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Thursday, December 24, 2020

Il “partito del mutuo” pronto a tradire Conte e prendersi il Colle

CAOS RECOVERY

intervista a Mauro Suttora

di Federico Ferraù

ilsussidiario.net 24 dicembre 2020

L’incertezza sul Recovery Plan potrebbe indurre l’Ue a volere un nuovo governo con base più ampia. L’altro problema è che ogni calcolo sul 2022 è quasi impossibile

Il problema di Conte non è solo Renzi: l’incertezza sulla governance del Recovery Plan potrebbe indurre l’Unione Europea a volere “un nuovo governo, con base più ampia”, dice Mauro Suttora, giornalista e scrittore, oggi collaboratore dell’Huffington Post dopo Oggi e numerose corrispondenze estere. 

“Cambierà solo il governo, non il parlamento” perché votare non conviene a nessuno, tranne che alla Meloni, e perché il “partito del mutuo” a 5 Stelle mette la durata della legislatura davanti a tutto, anche allo stesso Conte. Il vero problema si presenterà nel 2022, al momento di eleggere il successore di Mattarella. Quando M5s, un terzo del parlamento, potrebbe essere totalmente furi controllo.

Sarà la “missione Recovery”, con i suoi tempi, a garantire la sopravvivenza di Conte?

Al contrario. Proprio la dimensione astronomica dei finanziamenti europei richiede un nuovo governo, con base più ampia. Ci rendiamo conto che i 209 miliardi del Recovery sono venti volte più del piano Marshall Usa di cui beneficiammo nel 1948-51?

Conte avrebbe trovato una mediazione con i renziani sulla struttura di governance, che secondo Iv “non c’è più”. Ma Boccia ieri ha smentito la Bellanova. Come stanno le cose?

Sono piccoli sussulti di dispute bizantine senza importanza. Con tutto il rispetto per Boccia e Bellanova, non contano nulla.

Renzi non pare intenzionato a mollare. Conte dovrà cedere la delega sui Servizi?

Mi sembra ovvio che un settore delicato come i servizi segreti non possa stare in mano a Conte, espressione di un partito che in pratica non esiste più, i grillini. Proprio il fatto che lui si aggrappi ai servizi con tale insistenza rende la faccenda sospetta. Meglio Minniti, che da sottosegretario dicono abbia già dato buona prova. 

Prodi ha criticato il governo sul Recovery: mancano “le autorità chiamate a decidere” e “le procedure e gli atti necessari per arrivare alle decisioni”.

Prodi ha ragione. È sconcertante che il Pd non se ne renda conto. Zingaretti sembra succube di Conte. Vuole affondare assieme a lui e ai grillini?

È la bocciatura da parte di un possibile presidente della Repubblica?

Prodi avrà 82 anni quando si voterà per il Quirinale. Troppo anziano, più di Pertini nel 1978.

Le urne sono un’ipotesi della realtà? O questo governo e questo parlamento sapranno resistere?

Cambierà solo il governo, non il parlamento. Nessun partito ha interesse al voto anticipato, perché con il taglio dei seggi solo la Meloni può garantire le rielezione a tutti i suoi. Neanche Salvini chiede più le urne, ora che ha perso dieci punti nei sondaggi.

Veniamo ai 5 Stelle. Possono solo appoggiare Conte? Cioè, se qualcosa va storto, esplodono?

I grillini appoggeranno qualsiasi governo, perché sono quelli che hanno più da perdere con le elezioni. Né si limiteranno a un appoggio esterno, perché hanno sviluppato una gran piacere per il potere, e quindi non molleranno le poltrone di ministro e sottosegretario. Hanno mutui da pagare. Magari perderanno una ventina di dibattistiani non disposti a governare con Berlusconi.

Riusciresti a dividere gli ex M5s che sono nel Misto tra centrodestra e centrosinistra, o sono pura materia oscura?

In uno scenario di grandi intese diventa un calcolo inutile: tutti dentro, appassionatamente. I grillini più refrattari andranno con Paragone o la Meloni, ma non conteranno nulla.

Vedi nuovi leader in pectore dentro il palazzo? O c’è solo Di Maio?

Sarà molto interessante il risultato del voto per i nuovi cinque capi del loro direttorio il 15 giugno. Casaleggio si è battuto per evitare inciuci preconfezionati com’è sempre successo finora, con una squadra fissa di cinque da votare in blocco. Questa volta si vota sui singoli, e magari prevalgono i movimentisti rispetto ai governativi.

E fuori? C’è solo Di Battista?

La maggioranza degli iscritti grillini è per lui. E lo voteranno assieme a Lezzi, Morra e l’ex ministra Grillo, se si presenterà.

Si legge in giro che l’assoluzione di Raggi cambia gli schemi tra Pd e M5s. È vero?

No, perché la Raggi non riuscirà comunque ad arrivare al secondo turno, al comune di Roma. Quindi ci sarà un ballottaggio fra Pd e centrodestra. I grillini ormai sono marginalizzati.

Chi deciderà come votano i 5 Stelle nelle elezioni del presidente della Repubblica? Grillo? Di Maio? O saranno fuori controllo?

Bella domanda. Ci sarà una massa di 300 elettori, quasi un terzo del totale, imprevedibile e ingovernabile. Alcuni pretendenti al Colle, come Sassoli, stanno già strizzando loro l’occhio per conquistarli.

Federico Ferraù 

 

Thursday, August 24, 2017

Dopo la strage di Barcellona: come proteggersi

CONTRO I TERRORISTI ISLAMICI, NON RESTA CHE AFFIDARCI AI JERSEY
di Mauro Suttora
Oggi, 24 agosto 2017
La nuova parola d’ordine è: Jersey. Sono quei blocchi di cemento che vengono piazzati come spartitraffico temporanei durante i lavori stradali. E che adesso proteggono tutti i siti a rischio d’Italia: da piazza Duomo a Milano, ai Fori imperiali di Roma. Attenzione: «Jersey», e non «New Jersey», anche se proprio da quello stato americano hanno preso il nome, quando apparvero negli anni 50 sull’autostrada locale, la Turnpike da New York a Filadelfia.
Se la rambla di Barcellona fosse stata protette dai jersey, il furgoncino dei terroristi non sarebbe passato. Idem per il mercatino del Natale 2016 a Berlino, o per la Promenade des Anglais a Nizza. «Ma almeno rendiamo queste nuove barriere piacevoli alla vista, riempendole di terra e piantandoci siepi, fiori e alberi», propone l’architetto Stefano Boeri, autore del Bosco verticale a Milano.
L’Italia è nel mirino dei fanatici islamisti? Inutile illudersi: sì. «Nessun Paese è al riparo», avverte il premier Paolo Gentiloni. Anche se i proclami online del califfato Isis «Arriveremo a Roma» li sentiamo dal 2015, quando il Giubileo fece scattare il primo piano antiterrorismo a Roma. Che seguiva quello di Milano, per l’Expo. Le buone notizie non fanno notizia, ma rendiamo merito ai nostri ministri degli Interni (Angelino Alfano, Marco Minniti) e alle forze dell’ordine se l’Italia è rimasta immune da attentati.
Ora si apre il capitolo moschee. «Il nostro livello di allerta resta altissimo», assicura Alfano. Ma l’accordo con le comunità islamiche per permettere solo sermoni in italiano deve ancora essere applicato. E comunque non è decisivo: l’imam che ha fanatizzato i 12 giovani terroristi di Barcellona lo ha fatto fuori dalla moschea nel suo paese sotto i Pirenei. 
Le carceri, scuole Isis
L’altro grande brodo di coltura degli islamisti sono le prigioni. Si stima che nelle nostre carceri ci siano 400 soggetti a rischio indottrinamento, e 40 pronti a indottrinarli.
Una soluzione sarebbe l’espulsione (già applicata a 150 immigrati che hanno inneggiato alla Guerra santa in questi anni), ma forse è meglio tenerli dentro e controllarli con microspie.

«La prevenzione si fa con i soldati agli angoli delle strade, ma soprattutto con l’intelligence», spiega il capo della polizia Franco Gabrielli. Per esempio facendo studiare l’arabo ai nostri 007. O costringendo alla trasparenza Telegram, il servizio di messaggi più segreto di Whatsapp, quindi utilizzato dai terroristi.
Infine, i Foreign fighters. Cioè gli islamisti, italiani o arabi, partiti dall’Italia per combattere con l’Isis in Siria e Iraq. Se tornano lì si potrebbe internare come criminali di guerra, come ha proposto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. Rischiamo una nuova Guantanamo, carcere senza processi? Può darsi, ma i reduci hanno già dimostrato la loro pericolosità semplicemente arruolandosi.
Mauro Suttora

Tuesday, August 08, 2017

Noi, i ragazzi della Ong di Berlino

La loro nave Iuventa è stata sequestrata dai magistrati per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma cos’hanno fatto veramente quelli di Jugend Retten?
di Mauro Suttora 
Oggi, 8 agosto 2017

«Abbiamo sconfinato, siamo entrati nelle acque territoriali libiche? Sì, l’ultima volta il 9 giugno. Mentre recuperavamo un gommone di migranti abbiamo spento il motore, e la corrente ci ha spinti all’interno delle dodici miglia».
Beata incoscienza. Sono i 26 anni di Jonas Buja, la sua inesperienza, a fargli confessare candidamente di aver violato la legge? Questo ragazzone di Hannover, uscito dagli oratori della chiesa evangelica tedesca, nonostante l’età era il comandante della Iuventa, la nave dell’Ong (Organizzazione non governativa) Jugend Retten (“Salvare i giovani”), sequestrata per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Sono ancor più giovani di Jonas i fondatori di questa Ong, il 21enne berlinese Jacob Schoen e la 24enne Lena Waldhoff, che due anni fa si sono messi in testa di aiutare i migranti. Potevano arruolarsi in stimate Ong di lungo corso come Medici senza Frontiere (nata nel 1971, Nobel per la pace, un miliardo e mezzo di donazioni di cui 57 milioni in Italia) o Save the Children (fondata cent’anni fa, due miliardi annui di bilancio, 78 milioni in Italia). Invece ne hanno inventata una tutta loro.
Hanno lanciato un crowdfunding (raccolta soldi online), sono arrivati a 300 mila euro avendo come testimonial l’attrice miliardaria Maria Furtwängler (moglie di Hubert Burda, editore di 260 riviste in 89 Paesi), hanno comprato l’ex peschereccio Iuventa e dall’estate scorsa si sono messi a raccogliere migranti davanti alla Libia.
Sono una decina le navi di Ong che fanno questo lavoro, al ritmo di 170mila migranti all’anno. Ma quelli di Iuventa sono i più estremisti: «Ci battiamo contro le politiche di asilo europee», dichiarano ufficialmente. Le considerano troppo rigide. E sono accusati di aver messo a prua un cartello con la scritta “Fuck Mrcc”: un bel vaffa al Maritime Rescue and Coordination Center della Guardia Costiera italiana che da Roma raccoglie le richieste di aiuto e smista le navi.
Insomma, un misto di centri sociali, idealismo, soldi e brivido di avventura: hanno giocato col fuoco. Perché da tempo ormai le Ong sono accusate di complicità (seppur involontaria) con gli scafisti libici organizzatori del traffico di migranti.

A dicembre Frontex, l’Agenzia europea che controlla le frontiere, ha avvertito che le navi di soccorso a ridosso della costa libica «agevolano i trafficanti». I quali non devono più imbarcare i disperati su barconi capaci di raggiungere almeno Lampedusa, a centinaia di miglia: basta caricarli come bestie su fragili gommoni alla deriva, perché dopo poche miglia li aspettano le Ong.
“Taxi degli scafisti”
«Salviamo vite umane», dicono i volontari. Ed è vero, anche se migliaia di africani continuano comunque ad annegare. «Siete i taxi degli scafisti», accusano invece centrodestra e grillini.
Le Ong più responsabili si sono rese conto di essere schiacciate in questa tenaglia fra favorevoli e contrari all’immigrazione, così a maggio in una riunione riservata hanno proposto di arretrare la linea di attesa delle navi da 12 a 24 miglia. Ma hanno prevalso i “duri” come Jugend Retten: «Quelli vogliono stare sempre in prima linea», spiega il medico Stefano Spinelli, intercettato dai magistrati di Trapani. «Trasbordano i migranti su altre navi, ma dicono di averli salvati loro per farsi dare più soldi e donazioni», accusa Pietro Gallo, della Imi Security Service.
Il colpo di grazia alla Iuventa lo ha dato un poliziotto imbarcato in incognito su una nave di Save the Children. Il quale è riuscito a fotografare la stretta collaborazione fra i trafficanti e i giovani tedeschi. Confermata dall’ingenuo Buja: «Spesso durante i recuperi ho notato vicino ai canotti dei migranti barche in vetroresina con individui che alla fine recuperano i gommoni e le taniche di benzina. A volte aiutano anche le operazioni di soccorso».
Possibile che non abbia capito chi erano quei baffuti signori?
Sarà dura adesso per Kathrin Schmitt, 35enne team leader della Iuventa, ex ergoterapeuta in Nuova Zelanda, convincere i giudici di Trapani a dissequestrare la nave. Anche perché nel frattempo il ministro dell’Interno Marco Minniti ha adottato una linea severa con tutte le Ong: se non accettano poliziotti sulle loro navi, e un codice di comportamento, non possono più attraccare nei porti italiani. Save the Children ha detto sì ai poliziotti. Medici senza Frontiere no. Così ora deve trasbordare su navi della Guardia Costiera i clandestini che raccoglie.
Mauro Suttora