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Tuesday, April 21, 2026

Per chi deve votare un povero radicale?

di Mauro Suttora

op-ed di Libero, 21 aprile 2026 

E ora per chi votiamo? Siamo quasi un milione, noi radicali rimasti senza partito dopo la morte di Marco Pannella dieci anni fa. Nel 2019 avevamo seguito con entusiasmo Emma Bonino con Più Europa alle europee. Ma da allora le soglie di sbarramento (3% per le politiche, 4% per Bruxelles) hanno sempre impedito di eleggere deputati. I due attuali, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, hanno agguantato un seggio nel 2022 solo grazie ai collegi uninominali elargiti dal centrosinistra.

Per la verità i radicali dovrebbero stare al centro ("estremista di centro", era definito Pannella), un'area che vale il 10%. Ma, com'è noto, i contrasti fra Carlo Calenda e Matteo Renzi hanno impedito all'ecumenica Bonino di coagulare quest'area.Cosicché il segretario Magi ha spostato Più Europa a sinistra, e su temi come l'immigrazione o Gaza all'estrema sinistra. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mancata campagna per il sì al referendum. Una bestemmia, per i radicali da sempre garantisti.

Infatti quelli raccolti nel partito radicale di Maurizio Turco - che da 40 anni non si presenta alle elezioni - sono sempre in prima fila nella battaglia contro i magistrati politicizzati: il 25 aprile protesteranno a Roma contro le 'querele temerarie' che intimidiscono i giornalisti. Altri rami radicali fuori dai giochi elettorali sono l'associazione Coscioni dell'ex eurodeputato Marco Cappato, per l'eutanasia, e la Nessuno tocchi Caino di Sergio D'Elia e Rita Bernardini per i diritti dei carcerati.

Ma in democrazia è il momento del voto quello che conta. E Più Europa è dilaniata da diatribe interne. In un congresso arrivarono 'cammelli' (finti iscritti) lucani a falsarne i risultati, e da allora ci sono sempre accuse su pacchetti sospetti di iscrizioni online. Sono i guai dei partiti che praticano ancora la democrazia interna. E se i numeri significano qualcosa, ora Magi è in minoranza rispetto alla corrente di Della Vedova, Valerio Federico e l’astro nascente - o cometa- Matteo Hallissey (23 anni, la metà di Magi). I quali non contestano l'alleanza col campo largo, ma intendono allearsi con Renzi (come alle europee 2024, in cui presero il 3,7%) per distinguersi e ottenere più potere contrattuale.

Ma un povero radicale come me, che mezzo secolo fa era l’unico pannelliano nel suo liceo di Udine, cosa deve fare per i propri ideali (imperituri) liberali, liberisti e libertari? Votare ancora Più Europa, incastonata in uno schieramento statalista e populista? 
In realtà è un dilemma eterno. Nel primo partito radicale degli anni ’50 il liberale Ernesto Rossi contestava i ‘padroni del vapore’ di Confindustria e del Pli malagodiano. Il Pr pannelliano degli anni ’60-70 era per ‘l’unità, il rinnovamento e l’alternativa di sinistra’ mitterrandiana, ma doveva incassare le contumelie Pci. La svolta liberista radicale degli anni ’90 portò all’alleanza con Forza Italia, che però durò solo sei mesi nel ’94. E Berlusconi visse come concorrenza indigesta il 6% (10% al nord) della lista Bonino nel ’99.

Pannella tornò a sinistra dopo il referendum sulla fecondazione assistita del 2005, perso a causa dell’astensione promossa da Forza  Italia e Vaticano. Però la riesumazione della Rosa nel pugno non ebbe fortuna, e poi Valter Veltroni nel 2008 non volle i radicali come lista autonoma: solo ascari da ricompensare con qualche seggio.

Questi opposti ostracismi, uguali nella loro simmetria, sono comprensibili. Noi lib-lib-lib infatti abbiamo il cuore a sinistra (diritti civili) e il portafogli a destra (stato minimo). Quindi saremo sempre in bilico fra conservatori e progressisti, e criticati da entrambi. Tuttavia oggi Forza Italia capisce che occorre ripristinare un’ampia area moderata di centro, contro ogni estremismo populista e antieuropeo. Più Europa e i radicali condividono questa prospettiva.


Tuesday, March 16, 2021

Caso Bonino: i più europei vittime della loro trasparenza

Tempi duri per i troppo onesti

di Mauro Suttora


Huffpost, 16 marzo 2021 

La prima foglia del carciofo si chiama Valerio Federico. È il tesoriere del partito +Europa, sfiduciato a maggioranza domenica dall’assemblea nazionale. “Vogliono farci fuori uno a uno, come foglie di carciofo”, ha detto la leader di +Europa, Emma Bonino. “Prima che venga il mio turno, me ne vado io”.

La storica senatrice radicale ha fondato +Europa nel 2017, dopo la morte di Marco Pannella. Difficile immaginare che il partito possa andare avanti senza di lei.

E infatti gli oppositori Piercamillo Falasca, Riccardo Magi (deputato), Carmelo Palma e Silvja Manzi (ex fedelissima della Bonino) non miravano a lei. Contestano la segreteria di Benedetto Della Vedova e i suoi magri risultati: quorum mancato alle politiche 2018 (2,6%) e alle europee 2019 (3,1%), percentuali deludenti nelle elezioni locali successive, 2% fisso nei sondaggi. Superati da Azione di Carlo Calenda, che occupa lo stesso loro spazio di centro liberaldemocratico. E con il quale convergeranno alle prossime elezioni, coinvolgendo anche Carlo Cottarelli e l’ex Cisl Marco Bentivogli.

“Siamo alla scissione dell’atomo”, commentano sconsolati gli iscritti a +Europa, viste le dimensioni minime e la litigiosità del partito. Già funestato da un fenomeno di ‘cammellaggio’ al primo congresso due anni fa, quando gli ex dc Bruno Tabacci e Angelo Sanza fecero iscrivere molti amici lucani per fronteggiare gli ex radicali.

(L’ottimo Sanza è un mitico ‘signore delle tessere’: fu anche lui, grazie ai delegati della sua Basilicata, a incoronare De Mita segretario della Dc quasi 40 anni fa).

Due dei quattro parlamentari di +Europa eletti nei collegi uninominali in alleanza col Pd, Tabacci e Fusacchia, hanno già lasciato il partito. E pure Magi ha votato la fiducia al governo Pd-M5s, contro le indicazioni della direzione. L’unica sempre contraria al populismo grillino è rimasta la Bonino.

L’attuale conflitto, però, non riguarda la linea politica. È di nuovo in ballo il tesseramento, con accuse di iscrizioni cumulative sospette per aumentare il peso congressuale di qualche dirigente.

“Da Palermo improvvisamente sono arrivate 700 nuove tessere”, rivela Palma, incolpando il tesoriere Federico di omesso controllo. In un partito con 2600 iscritti (a 50 euro l’uno), cifre simili possono decidere l’esito dell’imminente congresso.

Federico replica di aver controllato ben 500 iscrizioni sospette, ma di avere scoperto soltanto dodici ‘anime morte’ (tesserati inconsapevoli), annullandole.

“E comunque”, aggiunge, “i casi controversi riguardano diverse aree. Gli iscritti campani, per esempio, si sono moltiplicati per otto, da 50 a 400, ma risultano iscrizioni legittime. Inoltre i 2600 iscritti attuali, che potranno votare al congresso, vanno paragonati ai 1747 dell’anno scorso senza congresso. L’aumento di un terzo è un dato fisiologico. Nessuna iscrizione di quest’anno, quindi, può essere considerata irregolare rispetto alle valutazioni effettuate in passato e alla decisione del nostro organo di garanzia, tranne le dodici annullate. Se vogliamo limitare iscrizioni massicce in prossimità dei congressi, si introducano regole apposite. Chi ha firmato la mia sfiducia ha sottoscritto affermazioni senza fondamento”.

Ma perché tutto questo interesse per un partitino che prevedibilmente eleggerà pochi parlamentari? “Cupidigia”, taglia corto Bonino. Echeggiando la “sete di poltrone” che Zingaretti affibbia al Pd.

Così il povero tesoriere Federico, invece di gioire per l’aumento degli iscritti, ha dovuto trasformarsi in poliziotto e controllare luogo e date dei versamenti (140 a Palermo in due giorni), i nomi scritti sui bollettini, i titolari delle carte di credito usate per le iscrizioni online.

Da sempre in tutti i partiti del mondo c’è la piaga delle tessere gonfiate. L’iscrizione ai grillini, per esempio, è gratis. Così, per diventare deputati e ministri, a qualche furbo giovanotto è bastato inviare al blog di Grillo la fotocopia del documento di un centinaio di parenti e amici per vincere le primarie online. 

Ma gli altri partiti non fanno trapelare all’esterno le proprie lotte intestine. I +europei invece, per scrupolo di trasparenza finiscono periodicamente nei guai e si fanno male da soli.

Il segretario Della Vedova si è dimesso, fra tre mesi ci sarà il congresso, probabilmente lo vincerà e la Bonino tornerà. Ma il danno è stato fatto. Tempi duri per i troppo onesti.

Mauro Suttora