Thursday, September 17, 2026

Naza piace ai nazi

 NAZA PIACE AI NAZI INCONSAPEVOLI

Da 45 anni, nel mio lavoro di giornalista investigativo dall'Europeo a Newsweek, ho avuto spesso il problema di soppesare le fonti anonime, prima di utilizzarle in un'inchiesta. Direi che all'80% sono spazzatura 

Tolti mitomani, propagandisti e stupidi, resta però sempre un 20% su cui cominciare a lavorare per verificare, confermare o falsificare (Popper).

In linguaggio giuridico si può tradurre con "notizia di reato". Se fossi un procuratore della Cpi (Corte penale internazionale dell'Aia), dopo aver visto la docufiction Naza aprirei un'inchiesta e chiederei all'autore Abraham nomi e indirizzi dei suoi 24 intervistati anonimi. Poi dovrei interrogare altri soldati, non 24 ma almeno cento, per arrivare a una prima scrematura delle testimonianze.

Questo ragazzotto Abraham è recidivo, perché prima di Naza due anni fa aveva confezionato un altro noioso documentario: No Other Land. Non essendo lui né un artista né un giornalista, ma un militante politico, ha piacevolmente scoperto che una delle armi più efficaci per farsi dare un Oscar o un premio a Venezia dai benintenzionati benpensanti è la docufiction a tesi.

Inutile aggiungere che queste plaudenti "braves gens" proPal, inconsapevoli proHamas, sono state perfettamente descritte da Brassens e De André come conformisti mediani.

Poi c'è la realtà: quella del 7 ottobre, con relative spiacevoli conseguenze.

L'anonimato toglie l'80% di credibilità alle denunce dei soldati israeliani nel documentario Naza.

Nessuno pretende che si trasformino in eroi, anche perché Israele infligge anni di carcere a chi viola segreti militari (18 al povero Vanunu).

Ma i Pentagon Papers che denunciarono la guerra in Vietnam furono rivelati nel 1971 da un signore (ebreo) con nome e cognome: Daniel Ellsberg, che si assunse la responsabilità del suo gesto. Accusato di spionaggio, fu assolto. Si chiama disobbedienza civile.

Andrò a vedere Naza. Ma il documentario precedente di Abraham, No Other Land, premiato con l'Oscar, mi ha deluso: 90 minuti su un villaggio palestinese minacciato di distruzione senza spiegare perché.

Per capire Israele e Palestina, meglio lo stupendo film di Lapid, Yes, o la serie Netflix Fauda

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