Monday, April 04, 2005

Le modelle di Sports Illustrated

mensile 'Capital', aprile 2005

MEZZO SECOLO DI SPORTS ILLUSTRATED

New York. Con i suoi tre milioni di copie è il settimanale più venduto degli Stati Uniti, superato solo da Time (quattro milioni): Sports Illustrated compie quest’anno mezzo secolo di vita, ed è un evento per la cultura popolare americana. Anche perchè da quattro decenni, oltre che per lo sport, la rivista che tutti abbreviano familiarmente in SI è diventata importantissima per il suo numero annuale sui costumi da bagno: ogni modella sogna di conquistare la copertina col bikini in febbraio, passaporto definitivo per la celebrità nell’America profonda, quella dei grandi numeri, che garantisce decine di milioni di lettori, clienti, fans e dollari.

I lettori di SI sono i maschi statunitensi, i quali più di chiunque altro al mondo si nutrono di sport televisivo: il doppio degli italiani, secondo le statistiche. Perchè noi regaliamo grosse audiences solo a calcio e Formula uno, mentre i giganti dell’entertainment da stadio Usa sono quattro: football, basket, baseball e, più indietro, hockey. Molto pubblico anche per tennis, boxe, corse automobilistiche e golf. L’acme viene raggiunto ogni anno a fine gennaio, quando il Superbowl del football rastrella 140 milioni di spettatori.

E proprio per contrastare il calo di vendite che seguiva la fine del campionato di football, nel 1964 nacque la “swimsuit edition”. Fino al 1970 un po’ di mannequin (così le chiamavano) anonime andavano in una località esotica. Poi fu la volta di Cheryl Tiegs, una ragazzone del Minnesota figlia di un becchino, la prima a finire in copertina per tre anni. Nel ‘78 però osò mostrare i capezzol, sotto un costume intero bianco a rete: scandalo per l’America puritana, e 340 abbonamenti a SI annullati da lettori benpensanti.

Dall’anno seguente fino all’81 lo scettro della covergirl passò a Christie Brinkley, futura moglie del cantante Billy Joel. A sua volta detronizzata da Carol Alt e poi (‘84/’85) da Paulina Porizkova. Nell’86 iniziò il regno triennale dell’australiana Elle MacPherson, che fece poi poker nel ‘94 assieme a Kathy Ireland e a Rachel Hunter, futura moglie del cantante Rod Stewart.

Tranne Claudia Schiffer e Linda Evangelista, non c’è modella di nome che non sia apparsa almeno una volta nelle pagine interne dello Sports Illustrated: Naomi Campbell, Sarah O’Hare (che ha appena dato un figlio a Lachlan Murdoch, figlio del magnate di Sky), Stacey Williams (bellissima mora di Filadelfia), Daniela Pestova (cover del ‘95), Tyra Banks (in copertina l’anno dopo con Valeria Mazza), Heidi Klum (‘98), fino a Rebecca Romijn e alla nostra Monica Bellucci (nel ‘91).

La nascita di SI appartiene alla leggenda. Henry Luce, proprietario e fondatore del settimanale Life, volle estenderne la formula vincente (grandi foto a colori) allo sport, e nel ‘55 pubblicò la rivista contro il parere dei dirigenti di Time-Life. Ci vollero parecchi anni per raggiungere il pareggio e poi il profitto, ma alla fine la scommessa fu vinta. E nell’ultimo decennio il marchio SI è diventato così redditizio (il costo di una pagina di pubblicità sfiora i 200mila dollari) che si è passati alla brand extension: sono nate SI per le donne e la versione per i kids (i bambini). La redazione sta a New York, sempre nel grattacielo Time-Life al Rockefeller Center. Ormai SI fa parte dell’impero Time-Warner-Cnn, con tutte le sinergie del caso (comprese le interviste compiacenti ai propri giornalisti sul canale di Ted Turner), ma nelle due nuove torri gemelle Time Warner del Columbus Circle i giornalisti della carta stampata non hanno voluto trasferirsi. La concorrenza comunque è stata sbaragliata: il settimanale della Espn (il canale sportivo della Disney), lanciato con grandi mezzi nel ‘98 rubando i migliori giornalisti a SI, staziona sul milione e mezzo di copie.

Come dice la testata, in SI le illustrazioni prevalgono sul testo. E, nonostante l’overdose quasi giornaliera di sport in tv, non sembra che i lettori siano sazi di immagini. I fotografi della rivista sono superspecializzati e iperpagati, quasi quanto i colleghi del National Geographic. Quel che manca negli Usa rispetto all’Italia è la polemica continua pre o post partita: la chiacchiera di contorno non attrae lo “sport junkie”, il drogato di sport che si piazza ogni domenica pomeriggio e lunedì sera di fronte allo schermo tv. Piuttosto, sembra che il “fantasy football” (o basket, o baseball) attragga schiere sempre più ampie di tifosi in cerca di attività collaterali: unire sport e scommesse, d’altronde, è una ricetta vincente universale. Ma SI, imperterrito, non si lascia distrarre e continua ad applicare la ricetta classica del giornalismo popolare: nessun problema senza una storia, e nessuna storia senza un personaggio.

Quest’anno per il cinquantenario Sports Illustrated si autocelebra in un libro apposito, riproponendo foto del passato ormai impensabili: giocatori di hockey senza casco, campioni del baseball che fumavano nel dopopartita. Ma le immagini segretamente preferite dai lettori rimangono quelle delle bellezze in costume da bagno: sono loro ad aver scandito l’educazione sentimentale di tre generazioni di americani, ormai. Così, per l’anniversario, la californiana Marissa Miller, 25 anni, modella per Hilfiger scoperta dal fotografo italiano Mario Testino mentre faceva surf, ha reindossato tutti i costumi più famosi della storia di Sports Illustrated.

Mauro Suttora