Tuesday, January 23, 2007

Berlusconi: manifestazione a Roma

DUE MILIONI IN PIAZZA PER LA DESTRA

Oggi, 2 dicembre 2006

Faccio parte di quel venti per cento di italiani ai quali il governo Prodi ha aumentato le aliquote Irpef: quattro milioni di fessi che dovrebbero dare un “contributo di solidarietà” ai cosiddetti “poveri”. Il problema è che, secondo le statistiche, in mezzo a questi “poveri” ci sono anche i gioiellieri, che dichiarano in media ventimila euro all’anno. Così, in pratica, io dovrei aiutare gli evasori...»

Fra il milione o due di manifestanti in piazza San Giovanni Laterano c’è Carlo Biavati, 62 anni, pilota Alitalia in pensione, da Bologna. Vota Forza Italia, sogna la Thatcher, legge ogni giorno Libero di Vittorio Feltri, «ed è la seconda volta in vita mia che scendo in piazza, per Berlusconi». «No, la terza», lo corregge la moglie Luigia Boiano, ex hostess, «dopo il ’94 e il ’96». «In ogni caso», dice Biavati, «d’ora in poi cercherò di evadere qualsiasi tassa. Se prima avevo un po’ di paura, ora non più. Il problema è che io posso farlo solo per il canone Rai».

Ma chi ha manifestato a Roma sabato due dicembre? I sostenitori di Forza Italia e Alleanza Nazionale, i leghisti calati in forze dal nord. E poi i partitini del centro-destra: la Dc di Gianfranco Rotondi, i nostalgici missini di Luca Romagnoli (Fiamma tricolore) e Alessandra Mussolini (Alternativa sociale), i radicali di destra di Benedetto Della Vedova, i pensionati di Carlo Fatuzzo... Tutti fatti salire sul palco da Silvio per salutare la folla a fine comizio. Mancavano solo quelli dell’Udc, chiamati a Palermo da Pierferdinando Casini per una manifestazione contemporanea ma separata. Commercianti, artigiani, imprenditori, casalinghe, il popolo del centrodestra. Ma anche impiegati, operai, lavoratori dipendenti, giovani. Sarebbe quindi ingeneroso ridurre questa manifestazione della Casa delle libertà a una rivolta fiscale.

Quanti sono gli evasori scesi in piazza? Tanti, secondo la sinistra. Che dice: prima riduciamo l’evasione fiscale, poi le tasse. La destra risponde con la ricetta opposta: riduciamo le tasse, e l’evasione diminuirà spontaneamente. «Che provino a mettere l’imposta fissa del 20 per cento sugli affitti, per esempio», propone il comandante Biavati, «e i proprietari di case la pagheranno tutti volentieri, non dovendo buttare più il 43 per cento. Ma la priorità è tagliare le spese».

E perché non l’ha fatto Berlusconi, in cinque anni? «Licenziare un milione di dipendenti pubblici parassitari è impossibile per chiunque. Quasi la metà della nostra burocrazia è inutile, l’unica cosa a cui serve è autoalimentarsi con carte, controlli e richieste di documenti ai cittadini». Quindi anche lei ammette che Berlusconi non è riuscito a tagliare gli sprechi, come aveva promesso. Non resta che sperare che ci riesca la sinistra... «Alt, c’è una bella differenza!», replica Biavati: «La destra liberale e liberista vuole ridurre lo Stato e la spesa pubblica al minimo, mentre nei programmi della sinistra questo non c’è. Ai politici di sinistra fa comodo mantenere la spesa sociale, come la chiamano loro, con la scusa di aiutare le fasce deboli. Ma in realtà la vogliono gestire per decidere soltanto loro a chi dare una ricchezza che, per di più, non hanno contribuito a produrre».

Produrre ricchezza. I produttori: «Nel mio paese, Venegono Inferiore in provincia di Varese, abbiamo un centinaio di aziende», dice Alberto Trussi, 67 anni, industriale nel ramo occhiali. «È la prima volta che partecipo a una manifestazione politica, sono venuto a Roma in treno con mia moglie e dodici amici. Ci accusano di evadere? Se uno ritiene giusto paga volentieri, altrimenti si evade...». E qual è il giusto? «Il 33 per cento degli Stati Uniti, e chi sgarra va in galera. Mentre in Italia è il contrario: fra Irpef, contributi e assicurazioni, su cento euro che dò a un mio dipendente a lui gliene arrivano sì e no 40-45. Ma nelle società per azioni come la mia c’è poco da evadere o eludere, dev’essere tutto fatturato e controllato: al massimo si può scaricare qualche viaggio o nota spese di ristorante. Sono i professionisti quelli che hanno molto più da perdere».

E allora perché è venuto a Roma a protestare? «Fra i miei amici c’è acrimonia contro questo governo che ci sta mandando in rovina», dice l’imprenditore Trussi, «perché invece di affrontare i problemi veri, strutturali, come l’aumento dell’età pensionabile o la diminuzione dei dipendenti pubblici, che da noi sono quasi il doppio che in Europa, si intromette senza motivo nelle faccende private di tutti noi. Vanno bene tutti i controlli sulle aziende, un po’ meno quelli sui conti correnti personali».

La privacy. Un argomento sensibile anche fra chi paga le tasse alla fonte: «Io non ho nulla da nascondere», dice la signora Boiano, «con la mia pensione da 1.400 euro, ma non sopporto l’idea di avere il telefono sotto controllo o di non poter andare dal dottore senza carta di credito. Nell’aria non si respira libertà». E la sicurezza: «A Venegono siamo esasperati, abbiamo una rapina o furto in casa ogni tre giorni», si lamenta Trussi, «stordiscono i cani, li addormentano, annullano gli allarmi, entrano e rubano. La stessa banda in una sola sera è entrata da noi, ha smontato la serratura, ha trovato sul cassettone l’apricancello e la chiave della jeep di mio figlio, l’ha presa e poi se n’è andata a depredare altre cinque ville. Quasi sempre sono extracomunitari, c’è poco da fare. E di musulmani ce n’è in giro una “sbaraccata”...» Prego? «Tantissimi. Molti se ne stanno sempre lì a ciondolare senza far nulla nel centro del paese...». Ma il famoso «cuneo fiscale», non l’ha ridotto il governo Prodi a voi industriali? «Sì, prima era il cinque per cento, ora cominciano a dire tre, forse due, “andremo a regime nel 2012”, quando saremo tutti quasi morti: il problema è riuscire a lasciare ai figli la ditta, la casa, qualcosa...».

Altre latitudini, problemi diversi, rabbia uguale: «Ci stanno aumentando tutto: bollo auto, rendite catastali, Ici, tagliano gli stanziamenti ai Comuni...», si lamenta Vincenzo Nigrelli, 39 anni, impiegato regionale da Mussomeli (Caltanissetta), comune agricolo (cereali). Dieci ore di notte nel torpedone di Forza Italia per arrivare a Roma: «Lei pensa veramente che in questa piazza siano tutti evasori?», dice quando si comincia a parlare di tasse.

Ha votato Udc ed è arrivato a San Giovanni in un pullman di An Pietro Frascaria, 55 anni, operaio di Sannicandro Garganico (Foggia): «Sono iscritto alla Uil ma ho avvertito il nostro segretario Angeletti che toglierò dalla quota d’iscrizione al sindacato tutti gli euro che mi leveranno dal mio stipendio annuale di 15 mila euro. Da noi il problema sono i polacchi e gli extracomunitari che accettano meno della paga minima giornaliera di 37 euro. La mia famiglia con quattro figli va avanti col mio solo stipendio, per questo mi scandalizzo quando vedo che gli onorevoli, con i loro 180 mila euro di stipendio, si sono aumentati l’aliquota solo dal 43 al 45 per cento, mentre io passo dal 23 al 27».

Maria Franca Santagata, 61 anni, professoressa di storia dell’arte in pensione, iscritta al Psi per 35 anni, oggi vota Forza Italia: ha fatto poca strada per scendere a Roma da Ariccia, stessa provincia. Però si è portata dietro la figlia Marianna Daniele, 32 anni, insegnante pure lei (geografia nelle scuole medie superiori), che ha votato Udc, il genero carabiniere (votante An) e due nipotini di due e cinque anni. Un altro è in arrivo. Ormai sono le diciassette del pomeriggio, aspettano tutti che parli Berlusconi: «Siamo contro i matrimoni gay, la legge Turco sulla droga, l’odio atavico contro le forze dell’ordine da parte delle sinistra. I nostri valori sono lavoro, dovere, libertà».

Mauro Suttora

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