Wednesday, August 31, 2005

Clan Gotti, trionfo Usa

settimanale Visto, 26 agosto 2005

I MAFIOSI? IN AMERICA SONO GLI IDOLI DEI "REALITY"

Che importa se l'ennesimo Gotti è processato per tentato omicidio? La saga della famiglia continua.
Victoria, figlia del celebre "padrino", insegna ai figli "come stare al mondo". E suo fratello, John junior, se la ride delle accuse

New York. Buon sangue non mente. John Gotti junior, 41 anni, è in questi giorni sotto processo a New York per estorsione e tentato sequestro di persona. Rischia fino a trent'anni di carcere. Tre settimane fa suo zio, il 66enne Peter Gotti, è stato condannato a 25 anni per tentato omicidio. Già ne stava scontando nove per riciclaggio di denaro sporco e crimini di racket. I Gotti volevano far fuori il pentito Sammy Gravano, ex numero due della mafia a New York, perchè aveva tradito e spedito al fresco il capo dei capi: John Gotti senior, padre del junior, morto di cancro in galera tre anni fa.

Il processo di questi giorni attira l'attenzione dei media Usa perchè fa apparire inestirpabile il clan mafioso più potente d'America, quello che controlla la famiglia Gambino da dieci anni. Morto un Gotti se ne fa un altro, anche se sono padrini e non papi. Un destino che sembra ineluttabile: John senior aveva undici fratelli e sorelle, e tutti i maschi si sono dati al crimine. Ora è il turno della generazione dei quarantenni. Cosa Nostra negli Stati Uniti è più viva che mai, nonostante la concorrenza delle mafie russa, colombiana o cinese, e le periodiche retate della polizia. La quale più che infiltrare i clan, si fa infiltrare: sono infatti alla sbarra anche gli agenti Lou Eppolito e Steve Caracappa (accusati di undici omicidi come killer dei Gambino), che hanno fatto il doppio gioco per trent'anni.

Ma, quel che è peggio, oggi i mafiosi italoamericani sono diventati quasi oggetti di culto. Il fenomeno più incredibile, infatti, riguarda la sorella di John junior, la 42enne (finta) bionda platinata Victoria Gotti. La quale prima ha sposato un altro boss, Carmine Agnello. Poi ha chiesto il divorzio, quando nel 2000 le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato non solo la colpevolezza criminale del marito, ma anche quella coniugale: lui la tradiva a tutto spiano. In seguito Victoria è riuscita a entrare nel mondo del glamour: Donald Trump la invita ai propri matrimoni, il quotidiano New York Post di Rupert Murdoch le affida una rubrica di gossip. Viene licenziata, ma trova subito rifugio sul settimanale scandalistico Star. Infine, un anno fa, l'incoronamento della marcia verso la rispettabilità di Victoria Gotti: il canale Tv AE (Arts&Entertainment) la fa diventare protagonista del reality show Growing up Gotti (Crescere Gotti). Nel quale si può ammirare la signora mentre cerca di educare (si fa per dire) i suoi tre figli Carmine, 19 anni, John, 18, e Frank, 15.

A Victoria, nonostante le traversie del marito, sono rimasti appiccicati addosso vari miliardi, e così lei alleva i suoi pargoli in un villone con sette camere da letto a Long Island, provvisto di parco, piscina e cavalli. I ragazzotti si comportano da bulli di periferia, non studiano, vagano in auto combinando guai ed esibendo già il cipiglio arrogante dei compari in erba. Mamma Gotti fa finta di preoccuparsi.

Prosegue così la spettacolarizzazione della mafia italoamericana, iniziata all'inizio del decennio con il serial Tv I Soprano. I crimini di questa famiglia mafiosa del New Jersey vengono seguiti con interesse da milioni di spettatori ogni settimana: sparare a freddo in bar a uno sconosciuto che non mostra «rispetto» e fare a pezzi il corpo di un «infame» diventano routine da psicanalizzare...

La trasmissione viene addirittura premiata con gli Oscar Tv, e a poco valgono le proteste della Niaf (National Italian American Foundation) contro la «stereotipizzazione» dei nostri connazionali come mafiosi. D'altronde, cosa fanno da trent'anni registi come Francis Ford Coppola e Martin Scorsese, e attori come Robert De Niro, se non glorificare Padrini?

Ora Gotti junior è accusato - fra le altre cose - di aver tentato di rapire ed eliminare Curtis Sliwa, conduttore radiofonico e fondatore del gruppo di vigilanza civica «Guardian Angels», che nelle sue trasmissioni criticava aspramente suo padre, il patriarca mafioso. Ma gli spettatori dei Tg, distratti, confondono la realtà con il programma successivo, in cui la sorella dell'imputato redarguisce i suoi «bravi ragazzi» (Goodfellas) che imitano i modi spicci di Tony Soprano, ma allo stesso tempo si lamenta perchè «non si può giudicare la gente dal cognome»...

Mauro Suttora

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