Tuesday, October 31, 2006

Ansa: 'No Sex in the City' libro del giorno

(ANSA) - ROMA, 31 ott - (di Maurizio Giammusso) - MAURO
SUTTORA, 'NO SEX IN THE CITY. AMORI E AVVENTURE DI UN ITALIANO A NEW YORK' (Cairo editore, pp 223, euro 14.00)

Un pò diario, un pò inchiesta sul campo, un pò vademecum (in appendice tutti luoghi di cui si parla), ma sempre col sapore del "vissuto" autobiografico e con un gradevole umorismo: ecco le qualità del libro di Mauro Suttora, milanese, classe 1959, giornalista Rizzoli, con un piede a Milano e l'altro a New York; uno che da una parte è un bel campione di maschio italico in trasferta, e dall'altra un osservatore tanto smagato, da firmare rubriche di costume anche su settimanali americani importanti come Newsweek e New York Observer. Come dire un nipotino di Casanova quanto ad avventure (non tutte riuscite) e un ammiratore di Tom Wolfe, quanto a curiosità, gusto del dettaglio e passione per il pettegolezzo.

Più esattamente il libro pone questa domanda: che cosa
succede a un giovane italiano, solo nella patria di 'Sex and the
City', il serial divenuto la bibbia televisiva dei comportamenti
sessuali americani? La risposta dello scrittore suona più o
meno così: nella vita febbrile di Manhattan, l'isola a più
alto tasso di donne single del mondo, la realtà è bizzarra
proprio come appare nelle avventure delle quattro star della
serie tv. E a volte anche di più. Le favolose donne di New
York, tutte in carriera, perlopiù nevrotiche ai limiti del
comico, finalmente sono fotografate dalla prospettiva opposta:
quella di un maschio single, per di più europeo, anzi italiano.

"Gli europei vengono da Venere, gli americani da Marte" si
dice oltreoceano. Forse è vero, forse no, ma certo è un buona
battuta per cominciare una conversazione con una bionda (o
bruna, o rossa) mozzafiato, al bancone di un pub o al cocktail
di un vernissage. Così tra tacchi alti, hot dog vegetariani,
corse in taxi bollenti e sogni di anello al dito, il
protagonista s'imbatte in un gran numero di donne: Liza,
bellissima Fashion-victim che lo scarica via e-mail; Maria,
pantera a parole, ma agnellino quando si passa ai fatti; Paula
disposta a tutto, ma non a baciare... E 'No Sex in the City'
diventa l'ultima, indispensabile guida per chi ama New York ed
è affascinato dai suoi misteri.

26 comments:

il Trappola said...

ciao

in quel di Manhattan ti è giunta voce della disputa per la segreteria radicale (capezzone vs _bernadini_Panella) ?

che ne pensi?

( dopo la divertente lettura di Nosexinthecity sto cercando il tuo Pannella e Bonino SPA..... spero che sia altrettanto brillante)

Federico said...

primo novembre 2006.

Sono a New York da 2 settimane, single 27 enne milanese DOCG. Appartamento sulla 57esima, ma ad est.. quasi 5 blocchi rispetto a tiffany. Sarò qui fino a metà dicembre.

Due settimane che cerco di "introdurmi" nella vita newyorkese, spolverandomi pian piano di dosso l'immagine da turista italico.
Due settimane in cui quotidianamente rimango allibito dai comportamenti femminili newyorkesi, e cinque giorni che rimugino sul fatto che tutte le ragazze per halloween abbiano indossato lo stesso identico vestito: "il sogno erotico", ciascuna declinandolo con scarsa fantasia: dalla sexy poliziotta, alla sexy infermiera, alla sexy college girl ad altri incomprensibili, ma comunque sempre sexy e quasi xx-rated.

Oggi sento su Skype un mio caro amico italiano: "hey, mio fratello mi ha regalato un libro divertentissimo che devi assolutamente leggere... bla bla.. giornalista italiano. bla bla.. donne new yorkesi... bla bla.. fighetti upper east.. bla bla... devi prenderlo... "no sex in the city"!".

Ore 16.30.. esco a far due passi, prendo la terza avenue e scendo fino sulla 54esima. Vedo Barnes & Noble. Entro, senza sapere che il libro di cui mi ha parlato il mio amico è fresco fresco e presumo non sia disponibile in inglese. Gironzolo invano per i 150 corridoi, scambio un'occhiata con una ragazza molto carina, poi mi dirigo da una commessa dietro al terminale.
Io: Sto cercando un libro di uno scrittore italiano, non ricordo il suo nome, ma il titolo del libro è "No Sex In The City".
Lei scoppia a ridere ancora prima di alzare lo sguardo, si mette a gesticolare come una matta e cerca di fare un po' di cabaret. Tra le risate, le convulsioni e la parlata troppo veloce (mi devo ancora abituare) capisco solo che faceva dell'ironia sul fatto che fosse assolutamente il libro adatto a lei, lanciandomi sguardi d'intesa quasi fiera del fatto che la sua vita sessuale fosse uno schifo. In effetti proprio uno splendore di ragazza non era, e quella minigonna non faceva altro che evidenziare, tra vari difetti minori, la sua camminata sgraziata.
Vedendo sul mio volto un sorriso asimettrico e un'espressione un po' da ebete, riabbassa immediatamente lo sguardo e si mette a effettuare ricerche sul terminale, non trovando assolutamente niente. Ci salutiamo e mi prega in tutti i modi di tornare da lei col nome dell'autore e maggiori informazioni sul libro.

Dopo due ore sono sul blog dell'autore a raccontare l'episodio.

Mi farò spedire il libro dall'Italia, o spero di trovarlo presto anche qui: credo che diverrà la mia piccola bibbia per le prossime settimane.

.. e proprio ora 'sto raccontando del libro a una ragazza americana su msn, conosciuta online...

Luigi said...

dopo aver letto l'anticipazione sul foglio ho comprato il tuo libro che ho letto stasera. L'ho trovato molto divertente e sono convinto che avrà successo. Anzi, in questa auspicabile ipotesi, mi permetto di suggerirti nelle prossime edizioni di correggere un paio di imprecisioni di cui mi sono accorto: nel cap. 15 riferisci alla Corte costituzionale una sentenza presumibilmente emanata dalla Corte di cassazione (la Corte cost. non conferma condanne). Nel cap. 22 si parla di un'aliquota media italiana del 50%, ma se non sbaglio l'aliquota massima è del 43%.
Pedanterie a parte il tuo spaccato della società newyorkese è davvero brillante.
Una sola cosa non capisco, la tua ex, apparentemente così pudica, accettava che la sua vita privata fosse oggetto di una rubrica su un quotidiano?

mauro suttora said...

per trappola:

si', seguo attentamente, e non capisco che ci facciano dei liberali (come i radicali) in un governo che aumenta ulteriormente le gia' altissime tasse (se le pagassi in Italia sarebbero al 72%!)

per federico:

buon divertimento, Sutton place dove stai e' uno dei miei quartieri preferiti - anche perche' fra i piu' eleganti.
Divertentissima la scenetta con la commessa, la traduco e la do' al mio agente di New York, che sta cercando un editore per gli Usa. Ho anche chiesto all'editore italiano di mandare una ventina di copie alla libreria Rizzoli sulla 57esima strada.
Cosa fai a NY?

per Luigi:

grazie per le precisazioni. La rubrica sul settimanale NY Observer (che continua tuttora) e' stata uno dei motivi della rottura

Federico said...

mauro: andranno a ruba le 20 copie alla feltrinelli: ho visto che del libro se ne parla molto in giro, e diverrà un must per gli italiani a nyc. personalmente non vedo l'ora di divorarmelo.

io a NYC: sono un microscopico imprenditore in campo internet, sono venuto qui un paio di mesi per vedere se riusciamo ad espandere il nostro progetto negli stati uniti e per crearmi un po' di contatti. molto all'arrembaggio.

mauro suttora said...

Federico, scrivimi sull'e-mail. Hai fatto una gaffe clamorosa: hai confuso la libreria Rizzoli con Feltrinelli. Ma ci sei mai passato, fra la Quinta e la Sesta?

Federico said...

sìsì, conosco la Rizzoli qui a NYC. E' stato un lapsus, andrebbe decisamente analizzato. Passo in email.

Sara said...

Ho comprato il tuo libro la settimana scorsa. Sono stata attratta prima dal titolo, perché mi ha rimandato alla serie televisiva, della quale ho tutti i DVD, poi i colori della copertina (il tuo editore aveva ragione)associati al nome di un uomo mi ha icuriosita maggiormente. Aperto il libro ho visto la tua foto, e ho capito il "NO" del tuo titolo allora ho subito girato il libro per leggere i commenti.
Ieri ho iniziato la lettura e sono rimasta sveglia fino alle 2.30 sono arrivata al capito in cui devi andare a pranzo con Ferrara.Ho trovato il libro molto interessante, mentre leggevo ho preso una matita ed ho iniziato a sottolineare le frasi che mi piacevano, le frasi che ritenevo vere, quelle buffe e quelle che non dicono nulla. E poi come se fosse la cosa più naturale ho iniziato a parlare con te. Ho inserito delle note vicino ai tuoi racconti oppure alla fine del capitolo. Introduzione pagina 9 tutte le donne sono come SAMANTHA, l'unica differenza tra tutte le donne e lei è che le donne comuni hanno paura di essere se stesse ... ora ti lascio.

mauro suttora said...

"ho preso una matita ed ho iniziato a sottolineare le frasi che mi piacevano, le frasi che ritenevo vere, quelle buffe e quelle che non dicono nulla. E poi come se fosse la cosa più naturale ho iniziato a parlare con te".

inquietantissimo

NYtoRome said...

Ciao Mauro, mi è piaciuta molto la parte del libro in cui parli del date: mi permetto di mandarti alcune mie osservazioni che al riguardo ho inviato quando ancora vivevo a NY ad alcuni miei amici, non so se le trovi ocndivisibili:

"Il date è davvero qualcosa di sconvolgente per un europeo, pare davvero incredibile pensare che gli americani abbiano codificato le regole di ingaggio tra uomo e donna (ma anche tra uomo e uomo, o donna e donna, ahimè particolarmente in voga nella zona in cui vivevo io, cioè il West Village), come si trattasse di una sorta di contratto, caratterizzato da regole ben precise quanto vincolanti: pena, appunto, la perdita del "date" (termine con cui si indica non solo l'incontro in sè ma anche la "controparte": è frequente l'impiego di espressioni come "you are my date tonite", o "can I introduce you my date?" o ancora "I am on a date", quest'ultima espressione non nel senso che pensate voi...).

Ecco alcune di queste regole, ancor più assurde se si pensa che vengono rigidamente applicate in una città come NY, in cui le donne sono spesso più uomini degli uomini stessi, spesso socie di studi legali e banche d'affari di importanza mondiale, ma ancora pretendono che si applichino consuetudini per certi versi ottocentesche (alcune, altre come vedremo molto meno...):

1) L'uomo deve offrire rigorosamente TUTTO, dal primo all' ultimo istante del date: la prima (ed aihmè unica) volta che una donna ha offerto di "smezzare" con me la cena l'ha fatto per comunicarmi implicitamente (cosa che ho appreso successivamente) che non l'avrei più rivista: ecco dunque una prima regola, se la donna rifuta di vedersi offrire la cena è finita, se invece l'accetta almeno un bacio (la prima sera: vedi regola successiva al punto 5) ce scappa; non chiedetemi, perchè non lo so, come sono organizzati da questo punto di vista i date alternativi, alla Dolce e Gabbana, tanto in voga a Chelsea;

2) Non solo, ma il date deve COSTARE: le donne newyorkesi (specie quelle belle, e ce ne sono di davvero belle) sono particolarmente sensibili a valori come il denaro e la ricchezza, per cui è bene portarle (a meno di non voler essere subito bollati come "cheap") in ristoranti da almeno 150 dollari a botta, a meno di non volersi limitare ad un "drinks date" o "brunch date" (c'è un nome specifico per ciascun genere di date) generalmente accettato però solo in una fase "avanzata" del rapporto, e cioè, secondo gli standard newyorkesi, a partire dalla seconda-terza settimana; specie durante il mio anno da studente, ho vissuto periodi di quasi-povertà, pur di conservare le risorse finanziarie necessarie alla celebrazione del date;

3) il date (con ciò che ne consegue dal punto di vista economico) dura fino all'istante in cui la donna varca la soglia di casa (sua o tua, con o senza di te): se chiede al cab di fare "two stops" - il che significa che quella sera non è aria - l'uomo deve comunque accompagnarla fino alla destinazione finale, anche se lei abita nel New Jersey o in Connecticut oppure mollare un ventone al tassista: che si opti per la scelta più "galante" o per l'altra (decisamente più rozza) per le donne americane (specie se del New Jeersey o del Connecticut) è del tutto indifferente, purchè sia l'uomo a farsi carico degli oneri di trasporto;

4) il date non è necessariamente "esclusivo": se io esco con una ragazza a New York non sono autorizzato a supporre che lei esca solo con me: ciò richiede il cosiddetto "exclusivity talk", e cioè un reciproco impegno, assunto expressis verbis, a non frequentare altre persone durante lo svolgimento della relazione: questo "talk" può avvenire anche dopo mesi di reciproca frequentazione, e, ciò che è ancor più incredibile, è pure "retrattabile": mi è capitato che una ragazza, dopo avermi proposto questa benedetta esclusività (che ho accettato con chiara riserva mentale) mi abbia espresso a distanza di qualche mese il desiderio di tornare a sentirsi libera di frequentare altri uomini: al che io ho naturalmente simulato la scena del maschio italiano geloso...

5) il date segue precisi passi che conducono all'intimità:

a) primo date (se andato bene): bacio;
b) secondo date (come sopra): petting, preferibilmente a casa di lei;
c) terzo date: indovinate, sempre a casa di lei, a meno che non abiti in New Jersey o in Connecticut o, come pure è capitato al vostro, a PHILADELPHIA;
d) quarto date: casa tua, necessariamente (ergo, devi lavare i piatti e ramazzare l'appartamento), anche nel date rileva il senso di ospitalità;
e) a volte (ma solo a volte, checchè ne dica qualcuno che legge, e del resto dipende anche dalla qualità del "date") questi step subiscono delle variazioni, tipo la fase "c" o addirittura "d" anticipata alla fase "a";

6) il dating si "conduce" attraverso tutti i possibili mezzi di comunicazione: il vostro è stato scaricato via sms, email, e pure messaggio in segreteria telefonica...più in generale, intere relazioni nascono, crescono e muoiono a NY attraverso interminabili messaggi lasciati in segreteria (tutti sono molto indaffarati, e raramente hanno il tempo di risponderti nel momento in cui vorresti parlare);

7) Il date si esplicita: se una ragazza non è interessata, non necessariamente rifiuta, magari accetta di uscire "but not as a date" (a volte contraddicendosi a fine serata);

8) il date è "rimborsabile": se una donna accetta di vedersi offrire la o le cene e poi non si conforma al punto 5 può accedere che qualche uomo (non certo il vostro) chieda il rimborso...altri non lo fanno, semplicemente perchè possono scaricarlo dalle tasse

9) Queste in estrema sintesi le regole del date, anche se ci sono delle splendide varianti, tipo:

a) il date "familiare", con prole presente;

b) il "blind date", con persone che non si sono mai viste prima, con conseguenti, frequenti quanto imbarazzanti scambi di persona all'ingresso dei locali;

c) il date sportivo, con donna fissata con il fitness che ti impone di passare il venerdì sera in palestra con lei;

d) il date "litigioso": le donne (come del resto gli uomini) di New York in analisi sono molte, ed accade di frequente che il minimo "sgarbo" da parte dell'uomo conduca a liti tanto drammatiche quanto fondate sul nulla (con pianti e conseguente scioglimento di fard annesso) ;

e) il date con fuga, da parte della donna come dell'uomo (in quest'ultimo caso, possibilmente prima di aver pagato: il lounge di Bond Street, per chi abbia presente, si presta particolarmente bene al riguardo, mentre il Bronx, per lo scarso numero di taxi e l'elevato tasso di criminalità, è rigorosamente da evitare);

f) il date "in trasferta", con mete esotiche come Philadelphia raggiunte dal vostro attraverso splendidi bus gestiti ed usati da emigranti rigorosamente ed esclusivamente cinesi, facendo credere al proprio date, sempre per non sembrare cheap (vedi punto 2), di aver preso l'aereo;

g) il date casuale, conosciuto per strada: la possibilità che ciò accada (a me mai purtroppo) spiega in parte la magia di New York...

h) il date con blackberry: i due commensali si ignorano reciprocamente trascorrendo tutta la serata smanettando questi aggeggi infernali (l'ho visto con i miei occhi);

i) il date con le modelle di cristo (www.modelsforchrist.com), donne bellissime ma con una possibilità di "score" pari allo zero: lo dico per esperienza...

l) il date telematico con annesso errore di comprensione: come quella volta che credevo che il chocolate lab fosse il laboratorio dove il mio date faceva il cioccolato (con annessa email di 20 righe in cui io esprimevo increbile ammirazione per questo stravagante hobby) mentre si trattava del suo cane (chocolate lab-rador);

m) il date con annesso errore di espressione: come quella volta in cui per chiedere al mio date una sigaretta le ho detto (volendo intendere: "posso scroccare?"): "may I free ride you?" (per chi non lo sapesse, ride significa "cavalcare"): si è immediatamente tramutato in un date con cinquina in faccia...."

Ciao

NYtoRome said...

..senz'altro non condivisibile è il "putroppo" riferito al date uomo-uomo o donna-donna: era solo una battuta, prego te e chi leggerà il post di leggerla come tale

scusate

mauro suttora said...

stupendo.

posso aggiungerlo come capitolo alla prossima edizione?

NYtoRome said...

Certo,

con sola citazione in nota o
anche partecipazione infinitesimale al copyright?

Stefanoreves said...

Quella della ''cavalcata gratuita'' è bellissima! Ma non sarebbe stato più semplice dire ''scrounge''?

NYtoRome said...

lo so..ma ero appena arrivato ed il mio dizionario era decisamente povero..

NYtoRome said...

Dai Mauro sarei ocntentissimo se lo aggiungessi, chiaramente scherzavo sul copyright

mauro suttora said...

posso tradurlo per la prossima column sul New York Observer. Poi ti do' i 150 dollari che mi pagano...

Ma tu non e' che hai copiato qualche battuta da qualche giornale Usa, non vorrei fare una figura da riciclatore

NYtoRome said...

no, giuro che è tutta farina del mio sacco

ma lo fai il mio nome?

gucci said...

ho comprato No sex in the city dopo l'anteprima pubblicata dal Foglio, e volevo complimentarmi con l'autore per l'ottimo lavoro svolto ! davvero un libro da non perdere!

mauro suttora said...

grazie

uomo o donna?

gucci said...

uomo...peccato

salve
gucci

NYtoRome said...

Mauro hai sempre intenzione di pubblicare quella cosa? In tal caso mi sono venuti in mente due aneddoti memorabili:

la modella di cristo che mi dice "sai, io ho studiato ad harvard e lavoravo per Lehman Brothers, ma ho sempre sentito che Dio voleva che facessi la modella"

e una del midwest che alla mia proposta di andare insieme a vedere una mostra al met mi fa: "ma perchè vuoi andare ad una mostra, tanto tutto quello che trovi lì lo puoi vedere anche su Internet!"

Ciao

Daniele

mauro suttora said...

pero' le "midwest farmers' daughters" cantate dai Beach Boys in 'California Girls' hanno un'ottima fama di ragazzone semplici e simpatiche, prive come sono delle sovrastrutture intellettualoidi di Manhattan.
La migliore amica di Liza era una bionda del Montana (non esattamente Midwest, ma insomma), and she was lots of fun, seppure anche lei con un notevole penchant per la bottiglia.
In effetti la battuta sulla mostra al Met e' agghiacciante. Era del Midwest anche quella che cito nel libro, molto palestrata, che chiama "products" i profumi e non conosce Menem

Anonymous said...

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Anonymous said...

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