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Friday, January 09, 2026

Kosovo sempre in mezzo al guado. Il surreale processo ad Hashim Thaci

57 anni, ministro, premier e infine presidente fino al 2020, comandante della resistenza contro la Serbia durante la guerra del 1999, considerato un padre della patria assieme allo scomparso Ibrahim Rugova. Da ben cinque anni langue in una prigione olandese

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 9 gennaio 2026

Immaginate che nel 1970, 25 anni dopo la Liberazione, Sandro Pertini fosse stato incarcerato e processato per crimini commessi dai partigiani che guidò nel 1943-45. Surreale? Eppure è quello che sta capitando a Hashim Thaci, 57 anni, ministro, premier e infine presidente del Kosovo fino al 2020, comandante della resistenza contro la Serbia durante la guerra del 1999, considerato un padre della patria assieme allo scomparso Ibrahim Rugova. Thaci da ben cinque anni langue in una prigione olandese.

All'inizio era sembrata una buona idea. Per far accettare l'indipendenza del Kosovo dai 90 Paesi (su 190) che ancora non lo riconoscono, e facilitarne l'entrata nella Ue, l'ex presidente aveva accettato di sottoporsi a processo per crimini di guerra assieme ad altri tre capi del Kla (Kosovo liberation army).

Si pensava che il tutto sarebbe durato qualche mese, al massimo un anno, e che a Thaci sarebbero stati concessi i domiciliari. Invece niente. Il tribunale speciale apposito creato all'Aia nel 2016 è formato da magistrati stranieri, ma opera secondo i codici kosovari. La lontananza fisica dal Kosovo avrebbe dovuto stemperare gli animi, ed evitare scontri fra albanesi e serbi. Tuttavia molte testimonianze dei parenti delle vittime serbe hanno dovuto essere secretate, per evitare vendette. Cosicché i kosovari ora accusano la corte di scarsa trasparenza.

Il tribunale non va confuso con la Corte penale internazionale, che ha sede nella stessa città. Deve giudicare su presunti crimini contro l'umanità, un centinaio di omicidi e sparizioni di serbi, torture e altri delitti commessi nel 1998-2000 da membri del Kla.

Il processo è iniziato nel 2020, ma fra incredibili lungaggini non è ancora arrivato all'epilogo: la sentenza è prevista a giorni. E già si annuncia un secondo processo contro Thaci, accusato di subornazione di testimoni, intralcio alla giustizia e oltraggio alla corte per il suo atteggiamento durante le udienze. A uno solo degli imputati è stata concessa la libertà su cauzione un mese fa, perché la durata della sua detenzione supera ormai la metà della pena cui potrebbe essere condannato.

Intanto a Pristina si susseguono le manifestazioni: i kosovari continuano a considerare eroi i loro comandanti partigiani incarcerati da un lustro. E si possono solo immaginare le proteste di segno opposto in Serbia, con l'appoggio dalla Russia, in caso di assoluzione.

Fra i testimoni a discarico di Thaci, ascoltati nelle ultime settimane, spiccano il generale Usa Wesley Clark, comandante Nato nel 1997-2000, e James Rubin, portavoce della segretaria di stato Madeleine Albright, da lei delegato a seguire il Kosovo. Entrambi hanno negato che le violenze commesse da singoli partigiani un quarto di secolo fa possano essere riconducibili a una responsabilità o addirittura a un ordine diretto di Thaci. Il quale anzi, secondo Rubin, era la "voce della moderazione", sempre pronto a negoziare "per far cessare il conflitto".

Il fallimento del tribunale internazionale per il Kosovo, già costato decine di milioni di euro, viene ovviamente sfruttato dai seguaci del presidente Usa Donald Trump: "Questa non è giustizia, tagliamogli i fondi", tuona il suo inviato speciale Richard Grenell. Insomma, se con questo processo si voleva attuare un percorso di 'giustizia di riparazione' fra kosovari e serbi, il risultato è l'opposto: gli animi sono più esacerbati di prima. Povero diritto internazionale.