Saturday, August 09, 2008

Sotto il cielo di Pechino gran casino

di Mauro Suttora

Libero, 9 agosto 2008

Caro direttore,
sono a Pechino da due giorni, ma ho visto soltanto dieci minuti di sole. E non per colpa delle nuvole. Il cielo è oscurato da una nebbia costante, che le autorità locali chiamano “foschia” e il resto del mondo smog. Cos’è in realtà questo grigio opprimente e deprimente? «Umidità», giura il capo del Bocog, sigla inquietante che però significa solo “Beijing Organizing Committee Olympic Games”. Ma un reporter guastafeste della Cnn ieri ha mostrato un suo misuratore delle polveri sottili, che dava più di 200 mentre il limite massimo è 50.

Nebbia, governo ladro? Per carità, non possiamo incolpare i gerarchi comunisti perfino per il brutto tempo e l’inquinamento. La lista delle loro colpe è già abbastanza sterminata, dati gli stermini di tibetani, uiguri, birmani, seguaci Falun Gong e pure darfuriani nel lontano Sudan. Il problema è che loro si offendono anche per questo: se qualcuno osa mettere in dubbio – o, come ha fatto la Cnn, ridicolizzare – le verità ufficiali, il presidente Hu Jintao, più suscettibile di un pugliese, lo piglia come un attacco personale. E a tutti i cinesi. Il furbone.

A questo pensavo ieri mattina, dopo che la cameriera del mio albergo ha infilato una copia di China Daily sotto la porta della camera. Il quotidiano ufficiale della Cina in lingua inglese (ma qui tutti i giornali e tv sono del governo) era pieno di attacchi al bel discorso che il presidente Usa George Bush aveva pronunciato a Bangkok prima di atterrare con la famiglia intera (moglie, figlia, padre, fratello, sorella) a Pechino per l’inaugurazione delle Olimpiadi.
«La Cina deve permettere libertà di associazione, stampa e sindacato e deve smettere di incarcerare i dissidenti politici», ha chiesto Bush, aggiungendo però intelligentemente: «Lo dico non per attaccare la Cina, ma perché questo è l’unico modo che ha per dispiegare appieno il suo potenziale».
Insomma, per evitare di essere così paranoici da negare perfino l’evidenza della cappa di bruma velenosa che avvolge in permanenza la capitale.

Invece agli agitprop del regime la lingua batte dove il dente duole: il commentatore di China Daily Op Rana accusa a sua volta di «paranoia» i media occidentali che attaccherebbero la Cina perché hanno paura di chissà che cosa.

Questa è la debolezza dei regimi totalitari: che vorrebbero controllare la totalità della vita, e quindi si sentono in colpa anche per il brutto tempo.

In questi giorni tutti noi, giornalisti e atleti, stiamo incontrando persone squisite, di una gentilezza quasi commovente. Già all’aeroporto una folla di giovani volontari dietro a un tavolo avrebbe voluto vidimare il mio accredito, se un qualche misterioso inghippo burocratico ai loro computer non glielo avesse impedito. Ci sono rimasti più male loro di me. Ha rimediato uno sciame di ragazzine all’entrata dell’immensa sala stampa, poche ore dopo.

Ma non mi sogno di accreditare al presidente Hu Jintao la cordialità spontanea dei cinesi, così come non gli imputo l’ignoranza dei tassisti di Pechino che la metà delle volte non sanno dove andare, nonostante gli si mostri l’indirizzo scritto in cinese (sto rivalutando perfino la corrusca categoria dei tassisti romani, in questi giorni).

Né è colpa dei dittatori comunisti se ieri sera nello stadio dell’inaugurazione c’erano 38 gradi con 95 per cento di umidità. Ci hanno fatto arrivare con due ore di anticipo, sottoponendoci a un infinito zigzag di controlli, file, raggi x, navette obbligatorie per percorrere 200 metri, eccetera. Ma questo è probabilmente il prezzo che bisogna pagare ai terroristi per assicurarsi sicurezza, magari aggravato da qualche stupidità burocratica.
In fondo anche noi italiani abbiamo militarizzato mezza città sette anni fa per il G8 a Genova. O forse le Olimpiadi sono avvenimenti così elefantiaci che è impossibile organizzarli senza rompere molto le balle sia ai partecipanti che agli abitanti locali.

Anche qui, però, se osi dire qualcosa i politici lo prendono come un attacco politico. Ma basta parlare in confidenza con qualche cinese – come ho fatto con un collega giornalista – per sentire tutte le normali lamentele di tutti i normali cittadini di questo mondo: “Non hanno permesso alla gente neppure di avvicinarsi allo stadio per vedere i fuochi d’artificio dell’inaugurazione, hanno bloccato l’accesso a chilometri di distanza… E da anni a Pechino non ci sono più concerti di gruppi rock e star straniere, perché tutti gli stadi e i palasport esistenti erano in restauro…»

Il mio interlocutore che non nomino non per paranoia, ma perché i giornalisti cinesi che sgarrano finiscono in carcere, aggiunge che la cantante islandese Bjork ultimamente ha inneggiato al Tibet durante un suo concerto in Cina, e che quindi le popstar non sono amate dal regime.

Caro direttore, ho sudato come un suino durante l’interminabile e per me noiosissima cerimonia di ieri era. Ma non incolpo il dittatore Hu, perché il kitsch è una disgrazia mondiale. Però ho il sospetto che i migliori amici dei cinesi – oltre che dei tibetani – ieri non fossero a Pechino, ma ad Assisi, alla marcia dei radicali. E lì splendeva il sole.

Mauro Suttora

2 comments:

Lanfranco Palazzolo said...

Prometto a Suttora che lo lascerò stare solo quando diventerà un giornalista credibile. Devo dire che questa lettera pubblicata oggi su Libero mi lascia perplesso per un'offesa gratuita nei confronti dei pugliesi e verso i tassisti romani, ma anche per tante altre incongruenze. Quando si lavora come corrispondente devono essere sempre pubblicate testimonianze credibili. Nel caso di questa lettera i dubbi invece ci sono. Nel suo colloquio con il giornalista cinese Suttora riporta questa affermazione:

"E da anni a Pechino non ci sono più concerti di gruppi rock e star straniere, perché tutti gli stadi e i palasport esistenti erano in restauro…".

Peccato che solo poche righe dopo lo stesso interlocutore dica:
"la cantante islandese Bjork ultimamente ha inneggiato al Tibet durante un suo concerto in Cina, e che quindi le popstar non sono amate dal regime". Ecco, sarebbe stato bello dire che il concerto si era svolto a Shangai visto la precedente affermazione del giornalista cinese. Ma visto che Suttora non lo ha specificato il dubbio resta. Bastava scrivere in un'altra grande città della Cina....

Ma detto questo è il caso di notare l'approssimazione dell'ambientalista Suttora che annota sul suo Taccuino: "O forse le Olimpiadi sono avvenimenti così elefantiaci che è impossibile organizzarli senza rompere molto le balle sia ai partecipanti che agli abitanti locali". Peccato che l'ambientalista Suttora dimentichi che per costruire gli impianti sportivi di Pechno sono state espropriate migliaia di famiglie dai quartieri olimpici......

Ma forse è il caso anche di ricordare la ruffianata finale dell'articolo:"Caro direttore, ho sudato come un suino durante l’interminabile e per me noiosissima cerimonia di ieri era. Ma non incolpo il dittatore Hu, perché il kitsch è una disgrazia mondiale. Però ho il sospetto che i migliori amici dei cinesi – oltre che dei tibetani – ieri non fossero a Pechino, ma ad Assisi, alla marcia dei radicali. E lì splendeva il sole". Peccato che secondo Suttora i radicali avrebbero dovuto ritirarsi dalle scene politiche dopo le ultime elezioni amministrative. Ma comunque una morale possiamo trarla da questo articolo: le olimpiadi non sono solo una festa dello sport, ma anche quella del dilettantismo.......

mauro suttora said...

grazie per avermi definito "giornalista incredibile".

Pannella per primo ha sempre sciolto i suoi soggetti politici inadeguati (a cominciare dal partito radicale, che oggi e' solo transanazionale)

se si piglia solo lo 0,7 per cento dei voti, si ha il dovere di chiedersi perche', ed eventualmente di ritirarsi a vita privata. Non ve l'ha mica ordinato il medico di fare politica a tempo pieno per tutta la vita.

Guarda quante braccia rese all'agricoltura: Pecoraro, Bertinotti, Diliberto, Boselli, Luxuria...