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Wednesday, May 19, 2010

Le case dei parlamentari

QUANTO PAGANO DEPUTATI E SENATORI A ROMA? RISPONDONO IN 80 (SU 945)

Oggi, 19 maggio 2010

di Mauro Suttora

Pier Ferdinando Casini è sintetico: «Abito in una casa di proprietà di mia moglie [Azzurra Caltagirone, ndr] nel quartiere Parioli». Stringato anche Francesco Rutelli: «Vivo nell’unica casa che possiedo. È di mia proprietà, ereditata da mio padre, architetto, che l’ha progettata e realizzata negli anni ‘60».

Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, appare un po’ irritato: «Come tutti i parlamentari deposito la dichiarazione dei redditi presso il Parlamento e quindi è facilmente riscontrabile non solo il mio reddito, ma qualsiasi notizia relativa alla mia persona. Voglio comunque rispondere, a puro titolo di cortesia: non posseggo alcuna abitazione a Roma, dove vivo in una casa in affitto pagando circa 2.000 euro al mese alla proprietaria. Non ho mai avuto a disposizione case di enti di qualsiasi tipo».

Affitti non pubblici

Ci permettiamo di ricordare al senatore che i parlamentari devono dichiarare le loro proprietà, ma non il prezzo d’acquisto e i canoni d’affitto.

Esaustivo invece Piero Fassino (Pd, già segretario Ds): «Abito in un appartamento nel centro di Roma, acquistato nel ‘96 in comproprietà con mia moglie. Per coprire le spese di acquisto e ristrutturazione ho contratto un mutuo che ho terminato di pagare nel dicembre scorso. Sono proprietario di un appartamento a Torino, acquistato da mio padre nel 1962 e ricevuto in eredità nel ‘66. In comproprietà con mia moglie ho acquistato nel 2004 un casale in Toscana per il quale ho contratto un mutuo. Tutti i contratti di acquisto sono stati registrati per l’intero ammontare».

Visto l’interesse suscitato dalla nostra inchiesta della scorsa settimana sulle case dei ministri (dopo le dimissioni di Claudio Scajola per questioni immobiliari), abbiamo chiesto (per e-mail) a tutti i 945 parlamentari informazioni sul loro alloggio a Roma. Non hanno risposto in tanti: meno del dieci per cento.

Si vede che la maggioranza dei politici non ritiene di dovere queste informazioni ai propri elettori. Fra gli alfieri della trasparenza, invece, oltre a Fassino si distinguono i radicali: «Affitto un bilocale da un privato per 1.200 euro in zona Campo de’ Fiori», ci ha risposto la senatrice Donatella Poretti, «ma tutte le informazioni su di noi si trovano nel sito dell’Anagrafe pubblica degli eletti: http://www.radicali.it/ape/eletti/parlamento"».
Così il senatore Marco Perduca, che aggiunge particolari curiosi: «Sto in trenta mq scarsi al terzo piano a Trastevere per 1.250 € al mese. Non uso riscaldamento né acqua calda (neanche in inverno)». E il deputato Matteo Mecacci: «Affitto in zona Foro romano con la mia compagna un appartamento parzialmente arredato di 90 mq. Il canone mensile di 2.700 euro più 118 di oneri condominiali».
«Tifoso» dell’Anagrafe pubblica si dichiara anche il deputato barese del Pd Dario Ginefra: «Affitto 50 mq nel rione Monti, 1.300 euro al mese, quarto piano senza ascensore».

Zaccaria chez Monica

I senatori che si dichiarano proprietari di casa a Roma oltre a Gasparri sono solo tre. Barbara Contini (Pdl): «Lo scorso novembre ho comprato 75 mq in zona Pinciano accendendo un mutuo 15ennale con rata mensile di 2.700 euro». Elio Lannutti (Idv): «Vivo a casa di mia moglie nel quartiere Cinecittà, acquistata nel 1982 dal padre con il 50 per cento di mutuo Italfondiario al tasso del 16 per cento e pagata 76 milioni di lire». Roberto Zaccaria (Pd, già presidente Rai): «Vivo a Roma, dove ho recentemente trasferito la mia residenza. La casa è di proprietà della mia compagna [l’attrice Monica Guerritore, ndr] ed è stata acquistata nel febbraio 2009. Su questa casa, in zona Roma Nord, ho l’usufrutto, avendo concorso all’acquisto con mutuo ventennale di 400 mila euro».

In albergo vanno i senatori Fabrizio Di Stefano (Pdl, da Chieti, che sta all’hotel Imperiale in via Veneto) e Vanni Lenna (Pdl, da Udine): «Spendo 1.500 euro al mese». Guido Galperti (Pd, da Brescia) preferisce un residence vicino al Senato, a 1.100 euro mensili.

Gli altri in affitto. Cristiano de Eccher (Pdl, da Trento): «Pago, con contratto depositato e bonifico bancario, 1.100 euro più circa cento euro di spese per un monolocale in piazza Rondanini, vicino al Senato». Cecilia Donaggio (Pd, da Venezia): «Divido un’appartamento con una mia amica che vi abita da circa 40 anni in zona Prati, e la mia parte è di 1.200-1.400 euro». Maurizio Fistarol (Pd, da Belluno): «Affitto nel centro storico a 1.500 euro mensili». Andrea Fluttero (Pdl, da Torino): «Ho un piccolo alloggio ammobiliato in via dei Coronari per 1.600 euro mensili con contratto registrato. Vado al Senato in bici». Cinzia Fontana (Pd, da Cremona): «Affitto 50 mq con contratto regolare a Trastevere per 1.250 euro». Fabrizio Morri (Pd, da Urbino): «Bilocale di 40 mq a Monteverde nuovo per 1.100 euro». Salvatore Tomaselli (Pd, da Brindisi): «Affitto a 1.490 euro/mese». Felice Belisario (Idv): «A San Lorenzo, 1.200 euro per 75 mq».

Fra i deputati, prodigo di particolari è il romano Roberto Giachetti (Pd): «Da quando mi sono separato (2002) vivo in affitto in un appartamento di 90 mq nel quartiere Monteverde, per cui pago 1.650 euro, avendo lasciato l’abitazione ereditata da mia madre ai miei figli e alla mia ex moglie. Questo gennaio l’ho venduta, comprando per loro una casa di 120 mq. a Monteverde a 630 mila euro ed una casa per me, sempre a Monteverde, di 79 mq che ho pagato 550 mila euro con mutuo di 300 mila euro».

Esaustivo anche Luciano Ciocchetti (Udc, Roma): «Ho acquistato casa tre anni fa per 600 mila euro, con mutuo ventennale per 400 mila euro con una rata di 2.700 euro mensili. Il restante è stato da me versato direttamente alienando alcuni investimenti su fondi e con la liquidazione per la fine del rapporto di lavoro con l’Italgas. L’appartamento su via Acquacetosa Ostiense è di 125 mq + terrazzi e box».

Luisa Gnecchi (Pd, da Bolzano) è fra i pochi a sentirsi privilegiati: «Affitto con regolare contratto una stanza con angolo cottura e bagno. È piccola, ma molto comoda perchè vicino alla Camera. Pago molto, 1.200 euro al mese, una cifra che nessuna persona con un normale stipendio potrebbe pagare».
Giorgio Jannone (Pdl, da Bergamo) si dichiara esente da tentazioni: «Pago 1.600 euro al mese per l’affitto registrato di 50 mq in piazza del Parlamento. Ricopro la carica di Presidente della Commissione Bicamerale di Controllo degli Enti Previdenziali, ossia di tutti gli enti di previdenza che possiedono solo a Roma qualche decina di migliaia di appartamenti. Non mi sono certo mancate opportunità di acquisto o di locazione ...”agevolata”! Non intendo autoelogiarmi, ma voglio evidenziare che esistono molti politici che non meritano essere accomunati a luoghi comuni che generalizzano e offendono».

Scherza Roberto Nicco (Alleanza valdostana del Galletto): «E così siamo alla “dichiarazione pubblica di abitazione”! Comunque: ho affittato un alloggio in via della Lupa 19 (niente ipocrita privacy); il contratto è stato registrato; l’alloggio è composto di 2 vani più servizi. Il canone mensile attuale, comprensivo delle spese condominiali, è di 1.730 euro in totale».

Orgoglioso il ricchissimo avvocato Maurizio Paniz (Pdl, da Belluno): «Sono parlamentare dal 2001. A Roma ho abitato in albergo (hotel De Petris) fino al 2003 (pagavo 270/250 euro a notte); poi ho acquistato un appartamento di 50 mq. in via del Corso, vicino a piazza del Popolo, pagandolo 635 mila euro, somma integralmente dichiarata. Non ho ricorso a mutui perchè la mia dichiarazione dei redditi, che mi vede tra quelli che denunciano cifre elevate [964 mila euro nel 2009, ndr] mi permetteva di avere l’importo a disposizione».

Ce l’ha con le agenzie romane Marco Pugliese (PdI, da Avellino): «Visti i costi eccessivi degli alberghi in centro (130 euro al giorno nei tre stelle) ho affittato un miniappartamento di 55 mq. Pago 2.000 euro al mese più condominio e utenze. Anche se dimoro in zona Pantheon, mi sembra un po’ eccessivo. Tra l’altro, si deve anche subire l’arroganza di agenti immobiliari e dei titolari di case».
E ce l’ha con la capitale intera Gianfranco Paglia (Pdl, da Napoli): «Per mia fortuna non ho casa a Roma». Se può fa il pendolare anche l’umbro Rocco Girlanda (Pdl, da Gubbio): «Risiedo all’hotel Nazionale di piazza Montecitorio. È la soluzione più adatta alle mie esigenze perché, data la relativa vicinanza, talvolta posso rientrare a casa per tornare a Roma la mattina seguente».

Si lamenta Alessandro Montagnoli (Lega Nord, da Verona): «Sto in hotel vicini al parlamento, spesso diversi, e sinceramente la qualità non è sempre buona. Si va dai 90 a 130 euro per notte». In albergo vivono anche il suo collega leghista trevigiano Gianpaolo Dozzo e i deputati Michele Bordo (Pd) da Foggia («Pago 130 euro a notte»), il genovese Roberto Casinelli, Pdl («“Dimoro” all’hotel Nazionale a 165 euro»), Stefano Esposito (Pd), da Torino («Tre notti a settimana di media, 120 euro a notte»), Guglielmo Picchi (Pdl), da Firenze («Hotel non di lusso, e li cambio»), Giacomo Portas (Pd), da Torino («Hotel Cesari») e Simonetta Rubinato (Pd), da Treviso.

Cazzola e Castagnetti

Molti deputati che vivono a Roma da tempo hanno comprato. Enzo Carra (Udc): «Ho acquistato nel 1980 per 57 milioni di lire, in parte con mutuo ventennale dell’Istituto di previdenza giornalisti». Giuliano Cazzola (Pdl): «Lavoro da venticinque anni a Roma. La casa l’ho acquistata prima di diventare deputato due anni fa. È di 40 mq». Pierluigi Castagnetti: «Ho acquistato con mia moglie nel 2003 un minialloggio in centro per 250 mila euro, con mutuo del Banco di Napoli». Marco Causi (Pd): «Ho acquistato per 800 milioni di lire nel ‘98 un appartamento in zona Marconi/piazzale della Radio». Giuseppe Giulietti (Pd): «Ho comprato alla fine degli anni Ottanta 65 mq in zona Prati con mutuo Inpgi da tempo estinto». Roberto Rao (Udc): «Abito in una casa di 120 mq in comproprietà con mia moglie in zona San Giovanni, acquistata nel 2006 per 600 mila euro». Giuseppe Moles (Pdl) ha estinto il mutuo sui 35 mq comprati quand’era studente in zona piazza Bologna.

Fabio Gava (Pdl), da Treviso, sta in residence: «Ingresso, soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale e bagno, di circa mq. 40. Il costo varia a seconda dei giorni in cui mi fermo a Roma, comunque intorno a 1.500 euro al mese». Il milanese Antonio Palmieri (Pdl) abita invece in una casa di religiosi, nei pressi del Vaticano, dall’estate 2001. E Giuseppe Ruvolo (Udc), da Agrigento: «Vivo da dieci anni presso il Collegio del Sacro cuore di Gesù in corso Rinascimento 23, pagando 700 euro al mese per una cameretta più bagno». Anche Alessandra Siragusa (Pd), da Palermo, preferisce istituti di suore o bed and breakfast. Angela Napoli (Pdl), da Reggio Calabria: «Sono ospite di mia figlia, il cui appartamento di 90 mq. nella zona sud di Roma è stato acquistato nel 2002 con mutuo trentennale».

Maurizio Lupi (Pdl), da Milano, vicepresidente della Camera, divide l’affitto: «Risiedo in un appartamento condiviso di circa 80 mq in zona centro storico, la cui rata mensile di affitto è di 3.000 euro». E così Raffaella Mariani (Pd), da Lucca, e Marina Sereni (Pd): «Dividiamo un appartamento in affitto a mille euro a testa. Sono due camerette e un soggiorno più i servizi, al terzo piano senza ascensore. Siamo però vicine alla Camera, e non occorrono mezzi per raggiungerla».

Gli altri deputati, in affitto. Si va dai 650 euro più spese per il monolocale di 35 mq di Oriano Giovanelli (Pd), da Urbino ai 3.000 della bolognese Anna Maria Bernini (Pdl) e Ricardo Franco Levi (Pd), entrambi ovviamente in centro. Piano terra e 700 euro mensili per Nicolò Cristaldi (Pdl), da Trapani («Zona Corso Francia/Vigna Clara, 50 mq») e Luciano Pizzetti (Pd), da Cremona: «Affitto in centro un monolocale di 31mq per 900 euro». Trenta euro in più per i 35 mq della senese Susanna Cenni (Pd). «Risparmioso» anche Marco Zacchera (Pdl), da Verbania: «Un bilocale in centro. Il contratto è di 750 al mese più spese. Conosco i proprietari di persona e l’ho in affitto da dieci anni, quindi il prezzo è oggi minore di quello di mercato. Entrando però pagai dieci milioni di lire per una sistemazione, e 5.000 euro di riparazioni cinque anni fa». Andrea Orlando (Pd), da La Spezia, se la cava con 950 al mese. E Carmen Motta (Pd), da Parma, con 1.050.

Salendo, ecco Leoluca Orlando, Idv («Affitto un bivani di circa 35 mq in centro per 1.150 euro»), Erminio Quartiani (Pd) da Lodi («Appartamento ammobiliato di 50 mq. nel quartiere San Saba a 1.281 euro più spese condominiali» e il pavese Carlo Nola (Pdl): «Monolocale con servizi in centro: 36 mq, 1.300 euro al mese più spese». Stesso canone di Eugenio Minasso (Pdl), da Imperia, per i suoi 45 mq vicino alla Camera. A 1.400 sta Maino Marchi (Pd), da Reggio Emilia, e a 1.500 due nomi noti: il giornalista Pdl Giancarlo Mazzuca («Monolocale con servizi di 35 mq vicino al Senato») e l’ex segretario Cisl Savino Pezzotta, Udc, che quando scende dalla sua Bergamo sta in un due stanze di zona Trevi.

Enzo Raisi (Pdl), da Bologna): «Affitto 80 mq con regolare contratto vicino alla Camera per 1.515 euro mensili». Donella Mattesini (Pd), da Arezzo: «Sto in 50 mq. in via dell’Orso, tra la Camera e piazza Navona, e pago 1.600 euro, spese comprese». Walter Verini (Pd): «Vivo in una abitazione per la quale pago a un privato 1.622 euro. Sono 100 mq, al secondo piano nel quartiere Trieste». Sandro Biasotti (Pdl), già governatore della Liguria, vive in un appartamento di 42 mq in centro per 1.700 più spese. Luigi Nicolais (Pd) paga 2.037 euro. Andrea Sarubbi (Pd): «Affitto una casa di 135 mq in zona villa Pamphilj per 2.050 euro al mese. Ho anche una casa di proprietà a Garbatella che do in locazione a 1.300 euro mensili». Fabio Porta (Pd), eletto nella circoscrizione America Latina: «Vivo con la famiglia per 2.300 euro in 90 mq nel quartiere Africano». E Benedetto Della Vedova (Pdl): «In affitto da un privato a 2.500 mensili, zona Monti».

Infine la romana Barbara Mannucci, 28 anni, Pdl): «Vivo con i miei genitori in una casa sullla quale c’è un mutuo 25ennale preso da mio padre. Pago una rata di 1190 euro al mese». Il mutuo, ora che può, lo paga lei. Il contrario di una «bambocciona».

Mauro Suttora

Wednesday, November 11, 2009

Caso Marrazzo

INDAGINE SU UNO SCANDALO CHE FA TREMARE IL PALAZZO

Un filmato pieno di enigmi, racconti che si contraddicono, le curiose iniziative di alcuni giornalisti... Sulla storia del trans e del governatore ci sono troppi silenzi. E poche verità

di Umberto Brindani, Mauro Suttora

Oggi, 11 novembre 2009

Troppi misteri, troppi silenzi, troppe bugie. A due settimane dal blitz dei carabinieri del Ros che ha scoperchiato lo scandalo Marrazzo (21 ottobre), l' intera vicenda, invece di chiarirsi, si è ulteriormente confusa e intorbidata. Non torna il conto delle date, dei video o presunti tali, dei soldi, delle persone coinvolte.
I protagonisti, a cominciare dallo stesso Piero Marrazzo, si contraddicono, si correggono, si smentiscono tra loro. E nel caos generale, monta come un blog il rito della maldicenza, la caccia ai clienti vip dei trans di via Gradoli e dintorni. Girano come mosche impazzite liste (ovviamente impubblicabili) di decine e decine di nomi: ministri ed ex ministri, politici di destra, di sinistra e di centro, imprenditori, calciatori, giornalisti ad alta visibilità televisiva...

«I deputati sono lo specchio del Paese e quindi non possono essere specchiati», cerca di scherzare Benedetto Della Vedova, del Pdl. «Non sono Alice nel Paese delle Meraviglie», aggiunge la senatrice radicale Donatella Poretti, «e quindi non mi stupisce che anche i politici di professione vadano a trans o a puttane, come il resto dei maschi italiani».
Perfino Silvana Mura (Italia dei Valori) assolve i birichini: «Le debolezze sessuali esistono in tutti gli ambienti». Intanto, però, qui ci sono una vita e una famiglia rovinate, quelle dell' ex governatore della Regione Lazio. E un' aria fetida che sa di complotti, segreti e menzogne. Cerchiamo allora di rimettere in ordine i fatti certi e le domande ancora inevase, sia sulle circostanze che hanno portato alla realizzazione del famoso video, sia sugli strani percorsi che il medesimo filmato ha imboccato successivamente.

Thursday, April 12, 2001

parla Della Vedova

INTERVISTA A DELLA VEDOVA

di Mauro Suttora
Il Foglio, 12 aprile 2001

«Ogni giorno che passa, questa campagna elettorale dimostra che i radicali sono rimasti l’unica zeppa liberale fra i due poli. Se ne sono accorti, e lo hanno scritto, commentatori prestigiosi come Angelo Panebianco e Piero Ostellino. Ora però se ne de ve accorgere anche la gran massa degli elettori. È per questo che sembriamo ossessionati dal problema informazione. Ma purtroppo è dimostrato che per noi tutto si gioca per poche decine di minuti televisivi in più o in meno».

Benedetto Della Vedova è il più pacato fra i sette eurodeputati della lista Bonino eletti appena due anni fa con l’otto per cento (ma con punte del 18 in molte zone del Nord). Per stile personale, è lontano dai toni apocalittici di Marco Pannella. 

Però la sostanza non cambia: «Silvio Berlusconi è stato chiaro: da Vespa ha dichiarato che sulle questioni bioetiche la sua posizione è quella della Chiesa. Quanto all’economia, davanti agli industriali a Parma ha pronunciato un ottimo discorso. Ma non ha detto una parola sulle pensioni, né sulla libertà del lavoro. Anzi, ha tenuto a precisare che il suo non è più il modello Thatcher, ma quello dell’economia sociale di mercato. Cioè, esattamente la politica economica attuata per mezzo secolo dalla Dc. E il mio amico Giulio Tremonti non fa che ribadirlo: col sindacato la Casa della libertà è pronta all’accordo. Ma così si colpiscono le generazioni più giovani, sacrificate due volte: sia dalla mancata riforma delle pensioni, sia dalla mobilità sul lavoro, che riguarderà soltanto i nuovi assunti».

Vaticano e sindacato: ecco i due avversari che i radicali si sono scelti per questa campagna elettorale. Un colpo a destra e uno a sinistra, insomma, con il risultato di apparire allo stesso tempo attraenti e indigesti per entrambi gli elettorati, a seconda che si enfatizzino le libertà civili o quelle economiche. 

Con effetti a sorpresa, come l’appoggio dei premi Nobel (ormai arrivati a quota 40) per il capolista in carrozzella Luca Coscioni, che sarà con Emma Bonino al Raggio Verde santoriano anticipato a giovedì sera. Tema: la libertà della scienza. Interlocutori: Rosy Bindi e Rocco Buttiglione, ovvero il cattolicesimo di sinistra e di destra. 

Quest’ultimo, intervistato da Donatella Poretti per Radio radicale, si diverte a provocare i libertari riducendoli a «libertini», e sancendo che per loro fra i liberali del Polo non c’è posto, perché non accettano i valori di «Dio, patria e famiglia».

«Con avversari così andiamo a nozze», mormorano soddisfatti i radicali, che nel collegio di Milano centro dov’è candidata la Bonino incassano anche la candidatura suicida, da parte dell’Ulivo, dell’ex Dc e Fi Onofrio Amoruso Battista, oggi mastelliano, che se la vedrà con Marcello Dell’Utri: «Così si aprono grossi spazi per Emma», prevedono i pannelliani.

Ma, come sempre, è dall’estero che giungono gli aiuti più grossi. Il massimo dissidente cinese, Wei Jingsheng, sarà a Roma sabato per appoggiarli, e così il ministro della sanità ceceno Omar Kambiev, che i radicali hanno appena fatto parlare all’Onu a Ginevra, ma che la Russia ha obbligato a tacere dopo soli due minuti. Ne è nato un caso diplomatico di proporzioni internazionali, registrato da Le Monde in seconda pagina e come sempre ignor ato dai media italiani. 

Sia il cinese che il ceceno aderiscono all’«Osservatorio internazionale sulla legalità in Italia» al quale i boniniani vogliono affidano la sorveglianza sulle nostre elezioni. Vi troveranno un compagno inaspettato: Fausto Bertinotti, il quale con i governi russo e cinese va invece d’accordo, ma che appoggia i radicali nella loro lotta contro il predominio dei due poli in tv.

C’è da giurare che i fuochi d’artificio di Pannella per queste elezioni siano solo all’inizio. Per i radicali sarà un voto decisivo, dopo il trionfo delle europee 1999 e il doloroso ridimensionamento alle regionali 2000. 

«Ma questa volta, contrariamente al ‘94 e al ‘96, siamo riusciti a presentare candidati in tutta Italia», dice Della Vedova, «così non capiterà più di mancare il 4 per cento solo perché non avevamo liste in Veneto». 

Nel frattempo, continua la polemica politica quotidiana. La questione del giorno, per i pannelliani, è la censura a Internet, contenuta nella nuova legge dell’editoria appena approvata dalla maggioranza di centrosinistra: «Vogliono costringere tutti i siti che danno informazioni a registrarsi in tribunale e assumere giornalisti: è un’assurdità burocratica, senza eguali al mondo se non in Cina, che verrà spazzata via dalla libertarietà intrinseca della Rete», assicura Della Vedova.
Mauro Suttora