Sunday, June 29, 1986

Scuola superiore di Caserta

inchiesta

Europeo, 28 giugno 1986

non basta andare a corte per servire la Repubblica

ambizioni nazionali. i supercorsi che formano i manager dello stato

Quattro sedi , di cui una nella reggia dei Borboni . ma pochi mezzi . la scuola della pubblica amministrazione dovrebbe preparare commis d' Etat . come l' Ena francese . ma sforna burocrati delusi . Ecco perche'

di Mauro Suttora, inviato a Caserta

" Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia . Ringrazia vivamente . Deplora l' assenza del modulo H . Conclude che passera' il progetto , per un sollecito esame , all' ufficio competente , che sta creando " . Questa surreale citazione , estratta dal Diario notturno di Ennio Flaiano , la troviamo a pagina 13 del libretto con cui si presenta al pubblico la Scuola superiore della pubblica amministrazione . Ai dirigenti della scuola non difetta il senso dell' humour e dell' autoironia : prendere in giro se stessi non e' facile per nessuno , men che meno per dei sussiegosi burocrati statali . Ai quali per di piu' , poche settimane fa , e' toccato ingoiare l' ennesima pillola amara : una ricerca dell' Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) ha decretato che spetta all' Italia il primato negativo europeo in fatto di formazione del personale pubblico .

Sabino Cassese , professore di diritto amministrativo all' Universita' di Roma , uno dei massimi conoscitori delle macchine dello Stato , ha puntato in particolare il dito sulla Scuola superiore , nata nel 1962 con la nascosta ambizione di diventare la versione italiana dell' Ena , la celebre scuola nazionale di amministrazione di Parigi che sforna ministri e presidenti . " La nostra scuola doveva creare una nuova classe dirigente per cambiare l' amministrazione , e invece e' stata costretta ad adeguarsi a essa , al suo livello piu' basso , fallendo lo scopo " .
Il quadro e veramente cosi' nero ? Davvero non c' e' speranza per il nostro Stato , che fornisce servizi scadenti in ogni campo (poste , ferrovie , scuola , sanita) e a costi altissimi (l' amministrazione pubblica ingoia oggi il 60 per cento del reddito nazionale contro il 30 per cento di solo vent' anni fa) ?

E evidente a tutti che il nodo centrale per il futuro dell' Italia , adesso che le imprese private sono ritornate a guadagnare e sprizzano energia , sta nel risanamento dei servizi pubblici , sia statali che regionali . Basta con la polvere , l' inefficienza , le inutili complicazioni , le tre ore di lavoro medio giornaliero . Viva la produttivita' , la snellezza , la rapidita' . Per cambiare l' amministrazione pubblica , uomini nuovi . E dovra' essere la Scuola superiore a prepararli , nelle sue quattro sedi sparse in Italia : Roma , Caserta , Reggio Calabria e Bologna . Ma gli uomini nuovi nasceranno ? E quando ? Per ora , non nascono . Anzi : il primo corso di sei mesi per dirigenti del ministero delle Poste e' miseramente abortito in aprile . Motivo : alcuni candidati esclusi hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato , che ha bloccato tutto dopo ben quattro mesi di lezioni .

Cosi' , dopo aver aspettato per anni la legge del 1984 che istituisce i corsi per manager pubblici , la burocrazia come al solito si morde la coda e inciampa nei suoi stessi cavilli . Niente da fare : ai manager privati continuera' a pensare la Bocconi , mentre quelli pubblici restano una specie indesiderabile , vittime di quella che Ettore Rotelli , docente di spicco della scuola , descrive come " la diuturna lotta dei ministeri " per strapparsi l' un l' altro le competenze residue dopo la grande abbuffata (e i grandi sprechi) delle Regioni .

Ma andiamo a vedere da vicino come funziona , e come potrebbe funzionare , la Scuola superiore , finora mancata Ena italiana . La sede centrale e ' a Roma , in una palazzina al Foro Italico . Ma lo spazio e' scarso , cosicche' gli uffici della direzione sono dall' altra parte del Tevere , agli ultimi piani del ministero per la Ricerca Scientifica . La scuola dipende direttamente dalla presidenza del Consiglio , attraverso il ministro senza portafoglio della Funzione Pubblica , che da tre anni e' il dc Remo Gaspari .

Direttore della scuola e' dal 1977 Domenico Macri' , un calabrese piccolo , segaligno e scattante di 63 anni . Lavora in regime di proroga , perche' i partiti non riescono ad accordarsi sul nome del suo successore . Macri' e' il direttore di una scuola senza professori e senza personale . Infatti chi lavora nella Scuola superiore viene " comandato " di anno in anno a quell' incarico dal proprio ministero , nei cui ruoli continua a figurare . In teoria , ciascun ministero potrebbe riprendersi i suoi funzionari e dirigenti " prestati " .

Il direttore Macri respinge subito ogni confronto con l' Ena francese (vedere il riquadro a pag . 26) : " Quella e' una scuola d' elite , ristretta ai dirigenti e con corsi lunghissimi . Noi siamo una cosa diversa : organizziamo corsi di aggiornamento e formazione per i vari ministeri , e dal 1979 abbiamo iniziato quelli di reclutamento " .

I neolaureati ammessi alla Scuola superiore dopo un concorso piuttosto severo (la media e' di un posto ogni dieci domande) non diventano dirigenti , come in Francia : al termine del corso retribuito di un anno chi viene assunto (i cinque sesti dei partecipanti , contro i due sesti in Francia) diventa impiegato ai due livelli piu' alti dell' amministrazione pubblica . La selezione durante il corso pero' e' inesistente , perche' gli allievi che nel frattempo vincono concorsi piu' prestigiosi (magistratura , notai) se ne vanno , liberando molti posti .

Se a Roma c' e' la direzione della scuola , la sede piu' prestigiosa e' a Caserta : occupa un intero settore della famosa Reggia , con saloni , quadri e stucchi . Mentre i Borboni ci misero un secolo per costruire la loro fastosa dimora , il direttore Macri' e' in guerra da dieci anni con le altre branche dello Stato per realizzare il suo vecchio sogno : un college per gli allievi . Quella che all' estero e' prassi normale , un collegio residenziale per gli studenti che vengono da fuori , qui da noi ha assunto i contorni di una pretesa fantasmagorica . Solo adesso cominciano i lavori per ricavare una cinquantina di stanze in una delle due ali della facciata , dopo che un reggimento di cavalleria aveva resistito per anni , non volendo mollare le proprie stalle ai futuri manager dello Stato .

Entriamo nell' aula dove si sta svolgendo un " master " del ministero delle Finanze per ispettori delle imposte dirette . Eccoli qui coloro che scopriranno tutte le falsita' contenute nelle dichiarazioni Irpef e si batteranno contro gli evasori fiscali per il bene dello Stato . Per adesso la discussione verte sul primo comma dell' articolo 52 del secondo titolo del decreto 596 per la determinazione del reddito d' impresa . E' l' una , fa caldo , e gli allievi sono desiderosi di tornarsene in macchina a Napoli . Da li' viene la maggioranza dei fortunati 114 che hanno superato le forche caudine del concorso con duemila domande iniziali .

Fortunati ? " Si' , rispetto a quelli che sono capitati qui da La Spezia o da Bari , e che si devono mantenere lontani da casa con un milione al mese , siamo fortunati " , riconosce Renato Di Gennaro , 34 anni , laureato in giurisprudenza ed economia e commercio , chissa' quanti concorsi alle spalle . " Ma dopo ? Sappiamo gia' che andremo quasi tutti al Nord . Ce la faremo ad affittare una casa , a mantenere la moglie , i figli , la macchina ? " . Ecco Marina Maiella , 26 anni , dottoressa in legge : " Gia' sappiamo in partenza quale sara' la nostra carriera : il massimo che possa capitarci e' diventare , a 40 o 50 anni , dirigenti , e di raggiungere lo stipendio di un milione e mezzo " .

Cosi' , la principale aspirazione di questi servitori dello Stato , una volta catapultati a Bolzano o a Pordenone , e' quella di mettersi in proprio , di aprire uno studio di commercialista , e di insegnare ai propri clienti i trucchi per non pagare le tasse , gli stessi che lo Stato adesso sta insegnando loro a scoprire . C' e' di peggio , perche' ormai la tacita convenzione fra Stato e statali e' : io ti do pochi soldi , tu in cambio hai pomeriggi e sabati liberi , cosi' fai quel che vuoi . E finche' un professore da' lezioni private nulla di male , ma le consulenze clandestine in settori piu ' delicati si tramutano spesso in favori , tangenti e prigione . Ma perche' lo Stato non arruola i suoi manager , come una qualunque azienda , tra i neolaureati piu' brillanti nelle universita' specializzate , come la Bocconi o la Luiss ?

Giriamo le domande al direttore Macri' : " Il vero problema non e' la retribuzione che lo Stato offre . Certo , sono importanti anche i soldi , ma la pubblica amministrazione puo' valorizzare la gente anche in altro modo . C' e' il potere , il prestigio . . . In nessuna nazione estera gli stipendi dei funzionari pubblici son particolarmente allettanti , ma li' e' grande il riconoscimento sociale . E , poi , molta gente fa questo mestiere anche per vocazione " . Le statistiche , pero' , dimostrano che in Italia la scelta della carriera statale viene compiuta soprattutto in mancanza di meglio . " Che opportunita' abbiamo noi giovani meridionali ? " , si chiede sfiduciata la signorina Maiella . " Aziende private al Sud non ce n' e' . Il prestigio , il potere ? Al settimo livello dei quadri direttivi certamente no " .

Le feroci resistenze a far nascere nella Scuola superiore anche i dirigenti , come all' Ena francese , sono proprio il diretto risultato di questa frustrazione , che pervade le decine di migliaia di quadri direttivi : gia' oggi sono sovrabbondanti , e premono per la promozione a dirigenti . Cosi' , paradossalmente , ogni giovane formato alla Scuola superiore rappresenta un cadavere in piu' sul quale un bocconiano rampante dovrebbe passare per diventare dirigente a trent' anni , come accade nel settore privato . Si chiude insomma un vero e proprio circolo vizioso , che garantisce solo una cosa : l' impossibilita' di creare veri manager statali per i prossimi decenni . " A questo primo corso dirigenziale delle Poste " , si lamenta Macri' , " mi hanno mandato gente di 55 anni , che diventa dirigente per anzianita' , per diritti acquisiti , automaticamente . Come si puo' fare un master per manager in queste condizioni ? Promuoveteli direttamente , e buonanotte ! " .

Allora , l' Ena resta un sogno proibito ? " L' Ena e' una conseguenza , non una causa " , spiega Macri' . " Fa parte di un sistema che valorizza i tecnici , dove c' e' una vera divisione dei poteri e i politici rispettano l' autonomia degli esperti . La riforma sanitaria in Italia non va bene perche' non l' hanno fatta fare ai tecnici . Noi nei concorsi scegliamo sempre i molto colti , che pero' hanno quasi sempre una visione settoriale , sono i piu' spigolosi , con poca voglia di lavorare . Invece allo Stato servono soprattutto i tenaci , i volitivi . Perche' anche nella burocrazia alla fin fine dipende tutto dagli uomini , e c' e' necessita' e spazio per l' iniziativa individuale , per chi non nasconde la propria pigrizia dietro ai regolamenti e alle leggi " .

Leggi che , fra l' altro , i politici fanno troppo spesso senza ascoltare il parere dei tecnici . Perfino il decreto del presidente del Consiglio che disciplina la Scuola superiore e' , nel suo genere , un piccolo gioiello : si preoccupa addirittura di stabilire che la ricreazione dura dalle 10 . 30 alle 11 . Come se si trattasse di una scuola elementare , e non di un master per manager .

" Diciamo le cose come stanno : il legislatore si e' occupato della Scuola superiore durante una passeggiata " , e' il duro giudizio di Massimo Severo Giannini , uno dei pochi ministri competenti che l' amministrazione pubblica abbia mai avuto . E che adesso , a sette anni di distanza dal suo storico ma inascoltato rapporto sulle disfunzioni dello Stato , non esita a dichiarare : " Le funzioni veramente pubbliche erogate dallo Stato sono in realta' pochissime : esteri , difesa , polizia . . . Tutto il resto puo' benissimo essere gestito con criteri privatistici , puramente manageriali " .
Che la Scuola superiore di pubblica amministrazione si debba allora trasferire da Caserta a Milano , come ha una volta proposto Giulio Andreotti ?

Mauro Suttora