Monday, February 25, 2008

I radicali e il Pd

ACCORDO: NOVE PARLAMENTARI E TRE MILIONI DI EURO

di Mauro Suttora

Libero, 22 febbraio 2008

Tre milioni di euro. È l’incredibile cifra che i radicali sono riusciti a strappare a Walter Veltroni in cambio di nulla. Perché se i Democratici non avessero offerto loro nove posti da parlamentare, più questa sontuosa fetta di finanziamento pubblico, i pannelliani sarebbero scomparsi dal parlamento. Impossibile infatti che raggiungano il quattro per cento, quota-ghigliottina per i non apparentati, da soli o magari riesumando la Rosa nel pugno con i socialisti, che due anni fa si fermò mesta al due virgola qualcosa. Oggi i sondaggi unanimi assegnano loro l’uno-due per cento. E nessun altro forno - Berlusconi, Bertinotti - li vuole. Nessuna alternativa, quindi.

Eppure, trattando e lamentandosi, Marco Pannella ed Emma Bonino hanno spuntato condizioni di lusso. Il governo italiano - qualunque governo - dovrebbe nominarli immediatamente plenipotenziari per tutti i negoziati internazionali che aspettano il nostro Paese. Si sono dimostrati più abili di qualsiasi pokerista incallito, trader di Wall Street o vucumprà da spiaggia. Eccezionali.

Pannella, d’altronde, è sempre stato eccezionale. Da quando a quindici anni, nel 1945, comprò la prima copia del giornale di Benedetto Croce, ‘Risorgimento liberale’, e s’innamorò del partito omonimo. Pochi anni dopo lui ed Eugenio Scalfari erano i due galletti più promettenti nel vivaio del Pli. Ma stavano troppo a sinistra per i filo-confindustriali, e allora nel ’55 fondarono il partito radicale. Dopodiché, sono sempre andati a scrocco. Alle politiche si allearono con il Pri, ma presero l’1,4. Nel ’60 si appiccicarono al Psi e andò un po’ meglio: 51 consiglieri comunali radicali eletti in Italia (fra i quali Arnoldo Foà in Campidoglio e Scalfari a Milano, col quadruplo dei voti di un giovane Bettino Craxi).

Poi ci fu un’alleanza a Roma addirittura con i filosovietici dello Psiup: Pannella arrivò terzo ma non fu eletto. La strategia del cuculo funzionò invece nell’89, quando i radicali stabilirono un record mondiale. Riuscirono a candidarsi eurodeputati in ben quattro liste diverse: Pannella con Pri-Pli, Adelaide Aglietta con i verdi, Marco Taradash con gli antiproibizionisti sulla droga. E Giovanni Negri finì nel Psdi, unico non eletto.

Nel ’63 fu il Pci a fare la corte a Pannella, proprio come oggi: Giancarlo Pajetta in persona offrì tre posti da indipendenti di sinistra ai radicali. Ma loro rifiutarono sdegnosamente. Allora se lo potevano permettere, perché nessuno faceva il politico di mestiere: Pannella e Gianfranco Spadaccia erano giornalisti, Angiolo Bandinelli professore, Sergio Stanzani dirigente Iri, Mauro Mellini avvocato.

Oggi, invece, la «baracca» radicale è una piccola multinazionale dei diritti umani con uffici a Bruxelles e New York, una bella sede nel centro di Roma proprio sopra al night Supper club, e un’ottima radio che copre tutta Italia e offre la migliore rassegna stampa ai patiti di politica: quella del direttore Massimo Bordin.

Loro, che si considerano sempre il sale della terra, preferiscono autodefinirsi umilmente “galassia”, e vantano un sacco di associazioni collaterali: da ‘Nessuno tocchi Caino’ che ha appena strappato la moratoria sulle esecuzioni capitali all’Onu alla ‘Luca Coscioni’ che si batte per la libertà della ricerca scientifica e il testamento biologico (caso Welby), dagli ecologisti di ‘Rientro dolce’ agli umanitaristi internazionali di ‘Non c’è pace senza giustizia’.

Il che, molto prosaicamente, vuol dire decine di stipendi che Pannella si trova sul groppone. Ora, grazie a Walter, verranno erogati per altri cinque anni. Quanto a Radio radicale, da decenni riesce nel miracolo di incassare contributi statali sia come organo di partito, sia come emittente super partes delle sedute parlamentari.

Intendiamoci, però: i pannelliani non sono imbroglioni clientelari. La loro radio, per esempio, trasmette con spirito voltairiano convegni e congressi di tutti i partiti. Tanto che, all’ultima assemblea di An, un oratore ha chiesto in extremis la parola a Gianfranco Fini giustificandosi così: «Devo dimostrare a mia moglie in ascolto dalla Sicilia che sono veramente qui».

Nel 1996 fu Berlusconi a trovarsi nei panni di Veltroni. Allora Pannella trattò con lui l’entrata dei radicali nel Polo, chiedendo lo stesso numero di collegi sicuri offerti ai cattolici di Ccd-Cdu. Ma aveva sottovalutato l’abilità di Casini, Mastella e Buttiglione, che alla fine spuntarono cento posti contro i 43 offerti ai radicali. «Non entrerò più nel suk di via dell’Anima!», tuonò Marco, che si vendicò presentando candidati autonomi. Un disastro: nessun deputato, e solo un senatore eletto in Sicilia (Piero Milio) grazie a una desistenza concordata in extremis.

Ammaestrato da quella esperienza, che tenne i radicali fuori da Montecitorio per un decennio, questa volta Pannellik ha bluffato solo fino all’ultimo secondo. Poi i suoi fidatissimi Rita Bernardini e Marco Cappato hanno acchiappato al volo quel che offriva Goffredo Bettini, il generoso (o sprovveduto?) luogotenente di Veltroni, probabilmente anche lui succube del fascino di SuperMarco fin dal ’93, quando assieme architettarono la prima sindacatura romana vincente di Francesco Rutelli.

Chi saranno adesso i nove radicali nel partito democratico? Pro forma è stato convocato un comitato nazionale radicale per il weekend. Però come sempre deciderà Pannella, gran libertario fuori ma leninista all’interno del suo partitino. I due giovani radicali più brillanti, quelli della svolta liberista degli anni Novanta che fruttò l’exploit dell’otto per cento alla lista Bonino nel ’99 (con punte del 15% in alcune città del nord), se ne sono andati con Berlusconi. Benedetto Della Vedova è riuscito a mantenere rapporti cordiali con Marco, mentre con Daniele Capezzone si è passati direttamente dall’amore all’odio. Eppure Pannella è spesso generoso con i suoi. A volte quasi scialacquatore. Due anni fa, per esempio, regalò due seggi che spettavano ai radicali (nell’alleanza con i socialisti) agli ex comunisti Lanfranco Turci e Salvatore Buglio - quest’ultimo unico ex operaio eletto alla Camera.

Molti sono gli ex portaborse radicali che devono essere sistemati. (La definizione non suoni insulto: chi ha portato la borsa a Pannella è destinato a carriere mirabolanti, come Elio Vito in Forza Italia e lo stesso Rutelli). Non ci saranno quindi esterni di lusso, come Leonardo Sciascia, Enzo Tortora o Domenico Modugno. E neanche scandali viventi come Toni Negri o Cicciolina.

Bandinelli, possibile senatore, ha 80 anni come Ciriaco De Mita, ma Veltroni ha un debole per lui: sedettero assieme nel consiglio comunale a Roma di Luigi Petroselli negli anni ’70 (prima carica di Walter). Oggi Bandinelli è un po’ imbarazzato, perché dopo avere scritto sul mitico ‘Mondo’ di Mario Pannunzio negli anni ’50 e ’60 è approdato al ‘Foglio’. Ma la svolta clericale di Giuliano Ferrara lo ha spiazzato, anche se conserva la sua column settimanale in nome della “dissenting opinion”.

Quanto a Pannella, a 78 anni non è un mistero che ambisca a un posto da senatore. A vita, però. Prima o poi, c’è da scommetterlo, riuscirà ad ammaliare anche qualche presidente della Repubblica, che sarà costretto a nominarlo dopo uno sciopero della fame o della sete. Per evitare un’altra bevuta di pipì, come quella che l’incorreggibile inflisse al povero Carlo Azeglio Ciampi nel 2002.

Mauro Suttora

10 comments:

lucabagatin.ilcannocchiale.it said...

Come ti ho già scritto: condivido, approvo e sottoscrivo.
Mi lascia solo perplesso il commento che hai lasciato sul mio blog a proposito del fatto che tu sostieni che cmq i radicali hanno fatto l'unica scelta possibile.
A parte il fatto che conosci già la mia posizione terzaforzista ma, al di là di questo, non pensi che, se proprio volevano cmq salvare "il cucuzzaro" e relativi stipendi avrebbero potuto aggregarsi a Er Capezza ?

enpi said...

Non penso che quella sarebbe stata una strada percorribile per due motivi:

(*) sarebbe stato il terzo cambio di collocazione politica in circa 15 anni, il che comporterebbe una ulteriore erosione della credibilità di quei soggetti. L'area pannelliana era stata a sinistra fino alla metà circa degli anni '90 (una sinistra liberale, ma pur sempre sinistra). Poi si sono avuti l'ascesa dell'astro di Capezzone e il periodo delle simpatie neocon (l'uscita di scena di Dupuis si colloca temporalmente qui); poi la rotta tra Capezzone, che voleva persistere a destra, e il vero leader carismatico al momento dello spostamento al centro con Prodi; ora ci sarebbe di nuovo uno spostamento a destra, che di necessità dovrebbe avere l'avallo dello stesso leader.

(*) implicitamente sarebbe dare ragione a Capezzone (e quindi smentirsi)

mauro suttora said...

"enpi", chi sei? Non mi piace interloquire con anonimi.
Permettimi di correggere un po' le date: i radicali hanno svoltato a destra nel '92, quando lanciarono i referendum liberisti con la Lega Nord.
L'ascesa di Capezzone invece inizia solo nel 2000. Per tutti gli anni '90 la "stella nascente" del nuovo corso pannelliano era Della Vedova.

Luca, come puoi pensare che Pannella si "aggreghi" a Capezzone? Stiamo parlando dei radicali, cioe' un movimento che bene o male qualcosa conta in Italia, rispetto a una persona sola.

Come terza forza i radicali avrebbero potuto coalizzarsi con Di Pietro nel 2001. Ora sarebbero solo quarta o quinta forza, e ormai Di Pietro si era gia' aggregato con il Pd

enpi said...

Oh naturalmente si tratta di valutazioni politiche. Ai referendum "liberisti" raccolsi le firme pure io, perché il liberismo può essere di sinistra non conservatrice. Dipende dagli accenti e dalle sfumature. E' una questione di spartiacque, a mio avviso.

Per il resto, nella mia cronologia considero i pannelliani del tutto a destra solo a partire dal secondo governo Berlusconi. Perché il secondo e non il primo? Perché per mio partito preso non faccio mai processi alle intenzioni e ad un dialogo di massima con Berlusconi sulle prime ero favorevole. Dialogo sì, ma per breve tempo. Quando hai la conferma di chi ti trovi politicamente davanti, non puoi mostrare tutta quella deplorevole insistenza per tanti anni. Capezzone in effetti giunge alla fine di cinque anni durante i quali le istanze di sinistra liberale nell'area si fanno sempre più deboli, mentre i liberali "di destra" crescono. Non ho posto Capezzone nel '95, ma effettivamente mi ero spiegato male. Chi sono? Sono enpi. Non ci conosciamo direttamente, ma ti leggo con interesse.

enpi said...

"Dal secondo governo" di nuovo mi spiego male, scusami, ma non trovo facilmente il tempo e la calma per scrivere, ed effettivamente si tratta di fatti avvenuti tempo fa.

Cronologia:

la lista "Movimento dei Club Pannella Riformatori" che cesserà di esistere nel '97" ed appoggia Berlusconi in occasione del suo primo governo. Leggo in quell'appoggio un interesse dialogico, quindi non lo considero necessariamente di destra. Gli esiti temporalmente successivi però sì. Nei cinque anni successivi le istanze di destra si sono rafforzate all'interno dell'area (è per quello che pongo orientativamente lo spartiacque al 1995) e quelle di sinistra liberale si sono attenuate.

Il fatto di aver chiamato "secondo governo berlusconi" il periodo che va dalla caduta del primo al secondo, incorporando anche gli anni di centro snistra è un involontario lapsus della mia memoria. :) I governi di csx di quegli anni li ho rimossi. Però ricordo l'insistenza dei pannelliani nei confronti di Berlusconi a volerlo considerare come un riferimento politico.

lucabagatin.ilcannocchiale.it said...

Sono convinto che se i radicali avessero seguito Capezzone avrebbero fatto una scelta di gran lunga più produttiva (e forse più coerente dal punto di vista delle battaglie economiche) anche dal punto di vista elettorale.
La penso, insomma, un po' come Iuri Maria Prado nel suo pezzo di Libero del 22.
Ad ogni modo non vedo che cosa potessero avere in comune i radicali con Di Pietro che, giustamente, si è collocato a fianco del Pd: ovvero all'estrema destra (leggi nuovo fascismo).

mauro suttora said...

Luca: "se i radicali avessero seguito Capezzone"

ma scherzi? I radicali seguono Pannella, per definizione. Il Pr e' Pannella, e Pannella e' il Pr

lucabagatin.ilcannocchiale.it said...

E per questo sono destinati all'eterna sconfitta ideale prima ancora che politica.

Anonymous said...

caro luca tu di politica non capisci un cavolo! il partito radicale da quanti anni è in vita? di quale altro partito si può dire lo stesso?
sveglia eh!!!
ciao francesca

Anonymous said...

Ad esempio il pc cubano, che ha visto recentemente le dimissioni del lider maximo e il passaggio di potere al fratello? O il partito fascista italiano, secondo l'interpretazione strettamente pannelliana del dopoguerra come un gioco delle parti all'interno di un'area di potere in verità unitaria. Il partito autoritario corporativo italiano è al governo da ottanta anni. I pannelliani sono stati (furono) all'opposizione solo qualche decennio.

Amen.