentre loro nei sondaggi sono al quattro. «E neanche adesso sono decisivi», calcola il ministro Ignazio La Russa, «perché alla Camera in caso di voto sul filo di lana molti non se la sentirebbero di far cadere il governo. E al Senato, abbiamo la maggioranza anche senza di loro».

I finiani, però, non sono disposti ad approvare entro dicembre altre leggi d’immunità per Berlusconi, come quella sul «processo breve» o il nuovo «lodo Alfano» con rango di legge costituzionale: «Non erano nel programma Pdl votato dagli elettori». Conclusione: la maggior parte degli osservatori ritiene probabile un voto a marzo.

L’opposizione (Pd, Di Pietro, Udc) vorrebbe prima riformare la legge elettorale, che ora non permette di scegliere i singoli deputati e dà la maggioranza assoluta alla coalizione che raggiunga il 38%. «Così Berlusconi verrà eletto presidente della Repubblica fra tre anni», avverte Massimo D’Alema. Ma il Pdl, che gode ancora di sondaggi favorevoli rispetto al Pd, non intende rinunciare al premio maggioritario.

Con la crisi economica che morde e un debito pubblico di 1.800 miliardi in aumento al ritmo di 80 miliardi l’anno (150 mila euro al minuto), tutte queste possono apparire come «cronache da Bisanzio» agli elettori. «Infatti l’84 per cento prova disgusto, rabbia, diffidenza, indifferenza o noia per la politica», dice il sondaggista Renato Mannheimer, «solo sei su cento esprimono “interesse”, e appena 2,4 passione».

Mauro Suttora

Monday, October 04, 2010

'Mussolini segreto' tradotto in spagnolo


esce il 14 ottobre 2010:

Mussolini secreto



Claretta Petacci, la amante de Benito Mussolini, transcribía cada día en su diario las conversaciones que mantenía con el Duce, en que éste le contaba sus intimidades, recordaba su vida o la ponía al corriente de los acontecimientos políticos: la guerra de España (y su indignación contra “el idiota de Franco”), la persecución de los judíos, el pacto de Munich...

El comprometedor contenido político de estos diarios explica que el gobierno italiano los mantenga todavía en secreto y que sólo haya autorizado la publicación de esta primera parte.

Pero lo que los hace excepcionales es su calidad de documento humano en que un dictador se muestra sin disfraz alguno, con sus frustraciones, sus miserias, sus aspiraciones de grandeza y hasta con sus obsesiones sexuales, en unas confidencias que fueron hechas sin pensar que algún día podrían llegar a ver la luz pública.

Esta mezcla de experiencias vividas y sueños imperiales nos ayuda a entender mejor lo que fue realmente el tinglado de retórica y cartón piedra del fascismo italiano.

'Mussolini segreto' tradotto in Polonia

Claretta Petacci (red. Mauro Suttora)
Tajne dzienniki kochanki Mussoliniego 1932–1938
Tłum. Anna Wójcicka

presentazione dal catalogo dell'editore Bellona:

Claretta Petacci była najbardziej znaną kochanką Benito Mussoliniego i wraz z nim została stracona w 1945 r. podczas egzekucji na Piazza Loreto w Mediolanie.

Jej wspomnienia obejmują okres 1932–1938, począwszy od pierwszych dni znajomości, a skończywszy na okresie pełnego rozkwitu ich związku. Zawierają dokładny opis codziennych zajęć i przyzwyczajeń Mussoliniego, jego stosunku i poglądów na temat wydarzeń i nastrojów w faszystowskich Włoszech i w Europie.

Poza tym również widzimy Duce prywatnie:
Mussolini skarży się na obcierające go buty, nieustannie zapewnia Clarettę o swej miłości, i tłumaczy się jej z licznych zdrad z kochankami, a nawet z... własną żoną.
Tłem ich związku są wydarzenia Europy lat 30. XX w.: powstanie osi Włochy – Niemcy, wydanie ustaw rasistowskich i Anschluss Austrii.

Do pamiętników załączone są niektóre listy Claretty do swojego kochanka; są to pochodzące z lat 1933–1937 zapiski pełne miłosnych uniesień – ilustrują one perspektywę autorki, kobiety niezwykle emocjonalnej, zazdrosnej
i żyjącej jedynie dla swojego kochanka, gotowej ponieść tragiczną śmierć w imię miłości.

Wednesday, September 29, 2010

Gruppo vacanze Parlamento

MISSIONI BIPARTISAN: GITA IN RUSSIA DEGLI ONOREVOLI

Guidati da monsignor Fisichella, 70 deputati e senatori (con famiglie) vanno a Mosca. Uniti dalla fede. E dall'allegria

di Mauro Suttora

Oggi, 22 settembre 2010

«La gente nel metrò di Mosca ci guardava esterrefatta. Uno ha chiesto: “State girando un film?”». Scene da un viaggio in Russia di 70 parlamentari italiani. Monsignor Rino Fisichella, «cappellano» di Montecitorio, era in ritardo per l’udienza con il patriarca di Mosca. Il traffico bloccava il suo torpedone. Unica soluzione: scendere in metrò per far prima, con il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Stupendo gli ignari passanti russi con i suoi paramenti da cerimonia, i
Dal 2004, parlamentari di ogni schieramento partecipano a un pellegrinaggio di una settimana. Quest’anno sono andati per una settimana con i familiari (più di 200, in totale) a Mosca e San Pietroburgo. «Ottima occasione per familiarizzare anche con colleghi del campo avverso», dice Eugenio Mazzarella (Pd), preside della facoltà di Lettere e Filosofia all’università di Napoli: «A me, per esempio, il leghista Polledri non stava simpatico quando parlava in commissione Cultura e Istruzione. Conoscendolo, invece, ho scoperto una persona cordiale e interessante».
Unico denominatore comune: la fede cattolica. Per il resto, tutti i giorni a Roma, scintille. Comè capitato a Barbara Saltamartini (Pdl), coinvolta addirittura in una rissa fisica con un dipietrista. E invece con Ignazio Messina (Idv) nessun problema in Russia.

Clima amichevole fra Cremlino ed Hermitage per il sottosegretario Carlo Giovanardi, l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, le supercattoliche Paola Binetti e Dorina Bianchi, la matricola di Montecitorio Annagrazia Calabria. E poi il ciellino Renato Farina, l’Udc Enzo Carra, il Pd Matteo Colaninno, l’ex cognata di Berlusconi Mariella Bocciardo. Uniti dalla curiosità bipartisan per i reperti dell’Armata Rossa, dai giorni passati nei cinque pullman fra monumenti e visite a fosse comuni, serate a cantare attorno al pianoforte suonato dal deputato barese Francesco Paolo Sisto (Pdl), e sveglie di buon’ora per la messa quotidiana alle otto di monsignor Fisichella. Il quale saluta tutti: dal primo ottobre lascia la cura spirituale dei deputati, perché il papa lo ha nominato presidente del nuovo dicastero della curia per la rievangelizzazione dell'Occidente.

Mauro Suttora

Roma: metro senza stazioni

Incredibile: nella futura linea C cancellate quasi tutte le fermate in centro 

Oggi, 22 settembre 2010

 di Mauro Suttora

Trenta chilometri di coda la scorsa settimana sul Raccordo anulare. Ma l’inferno, per chi vuole muoversi a Roma, è quotidiano. I pendolari non sanno più se rassegnarsi a passare ore in auto, o farsi schiacciare come sardine in metro e nei bus durante le ore di punta. Urgentissime, quindi, nuove linee di metro. 

Adesso però la capitale stabilisce un nuovo record da Guinness: una metropolitana senza stazioni. 
La nuova linea C, infatti, nel suo tratto centrale da piazza Venezia a Ottaviano (quartiere Prati), ha eliminato tre delle quattro fermate previste: Largo di Torre Argentina, Chiesa Nuova e piazza Risorgimento. 

 «Così per ben due chilometri da Piazza Venezia a San Pietro, lungo tutta via del Plebiscito e corso Vittorio, non ci saranno stazioni», dice Mario Staderini, segretario dei Radicali, il primo a denunciare la sparizione delle fermate dal progetto. «Proprio la zona più centrale di Roma, con piazza Navona, il Pantheon e Campo de’ Fiori, non sarà servita».

 Anche Beppe Grillo dieci giorni fa si è accorto della questione, e ha ospitato sul suo sito un’intervista all’architetto Paolo Gelsomini.
 
 Ma non è questione di destra o sinistra. Infatti la società Roma Metropolitane, che sta realizzando la terza linea, è controllata dal Comune. E questo nel 2008 è passato dalla sinistra del sindaco Walter Veltroni alla destra di Gianni Alemanno. 

Com’è potuto accadere questo svarione? E c’è possibilità di rimedio? La società Roma Metropolitane spiega che la fermata Argentina era saltata già due anni fa per il ritrovamento di reperti archeologici. E che la recente scomparsa della fermata Chiesa Nuova, un chilometro più avanti verso il Tevere, è dovuta all’instabilità del terreno, scoperta dopo sondaggi. 

 Il problema è che tutta Roma ha sottoterra qualche reperto archeologico. Quindi, se si rimane prigionieri della smania conservazionista, non si può scavare da nessuna parte. Addio metropolitane, anche la futura linea D. 
E chi se ne importa se i reperti rimarranno comunque sepolti, perché non si possono certo abbattere le case per «valorizzarli» come fece Mussolini con i Fori Imperiali.

 «Senza le fermate in centro la metro C serve a poco», dice Staderini, «sarebbe come se a Milano sparissero tutte le stazioni sulla linea rossa da Cadorna a Palestro. Sul prolungamento della linea B, poi, è stata abolita la fermata Nomentana, che serviva un quartiere popolatissimo. E nel progetto della linea D è già sparita quella di piazza San Silvestro, nodo fondamentale per i capolinea dei bus e perché serve tutta la zona di Montecitorio, piazza Colonna, fontana di Trevi e Tritone».

 «La linea C è l’opera pubblica più costosa attualmente in costruzione in Italia, dai due miliardi e messo previsti è passata a cinque miliardi, contro i quattro e mezzo del ponte di Messina. Ma senza quelle stazioni non ha senso», dice l’architetto Gelsomini sul blog di Grillo.

 «Nelle zone abitate la distanza fra le fermata delle metropolitane dev’essere al massimo un chilometro», conferma a Oggi Edoardo Croci, professore all’università Bocconi ed esperto di trasporti, «perché gli utenti non possono camminare più di mezzo chilometro per raggiungerle. E occorre che ci siano nodi di corrispondenza con tram e bus». 

 Proprio a questo servirebbe la fermata soppressa a largo Argentina, dove il capolinea del jumbotram 8 da Monteverde e Trastevere porta in centro decine di migliaia di persone. Che troverebbero agevole proseguire il viaggio con la metropolitana. 

 La linea C è in progetto dal 1992. Doveva essere pronta per il 2011, ma non lo sarà prima del 2018. Speriamo che almeno una fermata in centro venga ripristinata. 
 Mauro Suttora

Thursday, September 09, 2010

Usa: belle a destra, brutte a sinistra?

SCHERZO SU YOU TUBE

di Mauro Suttora

Oggi, 27 agosto 2010

La più sfrontata si chiama Ann Coulter. Adora titillare le fantasie erotiche del maschio reazionario medio americano facendosi fotografare seminuda vicino alla canna di un fucile. Per fare propaganda alla Nra (National Rifle Association), il bastione fascistoide che difende la libertà di portare armi, ossessione degli Stati Uniti.

Ma la Coulter non è l’unica bella donna della destra americana. La più famosa è Sarah Palin, l’ex governatrice dell’Alaska candidata repubblicana alla vicepresidenza con John McCain alle presidenziali del 2008, vinte dal democratico Barack Obama. Secondo alcuni McCain perse anche perché la Palin è di una destra troppo estrema. Ma invece di essere per questo emarginata dal partito, dopo il ko la pugnace Sarah si è rialzata, ha pubblicato un’autobiografia di successo (oltre due milioni di copie vendute), e adesso minaccia Obama alle elezioni di metà mandato di novembre, sull’onda del successo del movimento antitasse «Tea party».

Qualche giorno fa il responsabile di un sito di propaganda del partito repubblicano ha messo per scherzo su YouTube un video con una sequenza di belle donne di destra come la Coulter, la Palin e varie altre, fra cui l’attrice Bo Derek. In colonna sonora, la canzone di Tom Jones She’s a Lady.

Poi la musica cambia: arriva il brano Who let the dog out? (Chi ha tolto il guinzaglio al cane?), e una serie di foto distorte di donne politiche di sinistra: la segretaria di stato (ministra degli Esteri) Hillary Clinton, Madeleine Albright che la precedette nella stessa carica sotto la presidenza del marito Bill, la ministra Janet Napolitano, ministra dell’Interno e già governatrice dell’Arizona, e perfino la first lady Michelle Obama (contrapposta a un’altra donna di colore, Condoleezza Rice, considerata invece bella perché di destra). Apriti cielo: dopo una valanga di proteste YouTube ha censurato il video, ritenuto offensivo. Negli Usa non è considerato «politicamente corretto» scherzare sull’aspetto fisico delle persone.

In effetti, a destra negli Stati Uniti le bellezze abbondano. Ma non si tratta soltanto di «bionde sciocche», secondo lo stereotipo di Marilyn Monroe. Laura Ingraham, per esempio, ha sei milioni di ascoltatori per il suo programma conservatore alla radio. Ma è anche rimasta in testa alla classifica dei libri più venduti per tutta quest’estate, grazie ai suoi Obama’s Diaries. Lei è una che non le manda a dire: chiamava i gay «sodomiti», fino a quando ha scoperto che pure suo fratello lo è.

Anche i libri molto aggressivi della Coulter diventano subito bestseller. Entrambe hanno inoltre la lingua sciolta, per cui sono la delizia dei talk show politici tv sulla rete Fox di estrema destra di Rupert Murdoch, che scandalizzano ogni sera il popolo di sinistra.

Mauro Suttora

Wednesday, September 08, 2010

Politica & tacchi a spillo

LA SENATRICE CONTINI ACCUSA: TROPPE FANNO CARRIERA GRAZIE A TACCHI E MINIGONNE

Oggi, 1 settembre 2010

Porterà anche i tacchi a spillo, però possiamo testimoniare che quando le abbiamo telefonato, alle ore 15 di mercoledì 25 agosto, l’onorevole 28enne del Pdl Barbara Mannucci stava studiando a casa per la sua seconda laurea, in scienza dell’amministrazione.
«Studiare mi rilassa», confessa la secchiona. Allora, sono questi i vizi segreti delle berlusconiane taccospillate? Le ha staffilate un’altra Barbara, anche lei Pdl fino a un mese fa (quando è passata con Fini), la senatrice Contini: «Con Berlusconi le donne fanno carriera grazie a minigonne e tacchi a spillo».

Un’ovvietà, se lo dicesse qualcuno a sinistra: da anni il sito Dagospia ha soprannominato «Forza Gnocca» le appariscenti parlamentari del centrodestra. Ma che le stesse accuse ora le lanci una donna del Pdl, fa male. Risponde Daniela Santanchè, sempre splendida su tacco 12: «La Contini è invidiosa, gelosa, stupida».

La ministra Mara Carfagna, altra icona dello stiletto, preferisce il silenzio. Come l’altra principale indiziata degli strali della Contini, Laura Ravetto: bella e bellicosa, Berlusconi l’ha nominata sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento sei mesi fa, assieme alla Santanché (quest’ultima a una non meglio precisata «Attuazione del programma»).

«Forse la Contini parla così perché non si è sentita abbastanza valorizzata», insinua Jole Santelli. Eppure Berlusconi l’aveva nominata governatrice di Nassiria in Iraq, e poi responsabile esteri di Forza Italia nel 2008: fu lei a scegliere i candidati nei collegi esteri. «Tutti maschi, però...», precisa la Mannucci.

Non sarà che il premier ha «valorizzato» un po’ troppe donne giovani e belle? «Per fortuna», dice a Oggi Melania Rizzoli, «ed è l’unico a farlo in Italia». Sì, ma alcune vengono paracadutate subito ai piani alti della politica, senza esperienza, saltando ogni cursus honorum. «Berlusconi è un ottimo conoscitore delle capacità di chi gli sta intorno», assicura l’onorevole Rizzoli.

Barbara Mannucci, sempre in testa alle classifiche di Miss Parlamento, dice che spesso ai tacchi a spillo deve rinunciare: «Troppa fatica, a me dopo un’ora fanno male i piedi. Invidio deputate come Paola Pelino che li portano tutto il giorno. Io invece, e anche la collega Fiorella Ceccacci Rubino, spesso arrivo alla Camera con le Hogan».
E perché a sinistra niente tacchi a spillo? «Perché si automortificano», dice la Mannucci, «Marianna Madia per esempio sarebbe così bella se solo si truccasse un po’...»

Mauro Suttora

Monday, September 06, 2010

Moglie di deputato: prezzi modici

Ecco i sorprendenti prezzi modici praticati da Carla Weatherley, moglie del deputato conservatore inglese che si prostituisce (lei. Lui non so, nonostante il detto "I politici sono tutti un po' puttane").
Al cambio attuale sterlina/euro sono 36 euro per il «sollievo manuale», 47 per «sesso orale con preservativo seguito da sesso», e 83 per «sesso orale senza preservativo seguito da sesso completo con preservativo»...

Che tariffe complicate, e anche che vita complicata quella della moglie dell'onorevole quando spiega i suoi turni nei tre bordelli al giornalista...

Infine: che tirchio l'onorevole, che evidentemente non la soddisfa nelle sue esigenze economiche. E non fatemi i razzisti, solo perché Carla è brasiliana.

"(...) Within minutes, smiling Carla walked into the room in pink lingerie and introduced herself as “Bea”. She then recited a price list, “£30 for hand relief, £40 for oral sex with a condom followed by sex and £70 for oral sex without a condom followed by full sex with a condom”.
After making herself comfortable on the bed she told how she used to live by Copacabana beach and moved to the UK to learn English.

She then spoke about the other two brothels where she works, nearby North Cheam Massage and Intimate Massage in Bedford. She said: “I started working in Bedford in February, but it is very far away. Here we have two houses, this one and one in Cheam. And I work there at the moment. I cover for my friend because she’s on holiday. I work Thursday there and Friday here. Then, when she is back, I will work Mondays. Thursdays here, Mondays there.”
When asked whether she minded selling her body Carla replied: “I like it here, nice clients, nice people, nice place and good money.” (...)

articolo del Sunday Mirror, 5.9.10

Friday, September 03, 2010

'Mussolini segreto': traduzione norvegese

Dagbladet, il principale quotidiano della Norvegia, il 13 agosto 2010 dedica un articolo di un'intera pagina di Simen Ekern al libro Jeg, Il Duces kvinne (Io, la donna del duce), traduzione in norvegese del libro Mussolini segreto, i diari di Claretta Petacci a cura di Mauro Suttora (Rizzoli 2009), pubblicata nell'agosto 2010:

articolo di Dagbladet

Tre giorni dopo (16 agosto) segue il secondo quotidiano norvegese, Aftenposten, con un articolo a tutta pagina di Ulf Andenaes della sezione Cultura:


*
articolo sul quotidiano Dagbladet, 13 agosto 2010

Coda Zabetta a Milano

A Palazzo Reale Coda Zabetta dipinge Hiroshima

Oggi, 11 agosto 2010

Quindici grandi tele in bianco e nero, due anni di lavoro, un'unica tragica ispirazione: la bomba atomica. A 65 anni da Hiroshima (era il 6 agosto 1945) Roberto Coda Zabetta racconta la follia di quel momento con i quadri della mostra Nuvole sacre (Palazzo Reale, fino al 29 agosto)