Monday, October 09, 2006

intervista a Debora Sottile

Oggi, 20 settembre 2006

«No, non l’ho mai fatto dormire sul divano. No, non l’ho cacciato dalla nostra stanza, neppure per una notte. Siamo sempre stati nello stesso letto. Anche perché ho paura di dormire da sola».
Uomini d’Italia, trovatevele così le vostre mogli. Paurose, premurose, affettuose. Perennemente e ineluttabilmente innamorate. Come la «sottiletta»: così avevano soprannominato dalle parti di via della Scrofa (sede del Msi, oggi di An) Deborah Chiappini, 32 anni, bellissima ragazza della Spezia laureata in legge a Parma, conosciuta nove anni fa e sposata nel 2000 da Salvatore (Salvo) Sottile, 48 anni, già numero due del numero due d’Italia.
Sì, perché lo sventurato Sottile fino a giugno era portavoce di Gianfranco Fini, vice di Silvio Berlusconi. Poi è arrivata Vallettopoli, e lui è passato alla storia per certi epiteti intercettati al telefono, come il «Porcella doc» riferito a Maria La Rosa in arte Monsé, quasi sua concittadina (lui di Milazzo, lei di Catania). Oppure il «piccola ma compatta come una Smart» riferito a un’altra attricetta in cerca di fortuna alla Rai. Definizioni impagabili, ma pagate da Salvo con il ludibrio nazionale e la fama di maiale. E, oggi, con una «vacanza e pausa di riflessione».

Lei però, la moglie Deborah, non ci sta. E per la prima volta apre la porta di casa Sottile a un giornalista. Ecco, ora mi tocca intervistare la cornuta che difende il marito, penso incattivito dal caldo umido mentre salgo sull’autobus 913 per i tornanti di Monte Mario. Mi ammansisco quando vedo l’entrata della casa di Belsito: appartamento al primo piano di un palazzo piccolo-borghese, quasi popolare, rumore infernale di traffico dalla strada. Dopo tutto il gran parlare della Destra che ha perso la testa, degli ex fascisti che appena arrivati al potere per la prima volta si sono messi a magnare come tutti gli altri politici e per di più a trombarsi donne alla Farnesina come il Duce a palazzo Venezia, questa non sembra proprio la dimora principesca di un arricchito a spese del contribuente. Nessuna villa sulla via Appia come ai tempi di Bettino, tanto per intenderci.
Poi, quando Deborah mi apre la porta, rimango colpito positivamente nell’ordine da: i suoi occhi azzurri, la scollatura e la minigonna. Quale onore per il fotografo di Oggi. L’addetta stampa di Sottile mi prega di scrivere il nome del truccatore, Simone Belli, che le darà una ripassata fra l’intervista e la seduta fotografica. Come no.

Ci sediamo imbarazzati sul divano. Io non ho domande. «Mi racconti tutto dall’inizio», le propongo. Lei ci sta: «Nel tardo pomeriggio di un venerdì di giugno ero fuori a far spese. Salvo mi telefona: “Raggiungimi subito a casa”. Aveva un tono strano, di solito è sempre allegro. Quando arrivo lui non c’è. Dopo un po’ entra assieme all’avvocato e a tre poliziotti in borghese. Vengono dal commissariato, dove gli hanno notificato gli arresti domiciliari. “Non preoccuparti, dovrò stare a casa qualche giorno”, mi dice. Ma vedo che è sconvolto. Né lui né io eravamo preparati a una cosa del genere. Non c’era stato sentore di nulla, un fulmine a ciel sereno. Sull’ordinanza si parla di Vittorio Emanuele e di altri personaggi che mio marito non ha mai conosciuto. Neanche a lui avevano detto bene i motivi dell’arresto».
Quando li avete saputi?
«Il mattino dopo. Sono scesa a comprare i giornali in edicola. C’erano tutte le intercettazioni. Mi sono fermata per strada a leggerle, non ci potevo credere».
E quando è risalita in casa? Non vedo segni di piatti rotti sulle pareti, avete ripittato?
«Abbiamo solo parlato, parlato molto. Ma è quello che abbiamo sempre fatto: alla sera ci raccontavamo tutto quello che ci era successo durante la giornata. E spesso non ce n’era neanche bisogno, perché uscivamo molto assieme. Quasi tutti i personaggi delle intercettazioni li conosco anch’io. Che avesse visto Elisabetta Gregoraci a pranzo alla Farnesina era stato lui il primo a dirmelo, e aveva invitato pure me. Quindi, anche se all’inizio ero perplessa, ho ripercorso i suoi racconti e li ho confrontati con i testi delle telefonate...»
Che però sono lì, innegabili.
«Sì, ma sono sposata a un giornalista, e so come vengono costruite le notizie. Bisogna vedere il contesto. Fra una frase e l’altra delle intercettazioni c’erano molti puntini, chissà cos’avevano detto lì. E poi il tono. Mio marito è uno che scherza sempre, come tutti gli uomini si vanta molto. Perfino a me, in una conversazione privata con un’amica, può scappare un apprezzamento colorito nei confronti di un uomo, un “Ma guarda che bel ragazzo” e magari anche peggio... E poi, un conto è parlare, un conto è vederle scritte, certe cose. Può fare impressione, ma vorrei sapere quanti uomini, in privato fra loro, non usano certi linguaggi».
Insomma, lei salva Salvo.
«È un giocherellone, un buon siciliano tutto fumo e niente arrosto. Vanterie, con Cristiano Malgioglio eravamo amici, ci conoscevamo tutti. Anch’io lavoro in tv, sono autrice per Mediaset, e conosco bene l’ambiente. Insomma, Salvo non poteva avere una doppia vita. Era fisicamente impossibile. Oppure è un caso di sdoppiamento della personalità, dottor Jekill e mister Hyde, e io ho conosciuto e amato un’altra persona. Ma mi fido del mio istinto: non è così».

Tre settimane agli arresti domiciliari. Con la moglie. La peggiore delle pene, per un marito accusato di concussioni sessuali. Quasi quasi, meglio la prigione...
«Infatti lui mi aveva soprannominato “il mio gip”: gli interrogatori più duri e imbarazzanti sono stata io a farglieli, non i magistrati. Il fatto è che lui può avere sbagliato, ma solo con me, da un punto di vista privato. Non ha commesso reati, e spero che arrivi presto la sentenza di proscioglimento. Lui ha sempre chiarito tutto, e d’altra parte tutte le signorine tirate in ballo hanno anche loro confermato la sua versione. Se entrambe le parti concordano sul fatto che non ci sono stati favori in cambio di prestazioni sessuali, dov’è il problema?»
E quella «compatta come una Smart»? Si sa che per una particina in Tv c’è gente disposta a tutto.
«Nel caso specifico, quella era addirittura la ragazza dell’interlocutore di Salvo, ero andata anch’io al suo compleanno. In generale, il mondo dello spettacolo non è diverso dagli altri. Come se medici e avvocati non corteggiassero le loro segretarie, e viceversa. La differenza è che i personaggi di cinema e tv stanno sempre sotto i riflettori. Ripeto: io credo a mio marito quando afferma di avere segnalato senza chiedere e ottenere niente in cambio. E credo anche alla Gregoraci, che dice la stessa cosa».
E che ora è stata ripescata da Silvio Berlusconi.
«La Rai può anche far bene a tutelarsi sospendendo alcuni personaggi in attesa che si chiariscano le cose, ma quanto deve durare quest’attesa? Il commento che più mi ha divertito, in questa vicenda, è di Simona Ventura: “Ma se quelle gliela tiravano dietro con la mazzafionda, cosa doveva fare il povero Sottile?” La verità è che Salvo non aveva tutto il potere che si pensava. E se lo avesse avuto, avrebbe prima aiutato me».
Siete stati in vacanza assieme?
«Sì, venti giorni in Toscana all’Elba dai miei, poi un po’ in Sardegna. Adesso Salvo è in Sicilia dai suoi».
Suo marito è un capro espiatorio?
«I magistrati possono sbagliare. Se sono in buona fede, si accorgeranno che le cose non sono andate come avevano ipotizzato».
E Fini?
«Gianfranco si è comportato come una persona di famiglia. Ma in questa vicenda nessun amico o conoscente mi ha deluso».

Insomma, signora Sottile: lei si è trasformata da giudice ad avvocato difensore di suo marito. Il suo matrimonio non ne ha sofferto?
«Ogni mattina, quando si alzava, Salvo mi diceva “Ciao vita mia”. Continua a dirmelo, mi ha scritto molte lettere, pure a me piace scrivergliene anche se viviamo assieme, ci mandiamo sms, e ora siamo più vicini di prima. Non abbiamo figli, perché finora ho pensato più al lavoro. Ma entro due anni mi piacerebbe dargliene uno».

Mauro Suttora

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