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Wednesday, March 25, 2026

Quando l'arte diventa etica, si uccide l'arte e si uccide l'etica. Il caso Chaslin

Una mail del 12 settembre 2013 ha fatto perdere la conduzione dell'Aida al Teatro Massimo di Palermo al grande direttore d'orchestra francese. Il destinatario è Jeffrey Epstein. È bastata per una sentenza definitiva nel capoluogo siciliano

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 25 marzo 2026 

"Ho trovato un'ottima ragazza per il tuo prossimo soggiorno a Parigi. Studentessa di filosofia, 21 anni. Somiglia un po' all'attuale moglie di Polanski (Seigner). Frederic". Questa è la mail del 12 settembre 2013 che ha fatto perdere la conduzione dell'Aida al teatro Massimo di Palermo al grande direttore d'orchestra francese Frédéric Chaslin. Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo, gli risponde laconico: "Bene, 27 settembre". Chaslin precisa subito: "Dimenticavo. Naturalmente parla perfettamente francese, inglese e spagnolo. Il suo nome: Frederica Amelia Finkelstein. F". 

La seconda mail forse scagiona Chaslin, forse no. Perché è vero che propone la ragazza come traduttrice. Ma quella firma F denota una spiacevole familiarità. Con un pregiudicato già condannato cinque anni prima per sfruttamento sessuale di minorenni. Frederica poi rinunciò all'incarico. A voler essere cattivissimi, aveva tre anni di troppo rispetto ai gusti di Jeff.

In ogni caso, gli orchestrali di Palermo si ergono a giudici, appello e cassazione. Sentenza definitiva, pronunciata dal sovrintendente Marco Betta: "Non sarà possibile dare luogo alla collaborazione". Chaslin s'infuria. Non aveva ancora firmato il contratto, "ma ho sempre sentito dire che l'onore è un valore fondamentale in Sicilia". E presenta il conto: "Ho anticipato di tasca mia 4.200 euro per un alloggio Airbnb, più 1000 euro per i voli in vista dei soggiorni a Palermo". E fortuna che non aveva prenotato al Grand Hotel delle Palme. 

Particolari grotteschi a parte, si ripropone il dilemma: l'arte può essere indipendente? Dalla cronaca nera, dal gossip. Ma anche dalla politica: il padiglione Russia alla Biennale di Venezia è giustificato nonostante i crimini di Vladimir Putin? Perché tutti gli artisti russi del secolo scorso, fino al sommo poeta Evgeni Evtushenko, furono da noi accolti nonostante fossero "di regime". E malgrado quel regime avesse prodotto gulag fino agli anni '70.

Oggi la nuova kriptonite è Epstein. Cognome finora gioioso: Brian Epstein scoprì e gestì i Beatles. Invece ora basta apparire negli Epstein files per finire nei guai. Piccoli o grossi non importa, né rileva che la citazione sia di striscio o più problematica. Rula Jebreal ballò a un party del jet set a Saint Barth raccontato in una mail al pedofilo, quindi schizzi di fango pure su di lei. 

Chaslin è stato scaricato preventivamente anche dalla Metropolitan Opera di New York. E per sovrammercato un mese fa alla soprano newyorkese Amelia Feuer è tornata la memoria, dopo l'accostamento di Chaslin a Epstein. Un altro me too, "anch'io", nonostante l'eventuale reato di molestia sessuale sia prescritto. Spiattella una mail del 14 luglio 2016 (festa nazionale francese) in cui lui la corteggia: "Cara, aspettami per vedere i fuochi d'artificio, metterò le mie mani e la bocca ovunque tu senta freddo, ti prometto che ti riscalderai subito". Feuer sostiene che il direttore la ricattava, una scrittura in cambio di sesso. 

Chaslin reagisce così allo sputtanamento: "Sono solo frammenti di messaggi privati isolati dal contesto. È facile, estrapolando una frase da una conversazione, farle assumere un significato che non ha. Le mail con la signora Feuer non sono finite nel 2016. Lei mi ha contattato di nuovo nel 2020 in modo particolarmente cordiale. La realtà è assente dalla sua versione. Potrei anch'io esibire messaggi, estrarre frasi e pubblicarle. Ma mi rifiuto di farlo per rispetto verso le indagini, la verità, la dignità. La corrispondenza privata non può essere sfruttata dai media. Dev'essere esaminata nella sua interezza dai tribunali. Ma la giustizia non si fa con gli screenshot. La signora Feuer fece un provino e non lo superò. Nel mondo dell'opera ciò accade ogni giorno. E una delusione professionale non può trasformarsi in un reato. Tutto questo avviene solo col pretesto che il mio nome è apparso nei documenti di Epstein. Ma non c'è alcuna prova, né indagine, su un mio coinvolgimento. Alla fine la mia reputazione verrà restaurata, tuttavia l'associazione ripetuta del mio nome con quel caso sta già producendo i suoi effetti".

Chaslin sostiene che i suoi contatti amichevoli con Epstein (un invito a Cannes, una richiesta di incontro con Woody Allen) erano finalizzati solo a ottenere fondi per il Teatro dell'Opera di Santa Fe, che allora dirigeva. Vero o no? Intanto, a Palermo giustizia sommaria è già stata fatta. "Per la musica cu vuole un contesto sereno", spiega Paolo Cutolo, sindacalista del teatro Massimo. Ecco quindi un nuovo crimine: disturbo alla serenità dei professori d'orchestra.corteggia: "Cara, aspettami per vedere i fuochi d'artificio, metterò le mie mani e la bocca ovunque tu senta freddo, ti prometto che ti riscalderai subito". Feuer sostiene che il direttore la ricattava, una scrittura in cambio di sesso. 

Chaslin reagisce così allo sputtanamento: "Sono solo frammenti di messaggi privati isolati dal contesto. È facile, estrapolando una frase da una conversazione, farle assumere un significato che non ha. Le mail con la signora Feuer non sono finite nel 2016. Lei mi ha contattato di nuovo nel 2020 in modo particolarmente cordiale. La realtà è assente dalla sua versione. Potrei anch'io esibire messaggi, estrarre frasi e pubblicarle. Ma mi rifiuto di farlo per rispetto verso le indagini, la verità, la dignità. La corrispondenza privata non può essere sfruttata dai media. Dev'essere esaminata nella sua interezza dai tribunali. Ma la giustizia non si fa con gli screenshot. La signora Feuer fece un provino e non lo superò. Nel mondo dell'opera ciò accade ogni giorno. E una delusione professionale non può trasformarsi in un reato. Tutto questo avviene solo col pretesto che il mio nome è apparso nei documenti di Epstein. Ma non c'è alcuna prova, né indagine, su un mio coinvolgimento. Alla fine la mia reputazione verrà restaurata, tuttavia l'associazione ripetuta del mio nome con quel caso sta già producendo i suoi effetti".

Chaslin sostiene che i suoi contatti amichevoli con Epstein (un invito a Cannes, una richiesta di incontro con Woody Allen) erano finalizzati solo a ottenere fondi per il Teatro dell'Opera di Santa Fe, che allora dirigeva. Vero o no? Intanto, a Palermo giustizia sommaria è già stata fatta. "Per la musica cu vuole un contesto sereno", spiega Paolo Cutolo, sindacalista del teatro Massimo. Ecco quindi un nuovo crimine: disturbo alla serenità dei professori d'orchestra.

Thursday, July 10, 2025

Srebrenica e Gaza

Evoluzione e tradimento del termine "genocidio"

di Mauro Suttora

Per qualificare la mattanza di trent’anni fa, si estese il concetto di genocidio coniato sull’eliminazione degli armeni e applicato a Norimberga. L’ulteriore slittamento per la strage dei palestinesi però non regge (l’autogol del diritto umanitario)

Huffington Post

10 luglio 2025

Fino all’11 luglio 1995 (strage di Srebrenica) per fare un genocidio ci volevano milioni di morti. O almeno qualche centinaio di migliaia. Quindi, in ordine cronologico: armeni, ucraini (Holomodor anni 30), ebrei, cambogiani, etiopi, ruandesi tutsi. Andando indietro, indiani degli Usa, maya, aztechi e incas: genocidi di successo, civiltà quasi sparite.

Tutti sappiamo che l'etimo di genocidio è “uccisione di una razza”. E che la parola fu coniata nel 1944 da un giurista ebreo polacco, Raphael Lemkin, per dire l’indicibile e applicarlo al processo di Norimberga.

Dopo Srebrenica, tuttavia, i giuristi in àmbito Onu hanno allargato il significato del neologismo. Per dirla in penalistese, hanno valorizzato l’elemento soggettivo del reato. Quindi ora non c’è più bisogno che un genocidio intacchi significativamente la consistenza numerica di un popolo, di una razza, di una religione: è sufficiente la “volontà” genocidiaria. 

Il generale Ratko Mladic e i presidenti Slobodan Milosevic (Serbia) e Radovan Karadzic (serbi di Bosnia) ammazzarono a sangue freddo 8mila prigionieri bosgnacchi (bosniaci musulmani). Ma se avessero potuto ne avrebbero uccisi molti di più, visto che il loro intento dichiarato era la pulizia etnica.

Esiste però un numero minimo per “integrare la fattispecie del reato” di genocidio? Perché poco prima di Srebrenica si verificarono altri massacri come quello di Tuzla, con decine di vittime. Ma, anche se tutte “concorrevano al medesimo disegno criminoso” (l’eliminazione dei bosniaci croati e islamici), il tribunale internazionale per la ex Jugoslavia non comminò l’ergastolo ai comandanti serbi responsabili.

Vale anche il ragionamento inverso: i numeri dei morti possono essere più alti (12mila le vittime dell’assedio serbo a Sarajevo), ma poiché furono centellinati in quattro anni (1992-96) non sono diventati il “nuovo genocidio” che invece debuttò a Srebrenica.

E oggi? È plausibile accusare Israele di genocidio per Gaza? A parte qualche frase dei gentiluomini Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir (12% alle elezioni del 2022 per la loro estrema destra) nessuno in Israele dichiara una volontà genocidiaria verso i palestinesi. 

Non lo dicono però lo fanno egualmente? I 56mila morti denunciati da Hamas in due anni sono meno dei 65mila civili italiani bombardati dagli alleati nel biennio 1943-45: vittime di guerre tremende, non di uno sterminio preordinato. E infatti non ci sono state accuse di genocidio per le mattanze di Aleppo e Mosul lo scorso decennio. Né risultano esecuzioni a freddo di prigionieri palestinesi da parte israeliana, come accadde a Srebrenica.

Il paradosso è che lo slittamento semantico del genocidio iniziato trent’anni fa in Bosnia fu il risultato dell’applicazione del diritto umanitario. Ovvero della volontà, da parte di benemeriti difensori dei diritti umani come Bernard Kouchner o Emma Bonino, di sancire un “diritto-dovere d’intervento” negli affari interni di un Paese da parte della comunità internazionale, nei casi estremi di patente violazione del diritto alla vita. Di qui l’istituzione del Tribunale penale internazionale.

Mai avrebbero pensato, l’allora ministro francese e la commissaria Ue, che la loro interpretazione estensiva del genocidio avrebbe un giorno armato la propaganda proPal di attiviste come Rula Jebreal o Francesca Albanese.