Thursday, November 25, 2010

Giovedì 25.11.10 "La storia siamo noi"

«LA STORIA SIAMO NOI»: LE DONNE DEL DUCE

25 novembre 2010, Raidue

video della trasmissione

La Storia Siamo Noi presenta Le donne del Duce, di Marina Liuzzi, in onda domani alle ore 23.30 su Rai2. Mussolini e le donne: la moglie Rachele; Claretta, l’amante che sceglie di morire con lui; Margherita Sarfatti; Ida Dalser e molte altre. A La Storia Siamo Noi, un particolare ritratto di Benito Mussolini, raccontato attraverso amori, passioni e furiosi intrecci tra sesso e potere.

Una ricostruzione che accanto alle numerose interviste, presenta lettere, carteggi e soprattutto i diari di Claretta Petacci: migliaia di pagine che, dopo 70 anni, sono state desecretate e nelle quali sono raccolti i segreti della sua storia d’amore con Mussolini, ma dove sono raccontati anche gli altri amori e le relazioni intrecciate dal Duce con altre donne. È questo uno dei grandi elementi di novità dei diari, l’emergere di due figure femminili quali Romilda Ruspi e Alice Pallottelli. Ppi il racconto del Duce sulle presunte avances della principessa Maria Josè di Savoia.

Ma saranno Rachele e Claretta, le donne che rimarranno al suo fianco anche dopo il 25 luglio del 1943, alla caduta del fascismo, e dopo l’8 settembre con la costituzione della Repubblica di Salò. Ed è qui, sul lago di Garda, che la moglie Rachele decide di incontrare per la prima volta la sua rivale Claretta Petacci. (Com/Pn/Adnkronos)

Wednesday, November 24, 2010

intervista a Beppe Severgnini

BERLUSCONI SPIEGATO AI POSTERI

di Mauro Suttora

Oggi, 17 novembre 2010

Quanto durerà Berlusconi? «E chi lo sa. Forse la sua spinta propulsiva si è esaurita, ma domina la vita italiana da quasi vent’anni. E un motivo c’è. Anzi, ce ne sono dieci».

Ogni volta che Beppe Severgnini, il giornalista-scrittore più internazionale d’Italia, va all’estero, la domanda inevitabile è: «Ma chi è veramente Berlusconi? E come mai lo votate dal ’94?». «Ho provato a rispondere con il mio ultimo libro: La pancia degli italiani, Berlusconi spiegato ai posteri», ci dice, ed elenca i fattori del suo successo.
«Primo, il fattore umano. La maggioranza degli italiani pensa: ci somiglia, è uno di noi. Vuole bene ai figli, gli piace il calcio, sa fare i soldi, detesta le regole, racconta barzellette, dice parolacce, adora le donne...»

Ecco, le donne: quello che lei chiama «fattore Harem» ultimamente gli procura parecchi guai.
«Ma lui loda la Chiesa al mattino, i valori della famiglia al pomeriggio, e alla sera si porta a casa le ragazze. È spettacolare, e riesce a farsi perdonare molto».

Non ha superato il limite?
«La sua incoerenza è pirotecnica. Ma il Vaticano e Cl fanno i loro conti, e si accontentano delle leggi favorevoli».

E questo è il «fattore divino». Poi c’è il «fattore Robinson».
«Sì, ogni italiano si sente solo contro il mondo. Siamo individualisti. Non chiediamo un fisco più giusto: aggiriamo quello esistente».

Quinto fattore: quello che prende il nome dal Truman Show, il film che spiega come la tv riesce a trasformare la realtà.
«Berlusconi possiede la tv privata, controlla quella pubblica. E la tv è fondamentale per i personaggi che crea, i messaggi che lancia, le cose che dice e soprattutto per quelle che tace».

Poi c’è il fattore Zelig: la capacità di immedesimarsi negli interlocutori.
«Ma Berlusconi va oltre: si trasforma in loro, come nel film di Woody Allen. È padre di famiglia coi figli - e le due mogli, finché è durata. Donnaiolo con le donne, giovane tra i giovani, saggio con gli anziani. Nottambulo fra i nottambuli, lavoratore fra gli operai, imprenditore fra gli imprendiori. Lombardo tra i lombardi, italiano con i meridionali. Conservatore con Bush, liberale con Obama...»

E il «fattore Medici» cos’è?
«La Signoria, cioè l’unica invenzione politica originale degli italiani, oltre ai Comuni. Tutto il resto l’abbiamo importato: la democrazia parlamentare dall’Inghilterra, il federalismo dagli Stati Uniti, il federalismo dalla Germania. Invece alla Signoria siamo abituati. Gli italiani non discutono il potere: al massimo lo deridono, lo aggirano, lo imbrogliano».

Infine i fattori Tina e Palio.
«Tina è l’acronimo coniato dalla Thatcher: “There Is No Alternative”, non c’è alternativa. Come si fa a votare la sinistra, che predica solidarietà e uguaglianza a una nazione devota invece all’intrapredenza? Quanto al Palio, a Siena sono più felici per la sconfitta della contrada vicina che per la vittoria della propria. E molti italiani, pur di tener fuori la sinistra, giudicata inaffidabile, voterebbero il demonio».

Quale di questi fattori lo danneggia di più, adesso?
«La Signoria. I cortigiani sono bravi ad adulare, non a dare consigli magari sgraditi, che irritano il Signore. Povero Berlusconi, guardate da chi è circondato. Chi mai può aiutarlo, adesso, con un suggerimento utile? Vicino a sè ha solo i suoi avvocati, la Carfagna, la Gelmini...»

E quale fattore invece lo aiuta?
«Il Palio e il Tina. La sinistra ama dire quel che non fa, e fare quel che non dice».

Infatti vuole cacciare Berlusconi, ma in realtà teme le elezioni.
«Con questa legge elettorale delle liste bloccate, che impone gli eletti invece di permetterne la scelta...»

Ma non è buffo che il centrosinistra punti su Fini? È come se nel 1943 gli antifascisti si fossero affidati a Ciano, il delfino traditore di Mussolini. E non è ridicolo questo scandalo di Ruby rubacuori?
«Finora il fattore Harem lo ha sostenuto. Lo sguardo di Berlusconi verso la donna non è diverso da quello degli adolescenti, dei pubblicitari e di tanti uomini per strada... Ma forse si sta spostando il confine fra imbarazzo, disagio e disgusto».

Mauro Suttora

Thursday, November 18, 2010

All'Infedele (La Sette) sui diari di Claretta

Il 22.11.10 su La Sette "L'Infedele" (di Gad Lerner) confronto sugli ebrei nei diari di Claretta e di Mussolini. Fra gli ospiti Marcello Dell'Utri e Mauro Suttora (curatore di Mussolini segreto, i diari di Claretta, ed. Rizzoli, 2009).

L'intervento di Mauro Suttora (quattro minuti):
video

Wednesday, November 17, 2010

Diari di Mussolini e di Claretta a confronto

Da oggi in libreria la prima delle controverse agende «scoperte» dal senatore Dell'Utri. Per stabilirne l'autenticità, confrontiamole con quelle dell'amante Claretta Petacci, pubblicate un anno fa

Oggi, 10 novembre 2010

di Mauro Suttora

«Sosta fra le nevi del Terminillo. Silenzio e solitudine! Quanto è bello! Di tanto in tanto mi appare una leggera immagine sorridente - un rosso cappuccio sul bianco della neve - un impertinente strizzare d’occhi - una gran voglia di vivere! E poi piano piano la fanciulla sciatrice sparisce... dove?»

Benito Mussolini scrive queste parole sulla pagina 27 gennaio della propria agenda 1939, ora pubblicata da Bompiani. Ed è l’unico accenno, peraltro anonimo, che fa in tutto l’anno a Claretta Petacci, sua amante fissa dal ‘36. Per lui pubblico e privato sono nettamente separati. Vede la giovane 27enne quasi ogni giorno, le telefona quasi ogni ora. Ma nulla di questa relazione deve passare alla storia. E anche della moglie Rachele scrive poco.

Sulla veridicità dei Diari ci sono dubbi. E allora confrontiamoli giorno per giorno con quelli di Claretta, che invece sono sicuramente autentici. Lo garantisce l’Archivio centrale dello Stato, che li ha resi pubblici soltanto adesso, a 70 anni dalla loro stesura (legge sulla privacy).

Claretta è più precisa di Benito. Quel giorno al Terminillo lo ricorda bene, riempiendo varie pagine sul proprio diario. In realtà era il 26 gennaio, come lei correttamente annota, e non il 27. Una delle tante piccole e grandi imprecisioni che fanno dubitare alcuni storici sui Diari di Mussolini.

Voleva fare l’amore

Nel pomeriggio la scorta dà a Mussolini la notizia che Barcellona è caduta, e lui torna subito a Roma. Il particolare è ricordato in entrambi i diari. Alle sette e mezzo il dittatore si affaccia al balcone di piazza Venezia per annunciare questa vittoria fascista nella guerra civile spagnola. E Claretta scrive: «Ascolto il discorso alla radio, verso le otto richiama: “Ebbene, hai sentito tutto? La mia voce era chiara? Ti sembrava bene? Hai sentito la folla? Che urlo. Già, chissà come faranno a dire certe cose, che l’entusiasmo non c’è più. Senti, se non fosse così tardi, sai cosa? Se fosse stato un po’ prima, hai capito? [Mussolini le fa intendere che avrebbe voluto invitarla a palazzo Venezia per fare l’amore, ndr] Ma lasciamo andare, ora devo telefonare al Popolo d’Italia [il suo quotidiano] per sentire se la trasmissione a Milano è andata bene».

Stalking al Terminillo

In realtà quel giorno al Terminillo Mussolini non voleva che Claretta lo seguisse. Era partito per la montagna dopo averle telefonato alle dieci, senza dirle nulla. Lei allarmata lo rincorre in auto al Terminillo. Sospettava che fosse lì con un’altra, i tradimenti erano frequenti.

Benito si arrabbia per questo vero e proprio «stalking»: «Avete fatto molto male a venire, con mia moglie a Roma è un’imprudenza. Non vi ho detto nulla perché non vi volevo qui. No, non ero con nessuno, e vi prego di non insistere. Volevo stare solo. Vi pare strano? Sì, lo so che a quest’ora non può giungere mia moglie, ma è un’imprudenza. Sono stato qui tre ore, assolutamente solo. Chiamo a testimoni i ragazzi [della scorta] che sono con me».

Continua il racconto di Claretta: «Volevo mettere un agente che vi impedisse di scendere, ma poi ho voluto evitarvi questo affronto. Vi metterò nelle mani della Questura, vi manderò al confino...»

Claretta, ironica: «Purché l’aria sia buona».
Mussolini: «Vedrete, finirete come la Brambilla [contessa Giulia Brambilla Carminati, amante di Mussolini, spedita via da Roma]».
Claretta: «Sentite, la differenza è grande, non avrete bisogno di ricorrere a ciò. Non avete che da dirmi “Non vi amo più, toglietevi dalla mia via, sono stanco di voi”, e io me ne andrò tranquillamente».

Il 10 febbraio muore improvvisamente Pio XI. Mussolini annota: «Era un papa straordinario». Questo per i posteri. Solo quattro mesi prima, invece, si era sfogato così in privato con Claretta: «Tu non sai il male che fa questo papa alla Chiesa. Mai papa fu tanto nefasto alla religione come questo. Fa cose indegne, come quella di dire che noi siamo simili ai semiti. Ha scontentato tutti i cattolici, fa discorsi cattivi e sciocchi. È una vera calamità, peggio di questo papa in questo periodo non poteva capitare» (8 ottobre ‘38).

“Porci ebrei, li ucciderò“

Mussolini non sopportava l’opposizione del papa alle leggi antiebraiche. Che con Claretta definiva «Porci, razza spregevole», minacciando di «ucciderli tutti» (9 ottobre ‘38), e addirittura prevedendo (o auspicando) che fosse «un popolo destinato ad essere trucidato completamente» (18 aprile ‘38).

Parole tremende, che quando un anno fa uscirono i Diari di Claretta fecero il giro del mondo. L’Economist scrisse: «Viene sfidata l’opinione tranquillizzante che molti italiani hanno del Duce, come di un leader traviato da Hitler».

Invaghito di Maria Josè

Adesso, invece, torna il Mussolini «buono». Scrive infatti nel suo Diario l’11 febbraio ‘39: «Sono contro le leggi razziali». Curioso, visto che le aveva fatte appena approvare.

Anche sulla principessa Maria Josè Mussolini cambia idea. A Claretta dice: «È fisicamente repellente, bruttina di viso». Nel proprio diario del 5 ottobre ‘39, invece: «È stata nominata ispettrice della Croce Rossa. Il conventuale costume pone in risalto gli stupendi occhi di un azzurro così lieve da sembrare perlati di grigio... mutevoli, ora dolci, austeri, gelidi, pungenti come scaglie di cielo...».

L’Eur, infine. Il 28 febbraio ‘39 Mussolini visita i cantieri dell’Expo Universale Romana del ‘42. Si dilunga in particolari tecnici che sembrano tratti da articoli di giornale. Per gli scettici, è la prova del falso. Ma leggendo Claretta si capisce che Mussolini era sinceramente orgoglioso di queste opere del regime, e perciò riversava l’entusiasmo nel suo diario.

Riquadro: "Una parola per Margherita"

Per dimostrare che non è razzista, Mussolini il 2 maggio ‘39 scrive nel diario: «Ho amato una donna negli anni belli della mia vita, ed era ebrea». È l’unico accenno a Margherita Sarfatti, su cui Roberto Festorazzi ha appena pubblicato il libro La donna che inventò Mussolini (Angelo Colla editore).

Mauro Suttora

Wednesday, November 10, 2010

I Diari di Mussolini

ESCLUSIVA MONDIALE: Anticipiamo alcuni brani del libro I Diari di Mussolini (veri o presunti) (Bompiani) in libreria dal 10 novembre 2010.

a cura di Mauro Suttora

Oggi, 3 novembre 2010

Arriva in libreria il primo volume dei Diari di Mussolini, quelli «scoperti» tre anni fa dal senatore Marcello Dell’Utri. Molti dubitano della loro autenticità, per cui lo stesso editore Bompiani nel titolo aggiunge «Veri o presunti». In ogni caso, la loro lettura è avvincente. Anche perché l’anno in questione, il 1939, è carico di eventi cruciali. Ecco un’antologia dei giudizi espressi dal Duce.

31 agosto ’39: "È guerra"
«Non possiamo e non dobbiamo prendere le armi (che poi... non abbiamo) ma dobbiamo fare una scelta che possa salvarci. (...)
Dobbiamo difenderci da coloro che saranno nel gioco tragico della guerra i nostri nemici e salvarci da quelli che potrebbero diventarlo da un momento all’altro e sono i nostri alleati: i tedeschi.
Ancora supposizioni progetti scelte pensieri qui in questo gelido salone del mio studio».

Agnelli: “Vero padrone“
21 gennaio: «Inauguro il costruendo Cementificio di Guidonia ideato dal sen. Agnelli di Torino che mi attende in impeccabile divisa fascista (non era il caso). L’anziano industriale ha i tratti forbiti dal vezzo e dalla pratica di comandare: un padrone, un ruolo perfetto».

Balbo: “Grand’uomo“
7 dicembre: «[Italo] Balbo [morirà dopo pochi mesi,ndr], un grand’uomo. Solido, forte e franco, lo apprezzo perché dice ciò che pensa anche se offende».

Borghesi: “Ricchi e gretti“
25 gennaio: «Avverso la borghesia ricca e spavalda, pretenziosa e gretta, che per un imprevisto giuoco del destino ha il privilegio della ricchezza o quello di rubare impunemente e legalmente a quella massa di poveri che per un giuoco del destino diverso si trova nella necessità di dover da questa dipendere. Equilibrare la ricchezza. Sì, è il mio pensiero. Ma bisogna arrivarci per gradi».
11 dicembre: «Ho sempre nutrito una folle avversione verso il ceto borghese nemico dell’azione e dell’audacia».

Bottai: “Un marxista“
7 dicembre: «Bottai, il marxista del fascismo, legislatore oculato, personaggio di primo piano per molte qualità e molta sostanza».

Ciano: “Uno sprovveduto“
2 febbraio: «Galeazzo è fiducioso e sempre alquanto sprovveduto nell’immediato giudizio del primo soggetto che gli capita innanzi».
16 febbraio: «Giornata sciupata fra intrighi e pettegolezzi. Maldicenze e jettature, impudenze e preziosissimo tempo perso in cretinerie. Galeazzo ha “preso cappello” per certe insinuazioni convalidate da Ferretti - contrasti e ragazzate. Sono uomini deboli, piccoli e fragilissimi - ed io credevo di aver costruito dei giganti! Mi dispiace di aver dovuto redarguire Ferretti per dare le solite soddisfazioni a mio genero che mi è più caro di un figlio, ma è tanto ragazzo».
7 dicembre: «Ha talento e cuore, ma per un malefico giuoco del destino spesso volge il suo modo di agire su tracce sbagliate [quattro anni dopo lo farà fucilare, ndr]».

Ebrei: “Non sono razzista“
3 gennaio: «Roosevelt mi manda William Philips [ambasciatore Usa a Roma, ndr] a chiedere una cosa impossibile - vuole sistemare gli ebrei scacciati da Hitler in Abissinia, giù sul basso Giuba. Ma nemmeno ci andrebbero. Personalmente non ho nulla contro gli ebrei. Ho avuto ebrei fra i miei amici più fidati e validi. Ho già varato varie volte il progetto di creare uno Stato israelita per gli ebrei di tutto il mondo. Il Medio Oriente parvemi la regione più adatta allo scopo. Ma in Etiopia non vedo come potrebbero sistemarsi, vi sono ancora interi territori da ricondurre all’ordine, è un momento di duro assestamento».
11 febbraio: «Ho l’obbligo di rispettare almeno nella forma più blanda le leggi razziali imposte da Hitler e facenti parte della politica dell’Asse. La Chiesa ha sollevato un allarme sulla disposizione indetta [divieto, ndr] per i matrimoni misti. Non mi pare una cosa gravissima, ma è motivo di contrasto. Io sono contro le leggi razziali. Gli ebrei vivano come hanno sempre vissuto. La razza ariana o no è per me la stessa cosa. Uno della Papuasia, purché sia un galantuomo, è sempre una persona degna di rispetto. È assurdo stabilire discendenze e “pedigree” nel genere umano. Noi siamo italiani e basta».

Farinacci: “Un nemico“
7 dicembre: «Se fossi un vero tiranno me lo sarei già levato di mezzo. Ma io da buon romagnolo stringo la mano anche ai miei nemici, li tengo d’occhio ma li lascio dove sono».

Finlandesi: “Patrioti“
6 dicembre: «Tutto il popolo di Finlandia è animato di purissimo patriottismo, [...] sdegno per la proditoria aggressione dell’Unione Sovietica [...] Le grasse plutocrazie si commuovono ma restano a guardare».

Francesi: “Livorosi“
14 febbraio: «La guerra contro la Francia è inevitabile [la dichiarerà 16 mesi dopo, ndr]. Non si tratta di pazientare o far finta di niente. Non si tratta di mettere avanti rivendicazioni che possono anche essere trascurate. La Corsica? Ma a che serve la Corsica? A niente. Contano le provocazioni continue e un liquame d’odio ingiustificato. Dileggio, disprezzo, dispetto - “Les sales macaroni” - e poi? Non posso rendermi conto perché questo crescente livore espresso dalla Francia per noi».

Gerarchi: “Mediocri“
5 gennaio: «Non vi sono soltanto pecore nel mio gregge - ma caproni, lupi, sciacalli, torelli e abbastanza spesso anche lumache».
18 febbraio: «Non va, non va. Gli uomini che stanno ai posti chiave di questo nostro Regime sono dei piccoli irresponsabili, vittime arrese a tutte le debolezze umane».
9 dicembre: «Il livello dei miei collaboratori è molto mediocre, questo lo so».

Grandi: “Untuoso“
7 dicembre: «[Dino] Grandi, eccellente simulatore, si è creato un epicentro di supremazia, un piccolo dominio privato. È un giullare perfetto, untuoso».

Graziani: “Spietato“
30 dicembre: «Dopo quell’attentato in Etiopia è diventato eccessivamente vulcanico, sospettoso, spietato. Non c’è ragione d’essere spietati, quei poveracci laggiù hanno già scontato il mal fatto, non era il caso d’infierire. Non sanno manovrare l’indulgenza, la pazienza e la generosità».

Guerra
9 dicembre: «Non è vero che non so che le [nostre] Forze Armate sono deficienti di tutto. Non mi spingo in guerra per spirito di avventura. Io sono italiano e voglio la grandezza dell’Italia. L’occasione è forse irrepetibile. L’alleanza con la Germania è garanzia di successo. Non posso respingere quanto ci offre il destino».
25 dicembre: «Una guerra non può avere né una vittoria né una sconfitta, poiché prevale sempre la sconfitta sia nei vinti che nei vincitori».
Hitler: “mi fa vomitare“
2 gennaio: «È difficile sapere se il progetto di alleanza con la Germania sarà propizio o meno. La proposta di Ribbentrop potrebbe essere anche un tranello. Non c’è altra scelta. Non c’è. Come la penso? Non mi va - ecco, non va. Mi sento titubante e insicuro»
7 gennaio: «Ho cercato di leggere qualche brano del Mein Kampf: è un rigurgitativo. L’autore lo chiama la Bibbia della Nuova Germania! Crede di aver ideato un capolavoro».
31 dicembre: «Deposto l’abito del Führer si trova un altro Hitler, che ama le focacce dolci, teme lo sport, si corica avvolto in una lunga e ridicola camicia da notte, conversa con impegno con i propri cani e ama il profumo dei mughetti...».

Inglesi: “Niente guerra“
1 dicembre: «Siamo contrari alla guerra, anzi io personalmente lo sono. Non sono animato da particolare rancore contro Londra [sei mesi prima di dichiarare guerra all’Inghilterra, ndr]».

Massoni: “Pagliacci“
4 gennaio: «I massoni? Ma mi fanno ridere... Come si può dare credito a una così buffonesca congrega? Fra triangoli, teschi, puntoni, martelli e muratori, guanti e grembiuli, si sostiene una delle più potenti sette del mondo. Forse nel secolo scorso poteva ancora essere tollerata, ma oggi - tutto il rituale della massoneria è assolutamente pagliaccesco e financo pietoso».

Muti: “Un disastro“
30 dicembre: «Muti [nuovo segretario del Partito fascista, ndr] un disastro povero figlio, con un livello d’intelligenza assolutamente inferiore alla norma. (...) Ho fatto largo ai giovani. I vecchi sono pesanti, retrogradi. Ma i giovani agiscono d’istinto e sbagliano. Le questioni scabrose o delicate i pivelli le affrontano a scatafascio».

Papa: “Niente politica“
2 gennaio: «Chiarificazione con l’ambasciatore presso la Santa Sede sulla strainvadenza del Vaticano - è tempo di mutar parere. Lo Stato è lo Stato e la Chiesa deve seguire la sua missione - santa che sia - ma soltanto nell’ambito della morale cattolica».
10 febbraio: «Il Papa [Pio XI, ndr] è morto. Volle la conciliazione - evento grandioso, eccezionale. Modestamente ebbi l’onore di esserne l’esecutore per parte del governo italiano. Achille Ratti era un papa straordinario, devo ammetterlo. Non posso prevedere quale sia il nuovo Papa. Desidero soltanto che sia un pastor angelicus e non un politicante e un intrigante. Politicanti siamo già noi, e mi pare che si sia anche in troppi».

Patto d’acciaio: “Male“
26 maggio: «L’art. 3 non può essere da noi accettato. Avevo avvertito Ciano di mettere in evidenza la nostra impreparazione militare e l’impossibilità di accettare un conflitto prima di alcuni anni di riassetto delle forze di terra e dell’aria».

Polacchi: “Cocciuti“
17 gennaio: «La diplomazia polacca finirà per ridurre la Polonia a un’espressione geografica. I polacchi sono cocciuti, beffardi e non opportunisti e il loro grande valore in guerra, già dimostrato in passato, in questo caso sarebbe cagione di un irrimediabile disastro. Oggi opporsi alla Germania o alla Russia vorrebbe dire per la Polonia l’annientamento totale».

Roosevelt: “Zio d’america“
2 gennaio: «Roosevelt ha i suoi segreti progetti e non soltanto di natura idealistica - perché gli ebrei (fra i quali ho avuto ed ho ancora i migliori amici) sono degli abilissimi affaristi. Roosevelt sarà sempre lo zio d’America che sosterrà le due nipoti Francia e Inghilterra, e se ci sarà una prossima guerra l’America sarà con loro. Si dice che quando l’anchilosato presidente degli Stati Uniti è a tavola considera il coltello per colpire, la forchetta per sforchettare e il cucchiaio per far ingoiare veleno ai suoi nemici».

Se stesso: “Mi odieranno“

24 gennaio: «Non sono vendicativo, tanto meno sanguinario. Mi sento forte, ho un istintivo senso del dominio. I forti non annientano mai i propri nemici. Anzi, non li considerano nemmeno tali».
25 gennaio: «L’entusiasmo e l’esaltazione che mi dimostrano, più che essere sentita, è un passaggio in crescendo di emozioni che di punto in bianco potrebbe mutarsi con la stessa facilità in odio».

Starace: “Un cretino“

16 aprile: «Quel cretino di Starace pretende da tutti il saluto fascista, in questo caso [incoronazione di Vittorio Emauele III a re d’Albania, ndr] inopportuno e irritante». [Mussolini lo destituirà da segretario del Partito fascista sei mesi dopo, ndr].

Il re: “Ridicolo”

20 gennaio: «Chi lo vede la prima volta, trattiene lo stupore: Oh! è piccolo! Non lo immaginavo così!... Lui, il re, non si è mai rassegnato per la ridotta statura, se n’è fatta un’infelicità, un tormento. In questi casi si difende con il distacco altezzoso, inaccessibile. Si pone di fronte agli astanti in posizione sfavorevole ed è mal giudicato. Lo stesso modo di fare non gli confà simpatia; il frasario breve a scatti, lo sguardo gelido, l’apparire su quel volto ormai segnato dal tempo, avvizzito e stanco, di un improvviso sorriso darebbe quasi l’impressione di attenuare le distanze. Invece no, niente, lui è il re e gli altri sono gli altri. O il “sovrano” si trasforma completamente o rimane un personaggio da favola, fra il ridicolo e il grottesco. Non abbiamo bisogno di simboli, ma di personaggi vivi e di buona forza – capaci di assumersi responsabilità da crepacuore».
5 febbraio: «Il re è un personaggio paludato di broccato, con corona in testa e scettro in mano, su un cocchio a molti cavalli che fa divertire gli infanti. Oggi il re fa ridere. I re, le regine i principi e tutto il vivaio blasonato che affligge ancora la società moderna devono essere dimenticati».

a cura di Mauro Suttora

Monday, November 08, 2010

El Pais su Mussolini Secreto

recensione di Mussolini Secreto

El Pais, 23 ottobre 2010

di Antonio Elorza

Era conocida la faceta de Benito Mussolini como obseso sexual, un auténtico ninfómano, si se permite la inversión propuesta por José Luis Sampedro para el lesbianismo. Su erotismo desenfrenado sólo tuvo por límite la brevedad de sus tiempos de consumación. Varias obras recientes insisten en ello, tanto desde la imprenta como en el cinematógrafo. Así Marco Bellocchio ha relatado en Vincere! la trágica peripecia de Ida Dalser y de su hijo Benito, que se atrevieron a amenazar los intereses del dictador, un verdadero stupratore de las mujeres y de la convivencia política.

Con una orientación bien distinta, la mujer que tal vez influyó más en su carrera, la experta en arte y judía Margherita Sarfatti, estuvo asimismo presente en otro filme, The Cradle Will Rock, de Tim Robbins, interpretada por Susan Sarandon. De ella contamos además desde hace unos meses con una minuciosa biografía por Françoise Liffran, aún no traducida: Margherita Sarfatti. L'égerie du Duce.

Si la vida sexual de Mussolini cuenta a la hora de entender su comportamiento político, a modo de enlace con su recepción de las concepciones de Sorel y de Pareto, en el sentido que hubiera propuesto Wilhelm Reich, la relación con las principales amantes ofrece numerosas claves para reconstruir su evolución ideológica antes y después del fascismo. Mussolini habla con ellas y exhibe los planteamientos más duros de su ideario.

Tal es el caso de Claretta Petacci, la joven que desde 1936 hasta la ejecución de ambos en 1945 es lo que llamaríamos la primera concubina del Duce, recluida en una clausura por los celos de él, lo cual le permite contar con el tiempo necesario para redactar miles de páginas de diarios para conocer la vida del opresor consciente: la fascinación que ejerce sobre ella, y para percibir la zafiedad de sus opiniones políticas, dominadas por la egolatría, la exaltación de la violencia y un temprano racismo.

Iniciado de veras en octubre de 1937, el diario de la Petacci nos llega ahora en un resumen de casi 500 páginas sobre un original de 1.800, sólo para 1938. De forma inexplicable, los años posteriores han seguido fuera de consulta. Cabe suscribir el juicio que hiciera el archivero Emilio Re en 1950: en ellos "el dictador vuelve a ser un hombre y se revela sin trucos ni artificios: de ahí la importancia extraordinaria y excepcional que revisten".

Mussolini secreto. Los diarios de Claretta Petacci. 1932-1938

Claretta Petacci . Edición de Mauro Suttora

Traducción de María Pons

Crítica. Barcelona, 2010

478 páginas. 28,90 euros

El Pais Semanal su 'Mussolini segreto'

recensione sulla rivista settimanale della domenica del principale quotidiano spagnolo alla traduzione di 'Mussolini segreto' (Diari di Claretta, Rizzoli, 2009), appena pubblicata:

El sexo salvaje del Dictador (secondo articolo più cliccato)