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Wednesday, June 15, 2011

2011: fuga da Berlusconi?

DOPO LA SCONFITTA A MILANO E NAPOLI, I LEGHISTI E PERFINO QUALCUNO NEL PDL LO CONSIDERA UNA ZAVORRA

di Mauro Suttora

Oggi, 8 giugno 2011

Bollito. Debole. Esibizionista. Re Mida al contrario. E poi leggero, imprudente, logoro, nervoso, ossessionato dai giudici, bislacco, poco lucido... Perfino «ingessato come Breznev». Così è stato definito Silvio Berlusconi dopo il voto del 30 maggio. Ormai il centrodestra, perse Milano, Napoli, Trieste e Cagliari, non governa più alcuna grande città d’Italia tranne Roma e Palermo. Un disastro.

La novità è che questi giudizi contro il premier non sono stati pronunciati da avversari, ma da esponenti del suo partito o alleati. Il candidato sindaco napoletano Gianni Lettieri addirittura non voleva che Berlusconi partecipasse al concerto di chiusura della campagna elettorale con il cantante Gigi D’Alessio. Invece il capo è arrivato, per la prima volta dopo 18 anni è stato contestato, e alla fine il dipietrista Luigi De Magistris ha trionfato con il 65 per cento. Cosicché Berlusconi, forse temendo altri fischi, è andato in auto alla parata militare del 2 giugno a Roma, senza concedersi il bagno di folla (plaudente) degli anni scorsi.

Cos’è successo? 2011, fuga da Silvio? Neanche nella sua piazza Duomo a Milano il premier si è fatto vedere al comizio finale per il ballottaggio di Letizia Moratti. E pensare che fino a pochi mesi fa la sua presenza era contesa ovunque ci fosse un’elezione: bastava una sua apparizione per far vincere perfetti sconosciuti del Pdl, dalla Sardegna agli Abruzzi. «Era come re Mida, trasformava in oro tutto ciò che toccava. Ora invece...», sibilano i leghisti. Adesso qualcuno considera Berlusconi quasi una zavorra. «Il suo modo di comunicare non funziona più», lo boccia Paolo Glisenti, consulente della Moratti. Insulto sanguinoso, per colui che perfino i nemici ammettono sia stato il mago indiscusso della comunicazione negli ultimi trent’anni in Italia, prima con le tv e poi in politica.

Cominciano le defezioni. Elio Catania, capo dell’Atm milanese famoso per gli otto milioni di liquidazione ricevuti dal centrodestra dopo due soli anni non brillanti alle Fs, si è subito proposto con un’e-mail al nuovo sindaco di Milano Giuliano Pisapia. La vistosa sottosegretaria Daniela Melchiorre ha lasciato l’incarico appena ricevuto. L’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato ha votato De Magistris. E anche il presidente della Bpm (Banca popolare di Milano), l’ex prodiano Massimo Ponzellini, sembra pronto a un altro salto della quaglia. Piccoli episodi, ma indicativi di un cambio di vento. «Viviamo alla giornata», confessa la parlamentare Pdl Deborah Bergamini.

L’unica deputata berlusconiana che finora ha avuto il coraggio di dissociarsi pubblicamente è la bionda bolzanina Micaela Biancofiore: «In queste condizioni il Pdl non va da nessuna parte», ha sbottato, minacciando addirittura di fondare un nuovo partito. Poi però ha precisato che se Silvio la chiamasse personalmente, potrebbe recedere. Così come hanno fatto nei mesi scorsi le ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, riconquistate dopo pochi giorni di capricci dal fascino (politico) del capo.

Ecco, il carisma: «Berlusconi ha perso altre volte, ma nel ’96 e nel 2006, dopo le sconfitte con Prodi, il suo carisma era fuori discussione», spiega Giuliano Ferrara, berlusconiano di ferro. Ora invece «Berlusconi è indebolito, sta prendendo tratti di immobilismo impressionanti. È risucchiato da una logica conservatrice che lo isola e lo induce a un monologo ripetitivo».

Più brutale Vittorio Feltri, altro campione del centrodestra: «Berlusconi è talmente preso dalle sue cose che non ha più testa per pensare ai cittadini. Per questo il vento ha cominciato a cambiare. L’uomo è robusto, ma ha le sue debolezze. Mi riferisco alle donne, ma non solo: c’è anche la mania di esibirle. Il Cavaliere ha esagerato. Prima Noemi, poi la D’Addario, infine il fragoroso epilogo del bunga bunga, Olgettina, Minetti e Ruby. Anche i tifosi di Berlusconi hanno arricciato il naso. Se si fa la somma delle sue leggerezze, si comprende perché molti elettori si sono stancati».

E i processi, la guerra con i magistrati? «Per anni hanno procurato voti perché c’era la convinzione che il premier fosse vittima di un intrigo. Ma negli ultimi tempi hanno dato l’impressione di assorbire tutte le sue energie fisiche e mentali».

Le conclusioni di Feltri sono drastiche: «Nel Pdl la parola d’ordine è “Si salvi chi può”. Ciascuno cerca di arraffare e di assicurarsi un bottino per sopravvivere. Spero di sbagliarmi, ma se si va avanti così fra poco chi ha issato Silvio sul piedistallo più alto si impegnerà a farlo precipitare con gran fragore».

Addirittura? E chi sarà il Pietro che rinnegherà prima che il gallo canti? Il ministro della Cultura Giancarlo Galan, già governatore del Veneto, non ha dubbi: «Il vecchio nucleo centrale di Forza Italia è nettamente distinto da altre esperienze. Per esempio quella di Formigoni. Anche la fusione con An è stata uno sbaglio. Oggi nel Pdl cercano di dettar legge La Russa e Alemanno che, con tutto il rispetto, hanno un’altra storia e valori diversi dai nostri, liberali e moderati. Forse loro sono lì che piangono perché in Italia c’è il divorzio, invece noi siamo felici».

E, in polemica con avversari del testamento biologico come il ministro Maurizio Sacconi, la sottosegretaria Eugenia Roccella o il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, il laico Galan aggiunge: «Volevamo meno regole, e ora pretendiamo di regolamentare perfino gli ultimi minuti di vita di un malato. Ma almeno da queste elezioni è uscito qualcosa di positivo: la saldatura fra i fondatori di Forza Italia e nuove personalità come Alfano, Frattini, la Prestigiacomo».

Angelino Alfano, nuovo segretario unico del Pdl: riuscirà a governare il Pdl, tenerlo unito, e far durare la legislatura fino alla scadenza naturale del 2013? La Lega Nord non tradirà? Chi sarà il nuovo candidato premier? Anche il Pdl organizzerà primarie per stabilirlo, e con quali regole? Ma soprattutto: Berlusconi accetterà il pur fedele Alfano come delfino, oppure anche lui farà la triste fine degli altri eredi designati (Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini, Giulio Tremonti)?

Fra tre mesi Silvio compie 75 anni. È l’età in cui perfino i cardinali vengono mandati in pensione. Ma c’è da scommettere che, dopo 17 anni in cui ogni settimana gli avversari lo hanno dato per finito, Berlusconi si senta ancora assai in forma. «Teniamocelo, a costo di rimetterlo a nuovo», dice Feltri. «Anche se il motore batte un po’ in testa, meglio lui revisionato che qualche rottame comunista riverniciato di buonismo». Insomma la lotta continua, nonostante tutto. I berlusconiani possono criticarlo, anche con durezza. Possono litigare e dividersi fra loro. Ma, come dice Ferrara, «Berlusconi è ancora senza alternative per il suo movimento popolare».

Mauro Suttora