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Tuesday, August 22, 2023

Viva la diversità, abbasso la normalità



Se bacchettiamo il generale bacchettone, trasformandolo in vittima ululante alla censura, in provocatore contro il "Mondo al contrario", rischiamo di regalargli il fascino di Franti

di Mauro Suttora

Huffingtonpost.it, 22 agosto 2023

Ho letto per curiosità il libro del generale Roberto Vannacci. Tutti criticano la sua frase "I gay non sono normali". Lui ci mette cinque pagine per arrivare a questa conclusione, consultando le stime sulla percentuale di gay nei vari Paesi, pare sotto il 5%. Certo, tutto dipende dal valore che si dà alla parola "normale". Se la "norma" fosse quella stabilita o praticata dal 95%, i gay sarebbero "anormali". Ma questo il generale non lo scrive, suonerebbe offensivo.

Nel 1974, quando cominciai a frequentare la sede del partito radicale a Udine, i ragazzi del Fuori (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) erano invece orgogliosi di essere 'diversi', rivendicavano la loro 'non normalità'. Se qualcuno li avesse definiti normali, lo avrebbero insultato. "Diversi ma non perversi", era lo slogan del leader radicale Marco Pannella e del fondatore del Fuori Angelo Pezzana. Era mezzo secolo fa. Il mio nonno liberale (anzi, da laico illuminato votava più a sinistra: per il repubblicano Ugo La Malfa) definiva i gay "pederasti, invertiti, degenerati". 

Nel mio liceo ero l'unico radicale. Questo bastava perché alcuni compagni buontemponi mi prendessero in giro mettendosi spalle al muro quando mi incrociavano, dicendo "Occhio al culo, arriva il 'fenulli' (finocchio in friulano, ndr)". I radicali non hanno mai fatto campagna per il matrimonio gay. Una volta chiesi a Pannella perché. "Il matrimonio etero non ci interessa, perché dovremmo batterci per estenderlo agli omosessuali?".

Insomma, forse perché i gay radicali (cioè quasi tutto il movimento gay prima dell'Arcigay) si consideravano anche rivoluzionari, le nozze erano fuori dal loro orizzonte. Non avevano ansia di accettazione, anzi detestavano ogni "omologazione", concetto pasoliniano che era la loro (e nostra) stella polare. 

È morto da poco Francesco Alberoni. Per comprendere la parabola dei gay ci soccorre la sua descrizione del passaggio inevitabile dei movimenti dalla fase di stato nascente a quella di istituzione. Tutti i movimenti di liberazione, dagli omosessuali alle femministe, dai neri d'America agli antimilitaristi, hanno seguito lo stesso percorso. Dopo il riconoscimento hanno voluto posti in parlamento, cattedre universitarie, finanziamenti pubblici, spazi politici. Il potere, insomma. Perché va bene la controcultura degli anni 60-70 e i figli dei fiori, ma "flowers have no power", come ammonì Herbert Marcuse. Così, per esempio, perfino Martin Luther King fu contestato da Malcolm X e accusato di 'ziotommismo' dalle Pantere Nere che ne contestavano il cauto riformismo con sponda nei presidenti John Kennedy e Lyndon Johnson. 

Oppure, si parva licet componere magnis, ricordo personalmente la degenerazione del movimento antimilitarista in Italia dopo la conquista del diritto all'obiezione di coscienza contro il servizio militare nel 1972. Nacque la Loc (Lega obiettori di coscienza), che fatalmente smise di contestare le spese militari, cioè di "fare politica", riducendosi a sindacato degli obiettori. Normalizzata. 

Questo a sinistra. Ma anche a destra si ripetono a cent'anni di distanza le stesse dinamiche, ogni volta che i rivoluzionari entrano nelle istituzioni, e ancor più quando conquistano il potere. Le ghette che Benito Mussolini per la prima volta indossò per ricevere dal re l'incarico di primo ministro equivalgono alla soggezione di Giorgia Meloni nei confronti di Joe Biden e Ursula von der Leyen. 

Nel 1923 i sansepolcristi protestarono inutilmente per l'imborghesimento del fascismo; oggi, sempre si parva..., non sarà un Gianni Alemanno a rinfocolare la fiamma nel cuore di Giorgia. E allora, figurarsi Guido Crosetto, che fascista non è mai stato: ci ha messo tre secondi a far liquidare il generale della Folgore e il suo linguaggio, appunto, da caserma.

Il povero Vannacci tutto sommato nelle sue 350 pagine autopubblicate (un po' da pezzente: neanche un editore ha trovato?) si è limitato a mettere insieme la paccottiglia che i giornali di centrodestra e i talk di Rete4 ci ammanniscono ogni giorno. Ma viene impiccato per due o tre scivolate semantiche. E quella sui gay, paradossalmente, è massimamente rivelatrice. Perché dice di più sulla normalizzazione degli omosessuali che non su quella dei fascisti.  

Mezzo secolo fa i perbenisti stavano a destra e gli scostumati (altra parola desueta) che li scandalizzavano si collocavano a sinistra. L'odioso 'Signor Censore' della canzone di Edoardo Bennato era un democristiano clericale. Oggi è il contrario: nell'era della suscettibilità (copyright Guia Soncini) a offendersi per la parola "anormale" reclamando sanzioni è la sinistra. 

Il problema è che se bacchettiamo il generale bacchettone, trasformandolo in vittima ululante alla censura, in provocatore contro il 'Mondo al contrario' (titolo del suo libro), rischiamo di regalargli il fascino di Franti. La stessa aura da ribelle che avvolgeva Pannella e che mi attrasse quindicenne, curioso allora come oggi, in quella sede radicale piena di 'diversi' a Udine. Anche se io, a dire il vero, cercavo più che altro belle ragazze femministe. Poco importa se normali o anormali.

Sunday, July 31, 2022

I due mandati grillini sono una barzelletta. Imparino dai radicali

Da sempre nelle democrazie il divieto di ricandidarsi è considerato il principale antidoto alle incrostazioni di potere. Gli ultimi che in Italia hanno provato a limitare la durata dei politici, prima di Grillo, li facevano ruotare a metà mandato

di Mauro Suttora

Huffpost, 31 Luglio 2022  


Altro che due mandati. Gli ultimi che in Italia hanno provato a limitare la durata dei politici al potere, prima di Grillo, li facevano ruotare a metà mandato. Due anni e mezzo, e poi via. 

Dieci anni è troppo, inutile e crudele. Troppo, perché due lustri sono un'eternità; inutile, perché come dimostrano i grillini quasi tutti trovano trucchi per continuare; crudele, perché dopo un tempo così lungo è un'agonia tornare al precedente lavoro (Vito Crimi era dovuto emigrare da Palermo a Brescia per fare fotocopie in tribunale) o reperirne uno nuovo. 

Una suora divorzista, un obiettore antimilitarista, un intellettuale omosessuale e un avvocato garantista: questi furono i deputati che nel 1976 i radicali scelsero per subentrare a metà mandato ai loro primi quattro eletti (Pannella, Bonino, Mellini e Adele Faccio). Erano arrivati secondi nelle preferenze: suor Marisa Galli, Roberto Cicciomessere, Angelo Pezzana e Franco De Cataldo. Cominciarono da subito a frequentare Montecitorio come deputati supplenti: aiuto prezioso che raddoppiava le forze, visto che non esistevano ancora i portaborse.

La mossa dei radicali ebbe particolare risonanza, perché già allora montava la polemica contro l'inamovibilità dei politici di carriera: in particolare dei democristiani, da trent'anni al governo senza interruzione. Le turnazioni radicali a metà mandato proseguirono nelle legislature successive, tanto che Pannella alla fine si ritrovò una pensione notevolmente decurtata.

Anche i verdi all'inizio promisero la rotazione a metà mandato. Ma dei consiglieri regionali e comunali eletti nel 1985 pochi mantennero l'impegno: fra gli altri Michele Boato in Veneto e Nanni Salio a Torino (dopo un solo anno). Spesso i verdi, per dimostrare il loro disinteresse verso le poltrone, si candidavano in ordine alfabetico. Quindi quasi sempre ottenevano più preferenze quelli con cognome A o B. I quali però alla scadenza dei due anni e mezzo non lasciavano la carica, nonostante l'assoluta casualità della loro elezione. 

Uno dei casi più spiacevoli avvenne a Milano. Non solo i consiglieri comunali Antoniazzi e Barone nel 1987 non si dimisero, ma vennero nominati assessori dal furbo sindaco socialista Pillitteri, che formò così la prima giunta rossoverde d'Italia.

Erano tempi duri per gli eletti di movimenti 'alternativi' che cedevano alle lusinghe del potere: vidi un assessore verde lasciare la sua auto blu a un isolato dall'assemblea di partito cui doveva partecipare, e arrivare a piedi per non farsi notare. I grillini odierni invece ci hanno messo poco ad adeguarsi.

Da sempre nelle democrazie il divieto di ricandidarsi è considerato il principale antidoto alle incrostazioni di potere. 2500 anni fa Atene e Roma stabilirono in un anno la durata di arconti e consoli, oggi i presidenti Usa e francesi hanno limiti di otto e dieci anni. Ma il record di velocità appartiene ai priori della repubblica di Firenze: a casa dopo soli due mesi.

Mauro Suttora


Wednesday, November 11, 2015

La buffa battaglia dei gender


PRIMA C'ERANO MASCHI, FEMMINE E OMOSEX. POI SONO ARRIVATI BISEX E TRANSEX. ORA I GENERI (ANZI, GENDER) SONO AUMENTATI FINO A 23. CRONACHE DI UNA COMMEDIA

Oggi, 4 novembre 2015

Prima era semplice: c’erano maschi, femmine e omosessuali. Poi sono arrivati gli Lgbt: lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Ora, invece, i generi di sesso si sono moltiplicati e si è arrivati a 23 (l’elenco completo nella pagina seguente). Un’esplosione di definizioni stravaganti e minuziose che, per essere alla moda, bisogna pronunciare in inglese: «gender».

Così abbiamo la coppia di trans-sposini al Grande Fratello (uno ex donna, l’altro ex uomo), il matrimonio triplo fra maschi in Thailandia, quello triplo misto in Brasile, il padre adottivo della modella statunitense Kim Kardashian (quella con un sedere enorme) che prima era un atleta maschio e ora è diventato donna, il "crossdresser" (volgarmente: travestito) milanese, il professore di matematica "intersessuale" a Cervignano del Friuli (Udine).

E così via. Ogni giorno uno «strano ma vero» sempre più originale, per la gioia di giornali e tv. Non è che stiamo esagerando? È soltanto un’invasione mediatica, un’invenzione di stilisti e addetti stampa, esibizionismo, oppure la nostra società sta cambiando a una velocità impensabile?

Fenomeni da baraccone creati apposta?

«Sono fenomeni da baraccone pompati apposta per creare sconcerto e spavento», dice a Oggi Angelo Pezzana, primo gay in Italia a fondare un movimento nel 1971: il Fuori (Fronte unito omosessuale rivoluzionario italiano). «Proprio ora che, ultimi in Europa, stiamo per approvare una legge che riconosce le coppie omosessuali, qualcuno ricorre al solito sesso pruriginoso che attrae, ma allo stesso tempo impaurisce».

Infuria la battaglia politica. A parole tutti dicono di voler legalizzare le coppie gay, ma le resistenze sono molte. A volte cruente, dall’una e dall’altra parte. Per esempio, il cattolico tradizionalista Andrea Aquilino viene espulso dal Movimento 5 stelle dopo che i grillini abbracciano le posizioni più estremiste (adozione libera per i gay).

Oppure i genitori cristiani che in tutta Italia ritirano i figli da scuole pubbliche per evitar loro corsi ambigui che «spingono i ragazzi a ripensare stereotipi e pregiudizi, riscoprendo l’origine androgina dei due sessi».

Si raggiungono vette comiche, come il programma (finanziato con 78mila euro dalla regione Toscana) “Liber* tutt*” di Massa Carrara: con l’asterisco per non discriminare fra maschi e femmine.

«Le nozze gay sono piccolo borghesi»
 
Alcuni conservatori e innovatori rifiutano i luoghi comuni: «Da omosessuale non desidero una famiglia con un altro uomo: è un bisogno piccolo borghese di legittimazione sociale», dice il famoso critico musicale Paolo Isotta.

E la 75enne Germaine Greer, femminista storica: «I trans non sono donne, non basta un’operazione per diventarlo. Il premio “donna dell’anno” a Caitlyn Jenner [il padre della Kardashian, ndr]  è misoginia pura. I trans non sembrano, parlano, né si comportano come donne. Si sentono maltrattati perché dico questo? Anche noi vecchi siamo trattati male. Ma non per questo rinuncio alle mie opinioni». Risultato: censurata e cacciata dall’università inglese di Cardiff.

«Dovremmo riportare tutto alla normalità, senza esagerare», auspica Pezzana. Ma cos’è la normalità? «Guardi, i matrimoni a tre in Brasile o Thailandia giustamente scandalizzano. Ma domando: non è mai esistita la poligamia? Anche da noi, quante persone serie e insospettabili hanno avuto relazioni fisse magari di decenni con una terza persona, amata quanto il proprio coniuge? Se c’è l’amore, c’è tutto».

L’amore vince tutto? Facile dirlo

Omnia vincit amor? Da noi, forse. Ma in molti Paesi islamici, altro che gender: gay impiccati, adultere lapidate. Certe nostre battaglie culturali appaiono grottesche rispetto al resto del mondo. Esempio: ci sentiamo moderni perché siamo politicamente corretti e diciamo «sessista». Nuova parola per il solito, vecchio maschilismo.


Ora i generi sono diventati 23

L’anno scorso Facebook aveva introdotto molte opzioni per definire il genere sessuale nelle pagine personali del suo miliardo di utenti in tutto il mondo. Quest’anno ha tolto le scelte predefinite: ognuno può scrivere quel che vuole.

Si è così scatenata la creatività. Oltre ai maschi e alle femmine, ora ci sono omosessuali, bisessuali, transgender, trans, transessuali, intersex, androgini, agender, crossdresser, drag king, drag queen, genderfluid, genderqueer, intergender, neutrois, pansessuali, pangender, third gender, third sex, sistergirl, brotherboy.

Vi risparmiamo le spiegazioni. I “neutrois”, per esempio, sono androgini che non si sentono né maschi né femmine, ma neanche omo o bisex. E contrariamente agli agender, che sono felici di considerarsi senza sesso e vogliono rimanere tali, hanno intrapreso un percorso verso una meta diversa. Quale? Mistero. Le sfumature psicologiche sono più numerose di quelle fisiche.
Mauro Suttora  


Thursday, May 03, 2001

Per chi votano i gay?

SORPRESA: PRIMO BERLUSCONI. PARLA ROBERTO SCHENA

di Mauro Suttora
Il Foglio, 3 maggio 2001

I gay italiani votano a destra o a sinistra? Il dibattito è esploso sulle tre riviste mensili degli omosessuali: Babilonia, Pride e Guide Magazine. E ha rivelato spaccature impensabili, almeno stando al panorama delle candidature per le politiche del 13 maggio. Dove, infatti, la sinistra fa il pieno dell’“offerta”, con almeno cinque esponenti dell’ufficialità omosessuale italiana pronti a entrare in Parlamento: il fondatore di Arcigay Franco Grillini con i Ds, Gianpaolo Silvestri con i verdi, e ben tre candidati con Rifondazione. Nella Casa delle libertà, invece, il deserto.

Giovanni Dall’Orto, direttore della rivista Pride, ha accusato Babilonia di pencolare verso destra soltanto per avere osato ospitare un intervento di Giuliano Ferrara. E Natalia Aspesi gli ha subito fatto eco su Repubblica.

Babilonia è il giornale storico del movimento gay italiano. Infatti, dopo gli antesignani radicali del Fuori di Angelo Pezzana (del quale proprio in queste settimane si festeggia il trentennale della nascita), dagli anni Ottanta le lotte di liberazione sono state prese in mano dall’Arcigay (galassia Pci). Fino al giugno 1999 Babilonia, con le sue 15mila copie, era l’unico giornale omosessuale.

Quell’anno Roberto Schena fonda Pride. L’anno scorso lascia Pride a Dall’Orto e trasforma Guide Magazine, fino ad allora una semplice guida ai locali, nel terzo mensile gay italiano. Tutti sulle 15 mila copie, anche se Pride e Guide Magazine vengono distribuiti gratis nelle centinaia di locali gay, perché vivono tranquillamente di sola pubblicità.

L’effervescenza editoriale del mondo gay (stimato in Italia in due-tre milioni di individui) è testimoniata anche dalla nascita di vari siti Internet. Il più seguìto, www.gay.it, è stato acquistato per due miliardi da Seat-Pagine Gialle.

Schena, principale artefice di questa moltiplicazione di riviste (e di dibattito), non è affatto di sinistra. Anzi: è il capo delle redazioni cultura, spettacoli e sport della Padania, il quotidiano della Lega Nord. Ha in mano un buon terzo del giornale. E nel tempo libero confeziona Guide Magazine.

«L’attuale confronto è nato dagli articoli di Ferrara sul Foglio e su Panorama», spiega Schena, «in cui la destra viene invitata a liberarsi dalla vecchia paccottiglia omofoba. Ma sono stati soprattutto i dati di un sondaggio elettorale del sito gay.it ad avere mandato in tilt la sinistra».

Roba da non credere: Silvio Berlusconi risulta primo col 25 per cento, davanti a Francesco Rutelli col 24. Terza Emma Bonino: 14 per cento. Segue all’11 Fausto Bertinotti, mentre Valter Veltroni incassa un misero sei, superato perfino da Gianfranco Fini col sette. Umberto Bossi e Antonio Di Pietro prendono il tre per cento, e gli altri candidati raccolgono il restante sette per cento.

Sommando questi consensi, la Casa della Libertà conquisterebbe il non disprezzabile 35 per cento, mentre l’Ulivo senza Rifondazione si fermerebbe al 30.

Sul numero di aprile di Guide Magazine Schena, in perfetta par condicio, ha ospitato un articolo pro-sinistra di Sergio Lo Giudice, presidente di Argigay, e uno in cui il teologo milanese Giovanni Felice Mapelli nega che i Ds possano farsi paladini dei gay: «La loro cultura è tutt’altro che liberale, sono frenati da un eccesso di opportunismo: in Europa vengono scavalcati dai loro colleghi socialisti. In cinque anni di governo del centrosinistra sono naufragati tutti i progetti di legge che riguardavano le coppie di fatto, la discriminazione per orientamento sessuale, la procreazione assistita omologa ed eterologa, l’adozione da parte delle coppie sposate e quella dei single».

Ma Schena come si trova in un partito, la Lega, che negli ultimi due anni ha dato una forte sterzata verso i valori tradizionali cattolici, con Bossi che non perde occasione per ribadire con toni anche offensivi la sua totale contrarietà alla minima apertura nei confronti dei gay?

«Mi trovo benissimo: sono omosessuale dichiarato da sempre, ma non ho mai dovuto nascondere alcunché. Lavoro alla Padania dalla sua fondazione e nessuno mi ha discriminato, anzi. Insomma, sono l’esempio vivente che la politica della Lega non è rivolta contro i gay in quanto tali. Bossi sta facendo scelte tattiche sulle unioni civili che personalmente non condivido. Ma anche Ppi e Democratici, nell’Ulivo, hanno le sue stesse posizioni. Mi dispiace per i consensi gay che il centrodestra potrebbe facilmente avere, ma che sciupa perché non sa coltivare i rapporti. La giunta Albertini ha ottime relazioni con Dolce & Gabbana, Armani e tutto il mondo della moda: basterebbe imitare il modello Milano».
Mauro Suttora

Saturday, March 24, 2001

«Busoni, culatoni», disse Prosperini

GAYPRIDE A MILANO: SINDACO ALBERTINI IMBARAZZATO

di Mauro Suttora
Il Foglio, marzo 2001

«I busoni stiano al loro posto, al massimo diamogli dei paracarri per divertirsi. Meno male che il sindaco Albertini ha avuto un’impennata di orgoglio maschio: nessun patrocinio del Comune per il gay Pride a Milano, e se proprio vogliono sfilare in corteo mandiamoli in una miniera abbandonata, o in una contrada deserta... Le sfilate dei culatoni sono una roba schifosa, quelli tirano fuori l’uccello e se lo piantano nel didietro di fronte a tutti... Certe cose le facciano nelle loro alcove, con la vaselina e al buio, senza pretendere di venire a mimare amplessi nel centro della città, dove passano donne e bambini!»

Basta pronunciare la parola «gay» e il vicepresidente del consiglio regionale lombardo, Piergianni Prosperini (An, ex Lega), esplode in una serie incontenibile di insulti. Scusi, ma lei non fa parte della Casa delle libertà? «Certo, ma non Casa dell’indecenza. Quelli di Forza Italia fanno tanto i liberali, i libertari, i libertoidi, e poi finiscono con queste pulsioni busonesche. La verità è che noi siamo un partito virile, loro no...» 

Guardi che neanche Ignazio La Russa, dirigente milanese del suo partito, è d’accordo con lei. «Peggio per lui, io sono un lombardo-veneto mentre La Russa è un siciliano, un borbonico. A me non va che si permetta di offendere la religione per strada. Che provino a farle nei Paesi musulmani, le loro sfilate. A Roma si sono travestiti da Madonna, che si travestano da Maometto. Gli omosessuali devono vivere la loro diversità in dignitoso silenzio, senza sbattercela di fronte. Sono scandalosi loro, non io. Io sono in sintonia col cardinale Biffi. Un po’ meno col cardinale Martini...»

Così parla Prosperini all’indomani di un ambiguo comunicato del sindaco Gabriele Albertini, che inizia con un «Appoggio le richieste degli omosessuali», ma non condivide «la loro scelta di organizzare un corteo». Perché? «È una manifestazione che, oltre a poter creare disagio agli altri cittadini, ha una carica di ostentazione e di sfida che ritengo inutile se non addirittura controproducente».

«Così adesso Albertini pretende anche di farci la lezione, spiegandoci cos’è meglio per noi», commenta Roberto Schena, direttore della rivista gay Guide Magazine. Che con le altre riviste (Babilonia e Pride) e l’Arcigay ha scelto Milano per la sfilata annuale di giugno. Risultato: un replay delle polemiche dell’anno scorso. 

«Noi c'eravamo opposti ferocemente al Gay Pride del 2000», spiega La Russa (An), «per due motivi: la cristianità della città di Roma, e la coincidenza col Giubileo. Poiché ora questi due ostacoli vengono meno, si faccia pure il gay Pride a Milano, anche se mi stupisco della necessità che qualcuno avverte di mostrare orgoglio per il proprio essere gay. Io ho tanti amici omosessuali che non lo nascondono, ma non hanno bisogno di esibirlo, né tantomeno di andarne orgogliosi».

Così, eccoci arrivati all’appuntamento annuale con le nostre intolleranze. Gli omosex hanno trovato questo bel termometro, il gay Pride, e lo utilizzano per misurare il grado delle libertà che siamo disposti a conceder loro. 

«Le marce dell’orgoglio gay sono una risposta a secoli di vergogna», spiega Sergio Lo Giudice, dal 1998 presidente dei 90 mila iscritti all’Arcigay «Quando abbiamo sfilato a Napoli, Venezia o Bologna, i sindaci Bassolino, Cacciari e Vitali sono sempre scesi in piazza assieme a noi, e hanno parlato dal palco. A New York perfino il ‘duro’ della destra Rudolph Giuliani ha marciato in prima fila nei nostri cortei».

Non farà così Albertini, al quale i gay avevano chiesto di «partecipare non passivamente ma attivamente, con la sua fascia tricolore», al corteo del 23 giugno. Invito respinto, e imbarazzo anche da parte del vicesindaco di Milano Riccardo De Corato (An), che declina ogni commento. 

«Un sindaco non ha certo l’obbligo di aderire a qualunque manifestazione»: così La Russa difende Albertini. «Tutti fanno finta di dimenticare che il sindaco di Milano ha anche centomila omosessuali fra i suoi cittadini».

Così adesso lo spartiacque dell’intolleranza si sposta sul percorso del corteo: gay Pride in piazza Duomo? «Perché no», concede La Russa, «magari non proprio sul sagrato. Ma se la piazza è vietata a tutti tranne che in campagna elettorale, non bisogna discriminare per i gay neanche in senso a loro favorevole». 

L’anno scorso, a Roma, la giunta Rutelli di sinistra se la cavò confinando gli omosessuali fuori dal centro storico. «I cattolici di entrambi gli schieramenti riescono a esercitare un’egemonia culturale di tipo quasi gramsciano sulla questione», constata mesto Sergio Scalpelli, ex assessore di Albertini, «anche se tutti sanno che ormai sono largamente minoritari nel Paese».

«Ma la vera partita», rivela Marco Volante, vicepresidente di Gaylib, organizzazione degli omosessuali liberali, «si gioca all’interno di Forza Italia, di gran lunga il primo partito a Milano e in Lombardia. In Comune si fronteggiano i laici guidati da Fabrizio De Pasquale e l’ala oscurantista di Massimo De Carolis e dell’ex maoista Aldo Brandirali». 

Quanto ad An, fra i suoi iscritti c’è il bolzanino Enrico Oliari, presidente di Gaylib. Fra i Ds, invece, fatica a trovare un collegio sicuro Franco Grillini, fondatore di Arcigay. Mentre Rifondazione candida Titti De Simone di Arcilesbica e garantisce la rielezione a Nichi Vendola. 

Tutto questo nel trentennale dell’esordio pubblico omosex in Italia: era l’aprile ‘71, infatti, quando il radicale torinese Angelo Pezzana protestò per un articolo de «La Stampa», e fondò il Fuori.
Mauro Suttora

Friday, March 25, 1988

Fobie

La paura fa 90

Ci sono i rupofobi, i cleptofobi, i tachifobi. E poi i cinefobi , i cinofobi e i claustrofobi. Qualcuno non sopporta la profondità dell'universo, altri i capezzoli, le spalle, i laghi. Riconoscete qui la vostra angoscia privata. E tranquillizzatevi in buona compagnia

di Mauro Suttora e Fiamma Arditi

Europeo, 25 marzo 1988

Scusi, lei che fobia ha? Domanda indiscreta, privata, impertinente. Alla quale riesce a rispondere, probabilmente, solo chi di fobie veramente gravi non ne ha. Da quando, nel 1908, Sigmund Freud scopri' che il piccolo Hans, un bimbo di 5 anni, aveva la fobia di essere morso dai cavalli, di acqua ne e' passata sotto i ponti. Ma, anche se aggredite scientificamente dalla psicanalisi, le fobie non sono certo scomparse. Anzi.

"Per la verita' , almeno nel caso delle nevrosi isteriche , la scoperta della finzione drammatizzante le ha fatte diminuire drasticamente", avverte Giuseppe Zappone, psicoterapeuta comportamentale di Milano , autore del libro Origine e superamento delle paure inutili (ed . Masson) . " In compenso sono aumentate , negli ultimi decenni e soprattutto negli ultini anni , le fobie estetiche : quanti adolescenti , anche maschi , che non escono di casa perche' hanno paura di essere brutti , o comunque non all' altezza dei modelli proposti dalla pubblicità".

"Freud metteva le fobie in relazione alle figure interiorizzate dei genitori", spiega Massimo Ammanniti, professore di psicopatologia a Roma, "e infatti in generale le fobie sono legate ai conflitti edipici. Molto frequenti nei bambini , in alcuni adulti rimangono come conflitti residui ed entrano a far parte del carattere".

Spiegazione tranquillizzante ? Proviamo a ripetere la domanda : scusi, qual e' la sua fobia ? Ecco un elenco (nient'affatto esaustivo) di novanta paure, incubi e ossessioni che attanagliano personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica. Alcuni sono semplici fastidi, raccolti al volo, altri sono veri e propri terrori cosmici . Ma anche le fobie piu' piccole e insignificanti possono essere fastidiose: sia per chi le ha, sia per chi gli sta attorno. E quando si trasformano in manie, seppur simpatiche e inoffensive, sono dolori per tutti . Cominciando dalle piu' comuni, ne elenchiamo novanta, in omaggio al detto: " La paura fa novanta".

CHIUSO. Soffre furiosamente di claustrofobia , oltre a Renato Vallanzasca, l'editrice Adelina Tattilo.
APERTO . " Da bambino avevo l' agorafobia , ma forse per il lavoro che faccio mi sta scomparendo ". Ippolito Pizzetti, architetto di giardini .
SILENZIO . Arrigo Cipriani , proprietario dell' Harry' s Bar a Venezia : " Non mi piace il rumore dell'Harry's Bar vuoto ". ASCENSORI . Gabriella Farinon , ex presentatrice tv , moglie dell'imprenditore Stefano Romanazzi , ha evitato gli ascensori dopo aver subito un tentativo di violenza in quello di casa sua. Il giornalista Giuliano Ferrara non sopporta gli ascensori chiusi, senza porte di vetro. Anche Antonio Del Pennino, deputato repubblicano, tituba dopo essere rimasto prigioniero di un ascensore per tre ore una domenica d'estate .
VOLARE . Oltre all' ex campione del mondo dei pesi massimi Cassius Clay Muhammad Ali, Sandra Mondaini , Raimondo Vianello e Monica Vitti , anche Adriano Celentano e Mina, nonche' Pupi Solari, proprietaria di negozi di moda , sono vittime di un' insuperabile paura di volare . E per questo che non hanno mai tenuto concerti negli Stati Uniti .
SPORCO . Rupofobia , dal greco " rupos " . " Sono sempre con lo straccio della polvere in mano " , dichiara l' attrice Paola Borboni , 88 anni . " E una mania legata alla mia infanzia : mia madre mi ha cresciuto con il terrore dei microbi che portano le malattie , e che si trovano nella polvere . Ma almeno e' una paura positiva : la mia casa e' uno specchio" .
CUOCHI . " Ho una paura furiosa delle pentole , dei piatti , ho il terrore che un leggero residuo di polvere o di grasso sia rimasto su di loro . Ecco perche' ho paura dei cuochi . Per il resto la polvere puo' ricoprire tutto : i libri , le persone , le cose , non mi importa " . Valentino Zeichen , poeta .
PULITO . La fobia per lavaggi e abluzioni frequenti non e' piu' monopolio dei sozzoni . Parlate con un dermatologo . " I bimbi , le donne , gli anziani e chi ha la pelle asciutta , non deve lavarsi tutti i giorni " , avverte infatti il professor Giancarlo Armuzzi di Milano . L' eczema da troppa pulizia e' in aumento .
VELOCITA' . La tachifobia quasi paralizza Joanne Woodward , moglie di Paul Newman : ha fatto tarare la propria auto per non poter superare i 40 chilometri all' ora , neppure spingendo al massimo l' acceleratore . Purtroppo per lei , suo marito e' invece un noto fanatico delle auto da corsa .
ANGOLI . Mai tagliare gli angoli delle strade e accarezzare sempre gli spigoli . Lo raccomanda l' ex deputato comunista Antonello Trombadori .
SPECCHI. Guai se si rompono . Sono molti a crederlo . Anche Marisa Bellisario , amministratore delegato dell' Italtel . SCALE. Monica Vitti . Se per distrazione passa sotto una scala , da attrice comica , qual e' diventata , ritorna a essere una diva drammatica come ai tempi del film Deserto rosso.
OLIO E VINO. Quando li rovescia inavvertitamente a tavola, l'industriale Pietro Barilla , per superare il trauma , bagna il dito e si tocca il lobo dell' orecchio.
SERPENTI. Ofidiofobici sono sia l'attrice Ann Margret sia il deputato liberale Paolo Battistuzzi : " Mia moglie ed io volevamo comprare una casa di campagna in Umbria " , racconta Battistuzzi , " sapendo che in zona si avvistavano serpenti , abbiamo cambiato idea " .
TOPI . L' attore Clint Eastwood e la psicologa Gianna Schelotto (deputata della Sinistra indipendente) condividono lo stesso schifo : per i topi . " Specialmente quando il tu per tu avviene in una stanza " , precisa la Schelotto .
CIVETTE . Stefano Romanazzi , imprenditore barese e marito di Gabriella Farinon (vedere alla voce ' ' ascensori' ' ) , appena scorge la sagoma di una civetta su un quadro o su una stoffa scappa .
FORMICHE . Alberto Bevilacqua , scrittore : " Ho il terrore delle persone che , come le Formicole rosse nel romanzo di Remo Lugli , ti si appiccicano addosso recitando sentimenti di finta amicizia , ma soltanto per spremerti qualcosa . L'ipocrisia e' una mistificazione che va ben oltre la semplice bugia " .
UCCELLI . Sono numerosi gli amanti dell 'omonimo film di Alfred Hitchcock : quelli che non ce la fanno ad attraversare piazza Duomo o piazza San Marco per paura dei piccioni .
SE STESSI . Autofobia : " La mia sola paura e' di vedermi e farmi vedere la mattina presto , quando non sono ancora truccata " . Jaclyn Smith , Charlie' s Angel .
INFLAZIONE . Pietro Citati , scrittore : " Mi scusi tanto , ma in questo periodo ho dato tante di quelle interviste che ho paura di inflazionarmi " .
BALLERINI . " Mi sento male a guardarli " , dice la regista Muzi Lofredo , " se trasmettono un film di Fred Astaire alla tv devo girare subito la faccia dall' altra parte " .
GATTI. Alberto Dall' Ora , avvocato : " Ricordo con terrore i 700 metri di retromarcia che mia moglie mi ha fatto fare nel centro di Vigevano dopo che di fronte alla nostra auto era passato un gatto nero " . Davanti ai gatti neri perdono ogni ritegno anche il giornalista sportivo Paolo Valenti , Corrado , Alberto Sordi , nonche' il sottosegretario socialista alla Sanita ' , senatrice Elena Marinucci .
CANI. Cinofobia. La Quaker Chiari e Forti è una società leader nella produzione di cibi per animali. Ma, ironia della sorte, il suo presidente Giulio Malgara non può soffrire i cani.
CINEMA. Cinefobia . Che fine ha fatto il piu' volte annunciato film di Federico Fellini Viaggio di G. Mastorna ? Il superstiziosissimo regista lo ha avviato , ma non lo ha mai portato a termine . Molte le scuse : un' inspiegabile malattia , improvvisi intoppi della produzione , persino un misterioso incendio del copione . Ce n' e' abbastanza per decretare una fobia di Fellini verso questo disgraziatissimo film .
TELEVISIONE. " Non sono un voyeur " . Giorgio Caproni , poeta . " Per me la tv non esiste , la detesto " . Emilio Servadio , psicanalista . " Ho otto figli e preferisco stare con loro " . Giuseppe De Rita , sociologo . " Non guardo la tv , ma devo passare le mie serate a sentire opinioni sulla tv . . . " . Grazia Cherchi , critica letteraria .
INTERVISTE IN TV. Marella Agnelli, moglie del presidente della Fiat Giovanni: "Le ho sempre rifiutate, con la fermezza di una roccia. Mi disturba perfino pensarci. Mi fanno sentire come da ragazzina prima d'un esame: inadeguata. Dovrei nascondermi dietro qualcosa, per farle. Ad esempio dietro un cappello... La tv trasforma i non valori in valori. Peccato".
INTERVISTE AL TELEFONO . Francesco Rosi , regista : " Ho la fobia di voi giornalisti che volete fare le interviste per telefono " .
SENZA TELEFONO . " Ho la fobia di non comunicare con l' esterno . Mi sembra di stare in una casa morta " . Achille Bonito Oliva , critico d' arte .
NATURA . Il prototipo del maschio virile , John Wayne , non si vergognava di ammettere in pubblico il proprio sacro terrore di fronte agli elementi primordiali della natura : vento (anemofobia) , fuoco (pirofobia) , acqua (talassofobia) : " Ho avuto a che fare con tutti e tre , ragazzi , e vi dico che l' avrebbero avuta vinta se non mi fossi sbrigato a scappare " .
TERREMOTI . " Faccio spesso un sogno : io , mio marito e i miei figli stiamo su un' isola bellissima , incantata . Improvvisamente , pero' , arriva un terremoto o un maremoto . Mi sveglio morta d' angoscia " . Rosanna Vaudetti , annunciatrice tv.
DIAVOLO . Per Paolo Pietroni, ideatore e curatore di Sette, la paura e' un desiderio negativo . La sua fobia per il maligno lo conferma. Lo teme come principe della notte , come entita' negativa all' armonia di un mondo possibile. Lo corteggia e lo usa , quando lo sente in se' come anima nera , per distruggere : un rapporto , un' impresa , un affare .
INFERNO . Anthony Burgess , scrittore inglese , laico : " Non possono esserci molti dubbi che ci aspetta un inferno dopo questa vita " .
FANTASMI . " Mi terrorizzano . Avverto le ' ' presenze' ' di provenienza arcana per una qualche facolta' paranormale che mi porto addosso da sempre . Di notte mi fanno rischiare l' infarto " . Sandra Milo , attrice .
MORTE . L' unica paura di Roberto d' Agostino , arbiter elegantiarum , potrebbe forse essere quella di apparire normale . E invece no , il suo cruccio e' assai normale : " Fobie ? Paure ? Mah . . . forse la morte " .
VECCHIAIA. Marina Punturieri, 46 anni, moglie di Vittorio Ripa di Meana , ex Lante della Rovere , e' gerontofoba : " Ho paura del declino fisico che si subisce inevitabilmente con l' eta'. Chi dice che si puo' invecchiare bene fa della retorica , o sfugge alla realta' . La morte non la temo : e' una tappa , l' ultima , gia' scontata . Ma il declino fisico , e ancor piu' quello intellettuale , mi fanno proprio orrore " .
AMBULANZE . " Mi viene la nausea quando vedo un' ambulanza con la scritta ' ' ambulanza' ' alla rovescia " , Luciano Satta , linguista .
SOLITUDINE . "Per esistere bisogna che si mettano in tanti" : cosi' Jean Paul Sartre, nella Nausea, bollava sprezzante i monofobici . Ma Dario Argento, regista dell' orrore , e' un uomo dominato da questa paura : " Non posso dormire da solo . Il clima angoscioso dei miei film rispecchia le mie ansie personali , le mie nevrosi " .
LADRI . Alberto Lattuada , regista , e' cleptofobo : " Provo una vera e propria repulsione nei confronti dei ladri di ogni tipo : da quelli delle tangenti miliardarie a quelli dei furtarelli da 30 mila lire . Rifiuto quindi i doni , non mi faccio mai corrompere " .
BUIO . Ornella Vanoni non dorme mai a luce spenta. Laura Antonelli di notte accende tutte le lampade di casa : " Il buio mi mette addosso una sensazione di terrore che mi prende alla gola e quasi mi paralizza , sia fisicamente che psicologicamente . Mi rendo conto che e' puerile tenere le luci accese quando si dorme , perche' con gli occhi chiusi la luce non si vede piu' . Ma il buio mi angoscia". Stessa fobia anche per la pur battagliera Jane Fonda.
LUCE . Fotofobico era Ugo La Malfa , convinto che alzarsi dopo il levar del sole portasse male . E l' industriale Alberto Pirelli faceva ogni sera il giro degli uffici della sua societa' per chiudere tutte le luci . Fobia da bolletta ?
GAS . " Avro' spento il gas ? " . Rosi dall' incertezza , si alzano e rialzano dal letto finche' il sonno non li fa crollare . Su questa fobia diffusa Giorgio Gaber ha montato una celebre gag .
NEVE . " La neve e la montagna mi danno un senso di distacco , di convalescenza . La neve , cosi' immacolata , mi ricorda malattie letterarie come la tubercolosi , che da grande magari ti fanno diventare uno scrittore famoso " . Achille Bonito Oliva , critico .
MARE . La puntata di Love Boat dove e' apparsa Janet Leigh ha dovuto essere girata tutta a terra , in una cabina ricostruita e su un ponte finto che dava su un prato verde . " Se vado in mezzo al mare " , ha spiegato l' attrice americana , " provo la sensazione di essere inghiottita da un momento all' altro " .
ONDE . " Da quella volta che ho rischiato di affogare a Fregene " , dice Gianni Mattioli , capogruppo dei Verdi alla Camera , " il mio incubo ricorrente e' di venire travolto da enormi onde grigio giallastre che mi passano sulla testa " . Curiosamente anche un' altra deputata verde , Laura Cima , ha la stessa fobia .
LAGO . " Ho la fobia di affogare in un lago fatto solo di semolino " . Raimonda Gaetani , scenografa .
ISOLE . Carmen Llera , moglie di Alberto Moravia : " Mi fanno sentire prigioniera . Anche la Sicilia , che e' bella grande . Non posso dipendere da nulla , neanche da un aereo o da una nave . Mi ricordo quando si ruppe un piccolo aereo , eravamo in Gabon e rimanemmo bloccati per due giorni . Cominciai a piangere e a urlare in mezzo all' aeroporto".
CITTA' . " La mia fobia e' di essere condannato a vivere in citta " . Matteo Spinola , press agent .
CAMPAGNA. Barbara Alberti , scrittrice : " La campagna e' odiata da tutti gli intellettuali , di destra e di sinistra . E io muoio se li devo accompagnare " .
ARIA . L' attrice Mariangela Melato e' pneumofoba : " Ho la fobia dell' ossigeno , dell' aria pura . Fino a svenirne " . MANCANZA D'ARIA. Dudu' La Capria , scrittore : " La mia fobia e' di rimanere soffocato da qualche parte . Mi angoscia dover vivere in una situazione protratta di mancanza d' aria " .
MOVIMENTO . La critica d' arte Lea Vergine , tra le tante paure o inquietudini che la tormentano , confessa l' ultima fobia . Riguarda il cambiare luogo o posizione . Dall' entrare o uscire da una stanza al decidere di viaggiare . DISORDINE . " Ho una forte tendenza , continuamente disattesa dalla vita , a organizzare non solo i miei cassetti ma anche la quotidiana realta' . Il disordine mi fa sentire perduta , in balia degli avvenimenti " . Patrizia Carrano , scrittrice .
PROFONDITA' DELL' UNIVERSO. Alberto Ongaro, scrittore : " Non vorrei sembrare pomposo , ma a volte mi prende la consapevolezza della profondita' dell' universo . Vengo assalito da un vero e proprio senso di panico . Mi puo' accadere in ogni ora e in ogni luogo , per esempio guardando il cielo . A pensarci bene , pero' , questa non e' una fobia : e' la condizione normale dell' uomo . Ma noi ci dimentichiamo spesso della nostra condizione " .
NOIA . " Non riesco a sopportare le persone noiose , le evito in tutti i modi . Quando ne avvisto una per strada cambio subito marciapiede . Se mi telefonano a casa , faccio dire che non ci sono . E se riescono a trovarmi , rispondo testualmente : non ci sono . Sono uscita " . Camilla Cederna , giornalista .
FESTE . L'attrice Adriana Asti sfugge come la peste tutte le riunioni mondane : " Mi annoio con il prossimo , anche se sto attenta a evitare gli imbecilli . La noia ha su di me effetti devastanti . I sintomi sono precisi : pallore , brividi , svenimento . So gia' che moriro' durante una conversazione tediosa " .
PRETI E POLACCHI . Federico Zeri , critico d' arte : " Ho la fobia dei preti che fanno politica . Ma anche degli individui arroccati al potere che fanno finta di essere di sinistra . Inoltre mi sono odiosi tutti i polacchi". Perche'? " Per un'infinita' di motivi che sarebbe troppo lungo elencare " .
CATTOCOMUNISTI . " Da piccolo sognavo che mi uccidevano perche' sono omosessuale . Adesso sono insofferente verso chi parla sempre di democrazia e di pace , come i cattocomunisti di ogni tipo : dal Pci alle Acli alla Caritas". Angelo Pezzana, fondatore nel 1971 del Fuori (Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani) , libraio , consigliere regionale del Piemonte .
ORGOGLIOSI E MILLANTATORI . Monsignor Loris Capovilla , vescovo di Loreto , ex segretario di papa Giovanni XXIII : " Come cristiano accetto tutti , ma se penso all' etimologia della parola ' ' fastidio' ' mi accorgo che essa deriva da due parole latine : ' ' fastus' ' , che significa orgoglio , e ' ' tedium' ' , noia . Noia degli orgogliosi e dei millantatori , quindi . Nessun odio e nessuna fobia , pero' , per carita' ! Chi odia avvelena se stesso e l' ambiente in cui vive , mentre gli uomini sono nati per stare tutti assieme , formando una sinfonia " .
PERDERE . " Ho paura di ogni tipo di sconfitta " . Nino Benvenuti , ex campione mondiale dei pesi medi .
VINCERE . Lo scrittore Giorgio Manganelli ha la fobia dei premi letterari : quando sa di essere stato selezionato , arriva fino al punto di telefonare ai giurati a uno a uno , pregandoli di non farlo vincere .
ANIMA . Ruggero Guarini , giornalista : " La mia idiosincrasia e' per gli ideologi che fanno i romanzieri , per i professori che fanno i poeti e per tutti quelli che non si fanno i fatti loro . Volgarita' per me e' il tentativo disperato di sembrare quello che non si e' : ho la fobia di chi considera un privilegio avere un' anima , quando l' anima ce l' hanno tutti , anche le portiere " .
VOLGARI . " Ho la fobia della volgarita' , di ogni tipo : dal linguaggio ai gesti , al modo di vestirsi , alla tv , alle copertine di certi giornali . . . " . Elisabetta Catalano , fotografa .
GELOSI . Silvio Ceccato , cibernetico : " Ho una fobia verso i gelosi . Sono convinti di essere gli unici che amano davvero . E invece amano solo se stessi " .
INCIDENTI . Tutte le mamme sono apprensive e ansiose . Ma mai quanto la cantante Orietta Berti: "Una sera , prima di uno spettacolo , ho telefonato a casa e mi hanno detto che Omar, mio figlio , non era ancora tornato dal mare . Poco dopo essere andata in scena sono svenuta " .
NUMERO QUATTRO . Stava antipatico a Jorge Luis Borges : durante una conferenza stampa lo scrittore argentino chiese ai giornalisti di saltare la quarta domanda.
TREDICI. Il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi ha sempre un funzionario pronto a subentrare quando il numero dei presenti a pranzi e riunioni si arresta sul fatidico tredici . Giovanni Agnelli ha inveito contro il martedi' 13 durante il quale , qualche mese fa , si e' rotto la gamba . E l' ufficio stampa della Fiat ha diligentemente diffuso la sua imprecazione in un comunicato ufficiale .
DICIASSETTE Fa rabbrividire Sandro Pertini , che cada di venerdi' o in un qualsiasi altro giorno della settimana : non prende decisioni , manda a casa i collaboratori , una volta ha perfino spostato un comizio . " Sono convinto che se Luigi XVII si fosse chiamato 16 bis non sarebbe finito ucciso da bambino " , assicura lo scrittore Luciano De Crescenzo .
DICIOTTO . Alla fobia per i numeri si concede anche Giovanni Mariotti , scrittore e critico letterario . Con qualche sorpresa : "Spesso alcuni che considero malevoli si mostrano benevoli , e viceversa . Ora ho in sospetto il 18 , che ritenevo buonissimo " .
PARI . Il poeta Vittorio Sereni non voleva che i suoi libri fossero pubblicati negli anni pari , che considerava infausti .
VENERDI . Renato Ruggiero, adesso ministro del Commercio estero, nominato segretario generale del ministero degli Esteri , chiese di anticipare l' entrata in carica di 24 ore per non farla cadere di venerdi' . E il ministro Giulio Andreotti lo accontento' .
SABATO . "Il sabato porta sfortuna a chi lavora", mormora Woody Allen, "bisogna riposarsi e , per maggior sicurezza , evitare gli jettatori " . In effetti , molti degli interpreti dei programmi tv trasmessi negli Stati Uniti il sabato sera negli ultimi anni sono finiti male : come David Soul (l' Hutch di Starsky & Hutch) che , dopo avere perso il lavoro e la moglie , ha tentato di uccidersi .
DOMENICA . Glabrofobia domenicale quella del calciatore Francesco Graziani , che si e' ritirato due mesi fa : non si faceva mai la barba il giorno della partita .
UN ATTIMINO . Logofobia , o fobia delle parole : Giorgio Forattini e' allergico all' " attimino " che segretarie e centraliniste ci pregano invariabilmente di aspettare .
CARNE . Non la puo' sopportare Enrico Cuccia , consigliere anziano di Mediobanca , benche' si dichiari lontano mille miglia dalle ideologie vegetariane e " animaliste " .
PUNTEGGIATURA. La fobia per i punti attanagliava , a volte , lo scrittore Giuseppe Berto . E anche lo svizzero Friedrich Duerrenmatt , con le sue " 24 frasi lunghe " , non e' da meno . Per non parlare del flusso continuo del cecoslovacco Bohumil Hrabal .
AUTOGRAFI . Non li regalava mai volentieri il vecchio Ernest Hemingway . E non sopportava proprio gli scippatori in vena di furberie . Per esempio , quelli che gli scrivevano solo per ricevere una risposta firmata . Hemingway , cortese , rispondeva . Ma con una lettera anonima . In fondo , al posto del nome , uno spazio bianco .
LINGUA MATERNA . Per Paul Wolfson , scrittore americano nato a New York , e' impossibile parlare inglese . Fino dall' adolescenza ha dei veri e propri sconvolgimenti fisici nel sentire parole in lingua materna . Cosi' e' cresciuto inseguendo per radio e televisione programmi stranieri e ha raggiunto la notorieta' con due opere scritte in francese .
COLORI . Odiano il viola Wanda Osiris, Ronald Reagan, tutta la gente di spettacolo in genere , nonche' l'editore Edilio Rusconi. Il quale e' cromofobo anche nei confronti della pelle nera: poche settimane fa ha vietato la pubblicazione , sulle copertine delle sue riviste Eva e Onda Tv, di foto del comico di colore Eddie Murphy e del presentatore Sammy Barbot .
CAPEZZOLI SCURI. Nico Orengo , scrittore: "Anni fa corteggiavo una ragazza in Francia. Erano i primi tempi del topless, e lei era bellissima. Ma la vista dei suoi capezzoli, scurissimi, mi disturbo' a tal punto che la lasciai".
NUDO . " Fin da piccolo il mio incubo e' quello di camminare nudo per strada . E nudo mi sento di fronte alle delegazioni dei Cobas " . Giovanni Galloni , dc , ministro della Pubblica Istruzione .
SANGUE . Renzo Arbore : una brillante carriera stroncata sul nascere dall' ematofobia . Dalla natia Foggia sarebbe dovuto andare a studiare medicina a Napoli , ma rinuncio' dopo che svenne assistendo a un' incisione a un dito nello studio dello zio medico .
CALVIZIE . Pippo Baudo , presentatore tv : " Ho sofferto moltissimo per i capelli . Ero calvo , ho dovuto ricorrere ai trapianti per superare questo complesso , sottoponendomi a cinque interventi a Parigi " .
DENTISTA . "L' ultima volta che ci sono dovuta andare quasi mi veniva l' esaurimento nervoso " . Giuliana De Sio , attrice .
SPALLE . Armando Costa , avvocato : " Ho la fobia delle spalle al vuoto . Quando mi siedo devo avere sempre le spalle protette , da una parete , da una libreria , da qualcosa " .
MANI . Nell' ambiente pubblicitario e' nota la fobia di Gavino Sanna per la stretta di mano . E capace di trucchi di ogni tipo pur di evitarlo .
OROLOGI . Ciriaco De Mita non riesce piu' a mettere quel bellissimo orologio in acciaio e oro che portava al polso il giorno della batosta elettorale della Dc , nel giugno 1983 .
VESTITI NUOVI . Piero Bassetti , presidente della Camera di commercio di Milano , preferisce indossare fino alla consunzione i vecchi abiti , perche' e' convinto che gli portino fortuna .
SCARPE . L' attrice Brooke Shields non le indossa mai nuove : le fa provare prima alla sua segretaria . E Nancy Reagan le odia sotto al letto di notte .
TUTTO . "Vivo nella paura . Paura del caos , dei politici che sbagliano e ti fanno pagare i loro errori , dei terroristi della guerra nucleare ". Barbara Bouchet , attrice .
FOBIE . Alberto Ronchey , giornalista : " Fobie ? No , no . Non ho di questi problemi , io " . Fobofobico ?

Ecco , queste sono novanta fobie da Vip . Le conclusioni facciamole trarre da Cesare Musatti , padre della psicanalisi italiana . Che , personalmente , non ha paure da denunciare : " Se uno di noi ha una fobia e vuole curare gli altri , bisogna che prima se la cavi , come l'appendicite . Da cosa dipendono le fobie ? Beh , mettetevi in analisi , e allora lo capirete..."
Mauro Suttora
Fiamma Arditi
Ha collaborato Alessandra Baldini