Friday, December 09, 2016

Gli scandali Vatileaks

di Mauro Suttora

dicembre 2016 - speciale Oggi per gli 80 anni di papa Francesco

Il 19 maggio 2012 Gianluigi Nuzzi, giornalista del quotidiano Libero, pubblica il libro Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI. È il suo secondo volume sugli intrighi della Santa Sede, dopo Vaticano S.p.A. (2009).

Il libro rivela lotte di potere attorno alla banca del Vaticano, lo Ior (Istituto per le opere di religione). Viene scritto grazie a una fuga di documenti interni riservati su irregolarità finanziarie che coinvolgono l'allora segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone. Altri documenti rivelano addirittura un presunto piano per uccidere papa Benedetto XVI.

Lo scandalo prende il nome «Vatileaks» dall’inglese leaks (fughe di notizie), per assonanza con le rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione di Julian Assange che dal 2007 aveva pubblicato un’enorme quantità di documenti segreti di governi occidentali.

Papa Benedetto XVI istituisce una Commissione d’inchiesta composta da tre cardinali per individuare la spia interna. Il 24 maggio la Gendarmeria vaticana arresta per furto aggravato Paolo Gabriele, aiutante di camera del Papa da sei anni, uno dei suoi uomini di maggior fiducia: aveva carteggi riservati personali del Papa. Nello stesso giorno viene allontanato Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior.

Un “corvo” (termine ripreso dalla “stagione dei veleni” di vent’anni prima a Palermo, che aveva nel mirino il magistrato Giovanni Falcone) rivela che le persone coinvolte nello scandalo sarebbero una ventina.

Il 30 maggio Benedetto XVI, al termine della sua udienza settimanale, definisce «esagerate» le rivelazioni, che «hanno offerto una falsa immagine della Santa Sede. Gli eventi degli ultimi giorni riguardo alla Curia e ai miei collaboratori hanno portato tristezza nel mio cuore». L’amarezza è tale che nove mesi dopo si dimetterà (non solo per Vatileaks, naturalmente).
  
Nell’autunno 2012 Paolo Gabriele e l’informatico Claudio Sciarpelletti, dipendente della segreteria di Stato, vengono processati dal tribunale della Città del Vaticano. Dopo una settimana Gabriele è condannato a tre anni di carcere, ridotti a un anno e mezzo. Il 22 dicembre Benedetto XVI lo visita e lo grazia. Sciarpelletti viene condannato a 4 mesi, ridotti a 2 e infine condonati.

Un secondo scandalo Vatileaks avviene nel novembre 2015. Vengono arrestati due “corvi”: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, 54enne spagnolo che papa Francesco aveva nominato nel 2013 segretario di una commissione per la riforma della struttura economica-amministrativa della santa Sede, e Francesca Immacolata Chaouqui, 34enne calabro-marocchina, sua collaboratrice nella stessa commissione. La Chaouqui, soprannominata “la papessa”, viene rilasciata perché collabora alle indagini.

L’accusa è ancora di sottrazione di informazioni riservate dello stato del Vaticano, e sempre per un libro di Nuzzi: Via Crucis. Da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta di Papa Francesco per cambiare la Chiesa. Un altro beneficiario dalle rivelazioni è il giornalista del settimanale Espresso Emiliano Fittipaldi, che sullo stesso argomento scrive il libro Avarizia.  Le informazioni riguardano le spese della Santa Sede, già messe sotto indagine da papa Francesco.

I due giornalisti vengono processati dal Vaticano e assolti nel luglio 2016 per «difetto di giurisdizione»: la consegna dei documenti segreti non è avvenuta nel territorio della Santa Sede. E comunque il tribunale afferma che «il diritto divino garantisce la manifestazione del pensiero e la libertà di stampa nell’ordinamento giuridico vaticano».

Nello stesso processo monsignor Vallejo Balda è stato invece condannato a un anno e mezzo di carcere che sta scontando, nella speranza di un perdono papale; la Chaouqui a dieci mesi, con pena sospesa. Non sono mancati particolari piccanti, come una relazione fra la Chaouqui e il monsignore smentita da quest’ultimo.
Mauro Suttora

Come funziona la Curia vaticana

di Mauro Suttora

dicembre 2016 - speciale Oggi per gli 80 anni di papa Francesco

È la più grande e potente multinazionale del mondo: un miliardo e 300 milioni di fedeli, 415mila preti e religiosi, 5.200 vescovi. La Chiesa cattolica opera su cinque continenti, ed è amministrata dalla Curia romana.

Non è un mistero che uno dei motivi delle dimissioni di papa Benedetto XVI sia stato l’enorme peso di questa responsabilità organizzativa. Perciò papa Francesco sta dedicando grande attenzione alla riforma della “macchina burocratica” della Chiesa. Il Vaticano ha vari “ministeri”.

Il più importante è la Segreteria di Stato, guidata dal 2013 dal giovane cardinale vicentino Pietro Parolin (61 anni). È lui il più stretto collaboratore del Papa per le questioni politiche e diplomatiche: una specie di ministro di Interni ed Esteri. Sono ben 214 i nunzi apostolici (ambasciatori) nei Paesi del mondo (non ci sono relazioni solo con Cina, Afghanistan, Bhutan e Corea del Nord).

Per le questioni religiose, invece, l’organo principe è la Congregazione per la dottrina della fede (ex Inquisizione e Sant’Uffizio). È retta dal cardinale tedesco Gerhard Müller, 68 anni, nominato da papa Ratzinger nel 2012 ed elevato cardinale da papa Francesco due anni dopo.
Nel temibile palazzo di piazza Sant’Uffizio una sessantina fra funzionari e consulenti assistono i 25 cardinali e vescovi che vigilano sul rispetto della dottrina, esaminano aperture e condannano eresie.

Fra le nove Congregazioni, un’altra molto importante è quella per il clero, guidata dal 2013 dal cardinale 75enne Beniamino Stella, anch’egli veneto come Parolin, e come lui con grande esperienza internazionale: nunzio a Santo Domingo, Malta, Africa, Cuba, Colombia.
È il dicastero che segue i sacerdoti in tutto: vocazione, formazione nei seminari, vita privata, assistenza sanitaria, pensioni, stipendi, ministero nelle parrocchie.

Per i vescovi invece esiste una Congregazione apposita, di cui è prefetto il cardinale canadese Marc Ouellet, 72 anni. Papabile al conclave del 2005, nominato prefetto nel 2010 e confermato da papa Francesco, Ouellet è un conservatore: vorrebbe tornare all’adorazione eucaristica e reintrodurre il canto gregoriano.

La sua Congregazione seleziona e nomina i nuovi vescovi, erige nuove diocesi, vigila sul loro governo e organizza i viaggi che tutti i vescovi devono compiere a Roma ogni 5 anni per riferire sul loro operato.

Papa Francesco vorrebbe delegare di più queste funzioni alle conferenze episcopali dei singoli Paesi. Oggi infatti, fra tutte le religioni del mondo, soltanto quella cattolica è così accentrata a Roma. Questo garantisce unità della Chiesa ed evita spinte centrifughe, ma produce anche intasamento burocratico e verticismo.

L’organismo più delicato della Curia è l’Apsa (Amministrazione patrimonio sede apostolica). Papa Francesco non perde occasione per ammonire: i soldi servono a far funzionare le chiese, al sostentamento del clero, ma devono andare soprattutto in carità. A Natale 2014 ha elencato le 15 «malattie» della Curia: burocrazia, perdere di vista gli obiettivi spirituali, accumulare denaro e potere, «profitto mondano», «terrorismo delle chiacchiere».

Con sottile senso dell’umorismo, perfino sentirsi indispensabili e lavorare troppo: «Come Marta nel racconto evangelico, qualcuno si immerge nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”: il sedersi sotto i piedi di Gesù. Il quale invece chiamò i suoi discepoli a “riposarsi un po’” perché trascurare il necessario riposo porta stress e agitazione».

Stress e agitazione hanno provocato in Vaticano alcune rivelazioni sull’Apsa (guidata dal 2011 dal cardinale Domenico Calcagno, che ha una strana passione per le armi da fuoco), come quella del banchiere Giampiero Fiorani che nel 2007 versò in nero all’Apsa 15 milioni di euro su un conto svizzero dove, secondo lui, il Vaticano avrebbe posseduto «due o tre miliardi di euro».

Due anni fa papa Francesco ha trasferito a una nuova Segreteria per l’economia molte competenze dell’Apsa, lasciandole la gestione dei fondi dell’8 per mille incassati ogni anno con le nostre denunce dei redditi: circa un miliardo di euro per mantenere 95mila chiese e 1.500 monasteri in Italia.

La nuova segreteria è guidata da George Pell (australiano, 75 anni) e Reinhard Marx (tedesco, 63enne), suoi cardinali di fiducia per la riforma della Curia. Altro uomo chiave è il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, 59 anni, presidente della Caritas Internationalis che fa opere di carità per circa due miliardi di euro annui.
Mauro Suttora