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Wednesday, May 22, 2013

Glarona, democrazia diretta

SVIZZERA: ECCO COME FUNZIONA IL VOTO IN PIAZZA NEL CANTONE DI GLARUS
I cittadini del cantone di Glarona alzano la mano per votare (5 maggio 2013)

Questo è l’unico posto al mondo (oltre all’altro cantone di Appenzello) dove una volta all’anno, dal 1387, i cittadini decidono da soli le questioni più importanti. Sono 30 mila, partecipa la metà. Gli altri si fidano. Sorpresa: il «landamano» è un italiano. Come tre glaronesi su dieci, ormai

dall'inviato Mauro Suttora

Oggi, 5 maggio 2013

Ogni prima domenica di maggio, da 626 anni, i 38 mila abitanti del cantone di Glarona vanno in piazza e praticano la democrazia diretta. Votano sulle 5-10 questioni più importanti dell’anno, alzando la mano.

Siamo andati a vedere come funziona. Glarona (Glarus, in tedesco) è uno dei più piccoli cantoni della Svizzera tedesca. L’unico, con Appenzello, che mantiene la tradizione del voto in piazza. Le mani alzate degli elettori (basta avere 16 anni) non vengono contate: decide a occhio il «landamano» (sindaco del cantone). Che, sorpresa, è figlio di immigrati italiani: Andrea Bettiga, veterinario, liberale. «Mio padre arrivò da Colico (Como) negli anni Cinquanta come muratore, e sposò una glaronese. Nel cantone ormai un terzo degli abitanti è di origine italiana».

Si vota anche se piove

Bettiga, con gli altri quattro consiglieri, guida la parata che parte alle 9.30 dal municipio. È una grande festa, ci sono la banda e i soldati, il mercato, turisti. Si arriva nella grande piazza della landsgemeinde («comunità rurale»), che dal 1387 ospita l’assemblea. Se piove, non si rinvia. Gli ombrelli nasconderebbero le braccia alzate per il voto (con in mano un foglio verde): solo impermeabili.

Per fortuna oggi splende il sole. Non c’è tanta gente: 7-8mila votanti. «Perché quest’anno le questioni al voto non sono molto sentite», mi spiega Bettiga, «altrimenti si arriva al doppio». I consiglieri salgono sul palco, giurano su uno spadone e danno il via al dibattito. Tutti possono chiedere la parola per proporre emendamenti.

Se la discussione va per le lunghe, il landamano la taglia. Nessuno protesta. Anche perché ad attendere i glaronesi nei ristoranti e a casa c’è il piatto tipico locale: salsicciona bianca con purée e prugne.

Quest’anno le questioni più importanti sono la tassa sui profitti delle società (alzata dal 20 al 35%) e l’uso dello svizzero tedesco nelle scuole. Si decide che un terzo delle ore d’insegnamento dovrà essere in tedesco «puro», e il resto nel tedesco locale, incomprensibile in Germania.
Lo sperimento anch’io: chiedo a un turista tedesco di riassumermi uno dei discorsi, ma lui confessa di non avere capito quasi niente.

Maggioranza decisa a occhio

A un certo punto, dopo un voto, c’è un  conciliabolo fra i cinque consiglieri sul palco. Bettiga non era sicuro della maggioranza, e ha chiesto un parere agli altri. Ma il suo verdetto è inappellabile. «Da noi si dice», scherzerà dopo con noi, «che le uniche due persone al mondo che non fanno sbagli sono il landamano e il Papa».

In piazza vengono eletti i giudici cantonali. Per  le altre cariche, invece, c’è il voto segreto nell’urna in elezioni normali. «Ho letto di Grillo», dice Bettiga, «lo invito qui da noi l’anno prossimo per vedere la democrazia diretta».

Un quarto dei residenti di Glarona sono immigrati, non votano. «Ma non c’importa», dice Filippo Gerardi, 47 anni, albergatore nato a Potenza, in Svizzera da trent’anni, «perchè i non cittadini hanno gli stessi diritti in tutto: tasse, assistenza medica, scuole, pensioni. Nella pratica, siamo uguali». Sua moglie Loredana è nata qui da immigrati da Latina, ma anche i loro due figli ventenni di seconda generazione non fanno domanda di cittadinanza svizzera: «Restiamo italiani».
Mauro Suttora