Saturday, October 05, 2019

intervista di Mauro Suttora sul M5s

CAOS M5S
“Ogni espulsione sono 50mila euro l’anno in meno per il partito di Casaleggio”

Intervista a Mauro Suttora

5 ottobre 2019

Il Sussidiario.net

È il decimo anniversario della nascita di M5s, che oggi appare lacerato da dissidi interni. Del primo movimento non è rimasto più nulla
Dieci anni fa, il 4 ottobre 2009, nasceva ufficialmente il Movimento 5 Stelle, dopo i “meet up” lanciati da Beppe Grillo nel 2005 e il “V-Day del 2007. 
In dieci anni passano dall’irrisorio 1,7% alle elezioni siciliane e dal 2,4% di quelle romane del 2008, quando ancora erano liste civiche denominate “Amici di Beppe Grillo”, al boom del 2013, quando con oltre il 25% il M5s diventa il primo partito della Camera. E poi l’ingresso al governo con il 32% del voto nel 2018. 

Cosa resta di quel movimento antagonista, contro tutto e tutti?
Secondo Paolo Becchi, filosofo del diritto, primo ideologo del movimento, “a dieci anni di distanza il M5s è diventato un partito come gli altri, disposto ad allearsi con il partito della casta per salvare la poltrona”. 

Non solo: nel movimento tira aria di scissione da tempo. Proprio in questo decennale alcuni cosiddetti “scettici” hanno dato vita alla “Carta di Firenze” in cui si fanno richieste precise: attribuzione della piena proprietà della piattaforma Rousseau, oggi della famiglia Casaleggio, al Movimento, e un’assemblea nazionale per una riforma dello statuto con il superamento della figura del capo politico. 

Secondo Mauro Suttora, anche lui partecipante ai primi meet up e poi diventato criticissimo del Movimento, giornalista e scrittore, “si tratta di richieste legittime di regole che ogni associazione di adulti ha al proprio interno, ma essendo il Movimento una setta, subisce il dominio del figlio del padrone dopo che il padrone è morto, e quelle richieste non si potranno mai realizzare”.

Chi sono gli autori della Carta di Firenze? È da tempo che si respira aria di malcontento all’interno di M5s.
"È facile ipotizzare che siano coloro che hanno già fatto dichiarazioni pubbliche di critica come la Lombardi, la Ruocco, la Lezzi, forse anche Toninelli. Gli ex ministri trovano il coraggio di parlare solo dopo aver perso il posto".

Che ripercussioni ci potranno essere?
"Se il movimento non fosse la setta che è, ci sarebbe una maggioranza assoluta che chiederebbe cose minime come in ogni associazione di persone adulte, e che non dovrebbe subire il comando del figlio del padrone dopo che il padrone è morto. Nonostante tanti discorsi contro la meritocrazia e i familismi, il M5s è un partito-proprietà privata, proprio come quello di Berlusconi che loro tanto hanno criticato. Anzi, peggio: Berlusconi non ha imposto il figlio alla leadership di Forza Italia".

Paolo Becchi, ex ideologo del Movimento, dice che il Movimento non è più quello di dieci anni fa. È così?
"Certo, ma è da tempo che è diventato così. Negli altri partiti, anche nella Lega, esistono statuti precisi. La stessa Giorgia Meloni, leader carismatica di Fratelli d’Italia, rispetta uno statuto dove non è indicata come socio fondatore e inamovibile. Il problema non sono gli organi politici del M5s comunque inesistenti, ma il fatto che il partito vero è la piattaforma Rousseau che è di proprietà del socio fondatore Davide Casaleggio. Il quale è anche l'unico socio fondatore del M5s con Luigi Di Maio".

Questa Carta di Firenze potrà portare scompensi alla presenza al governo dei pentastellati?
"No. Quelli che sono al governo stanno fissi e tranquilli dove sono: hanno appena evitato di sparire mettendosi con il Pd, e adesso non mandano certo tutto all’aria. La stessa cosa vale per deputati e senatori".

Sembrava che Di Maio volesse fare un proprio gruppo parlamentare, cosa c’è di vero?
"Se e quando i grillini verranno ulteriormente dimezzati dal secondo abbraccio mortale, questa volta del Pd dopo quello della Lega, accadrà qualcosa. Non sappiamo cosa, ma tutto è possibile. C’è poi da tenere presente la figura di Conte che sta emergendo prepotentemente.

A cosa porteranno questi mal di pancia? Emorragia di voti, scissione, una nuova blindatura da parte di Casaleggio?
"Blindature di Casaleggio no, perché ha capito che ogni senatore che espelle sono 50mila euro all’anno in meno per i suoi gruppi parlamentari. Non fanno più espulsioni a valanga come nella passata legislatura".

Una possibile scissione, invece?
"Finché parlamentari e ministri possono stare nella maggioranza al governo non ci saranno scissioni, perché sanno che in caso di elezioni uno su due torna a casa".
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Tuesday, October 01, 2019

Il disastro del cinema sovvenzionato

L'Italia candida agli Oscar Il Traditore di Marco Bellocchio. Che però da noi non ha avuto successo: solo 37° negli incassi della stagione, con 4,7 milioni di euro.

Ma la stagione 1918/19 è stata un disastro senza precedenti per tutti i film italiani: solo tre nei primi 30 più visti in sala, con il 7% degli incassi (23 milioni su 306). E solo 10 film italiani nei primi 70.

È il bel risultato della legge Franceschini, che dal 2017 ha aumentato del 60% i finanziamenti pubblici al nostro cinema (da 250 a 400 milioni annui).
Soldi garantiti, quindi disinteresse per il pubblico, e disastro al botteghino

Monday, September 30, 2019

I grillini sfasciano i bilanci

58 miliardi di debiti in più, aumentati dal 132 al 135% sul pil.
Ecco il risultato concreto di un anno di governo grillino, al di là delle parole:


articolo del Sole 24 Ore

Sunday, September 15, 2019

Le mistificazioni sui migranti

Ora tutti felici perché pare che Francia e Germania si piglino il 50% dei prossimi migranti.
In realtà non è così: la Francia ha già detto che prende il 25% di quelli che hanno diritto all'asilo. Quindi il 4%, visto che i profughi veri sono solo 15 su 100. 
Ma sono calcoli inutili, perché tutto dipende dal numero degli arrivi totali. Un conto se restano sui 6mila annui come adesso, un altro se tornano ai 40mila del periodo Minniti, o ai 180mila di prima.
La condivisione europea, cancellando la regola di Dublino (ciascun Paese si tiene i migranti che gli arrivano), è solo uno dei problemi.
Il primo è sconfiggere il traffico di esseri umani. Quindi il secondo problema è neutralizzare i mafiosi libici che lo praticano (gli scafisti). E il terzo è impedire che altri disperati dall'Africa o dall'Asia finiscano nelle loro mani

Monday, June 17, 2019

Magistrati: affidiamoci al caso

Anche noi giornalisti, come i magistrati, abbiamo un sindacato unico, con correnti che si sbranano fra loro.
E anche da noi qualcuno ha cercato di far carriera col sindacato, come Palamara.
Ma i giornalisti (tranne quelli Rai) sono lavoratori dipendenti privati. Quindi le loro promozioni vengono decise dai direttori, i quali a loro volta sono assunti dai proprietari.

Certo, anche noi abbiamo i furbi che ottengono avanzamenti per meriti partitici, oppure scodinzolando presso gli editori.
Quante carriere sono state determinate frequentando Agnelli a New York, Roma, Torino! O lusingando Gardini, Caltagirone, Ciancio (La Sicilia), il presidente di turno di Confindustria (Sole 24 Ore).
O cercando di impressionare De Benedetti (Repubblica Espresso): ho visto scene penose ai seminari di Cernobbio.
Oppure con un pellegrinaggio a Cetona da Romiti, quando Agnelli gli regalò come liquidazione la Rcs (Rizzoli Corriere della Sera).
Non faccio nomi per pietà.

Il peggio avveniva in Rai o in giornali pubblici come il Giorno (quand'era dell'Eni).
Lì non c'era scampo: sulla meritocrazia prevaleva la lottizzazione.
Un assunto alla dc, uno al psi, uno al pci.
"E poi un quarto, bravo", scherzavamo.
Se il direttore era dc, il vice era psi. Oppure viceversa (al Messaggero della Montedison pubblica).
Un mio bravissimo collega, tuttora in Rai, era liberale. Per farsi assumere dovette passare in quota comunista.
Ed è un sublime scherzo del destino quello per cui l'unico politico scoperto ora a lottizzare magistrati si chiami Lotti.

Ma, in generale, nei grandi giornali c'è largo spazio per il merito. Anche perché contano i risultati. I politici sono votati ogni 5 anni. I giornalisti ogni mattina in edicola. (I magistrati mai, neanche quelli che condannarono Tortora).

Ho lavorato in due settimanali Rcs: l'Europeo dal 1983 al 1995, e poi Oggi fino al 2018. In 35 anni non ho visto favoritismi politici, amicali, familisti. Conto le eccezioni sulle dita di una sola mano.

È drammatica, invece, la situazione dei magistrati. Il cosiddetto autogoverno provoca camarille non perché le toghe siano corrotte, ma perché il sistema le costringe a esserlo.

Le promozioni sono decise dal Csm, e le elezioni al Csm sono decise quasi in toto dal sindacato (Anm), diviso in correnti.
È fatale, quindi, che per fare carriera occorra mettersi in luce presso i capi del sindacato, o i loro sponsor politici. Come in Rai.

Non sono un esperto, ma ricordo solo due magistrati estranei alle correnti: Davigo e Di Pietro. E drammi quando fu negato il premio al merito di Falcone.

Ignoro quali siano i percorsi di carriera per i magistrati all'estero. I pm negli Usa sono elettivi, anzi per molti è il trampolino di lancio verso la politica.
Ma gli italiani sono troppo faziosi per eleggere i magistrati dell'accusa. Immaginiamo poi un pm "scelto dal popolo" al Sud. Quanto investirebbero le mafie in un voto simile?

Per questo il sorteggio potrebbe essere la soluzione meno peggiore per la scelta dei capi, fra i magistrati. E, visti certi programmi, anche per i direttori Rai.

Monday, May 20, 2019

La bufala dei suicidi in Grecia

Secondo gli anti-europeisti sarebbero aumentati a causa dell'austerità. Invece i dati veri Oms (Organizzazione mondiale sanità dell'Onu) sono questi: http://apps.who.int/gho/data/node.main.MHSUICIDEASDR?lang=en.
I suicidi sono aumentati, ma di pochissimo: dal 2,9 per 100mila abitanti del 2000 ai 3,8 del 2016.
Ma soprattutto, la Grecia è il Paese europeo con meno suicidi:


Sunday, April 07, 2019

La bufala del franco cfa

Da più di un anno i fascisti francesi della Le Pen fanno circolare una maxibufala sul franco cfa che affamerebbe l'Africa e causerebbe emigrazione clandestina verso l'Italia.

Naturalmente la ghiotta balla antiMacron è stata subito ingoiata dai vari fessi neonazi/onalisti di destra e sinistra (in Francia Melenchon, in Italia grillini e leghisti).

Ecco una mia replica che mi è stata censurata dal Fatto Quotidiano: 

In un'intervista al Fatto dell'8 febbraio 2019 Otto Bitjoka afferma che la causa del golpe subìto nel 1968 dal presidente del Mali Modibo Keita sarebbe stata il suo annuncio di uscita dal franco Cfa.
In realtà il Mali aveva già lasciato il franco Cfa nel 1962, per poi rientrarvi nel 1984. Quindi non fu questa la causa del golpe.

Non è poi esatto dire che le ex colonie francesi in Africa siano obbligate a stare nel franco Cfa, pena la cacciata o uccisione dei loro presidenti.
Oltre al Mali, anche Guinea, Madagascar e Mauritania l'hanno lasciato senza problemi.

Le cause dei golpe contro gli altri 4 presidenti citati furono varie, e il franco Cfa c'entrava poco o nulla.

Il togolese Sylvanus Olympio era odiato dai militari locali che non aveva integrato nel proprio esercito dopo il loro servizio coloniale con la Francia.

L'ottimo Thomas Sankara del Burkina Faso aveva decine di fronti aperti con l'Occidente intero, e nel 1987 era più detestato dagli Usa di Reagan che non dalla Francia di Mitterrand.

L'ivoriano Laurent Gbagbo fu cacciato nel 2010 perché aveva truccato le elezioni.

Fantasioso, infine, il legame con la caduta di Gheddafi: egli non godeva di alcuna stima da parte dei presidenti africani, che non avrebbero mai messo le loro valute in comune con la Libia.

Lungi da me difendere le porcate commesse dalla Francia in Africa, da Bokassa in giù. Ma i francesi non sono peggio di Cina, Usa, Russia o Gran Bretagna. 
Quindi non c'è bisogno di accusarli con gli argomenti complottisti dei gruppi di estrema destra sovranisti e antisignoraggio.

Il franco Cfa ha i suoi pro e contro, ma è assurdo dire che "se la Costa d’Avorio vende cacao per un miliardo di euro, mezzo miliardo deve restare come riserva valutaria al Tesoro francese".

Tutti i Paesi hanno riserve monetarie a garanzia dei tassi di cambio, e le imprese esportatrici non devono certo versare il 50% dei propri incassi ad alcuna Banca centrale.

Molti Paesi, infine, fanno stampare le proprie banconote da società specializzate in antifalsificazione, a Londra o a Lione.
Mauro Suttora