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Monday, February 09, 2026

Giorno del ricordo: "Italiani, asini che scappano"

Poiché Trieste, come tutte le città e paesi della costa, era italiana in centro ma slava nell'entroterra, nacque l'idea del Territorio libero, che durò fino al 1954. E sì, come aveva detto Vyshinsky, 350mila istriani, fiumani e dalmati scapparono. Ma non erano asini: solo poveri profughi

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 9 febbraio 2026 

"Gli italiani assomigliano agli eroi romani quanto un asino assomiglia a un leone. Sono molto più bravi a scappare che a combattere". Parola di Andrei Vyshinsky, il famigerato procuratore sovietico che fece ammazzare gli oppositori di Stalin nelle purghe degli anni '30: nel 1946 da viceministro degli Esteri seguiva la conferenza di pace postbellica di Parigi con il titolare Vyaceslav Molotov. 

Il 5 settembre si affrontò il tema dei nuovi confini Italia-Jugoslavia. "Trieste è stata fondata dagli slavi", proclamò Vyshinsky, "quindi non spetta agli italiani. I quali nel 1943 hanno tentato di passare con gli alleati proprio come nel 1915, quando tradirono l'Austria. Ma la politica dello sciacallo che si aggira nel deserto cercando cibo non va sempre a buon fine. È falso che l'Italia abbia sconfitto l'impero austriaco. Esso fu vinto dai russi del generale Brusilov, che nel 1916 imprigionò due milioni di austriaci, costringendo così Vienna a sospendere la Strafexpedition contro l'Italia. La quale oggi dev'essere punita per l'aggressione alla Jugoslavia". 

L'Urss propose l'Isonzo come nuovo confine: Trieste, Gorizia e Monfalcone al dittatore jugoslavo Tito. Oltre a Cividale nel Friuli, con le sue valli del Natisone abitate da una grossa minoranza slava. Ma i cattolicissimi sloveni non volevano passare al regime comunista ateo jugoslavo. 

Le parole di Vyshinsky provocarono una dura reazione italiana. E compirono il miracolo di  associare anche i massimi dirigenti del Pci Palmiro Togliatti e Umberto Terracini, sempre allineati con l'Urss, alle proteste del dc Alcide De Gasperi. La proposta sovietica di dare l'intera Venezia Giulia alla Jugoslavia avrebbe raddoppiato gli esuli italiani, da 350 a 700mila. 

Più moderate le proposte di frontiera degli altri vincitori. Le migliori per l'Italia erano la inglese e la statunitense: Trieste e metà Istria, fino a Pola, sarebbero rimaste italiane. Gli Usa proposero un plebiscito nelle zone contese, che l'Italia avrebbe facilmente vinto sulla costa occidentale istriana (Capodistria, Umago, Pirano, Portorose, Rovigno, Parenzo). Ma De Gasperi temeva una richiesta simile dell'Austria per l'Alto Adige, e non appoggiò la richiesta. 

Alla fine prevalse il confine mediano francese, che lasciava 400mila italiani in Jugoslavia e 100mila croati e sloveni in Italia. Ma il 90% degli italiani, spaventati dalle foibe e dalle altre violenze titoiste, preferì l'esilio. 

Poiché Trieste, come tutte le città e paesi della costa, era italiana in centro ma slava nell'entroterra, nacque l'idea del Territorio libero, che durò fino al 1954. E sì, come aveva detto Vyshinsky, 350mila istriani, fiumani e dalmati scapparono. Ma non erano 'asini': solo poveri profughi. 

Wednesday, June 06, 2012

parla Sabina Ciuffini

W IL QUALUNQUISMO: GRILLO È COME MIO NONNO GUGLIELMO GIANNINI

di Mauro Suttora

Oggi, 30 maggio 2012

Gran successo per Sabina Ciuffini, già valletta di Rischiatutto, in una puntata di Porta a Porta su Grillo. Si è battuta come una leonessa contro Giuliano Ferrara che criticava le idee del comico. E ora è diventata un’eroina del Movimento 5 Stelle, con la sua performance assai cliccata su internet.

Signora Ciuffini, si candiderà nelle liste di Grillo? 
«Guardi, ho 62 anni e mi sono già presa tutte le soddisfazioni dalla vita. Anzi, direi che il mio Narciso è stato esageratamente compiaciuto. Come dice il proverbio: “Chi bene ha vissuto, bene si è nascosto”. Non sono una coraggiosa, altrimenti in passato avrei sollevato scandali, e non l’ho fatto. Sono solo una qualunque zia che vuole essere “servita” meglio dai politici che ci amministrano».

Ferrara sostiene che la politica spacciata come “servizio” è un’ipocrisia democristiana. Che la politica in realtà è sempre lotta per il potere, o conflitto fra diverse idee di organizzazione della società.
«Ho riflettuto su quel che ha detto Ferrara a Porta a Porta. Lui fa il “realista”. Ma anch’io faccio un ragionamento empirico. Mi baso sull’esperienza degli ultimi 30-40 anni. E, come tutti, vedo il disastro provocato dalla maggior parte dei nostri politici per malafede, incapacità e tradimento di ogni regola di amministrazione. Per Ferrara sono “sciocchezze”. Io invece voglio che tutto cambi».

Quindi, Grillo?
«Lui si espone da anni, dicendo cose semplici: a casa i bastardi, rispetto per chi lavora bene, largo a uomini e donne di buona volontà».

Come lei.
«Ci sono dieci milioni di sessantenni in Italia. Possiamo metterci insieme, senza fare quella trafila del veleno che è la carriera politica. Che ci annoia: non occorre perdere tempo in eterni dibattiti, quel che c'è da fare è davanti agli occhi di tutti. A me piacerebbe guardare anche oltre Grillo, ai giovani, alle donne».

Che sono meglio degli uomini?
«Mai stata femminista. Però credevo nell’indipendenza economica, e a vent’anni mi sono guadagnata il primo stipendio a Rischiatutto. Ringrazio Mike Bongiorno, ma anche il dirigente Rai Bruno Voglino che mi scelse come valletta dicendo: “Prendiamo questa, che sorride”. Non gli passava per la testa di andare a letto con le show-girl».

Invece adesso...
«Per il sito che ho aperto dall’8 marzo, www.unaqualunque.it, abbiamo bisogno di tutte le donne. Anche delle stronze, delle cattive, delle zoccole...»

Sta scherzando.
«Ho chiamato “unaqualunque” il sito in omaggio a mio nonno Guglielmo Giannini, che nel 1945 fondò il partito dell’Uomo qualunque. Non voglio resuscitare la parola “qualunquismo”. Voglio solo farla riposare in pace, senza considerarla più un insulto».

Grillo è qualunquista?
«Perché dice che tutti i politici sono uguali? È un'affermazione dimostrata dal libro La Casta, ormai cinque anni fa. Il qualunquismo non è antipolitica, Grillo e mio nonno non sono populisti né capipopolo. Alla fine del fascismo mio nonno scrisse: “Non siamo più sudditi ma sovrani, quindi esigiamo un ‘servizio’ onesto e decente dai politici che eleggiamo. I parlamentari sono alle nostre dipendenze, da noi prendono uno stipendio e quindi a noi devono rendere conto del loro operato».

Come ricorda suo nonno?
«Come in queste foto che pubblicaste nel 1959: affettuoso con i nipotini. Pochi mesi dopo morì, a 69 anni, amareggiato per gli attacchi che ebbe a causa della sua avventura politica. Eppure a casa nostra passavano De Gasperi, Togliatti, Andreotti, che allora era giovane e anche carino. Ricordo la sera della prima di una delle sue 120 commedie, Lo schiavo impazzito, al teatro Sistina, che poi divenne un film tv. Era un uomo brillante, napoletano con madre irlandese, autodidatta, sapeva dieci lingue».

Nel 1945-’46 raccolse molti voti fascisti, che poi confluirono in Dc e Msi.
«Lui non ebbe mai la tessera del partito fascista. Si diede alla politica dopo aver perso un figlio in guerra. Come idee, lo vedo più di sinistra che di destra». 
Mauro Suttora