Sunday, July 05, 2026

Le frottole di Putin

La bufala di Stary Oskol. Mad Vlad  annuncia trionfante di aver circondato cinquemila soldati ucraini intorno a quel fiume. Ma quel fiume non esiste. Assomiglia sempre più ad Alì il comico, leggete per capire il perché

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 5 luglio 2026

Adesso, con Google maps, è facile controllare. Stary Oskol non è un fiume, quindi "cinquemila soldati ucraini" non possono essere stati "circondati" dai russi in quella zona, come ha annunciato trionfale Vladimir Putin due giorni fa in un'intervista alla tv Vesti.

Probabilmente il capo del Cremlino si è confuso con una città di 200mila abitanti con quel nome. Peccato che si trovi ben cento chilometri dentro al confine russo, lontanissima dal fronte. Quanto al fiume Oskol, scorre sia in Russia che in Ucraina. Ma non si hanno notizie di combattimenti in quella zona.

Insomma, ancora una volta Mad Vlad ha dimostrato di vivere in un mondo tutto suo. "Stiamo vincendo", continua a vantarsi da quattro anni. E assomiglia sempre più ad 'Alì il comico', il ministro dell'informazione iracheno che nel 2003 appariva in tv assicurando: "I soldati americani sono terrorizzati, si stanno suicidando impiccandosi ai cancelli di Bagdad. I tank Usa vengono catturati o bruciati. Gli statunitensi si arrenderanno".

Il giorno dopo Bagdad cadde.

Non che ci sia bisogno di essere dittatori per perdere contatto con la realtà. Ogni volta che Donald Trump apre bocca, è uno spettacolo di varietà. Però essere continuamente imboccati da cortigiani, che temono per la propria vita se portano brutte notizie, aiuta. Immaginiamo il povero generale russo che ha fornito a Putin la bufala su Stary Oskol. Verrà punito? Finirà in prima linea?

L'atmosfera che circonda gli autocrati è stata ben descritta nei diari di Galeazzo Ciano e Giuseppe Bottai. Nessuno dei gerarchi fascisti nel 1943 osava dire la verità a Benito Mussolini: la guerra è persa. Ci vollero lo sbarco alleato in Sicilia e il bombardamento di San Lorenzo per farglielo capire.

Ciononostante, Benito si aggrappò fino all'ultimo alle illusioni della pace separata, del ridotto in Valtellina o della fuga in Svizzera. Tutte corroborate dalla fiducia nell'arma letale finale promessa da Adolf Hitler. Magari è avventato dirlo, ma la descrizione più veritiera del nazifascismo, al di là delle atrocità, rimane quella del film di Charlie Chaplin: non grandi dittatori, ma uomini ridicoli. Boccaloni che credono a frottole adulanti, più che mefistofelici Goebbels in perenne modalità propaganda.

Sono tanti i re Lear rovinati dalle proprie fantasticherie. L'ultima arrogante intimazione di Muammar Gheddafi ai rivoltosi libici nel 2011 risale e pochi giorni prima di essere fatto a pezzi. Più fortunati Bokassa e Idi Amin Dada: ebbero il tempo di fare i bagagli e partire per l'esilio. Non facciamo pronostici sul nordcoreano Kim: qualcuno lo tradirà, o morirà tranquillo nel proprio letto come Stalin? Quel che è certo, è che i regimi totalitari si sfaldano quasi sempre senza preavviso. Nessun servizio segreto o centro studi al mondo l'8 novembre 1989 avrebbe scommesso sul crollo del comunismo. 

Per questo la parola d'ordine degli ucraini non è 'vincere', ma 'logorare'. O almeno 'alzare il prezzo'. Probabilmente è eccessiva l'attuale stima di 30mila soldati russi messi fuori combattimento ogni mese, uccisi o feriti. Ma finché i droni di Kiev minacceranno direttamente Mosca e San Pietroburgo, è facile che qualcuno al Cremlino perda la testa, confondendo fiumi con città e spacciando sconfitte per vittorie.