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Friday, February 08, 2019

Parla la sovranista che ha sfidato Emma Bonino

PRIMA INTERVISTA A PAOLA RENATA RADAELLI: "MOLTI DI NOI SONO RIMASTI NEL PARTITO +EUROPA ANCHE DOPO LE ESPULSIONI".
E DUE SONO ADDIRITTURA STATI NOMINATI DIRIGENTI DALLA CORRENTE DI TABACCI

di Mauro Suttora

La Verità, 6 febbraio 2019

Pirata o piranha? L’hanno accusata di avere assaltato +Europa, il partitino di Emma Bonino, con centinaia di iscritti all’ultimo minuto per ribaltare i risultati del suo primo congresso.
Una 'scalata ostile sovranista’: così è stata definita la sua candidatura a segretaria con tanto di lista di candidati, tutti sconosciuti ai boniniani, a dirigenti e militanti della formazione europeista.

“Volevamo soltanto portare avanti le nostre idee dentro al partito, che si dichiarava aperto a tutti”, dice ora a La Verità Paola Renata Radaelli, che parla per la prima volta della sua iniziativa.

Una provocazione?
“No. Io e altre persone abbiamo preso sul serio lo statuto di +Europa, che permetteva di iscriversi e candidarsi fino a dieci giorni prima del congresso del 27 gennaio a Milano. E lo abbiamo fatto, pagando online 50 euro a testa”.

Ma signora, come pensavate di essere accettati in un partito dove nessuno vi aveva mai visto? Era uno scherzo?
“No, le ripeto che eravamo in buona fede”.

Però vi siete iscritti in massa, cosa vietata dallo statuto.
“Altre adesioni collettive sono state accettate nelle scorse settimane. Perché loro sì e noi no?”

Perché gli ex democristiani di Bruno Tabacci hanno fondato +Europa un anno fa assieme ai radicali della Bonino. Anzi, se non le avessero offerto il loro simbolo, lei non sarebbe neanche riuscita a raccogliere le firme per le elezioni del 4 marzo, in cui ha preso il 2,6% ed eletto quattro parlamentari in coalizione col Pd. Mentre voi gravitate nel centrodestra.

“Chi l’ha detto?”
Lei si candidò alle amministrative in Liguria. E il suo capolista era nel partito di Gianpiero Samorì, alleato di Berlusconi.

“Anche Della Vedova, segretario di +Europa, è stato nel centrodestra in passato. Io ora sono solo la segretaria dell’Unavi, l’Associazione nazionale vittime di reati che si batte per la loro tutela. Volevo portare le nostre lotte anche in Europa. Per esempio, una petizione con 25mila firme”.

La vostra lista si chiamava ‘In Europa sì, ma non così’. E in una foto lei abbraccia Salvini.

“Unavi è apartitica, e ci sono mie foto con politici di tutti i partiti. Per esempio Orlando, l’ex ministro pd della Giustizia”.

Quindi lei non è sovranista?
“Se sovranismo vuol dire stare dalla parte delle vittime, sì. Ma nel nostro programma c’era scritto chiaro che siamo europeisti. In Europa, per cambiarla”.

Dicono così anche leghisti e grillini, i principali avversari di +Europa.
“Non sono vicina a loro. La foto con Salvini è di prima che diventasse segretario”.

Cos’ha votato alle ultime politiche?
“È un fatto privato”.
Ma come, non voleva buttarsi in politica?
“Io non mi butto da nessuna parte”.

Cosa pensa della Bonino?
“La stimavo per le battaglie su divorzio e aborto”.
E ora?
“Mi ha cacciato senza neanche sentirmi”. Perché non le ha telefonato lei?
“Al congresso avremmo potuto parlarci”.
E di Tabacci che pensa?
“Non lo conosco”.

Fatto sta che vi hanno espulsi in 190, ridandovi i soldi.
“I nostri erano molti meno”.
Ma lei ha parlato con qualche dirigente di +Europa?
“Mi ha telefonato l’amministratrice Silvia Manzi chiedendomi i motivi delle nostre adesioni. Poi ci ha radiato, con la scusa che alcune provenivano dallo stesso indirizzo di posta elettronica”.

Però molti sono riusciti a rimanere. Due sono stati addirittura eletti dirigenti: Roberto Baldi e la lucana Isabella Gentile. Prima erano in lista con lei, ora sono passati nella lista di Tabacci.
Quanti eravate in tutto?
“Non glielo dico”.
E perché?
“…”
Quindi dentro +Europa è rimasta una vostra quinta colonna di ‘dormienti’?
“Se usa questi termini la saluto”.

Chi erano i suoi candidati?
“Amici di tutta Italia”.
Di che tipo?
“Persone incontrate negli anni”.
Ma li conosceva tutti personalmente? “Certo che no, non potevo convincere centinaia di persone a iscriversi. Alcuni amici hanno portato altri amici”.

Come Matteo Riva, il quarto nella sua lista che poi ha avuto un abboccamento anche con la corrente di Della Vedova? Sapeva che era un dirigente tabacciano?
“No”.

Ora i radicali accusano i democristiani di Tabacci di avere ‘cammellato’ iscritti al congresso per vincerlo: decine di persone cui avrebbero pagato tessera e viaggio in pullman, soprattutto dal sud.
“Quindi vede che il vero problema non ero io”.
Mauro Suttora


Wednesday, January 30, 2013

Guarda chi si candida




SUDAMERICANE ESUBERANTI, MOGLI DI PIANISTI, COPPIE DI INDAGATI. E POI RICICLATI, PARACADUTATI, PARENTI

Oggi, 30 gennaio 2013

di Mauro Suttora

Sono ben 512 i parlamentari uscenti che si ricandidano. Ce la faranno a conquistare uno dei 945 posti disponibili fra Camera e Senato? Alla faccia del rinnovamento, molti di loro sono stati messi in lista in posti garantiti: basta essere in cima, e il seggio è sicuro. Perché non esistono voti di preferenza: più che eletti, con la legge «Porcellum» si viene nominati dai capi dei propri partiti.

Iliana Calabrò (foto sopra) ha buone possibilità di arrivare a Roma dall’Argentina, come senatrice eletta all’estero. È una matura soubrette famosa per avere imitato Meg Ryan, simulando un orgasmo in diretta televisiva.
Rappresenta la vendetta del senatore uscente Pdl Esteban Juan Caselli, che ha rotto con il suo ex partito e ha candidato la signora, madre di due figli, in un partito dal nome simile: «Italiani per la libertà».

È invece una pidiellina doc Simonetta Losi: cantante e moglie di Danilo Mariani, il pianista nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore (Monza), testimone al processo Ruby, commerciante di abbigliamento intimo, consigliere comunale a Sarteano (Siena), vicecoordinatrice provinciale Pdl e ora candidata in Toscana per la Camera al sesto posto. Dovrebbe farcela.

Poi c’è una «coppia diabolica» in Liguria. Lui, Giovanni Paladini, ex poliziotto e sindacalista, è deputato di Italia dei Valori dal 2008. Stesso partito per la moglie Marylin Fusco, diventata nel 2010 assessore regionale all’Urbanistica e vicepresidente della giunta Burlando, cariche che ha dovuto lasciare in autunno per un avviso di garanzia di abuso d’ufficio e truffa. Due settimane fa, seconda tegola: sono entrambi indagati, con altri, per peculato sui fondi regionali dell’Idv. Invece di utilizzare i 230 mila euro annui per fare politica, i dipietristi li avrebbero spesi per arredamenti, divani, vestiti e valigie.

Reggiseno push-up e cinque mutande

Poi, altre spese personali come gli 82 euro per biancheria intima femminile (un reggiseno push-up e cinque slip), circa 4.000 in alimentari, qualche centinaio in profumeria e un’ottantina in lavanderia per cuscini, federe, lenzuola, accappatoio, piumone e cuscini. Infine, 21.500 euro di bar e ristoranti.

Nel frattempo, Paladini e moglie hanno cambiato partito: lasciato Antonio Di Pietro, sono entrati nel Centro Democratico di Bruno Tabacci e Massimo Donadi (alleato del Pd). Lei, Marylin, è sempre consigliere regionale. Lui adesso è capolista in Liguria nella coalizione che sostiene Pier Luigi Bersani.

Stava con Di Pietro anche il più famoso di tutti i riciclati: Domenico Scilipoti, che nel 2010 passò con Berlusconi salvandone il governo dopo la rottura di Gianfranco Fini. Ora per garantirgli la rielezione il Pdl ha dovuto «paracadutarlo» in Calabria, dopo che l’Abruzzo lo ha rifiutato.

Emigrati da Roma al nord

È finito inopinatamente capolista Pdl in Liguria, invece, Augusto Minzolini, ex direttore berlusconiano del Tg1. Paracadutati in collegi sicuri piemontesi i Pdl Daniele Capezzone (ex segretario radicale) e Annagrazia Calabria, che quando fu eletta nel 2008 era la deputata più giovane d’Italia.

Qualche malumore anche nel Centro, dove la cognata di Pier Ferdinando Casini Silvia Noé, consigliere regionale Udc in Emilia, ha l’elezione assicurata alla Camera. Paracadutismo pure a sinistra: a Salerno alcuni pieddini protestano per la candidatura di Enrico Letta.
Mauro Suttora