Friday, December 07, 2012

La democrazia secondo Grillo

VITA QUOTIDIANA NEL MOVIMENTO 5 STELLE RACCONTATA DA UN GIORNALISTA CHE SI È ISCRITTO E PARTECIPA ALLE ATTIVITA'

di Mauro Suttora

Sette (Corriere della Sera), 7 dicembre 2012

Maledetto neon. Quello nella sala sotterranea dell'albergo La Rotonda di Saronno (Varese), dove il 18 novembre partecipo alla conferenza regionale lombarda del Movimento 5 Stelle (M5S), è squallido quanto la luce bianca da obitorio che quarant’anni fa mi fece scappare dalla mia prima riunione politica, al ginnasio di Bergamo.

Sono un "grillino". Qualche mese fa mi sono "registrato" nel portale di Beppe Grillo: un po' per simpatia personale, un po' per curiosità professionale. È gratis, basta mandare la scansione di un documento. E ora eccomi qua a fare la vita del militante semplice, anzi del "cittadino attivo" come si dice in grillese. 

Quasi tutta l'attività del movimento si svolge online, questa è una delle rare riunioni in cui ci si incontra di persona. Delusione: poche donne e giovani, maggioranza di maschi 40-50enni. Siamo 200, molti sono attirati dalla possibilità di candidarsi alle regionali lombarde anticipate del 10 marzo.

Per fortuna Grillo ha ristretto la candidatura alle politiche a chi era già in lista nelle elezioni passate: un giusto riconoscimento agli ante-marcia, per evitare l'assalto degli opportunisti. Alle regionali invece possono candidarsi tutti i registrati al 30 settembre. Risultato: lo hanno fatto in oltre 300 per gli 80 posti da consigliere regionale lombardo. 

Perché questa valanga? Anche se gli eletti M5S si ridurranno lo stipendio da 11mila a 2.500 euro netti mensili, sono soldi appetibili per molti: un affare da 600mila lordi in dieci anni, visto che un'altra regola di Grillo è il limite di due mandati per gli eletti. Questo tetto sembra a tutti l'antidoto perfetto per evitare la professionalizzazione dei «portavoce del movimento» (come vengono definiti pudicamente gli eletti): «Massimo dieci anni e poi fuori dai c…», ribadisce sempre il simpatico Beppe.

«Ma lo sapete che gli eletti radicali e verdi trent'anni fa ruotavano a metà mandato?», provo a proporre. «Erano quattro volte più "democratici" di noi. A casa dopo due anni e mezzo, sostituiti dai primi dei non eletti. Se vogliamo evitare la nascita di un'altra casta dobbiamo fare così anche noi, perché dopo dieci anni di politica a tempo pieno è quasi impossibile tornare al lavoro di prima». Qualcuno è d'accordo; ma Grillo ha deciso per i due mandati, e pochi hanno voglia di contraddirlo riaprendo la questione.

In luglio ho partecipato al voto semestrale di conferma per il consigliere comunale M5S di Milano Mattia Calise, 22 anni. Tutti gli eletti lo devono fare. Una sala di periferia, diretta streaming sulla sua relazione, poi voto online nei tre giorni successivi. Promosso con 235 sì e un solo no, «per non sembrare il politburo di Breznev».

Una sera sono andato col mio consigliere di zona 4 a una riunione sul verde nell’area dove non verrà più costruita la Biblioteca europea di Porta Vittoria, di fronte a casa mia. È arrivato in bici sotto la pioggia: bene, un politico che pratica quello che predica. Preso dall’entusiasmo, qualche giorno dopo l’ho aiutato a organizzare un banchetto di propaganda nel quartiere Santa Giulia (Rogoredo), martoriato dalla speculazione edilizia.

L’8 settembre faccio un salto a una manifestazione in piazza XXV Aprile che ripete la richiesta del primo Vaffa-day, cinque anni fa: via i pregiudicati dal Parlamento. Purtroppo c’è poca gente, e in più tanto nervosismo perché è appena scoppiato il caso di Giuseppe Favia, consigliere regionale M5S emiliano beccato in un fuorionda di Piazza pulita ad accusare Grillo e il suo consulente Gianroberto Casaleggio di ogni nefandezza.

Mi stupisco: avevo intervistato Favia pochi mesi prima, era la punta di diamante del movimento. I militanti sono assediati dai giornalisti che chiedono se è vero che nel M5S manca la democrazia interna, come denunciato da Favia.

Il fatto è che in quasi tutti i grillini c’è un fervore palingenetico: sono convinti di essere i primi a voler «fare politica in modo pulito». Io invece ne ho già visti tanti, con questo lodevole proposito. Non so se è un primato da guinness (o da ricovero), ma ho partecipato dall'interno a tutti i movimenti "antipolitici" degli ultimi 40 anni: extraparlamentari di sinistra, radicali, verdi, leghisti (frequentati per conto di Vittorio Feltri, mio direttore all'Europeo), dipietristi.

Con una certa regolarità infatti, ogni 8-10 anni, in Italia nascono formazioni che proclamano di essere «diverse». Da tutti gli altri partiti del passato, del presente e anche del futuro. Il M5S non sfugge a questo ottimismo eroico da stato nascente: «Non siamo un partito, vogliamo la democrazia diretta, permettiamo ai cittadini di decidere in prima persona». 

Il programma, in realtà, assomiglia molto a quello radicale e verde di 30-40 anni fa: no al finanziamento pubblico (il primo referendum radicale - perso per poco – risale al 1978, quello vinto al '93); sì a energie alternative e raccolta differenziata dei rifiuti, no al nucleare (primo referendum radicale tentato nel 1980, vinto con i verdi nell'87, rivinto l'anno scorso), no a inceneritori e grandi opere (Tav, ponte di Messina).

Poi c'è il rifiuto della forma-partito. I verdi ne hanno sempre aborrito sia il nome (nacquero come "liste” verdi nell'85) sia le procedure: «Facciamo politica in modo diverso, siamo biodegradabili», promettevano, fino al degrado poco bio di Alfonso Pecoraro Scanio nel 2008. 

Anche i radicali hanno sperimentato un partito libertario, "liquido": congresso annuale aperto a tutti, tessera perfino a Cicciolina e al capo della 'ndrangheta Giuseppe Piromalli. La parola «partitocrazia» è © di Marco Pannella. Il quale, proprio come Grillo, comanda col carisma. Senza espulsioni, però; mentre Beppe ha già fatto fuori metà dei suoi quattro consiglieri regionali eletti appena due anni fa. «Più che carisma, caserma», mormora qualcuno.

Tutti i movimenti contestatori hanno avuto leader forti: i sessantottini Mario Capanna e Adriano Sofri, i radicali Pannella ed Emma Bonino, i verdi Alex Langer e Grazia Francescato. Per non parlare di Umberto Bossi e Antonio Di Pietro, che hanno eliminato tutti gli avversari interni.

È per questo che oggi osservo con tenerezza il crescendo di purghe con cui Grillo tartassa i suoi eletti. Il M5S non è ancora entrato in Parlamento, non ha tessere, quote d’iscrizione, soldi pubblici, sedi, non ha neppure uno statuto (solo un “non Statuto” proprio per dileggiare la burocrazia dei partiti tradizionali), ma lui lancia anatemi con l’unico risultato di rendere famose le vittime: Favia, poi Federica Salsi (consigliere comunale a Bologna) perché è andata a Ballarò, infine il consigliere regionale piemontese Fabrizio Biolé.

Nelle nostre riunioni non se ne parla. Gli incontri sono sempre molto operativi, “concreti”: bisogna organizzare i banchetti o i criteri per le liste elettorali, le “graticole” per selezionare i candidati o la lista dei “referenti” provinciali del gruppo regionale comunicazione, sottogruppo ufficio stampa.

Non si parla quasi mai di politica, in realtà. Per quello ci sono i post quotidiani di Grillo sul suo portale nazionale. Scritti a volte da lui (o chi per lui: alcune finezze lessicali come “mesmerismo mediatico”, nel famoso post sul punto G della Salsi del 31 ottobre, non gli appartengono) o appaltati ad altri: il polemista Massimo Fini, l’anarchico Ascanio Celestini, l’economista della “decrescita felice” Maurizio Pallante, l’esperto di servizi segreti Aldo Giannuli, il prof universitario di matematica torinese Beppe Scienza che vent’anni fa dava consigli ai risparmiatori sull’Europeo. Ora fustiga le banche, e in effetti è stato uno dei pochi a prevedere la fregatura delle pensioni integrative private rispetto alle vecchie liquidazioni garantite dallo stato. Paolo Becchi, docente di Filosofia del diritto a Genova, ha candidamente confessato a Piazza pulita che sta con Grillo perché è l’unico che gli dà retta.

Nel variopinto parterre dei maitres-à-penser grilleschi ogni tanto s’intrufola qualche pataccaro, come l’attempato blogger romano Sergio Di Cori Modigliani diventato famoso lo scorso luglio per la “bufala Hollande”: un post in gran parte inventato da lui in cui magnificava risultati apparentemente ottenuti dal nuovo presidente francese nei primi cento giorni di governo (da una presunta abolizione totale delle auto blu a stipendi tagliati del 40% agli alti dirigenti statali). Per giorni impazzò sul web, rimbalzato dagli utenti di Facebook, finché qualcuno si prese la briga di controllare le fonti e scoprì il falso. È diventato un caso di scuola sulla capacità manipolatoria e autosuggestiva della Rete.

E qui si arriva al punto dolente. La cosa che m’infastidisce di più nel M5S è la fede assoluta in internet. «La Rete risolve ogni problema», tuona Grillo dai palchi dei comizi, ed è piacevole starlo ad ascoltare. «Grazie alla Rete scopriremo gli arrivisti che cercano di fare carriera nel M5S», dicono sicuri i miei compagni di riunione. Poi però basta che si candidi un qualsiasi Gianni Colombo a Milano, lo si googla per controllare e, panico: ce ne sono centinaia! Come scoprirne i passati misfatti, le candidature in altri partiti? 

Il povero Biolé è stato fatto fuori perché aveva già fatto il consigliere comunale in una lista civica apartitica del  suo paesino di 500 abitanti sulla montagna cuneese negli anni ’90, volontario ambientalista benemerito con vent’anni d’anticipo rispetto a molti grillini neofiti; ma  oggi, a scoppio ritardato di due anni, è diventato un reprobo da espellere, con tanto di lettera degli avvocati Squassi e Montefusco di Milano per conto del signor Grillo Giuseppe, “proprietario unico del marchio 5 Stelle”.

«Non ci può essere democrazia diretta sotto un dittatore», taglia corto il mio amico Luciano Lanza, vecchio libertario, fondatore di A-Rivista anarchica. Ci rimango male, le mie speranze vacillano.
     
«Di questo discuteremo in rete», mi rispondono gli attivisti M5S quando cerco di parlare per una volta non virtualmente, nella riunione di Saronno. «Immagino sia proibita la propaganda personale dei candidati» avevo detto, «perché ho visto orrendi ‘santini’ in Sicilia, e anche qui a Milano l’anno scorso alle comunali era permessa. Niente guerra intestina delle preferenze, spero, e inoltre non vogliamo rischiare che i clan della ’ndrangheta nell’hinterland appoggino qualche candidato sfuggito alla nostra attenta selezione…»

Niente da fare. Non c’è mai tempo per parlare guardandosi negli occhi. Solo web, computer e smartphones per gente sempre “connessa”. Ma connessa a cosa, mi domando. Sempre lì a smanettare come zombies. È online che si svolge la vita vera dei grillini, mica nella realtà così deludente, catastrofica e piena di ladri… Eppure uno dei nostri ispiratori è Ivan Illich, il cantore della convivivialità.

Grillo predica la Rete non più come mezzo ma come fine, e i seguaci più pedissequi la mettono sull’altare come i rivoluzionari francesi sostituirono Dio con la Dea Ragione, a fanatismo inalterato.
Così per seguire il M5S ora devo collegarmi con sei piattaforme diverse: il portale di Grillo, i meetup regionale e comunale, Pbworks, Facebook, Googlewiki per discutere e infine Liquid Feedback per votare.

Una sovrabbondanza elettronica ci succhia via la vita, ci fa litigare con mogli la sera perché sospettano che chattiamo nei siti erotici, o fa crollare drasticamente le nostre produttività sul luogo di lavoro.
Detto questo, ammetto che Liquid Feedback è geniale. È un sistema di votazione adottato dal partito tedesco dei Pirati, ma potrebbe esserlo anche in ogni condominio o consiglio di zona, su su fino all’Europarlamento. Se Clistene o Pericle lo avessero avuto, altro che agorà dell’antica Atene. 

Forse si avvererà la profezia di Erich Fromm: nel ’76, in Avere o essere, propose di votare con referendum sulle dieci questioni più importanti ogni anno, come gli svizzeri nella piazza del cantone di Appenzell, evitando l’intermediazione parassitaria dei politici a tempo pieno. «La politica, come l’amore, è troppo bella per lasciarla a professionisti», diceva lo slogan che invitava alla partecipazione negli anni ’70.

Quindi, ora ci riprovo. Dopo aver frequentato e votato per sessantottini, radicali, verdi, leghisti e dipietristi, mi affido abbastanza disperato a Grillo. Perché, nonostante tutte le critiche e quindi anche questo articolo, il M5S mi sembra l’unica cosa nuova nella vita pubblica italiana oggi. Probabilmente sbaglio, e dopo la sesta illusione arriverà come sempre la delusione. In effetti, il neon delle riunioni è orrendo come 40 anni fa.
Mauro Suttora

10 comments:

Claudio Sasso said...

Iniziando a leggere le prime battute di quest'articolo pensavo che se lo avessi scritto io alcune cose le avrei tralasciate in quanto banali altre le avrei spiegate meglio.

Ad esempio: perché così pochi giovani e donne prendono parte attiva al MoVimento? :-(

Poi, è vero che Grillo e gli attivisti spesso si lanciano in affermazioni che possono far paura, ma esistono altre belle menti pensanti nel MoVimento di cui non hai parlato, e questo un po' mi dispiace, perché sono queste le menti di cui mi sono innamorato e sono i motivi che mi spingono ogni giorno a credere in questa forza che aspira a cambiare il Paese, nonostante tutti i difetti e le criticità del MoVimento che hai saputo esporre benissimo.

Anche su Mattia Calise: perché lo abbiamo riconfermato? Ci sono dei criteri (personali, non ufficiali, ma condivisi da tutti) che ci spingono a confermare o disapprovare l'operato di una persona.

Sul perché detestiamo così tanto i partiti si poteva spendere qualche riga in più.

So che comunque al giornale hai un numero limitato di battute e certe cose forse "è meglio non scriverle" comunque nei contenuti sono abbastanza d'accordo con te, la forma di quest'articolo non m'è piaciuta granché; ottimo l'incipit, peccato il finale sia stato sporcato da quella dichiarazione di voto o simpatia: sul blog puoi scriverlo, ma ad un giornalista non è richiesta una tale esternazione personale, anche se poi c'è e la si vede in ciò che scrivi.

mauro suttora said...

grazie per l'attenzione, Claudio.
perché così poche donne e giovani?
direi perché la politica è noiosa, perché attira troppa gente verbosa che vuole solo mettersi in mostra. quindi persone pratiche e che non hanno molto tempo da perdere, come i giovani e le donne, ne stanno lontane.

Ho citato alcune delle migliori menti che ispirano M5S: Massimo Fini, Beppe Scienza, Pallante, Ivan Illich, Erich Fromm. Non potevo fare un elenco troppo lungo. Quali sono quelle di cui tu ti sei innamorato?

Perché abbiamo riconfermato Calise consigliere comunale a Milano? Perché ha fatto bene il suo lavoro. Ma Sette è un giornale nazionale, non posso tediare i lettori non milanesi con questioni cittadine.

Perché si detestano i partiti lo sappiamo già tutti, inutile scriverne di più.

Non c'è niente che sia "meglio non scrivere": Sette mi ha dato libertà totale e non ha cambiato una virgola. Anche su Beppe Scienza, odiato dalle banche, nonostante che Unicredit e Banca Intesa siano grandi azionisti di Rcs Corriere della Sera.

La dichiarazione di simpatia l'ho messa fin dall'inizio: non sono un "infiltrato" nel movimento di Grillo, come purtroppo ha scritto il titolista per attirare l'attenzione dei lettori.

E' esattamente il motivo per cui ho scritto questo articolo: un diario «dall'interno», con tutti i dubbi e le domande che si fanno i "registrati" a M5S.

E' un tipo di giornalismo che di solito non pratico, sono molto asettico e cerco di essere neutrale. Ma questo era un articolo proprio di «esternazione personale», era la sua ragion d'essere. Un misto di commento e news analysis, direbbero gli inglesi.

Ho visto il tuo blog, complimenti

Claudio Sasso said...

Su donne e giovani hai azzeccato la risposta solo in parte: essi non stanno alla larga dalla politica solo perché è noiosa o perché è troppo verbosa e poco operativa; molti giovani, come me :-( , partecipano poco a causa delle condizioni di lavoro sfavorevoli: precari, part-time, con più lavori e molti si sono rimessi a studiare perché dove lavorano non hanno possibilità di crescita o rischiano di essere licenziati.
Le donne... hanno tanti di quei problemi che farei un elenco troppo lungo :-(

Per quanto riguarda le menti di cui mi sono innamorato, come tu saprai, non ci si innamora dei divi (i personaggi che hai citato), ma di quelle persone semplici che nel loro agire concreto ed onesto danno l'esempio a molti; e di queste persone penso che tu qualcuna l'avrai incontrata alle riunioni...

Scusa se scrivo periodi troppo lunghi, laboriosi da leggere o comprendere, ma è che mi piacciono troppo le virgole e ancor di più le congiunzioni!

Davide Nocchi said...

Ho letto l'articolo su SETTE e devo dire che fornisce una visione parziale del M5S.
Io non ne faccio parte, ma mio fratello sì, quindi mi arrivano varie informazioni. Per esempio non è vero che non ci sono giovani e donne, basti pensare ai candidati alle politiche: molti sono giovani e donne. E' pure sbagliato dire che tutto si svolge tramite internet, io vedo che mio fratello va sempre alle riunioni. Anzi, a proposito di internet, sul blog di Grillo c'è una maggioranza di esaltati che scrive spesso delle cretinate, tant'è vero che le persone più moderate se ne sono andate.
Quindi il movimento vero è quello fatto di persone che si incontrano più volte a settimana, in carne ed ossa.
Io non voglio difendere il M5S a spada tratta, ma dà fastidio sentire che a priori i grillini faranno la fine degli altri: sembra quasi un non voler accettare che si stia riuscendo dove altri in passato hanno fallito miseramente.
La speranza deve sempre essere l'ultima a morire! Se poi faranno la stessa fine degli altri, va bene lo stesso: aspetteremo ancora...

Angelo Turiano said...

Avevo scritto un commento al tuo articolo sul meetup Lombardia 5 Stelle nella discussione "L'infiltrato" (o qualcosa del genere), ma non la trovo più. Mi sarebbe piaciuto vedere un tuo commento. Ma tu sai che fine ha fatto? (in caso, per favore, postami il link.
Comunque, bell'articolo. Ne potremmo riparlare qui dopo che ripesco il mio commento.
Ciao.

fcoraz said...

Egregio Mauro, la cosa che mi meraviglia è che non ti abbiano ancora espulso dal M5S, di solito nelle sette chi racconta in giro i segreti dell'associazione viene prima emarginato e poi allontanato.

mauro suttora said...

risposta a Davide Nocchi:
certo, esistono anche riunioni non virtuali, ci mancherebbe. Ma, come ho scritto, sono tutte molto operative, su problemi concreti che riguardano cose locali. Non si parla mai di linea politica, quella la si dà per scontata perché ci pensa Grillo.
Fino ad ora poteva anche andare bene così, perché m5s era presente solo nei comuni e in 2 regioni. Ma ora si fa politica a livello nazionale, non si può andare avanti con una voce sola.

non ho scritto che i grillini faranno la fine di 68ini, radicali, verdi, leghisti e dipietristi. spero di no. ci riusciranno se non ripeteranno gli stessi errori. per questo devono conoscerli. se invece continueranno a illudersi, con un po' di arroganza e molta ignoranza, a essere i primi e gli unici, verranno riassorbiti dal sistema.
per esempio, come ho scritto, la rotazione degli eletti è un fattore decisivo. grillo lo sa, e ha messo subito il limite massimo dei 2 mandati. Ma 10 anni in carica sono troppi, si appicicheranno tutti alla poltrona. Il massimo dovrebbe essere 2-3 anni, poi si ritorna al proprio lavoro.

per Angelo Turiano: http://www.meetup.com/lombardia5stelle/boards/thread/29372782/10/

scusa per non averti risposto lì, aspettavo che si potesse leggere la versione completa del mio articolo.
ti rispondo qui:
sull'«assolutismo emergente», come lo chiami, purtroppo i fatti degli ultimi giorni (espulsioni Favia e Salsi, video "niente domande o fuori dalle palle") mi stanno dando ragione. ma speriamo siano solo una botta di rincoglionimento.

sulla limitazione delle candidature nazionali agli ex candidati, invece, come ho scritto sono d'accordo con Grillo e in disaccordo con te: era l'unico modo per evitare la carica degli "infiltrati" (quelli veri). ne ho già individuati un paio...

per fcoraz: non ho svelato alcun segreto, anche perché non sono un "infiltrato": questa parola l'ha messa il Corriere della Sera nel titolo, per stuzzicare l'attenzione e spingere a leggere

grazie a tutti per l'attenzione

Anonymous said...

In una riunione In una riunione locale del movimento sottoposto la questione della rotazione degli eletti. Mi stato risposto che non è più prevista perché altrimenti ci si deve dimettere perde la conoscenza accumulata in favore di uno che magari non ha seguito vedere ricominciare tutto da zero.

mauro suttora said...

questo è vero. la rotazione va praticata coinvolgendo fin dall'inizio il primo dei non eletti, che poi subentrerà a metà mandato

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