Saturday, February 29, 2020

La 'fantastica' sanità lombarda

LA 'FANTASTICA' SANITÀ LOMBARDA

di Mauro Suttora

29 febbraio 2020

Quando l'emergenza corona sarà finita, converrà ragionare sugli ospedali privati lombardi.
Sicuramente ottimi, ma quanti reparti per malati infettivi e terapie intensive hanno?
Sono i più costosi e meno remunerativi, quindi vengono lasciati al pubblico.

I privati, giustamente, cercano il profitto. Perciò è naturale che non si carichino delle funzioni sanitarie che lo garantiscono meno.
Ma poiché gran parte dei loro incassi vengono dalle convenzioni con il ssn (servizio sanitario nazionale), sarebbe giusto che anche i privati si accollassero una quota di tutto il 'servizio pubblico' pagato con le nostre tasse.

Come funziona all'estero?
Quali soluzioni possono essere adottate?
Io sono un libertario, quindi liberista in economia. Ma la sanità è giusto che assicuri il massimo delle cure a tutti, senza discriminazioni economiche.
Quindi l'intervento dello stato in questo caso è fondamentale.

Mi pare che il nostro sistema misto privato/pubblico garantisca efficienza.
Tuttavia nel caso delle malattie infettive e delle terapie intensive non si possono caricare tutti i costi sul pubblico

Friday, February 28, 2020

Casaleggio, Big Pharma e coronavirus

di Mauro Suttora


Linkiesta, 28 febbraio 2020

Uno dei clienti della società del fondatore di Rousseau è la multinazionale farmaceutica americana Gilead, che ha brevettato il farmaco pare più promettente contro l'epidemia.
Ora il governo a guida grillina dovrà decidere se autorizzarlo, e quanto farlo pagare.
Conflitto d'interesse?


Ottimo fiuto quello di Davide Casaleggio, capo della piattaforma Rousseau e quindi leader del Movimento Cinque Stelle. Nel 2018 la sua società di consulenza, ereditata dal padre, ha redatto un rapporto sull’innovazione digitale nella sanità per un evento riservato che si è tenuto a Milano il 21 giugno. Finanziatrice del rapporto e dell’evento: Gilead Sciences, multinazionale farmaceutica Usa, all’ottavo posto mondiale fra i colossi Big Pharma. E adesso Gilead balza all’onore delle cronache mondiali: il suo farmaco Remdesivir sembra essere il più promettente per curare il virus corona.
La coppia cinese internata un mese fa allo Spallanzani di Roma è guarita grazie al Remdesivir. E anche in Cina, dove la Gilead lo ha brevettato, è in corso una sperimentazione su centinaia di malati per arrivare a una definizione certa delle sue proprietà. Un vicedirettore dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato che il farmaco si sta dimostrando il più utile per la cura del virus. E sono bastate poche sue parole per far guadagnare il 5% alle azioni Gilead a Wall Street. Un balzo che ha portato a 12 miliardi di dollari il rialzo della sua capitalizzazione nella Borsa Usa nell’ultimo mese.
Le cifre sono colossali. Gilead, con sede a Foster City nella Silicon Valley californiana, ha fatturato 22 miliardi di dollari nel 2018, con utili per 5,4 miliardi: il 25%. Ed è di gran lunga la più redditizia fra i giganti farmaceutici anche come fatturato per dipendente: ne ha 11mila, quindi ciascuno di loro “produce” due milioni di dollari. Il quadruplo di concorrenti come Pfizer o Novartis. Come tutte la società Big Pharma, anche Gilead è stata al centro di controversie legali.
Ha subìto class action da parte di malati Aids che l’hanno accusata di aver rallentato la commercializzazione di un nuovo farmaco più efficace e con meno controindicazioni, per continuare a raccogliere profitti da un suo precedente prodotto. Il Remdesivir era stato sviluppato contro l’Ebola, con lunghe ricerche e sperimentazioni su macachi nel 2016. Ma è chiaro che ora chi vincerà la gara per sconfiggere il nuovo incubo mondiale del corona virus si aggiudicherà una fetta importante del mercato globale dei medicinali: la torta vale 1.400 miliardi di dollari nel 2020.
La società Casaleggio due anni fa ricevette una cifra minuscola dalla Gilead, rispetto a quelle in gioco, per il suo lavoro: 15mila euro. Ma tanto è bastato a qualche grillino purista per storcere il naso: Casaleggio junior pagato da Big Pharma, oggetto per vent’anni degli strali di Beppe Grillo. E adesso si apre un nuovo capitolo: i grillini sono il primo partito d’Italia, la governano, e quindi decideranno anche loro, con il ministero della Salute e indirettamente attraverso l’Aifa (Azienda italiana del farmaco), le sorti del Redemsivir nel nostro Paese. Autorizzarlo? Quanto farlo pagare? Un altro rischio di conflitto di interessi per il giovane Casaleggio.
Mauro Suttora

Saturday, February 08, 2020

Grillini appiccicati alle poltrone


Regionali al centrodestra e governo Franceschini

8 febbraio 2020

intervista a Mauro Suttora

Il governo resta dov’è, almeno fino alle regionali. E se nelle urne qualcosa dovesse cambiare, il futuro si chiamerebbe Dario Franceschini, “capo delegazione” Pd al governo, in realtà un perfetto Dc, proprio come Conte, dice al Sussidiario il giornalista Mauro Suttora. 
Per M5s, che resisterà fino a che ci saranno eletti e portaborse, si prefigura un duumvirato Di Maio-Taverna. Solo un 6 a 0 alle regionali potrebbe cambiare davvero la partita; in quel caso, anche Mattarella dovrebbe rassegnarsi a sciogliere le Camere.

Dopo Salvini, è toccato alla Meloni andare negli States in cerca di sostegno politico. Le sorti del centrodestra dipendono da una nuova vittoria di Trump?

No, Trump non c’entra nulla. Dipendono purtroppo da Di Maio e Taverna: se i 5 Stelle si spappolano e il governo cade, potrebbe toccare al centrodestra. Ma poi, chi ha detto che si vota?

A fugare ogni dubbio ci ha pensato Repubblica. “Avviso del Quirinale: non ci sono altre maggioranze nella legislatura”.

Il centrosinistra sa di dover tenere in piedi questa maggioranza a qualsiasi costo. Anche Renzi e i 5 Stelle lo sanno. Certo, se alle regionali di maggio e giugno ci fosse una disfatta totale sia di M5s che del Pd, è evidente che l’attuale assetto non terrebbe più.

E se si ripete su scala maggiore il risultato dell’Emilia-Romagna?

Se il Pd tiene, attestandosi al 20%, e M5s crolla dal 32 al 3%, con il centrodestra che perde di misura, a quel punto Conte cade e nasce il governo Franceschini.

Come si mettono le cose in casa 5 Stelle?

Secondo me M5s continuerà ad avere se va bene il 15% nazionale, una media tra il 5% al Nord e al massimo il 20% al Sud. Ma c’è un fatto nuovo, passato quasi del tutto inosservato.

Non il fantasma di una scissione, non il 6% di cui sarebbe accreditato un partito di Paragone e Di Battista?

No. Domenica scorsa all’Hotel Ramada di Napoli si è avuto un colpo di scena, perché la base vera di M5s è stata interpellata per la prima volta. C’erano 400 attivisti e il 90 per cento di loro hanno detto no a un’alleanza con il Pd alle prossime regionali in Campania. Un’assemblea vera, fisica, per nulla virtuale, fatta di persone che prendono lo stipendio grazie ai posti ottenuti da M5s in Comuni, Regioni, Camera e Senato. Senza Rousseau la differenza c’è e si sente.

Dunque si va verso uno scontro aperto tra base e governativi filo-Pd?

Sì, ma in realtà sono tutti governativi, perché sanno che questo governo è la loro ultima occasione per avere uno stipendio. I duecento deputati e i cento senatori hanno tutti uno o due portaborse, è un grande gruppo di pressione che lotta per la propria sopravvivenza. Se arriva Di Battista a dire “Venite con me all’opposizione”, lo spernacchiano come hanno fatto con Grillo a Napoli la settimana scorsa.

Pronti a mandar giù di tutto?

Sì. Accetteranno qualsiasi cosa pur di continuare la legislatura e rimanere al governo. Anche un governo Franceschini a guida Pd, dopo la prevedibile batosta alle prossime regionali.

E accetterebbero di fare i comprimari?

Ciò che possono fare al massimo è indorare la pillola. Questo non esclude che ci saranno regolamenti di conti interni.

Chi vedremo in lizza per la leadership?

L’alternativa sarà tra Di Maio e Taverna. Tutti e due sono furbi e sanno bene che non possono governare il partito contro l’altra parte. Probabilmente faranno un duumvirato.

Renzi, Bonafede, Zingaretti, Conte: chi vince la partita sulla prescrizione?

Quelli che stanno zitti: i veri democristiani come Franceschini. Renzi fa rumore, ma finché i sondaggi lo inchiodano a percentuali irrisorie non può rischiare di andare alle urne perché verrebbe spazzato via. Lo stesso vale per Di Maio e Conte.

Uno dei maggiori pericoli per ciò che resta di M5s non viene proprio da Conte e dal suo progetto di fare un partito di sinistra-centro?

Conte non prenderebbe un voto né dagli attivisti né dagli elettori grillini. Se si presenta da solo fa la fine di Renzi.

Il governo è paralizzato su tutti i dossier, in più sul 5G ha stretto un patto con la Cina che non piace agli Usa. Come può essere ancora in piedi?

Conte è come Franceschini, è un democristiano di quattro cotte, un affabulatore bravissimo a barcamenarsi. Però sul 5G l’Italia deve assolutamente chinare la testa e lo farà. È anche vero che la Cina è in difficoltà e se non riesce rapidamente a trovare una cura per il coronavirus, si aprono scenari da colpo di Stato. A quel punto Huawei e la Via della Seta diventerebbero l’ultimo dei problemi.

Intanto, ammesso che le regionali possano cambiare il quadro politico, nei palazzi ci si attrezza in vista del 2022.
Come andrà a finire?

Non possiamo saperlo. Vista la rapidità con cui cambia oggi la politica, quei calcoli hanno la stessa affidabilità delle previsioni del tempo. Se Liguria e Veneto restano al centrodestra, tutto si gioca sulle restanti 4 Regioni: Marche, Toscana, Puglia e Campania.

E davanti a un 6-0?

Anche Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere. La soluzione intermedia, più probabile, è quella del cambio di premier: Franceschini al posto di Conte con un governo più spostato sul Pd e sostenuto dalla stessa maggioranza di adesso.

Federico Ferraù