Wednesday, February 25, 2026

Da Rogoredo al Messico. Il disastro planetario della lotta alla droga

Due storie lontanissime unite dal proibizionismo. Il traffico illegale che ingrassa mafie e interi paesi, e di cui i pusher sono solo l’ultimo anello. Bisognerebbe restituire la questione all’ambito medico anziché a quello penale

di Mauro Suttora 

Huffingtonpost.it, 25 febbraio 2026

Cos'hanno in comune il boschetto di Rogoredo (Milano) e il Messico? Il proibizionismo sulle droghe. Il singolo poliziotto corrotto che lucra sui piccoli spacciatori è uguale al massimo narcotrafficante dell'America Latina. Entrambi rimarrebbero senza lavoro se le droghe venissero legalizzate.

Dal minimo al massimo: la misera criminalità dei pusher è l'ultimo anello della catena planetaria che ha ai suoi vertici mafie calabrese e siciliana, generali birmani, talebani afghani, interi stati: Messico, Colombia, Venezuela. 

Sono schiavi della droga i nostri eroinomani, gli spettri statunitensi del fentanyl, ma anche i cittadini e politici onesti del Sudamerica che ormai non possono più 'lottare' contro i potenti cartelli senza scatenare guerre civili.

Il nostro poliziotto Thor ricatta gli extracomunitari della periferia milanese esattamente come i vari Chapos si prendono gioco di governi, agenzie Onu, forze di polizia internazionali.

Sarebbe ora, quindi, di dichiarare fallita la 'guerra alla droga' iniziata dal presidente Usa Richard Nixon nel 1970. Di ammettere che combattere gli stupefacenti dal lato dell'offerta invece che della domanda, come dicono gli economisti, è inutile.

Finché milioni di rispettabili cittadini delle nostre città chiederanno cocaina, qualcuno gliela fornirà. Decine di film con Bob De Niro e Al Pacino non ci hanno insegnato nulla sugli agenti marci di New York? 'C'era una volta in America' di Sergio Leone non ci ha fatto capire che l'alcol proibito era manna per Cosa nostra? Sean Connery è morto invano negli 'Intoccabili'?

Chi sarà il nostro Franklin Delano Roosevelt, che ci libererà dalla disgrazia del proibizionismo come fece lui appena eletto nel 1932, per la disperazione degli Al Capone di allora?

Restituiamo la lotta alla droga al suo àmbito naturale: quello medico. Le tossicodipendenze (tutte) vanno combattute con Alcolisti anonimi, campagne contro tabagismo e ludopatia, propaganda contro coca ed eroina. Le 'sostanze' non devono arricchire più né spacciatori, né poliziotti disonesti, né trafficanti.

Monday, February 09, 2026

Giorno del ricordo: "Italiani, asini che scappano"

Poiché Trieste, come tutte le città e paesi della costa, era italiana in centro ma slava nell'entroterra, nacque l'idea del Territorio libero, che durò fino al 1954. E sì, come aveva detto Vyshinsky, 350mila istriani, fiumani e dalmati scapparono. Ma non erano asini: solo poveri profughi

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 9 febbraio 2026 

"Gli italiani assomigliano agli eroi romani quanto un asino assomiglia a un leone. Sono molto più bravi a scappare che a combattere". Parola di Andrei Vyshinsky, il famigerato procuratore sovietico che fece ammazzare gli oppositori di Stalin nelle purghe degli anni '30: nel 1946 da viceministro degli Esteri seguiva la conferenza di pace postbellica di Parigi con il titolare Vyaceslav Molotov. 

Il 5 settembre si affrontò il tema dei nuovi confini Italia-Jugoslavia. "Trieste è stata fondata dagli slavi", proclamò Vyshinsky, "quindi non spetta agli italiani. I quali nel 1943 hanno tentato di passare con gli alleati proprio come nel 1915, quando tradirono l'Austria. Ma la politica dello sciacallo che si aggira nel deserto cercando cibo non va sempre a buon fine. È falso che l'Italia abbia sconfitto l'impero austriaco. Esso fu vinto dai russi del generale Brusilov, che nel 1916 imprigionò due milioni di austriaci, costringendo così Vienna a sospendere la Strafexpedition contro l'Italia. La quale oggi dev'essere punita per l'aggressione alla Jugoslavia". 

L'Urss propose l'Isonzo come nuovo confine: Trieste, Gorizia e Monfalcone al dittatore jugoslavo Tito. Oltre a Cividale nel Friuli, con le sue valli del Natisone abitate da una grossa minoranza slava. Ma i cattolicissimi sloveni non volevano passare al regime comunista ateo jugoslavo. 

Le parole di Vyshinsky provocarono una dura reazione italiana. E compirono il miracolo di  associare anche i massimi dirigenti del Pci Palmiro Togliatti e Umberto Terracini, sempre allineati con l'Urss, alle proteste del dc Alcide De Gasperi. La proposta sovietica di dare l'intera Venezia Giulia alla Jugoslavia avrebbe raddoppiato gli esuli italiani, da 350 a 700mila. 

Più moderate le proposte di frontiera degli altri vincitori. Le migliori per l'Italia erano la inglese e la statunitense: Trieste e metà Istria, fino a Pola, sarebbero rimaste italiane. Gli Usa proposero un plebiscito nelle zone contese, che l'Italia avrebbe facilmente vinto sulla costa occidentale istriana (Capodistria, Umago, Pirano, Portorose, Rovigno, Parenzo). Ma De Gasperi temeva una richiesta simile dell'Austria per l'Alto Adige, e non appoggiò la richiesta. 

Alla fine prevalse il confine mediano francese, che lasciava 400mila italiani in Jugoslavia e 100mila croati e sloveni in Italia. Ma il 90% degli italiani, spaventati dalle foibe e dalle altre violenze titoiste, preferì l'esilio. 

Poiché Trieste, come tutte le città e paesi della costa, era italiana in centro ma slava nell'entroterra, nacque l'idea del Territorio libero, che durò fino al 1954. E sì, come aveva detto Vyshinsky, 350mila istriani, fiumani e dalmati scapparono. Ma non erano 'asini': solo poveri profughi.