Saturday, April 25, 1987

Jugoslavia spaccata: Slovenia e Croazia

LA LEGA DEI CONSUMISTI

Europeo, 25 aprile 1987

Inchiesta: i paesi dell' est nell'era di Gorbaciov.
Benedetta primavera/Jugoslavia, i figli di Tito non sono tutti uguali

I friulani che affollano il casino' di Nova Gorica . Lubiana l' austriaca . Zagabria la mitteleuropea . Nel ricco Nord della federazione c' e' un modo per battere la crisi . Spendere

di Mauro Suttora

" Vincitri' ! Diopoi , atu viodut ? " . ( " Ventitre' ! Diobuono , hai visto ? " ) . La pallina della roulette si e' fermata sul 23 . Il grifagno croupier sloveno spazzola impassibile il tappeto verde . E il friulano trentenne col giaccone di similpelle invoca Dio dopo aver perso tutti i gettoni . Il casino' di Nova Gorica e' il piu' economico d' Europa . Si entra in jeans , senza cravatta , basta pagare 5 mila lire . Entrano soprattutto gli arricchiti friulani : commercianti di Udine , mobilieri di Manzano , contadini scesi dalle valli del Natisone .

Nessun jugoslavo : " Per noi i giochi d' azzardo sono vietati " , spiega Ales Komavec , dirigente della sala da gioco . L' idea di aprire un casino' " strangers only " e' venuta un anno fa ai 400 dipendenti della Hit , una delle migliaia di imprese autogestite jugoslave . Hit sta per " Hoteli , igralnica , turizem " , e igralnica vuole appunto dire casino' . E una specie di azienda di soggiorno , della parte slava di Gorizia (22 mila abitanti , mentre la citta' italiana ne fa 55 mila) , che gestisce tre alberghi e molti negozi . Risultato : un successo strepitoso , pienone tutte le sere .

Komavec non vuole fornirci i dati degli incassi , ma ci fa capire che gli affari vanno a gonfie vele . Vanno cosi' bene che da un anno all' altro , con i soldi degli italiani , i dipendenti della Hit si sono raddoppiati gli stipendi . Adesso un croupier , mance comprese , arriva a guadagnare l' equivalente di un milione di lire . Poco , in confronto ai tre sei milioni al mese dei colleghi italiani . Ma molto rispetto alla media jugoslava .

Cominciamo il nostro viaggio nella Jugoslavia della crisi da Nova Gorica , da questa isola felice dove l' autogestione permette ai dipendenti di un' azienda , se gli affari vanno bene , di aumentarsi subito gli stipendi . E di litigare fra loro : infatti ai 75 lavoratori del casino' non piace dividere il guadagno con gli altri 300 colleghi , baristi o cameriere della Hit , che le fiches non le hanno mai viste .

Alla frontiera di Gorizia ci si accorge subito del salto di ricchezza fra Italia e Jugoslavia : fino a pochi anni fa per comprare un dinaro ci volevano trenta lire , adesso ne bastano due . Ma ormai anche quello ufficiale e' un tasso arbitrario : al mercato nero lira e dinaro si cambiano alla pari . Piu' che confine fra Est e Ovest , questo e' oggi un confine con il Medio Oriente .

Certo , la Slovenia e' di gran lunga la piu' ricca fra tutte le repubbliche jugoslave , e la sua aspirazione a entrare nella Cee non e' campata in aria : ha un reddito pro capite superiore a quello della Grecia e pari a quello spagnolo . Ma la zavorra del Sud (Macedonia e Kossovo) e i costi della burocrazia tirano giu' anche le efficienti Slovenia e Croazia .
La Jugoslavia e' , insomma , un paese diviso in due . Nessuna meraviglia , allora , se il razzismo interjugoslavo aumenta , se gli sloveni considerano " turchi " i macedoni e gli albanesi , e se spesso anche i numerosi immigrati bosniaci vengono presi a sassate .

Gorizia e' la nostra piccola Berlino . Dal 1945 , dopo la guerra persa dall' Italia , il confine jugoslavo ha incorporato la stazione e alcuni quartieri periferici . Nova Gorica , a Est , e' una citta' nuova , costruita negli ultimi decenni , con molto verde e palazzi alti . Al centro , vicino al casino' , ci sono un' isola pedonale e un centro commerciale che potrebbero sembrare scandinavi se l' incuria balcanica non facesse invecchiare tutto precocemente .

La frontiera di Gorizia e' sempre la piu' aperta fra le due Europe , sembra quasi di passare dall' Olanda al Belgio : niente filo spinato , solo una tranquilla cancellata verde alta due metri . Agli abitanti locali non serve il passaporto e neanche la carta d' identita' : per andare a far benzina (700 lire in Jugoslavia) basta la " propusniza " , un lasciapassare che permette un viavai continuo . Adesso poi , con i nuovi numeri nero su bianco , le targhe delle macchine italiane si confondono con quelle slave : GO per Gorizia , GO per Nova Gorica . C' e' solo una stellina rossa in piu' sulle targhe jugoslave . La vera differenza sta nella cilindrata : al di la' del confine sono le R4 , le 126 e le vecchie 600 a farla da padrone .

Prendiamo la corriera per Lubiana , capitale della Slovenia . Il pullman e' pieno di studenti , contadine e soldati di leva con il cappottone fuori misura . La radio trasmette cronache entusiaste per le imprese degli sciatori jugoslavi alla Coppa del mondo di Sarajevo , inframmezzate da canzoni dei Dire Straits . Alcuni tratti della strada statale sono in pave' e in cemento : un lascito dell' impero austriaco ? Una delle prime ferrovie del mondo fu , nel 1848 , proprio quella aperta fra Vienna e Lubiana , allora capitale della provincia della Carniola . Oggi invece gli sloveni accarezzano il progetto del traforo autostradale sotto le alpi Caravanche , per collegare Lubiana a Klagenfurt . E , in genere , vanno in visibilio per tutto cio' che li unisce al Nord austriaco , italiano e anche bavarese .

E una questione molto delicata : Stane Kavcich , allora capo del governo sloveno , fu vittima dell' ultima purga del maresciallo Tito negli anni Settanta proprio perche' accusato di " voler annettere la Slovenia alla Cee e alla Baviera di Strauss " . Niente da fare : i due milioni di sloveni , orgogliosi della propria lingua (una delle quattro ufficiali della Jugoslavia , oltre a croato , serbo e macedone) , continuano a fare di testa loro . C' e ' bisogno di uno slogan turistico ? Eccolo subito pronto , fatto apposta per suscitare le ire dei meridionali : " Slovenia , terra a sud delle Alpi " . C' e' una rassegna teatrale ? La organizza la comunita' Alpe Adria , che unisce Slovenia e Croazia alle austriache Stiria e Carinzia , al Friuli , al Triveneto e alla Baviera .

Boschi , boschi e boschi : le valli attorno a Lubiana sono tutte verdi , ma le conifere anche qui sono rovinate dalle piogge acide . La Jugoslavia alla frontiera regala all' Italia un Isonzo limpidissimo , verde azzurro . Ma l' acqua e' meglio non berla , perche' anche in Slovenia le industrie scaricano nei fiumi . I duecentomila abitanti di Lubiana , poi , sono particolarmente sfortunati , perche' la loro citta' sorge in una conca poco ventosa : sono costretti a respirare una miscela micidiale di nebbia e carbone , ancora molto usato per il riscaldamento .

Lubiana non e' in Jugoslavia . Lubiana e' in Austria . I 500 anni di dominio asburgico pesano piu' degli ultimi 70 anni di faticosa unione con gli jugoslavi , letteralmente " slavi del Sud " . L' architettura del centro cittadino profuma di Mitteleuropa , i marciapiedi sono puliti piu' che a Trieste . Nessuna minaccia separatista , intendiamoci , e poche nostalgie per l' imperatore Francesco Giuseppe . Il quotidiano principale della Slovenia , Delo , esibisce sulla testata il motto marxista " Proletari di tutto il mondo unitevi " , e non c' e' traccia di opposizione politica esterna al partito unico .

Ma quelle vetrine con i completi di Missoni nella via principale , quei locali con i nomi americani , quei film e quei libri alla portata di tutti , perfino quelle facce di borghesi grassi che mangiano allegri al ristorante Privitezu ci dicono tre cose : primo , che e' lontana l' epoca dell' hotel Slon , dove gli agenti segreti di Tito controllavano gli stranieri ; secondo , che i comunisti sloveni stanno vivendo una fervida stagione di ripensamenti ideologici ; terzo , che la bancarotta jugoslava tocca solo marginalmente il Nord .

" Vuoi capire il succo del problema oggi in Jugoslavia ? " , mi chiede Sreco Zajc , giornalista del settimanale frondista Mladina , al tavolo del fumoso bar Union pieno di giovani . " Guarda quei due tavoli " . In uno ci sono due militari di leva , " meridionali " , capelli corti , sguardo smarrito , figli di contadini . A quello vicino e' seduta una coppia di universitari di Lubiana . Alteri , belli , biondi , uguali a tutti gli universitari di questo mondo , con i loro occhiali e le loro sigarette . " Ecco la differenza : mentre la Slovenia e' gia' arrivata alla quinta generazione di lavoratori industriali , le altre repubbliche sono alla prima o alla seconda . Naturale che gli sloveni siano insofferenti . " Il governo di Belgrado non puo' prendere le stesse misure per tutta la Jugoslavia . Qui da noi , per esempio , non c' e' disoccupazione . Il rischio e' che , per salvare il paese dal collasso economico , Belgrado adotti le maniere forti " .

Loredana Panariti , ricercatrice italiana di storia all' universita' di Lubiana , vorrebbe una semplificazione della burocrazia : " La mia pratica per la borsa di studio e' andata avanti da aprile a settembre , ho dovuto raccogliere una quantita' inverosimile di documenti " . Il compagno di Loredana si chiama Lloyd , ha 28 anni , viene dal Montenegro e ha gli occhi azzurri : " Mio padre mi ha chiamato cosi ' in onore del premier inglese Lloyd George " .
Gli inglesi sono stati i migliori alleati dei partigiani di Tito nell' ultima guerra , e Tito li amava piu' dei sovietici . La storica rottura con Stalin , nel 1948 , avvenne anche per una frase dell' allora primo ministro Milovan Gilas (che dal 1954 ha rotto con Tito e ha fatto otto anni di prigione) : " Gli ufficiali inglesi hanno piu' senso morale di quelli russi " .

Lloyd lavora come chimico al laboratorio dell' universita' , e ha un ottimo stipendio : circa 600 mila lire italiane al mese . L' universita' esegue lavori per l' industria , anche estera , e a Lloyd la Bosch tedesca aveva proposto di andare a fare rilevazioni in Algeria . Lui ha rifiutato " perche' qui guadagno di piu " . Infatti i prezzi sono bassi , e gli orari (si lavora dalle sette alle tre del pomeriggio) permettono una miriade di doppie attivita' : non si spiega altrimenti la pazienza di un paese dove il reddito reale si e' dimezzato negli ultimi otto anni.

A Lubiana poi ci sono anche molti ricchi : alcuni papaveri della nomenklatura , ma soprattutto i negozianti e gli artigiani che hanno un' attivita' privata . Al venerdi' pomeriggio prendono la Mercedes e se ne vanno nel " vikend " , che sarebbe la villa per i week end , sulle Alpi o al mare in Istria . Se sono giovani , la sera vanno a ballare nella discoteca Valentino , immersa nel verde del parco Tivoli , oppure fanno viaggetti a Graz e in Italia . Parlano tutti un ottimo inglese , che i licei jugoslavi riescono a insegnare meglio di quelli italiani . Obbligatori anche una seconda lingua straniera , un' altra lingua nazionale jugoslava e l' alfabeto cirillico (usato in Serbia , Montenegro e Macedonia) .

Le mete piu' pubblicizzate dalle agenzie di viaggi sono Fatima e " Lurd " : in Slovenia (e in Croazia) dopo 40 anni di ateismo ufficiale ci sono un 80 per cento di credenti e un 60 per cento di praticanti . Le chiese sono affollate , alla domenica offrono tre messe pomeridiane : una alle quattro , una alle sei e l' ultima alle nove e mezzo .

" Sacrifici ? Certo : compro meno libri , non posso permettermi il personal computer , niente nuova macchina , pochi viaggi " , dice il giornalista Zajc . " Ma sono felice di vivere in Slovenia , non c' e' paragone con il resto della Jugoslavia . Politicamente , poi , rispetto a tre anni fa qui il cambiamento e' enorme : non c' e' piu ' paura di esprimere le proprie idee , la gente scrive lettere ai giornali . . . " .

Zagabria

I 120 chilometri di treno in prima classe fra Lubiana e Zagabria costano duemila lire . Nella stretta valle della Sava passano l' Orient Express e tutti i treni internazionali . A Krsko , vicino alla frontiera fra Slovenia e Croazia , la ferrovia lambisce l' unica centrale atomica jugoslava . Poco prima della catastrofe di Chernobyl il governo di Belgrado aveva deciso l' acquisto dall' Unione Sovietica di quattro centrali di quello stesso modello , il cui sistema di raffreddamento e' d' altronde prodotto proprio da un' impresa jugoslava , la Energoinvest della Bosnia . Decisione improvvida , e quindi rimasta segreta . Cosi' come segreto era il piano di localizzazione delle 11 centrali jugoslave , reso pubblico alla fine di marzo dal settimanale zagabrese Danas : tre in Dalmazia , sul mare , le altre tutte in prossimita' della Sava . " La cooperazione tecnologica con l' estero " , avverte in proposito Sreco Zajc , " e' importantissima per la Jugoslavia . Se si dovesse rafforzare il legame con l' Urss , settori delicati di ricerca avanzata cadrebbero sotto il segreto militare e rafforzerebbero il potere dell' esercito . E anche per non avere una ricerca mi litarizzata che vogliamo aderire al pro getto Eureka dell' Europa occidentale " .

Al confine fra Slovenia e Croazia il treno si ferma in mezzo alla campagna per cambiare locomotiva : rito assurdo e ineluttabile che si ripete a ogni frontiera delle sei repubbliche e due regioni autonome che compongono la Jugoslavia . La vecchia stazione imperialregia di Zagabria e' in rifacimento , ma tutta la citta' e' un cantiere . In luglio , infatti , la capitale della Croazia ospitera' le Universiadi , e questo per la Jugoslavia e' un avvenimento importantissimo , paragonabile solo alle Olimpiadi bianche di Sarajevo del 1984 .

Lo scoiattolino azzurro , simbolo delle Universiadi , occhieggia dalle vetrine di ogni negozio , dai poster sui muri , perfino dalle scatolette col sapone negli alberghi . Il clima di mobilitazione civica per l' avvenimento sportivo contrasta con la crisi economica , che a Zagabria ha provocato numerosi scioperi nelle fabbriche . Ma qui , al contrario che in Slovenia, il governo comunista e' ortodosso , e si guarda bene dall' approfittare della crisi per chiedere maggiore autonomia economica e ideologica : bruciano ancora le ferite dell' epurazione compiuta da Tito 15 anni fa . A Zagabria tutti , anche i giovani , hanno la memoria lunga , e amano la storia . Ma soprattutto la propria storia : quella della Croazia .

" Vedi quel re a cavallo ? " , mi chiede fiera Marina Simich , 27 anni , studentessa di etnologia , indicando il monumento che domina la piazza della stazione . " E Tomislav , fondatore dello Stato indipendente croato attorno all' anno Mille . Per noi e' molto importante". Dal 1527 al 1918 la Croazia ha fatto parte dell' impero asburgico , ed era l' estremo baluardo di fronte alle incursioni ottomane . Quando , fra le due guerre , si e' ritrovata dentro alla Jugoslavia dominata dalla Serbia , peggio che peggio : i nazionalismi si esasperarono e portarono nel 1941 alla Croazia indipendente di Ante Pavelic , vassallo dei nazisti e capo della estrema destra degli Ustascia . Contro di lui combatterono sia i partigiani di Tito , sia i serbi " cetnici " di Draza Mihajlovic , i quali contemporaneamente si sterminavano fra loro .

Dalla carneficina (in Jugoslavia ci sono stati quasi due milioni di morti su 15 milioni di abitanti nella seconda guerra mondiale , contro i 400 mila italiani) e' emersa la grossa personalita' di Tito , l' unico che offriva una proposta federalista con il mastice dell' ideologia comunista , e che dopo il 1948 ha dato agli jugoslavi anche una forte identita' internazionale , prima rompendo con l' Urss e poi fondando il movimento dei non allineati .

Le cicatrici interne sono rimarginate ? Forse . Oggi Zagabria fornisce di se' una bella immagine . Nonostante la crisi economica i caffe' della citta ' alta sono pieni di giovani ogni sera , i numerosi tram trasportano quantita' incredibili di persone durante l' ora di punta , dalle due alle quattro del pomeriggio , quando chiudono scuole , uffici e fabbriche , e fino alle otto di sera i negozi del centro sono affollati .

La vita culturale e' intensa : teatro , opera , musica da camera e concerti , una miriade di mostre d' arte e della nuova grafica croata . Il 2 aprile sono arrivati gli Spandau Ballet : costo del biglietto 4 mila dinari , 8 mila lire che i giovani della Masarykova , la strada degli artisti e dei bohemien , non hanno faticato a reperire . Insomma , sotto austerita' ci si puo' anche divertire . " Con l' inflazione al 130 per cento l' unica soluzione e' risparmiare in valuta estera , o spendere subito tutto . Tenere i soldi in banca non conviene " , spiega un primario cardiologo di Zagabria .

Zeljka Kontent , 28 anni , laureata in legge , e' procuratrice legale dell' Ina , la piu' grossa azienda petrolifera croata . Guadagna 550 mila lire italiane al mese . " Vivo da sola con una mia amica , ma la maggioranza dei miei coetanei sta con i genitori : un po' per risparmiare , un po' perche' a Zagabria non si trova casa . All' Ina non ci sono stati scioperi . Io ho fatto la delegata sindacale per due anni , appena assunta : dicevano che bisogna ringiovanire , e allora mi hanno eletto . Ma la politica non mi interessa " .

Seguiamo Zeljka alle prove del coro Joza Vlahovic , dove lei va tre sere alla settimana : la sede e' in una delle sale piu' deliziose di Zagabria , al primo piano della Kamenita Vrata , la " porta di pietra " che apriva la citta' vecchia verso Est . Il coro ha un' ottantina di persone , in maggioranza giovani . Lo dirige da 40 anni il maestro Emil Cossetto , figlio di un triestino che le persecuzioni fasciste fecero fuggire a Zagabria : " In citta ' ci sono 80 cori , ma questo e' il primo che si costitui' dopo la Liberazione " . Il repertorio e' diviso a meta' : primo tempo folk slavo , secondo tempo classici , da Palestrina a Bach .

Viaggia per tutta Europa , il coro Vlahovic , e colleziona coppe e medaglie nei festival ai quali e' invitato . " Verso la fine degli anni Cinquanta , con l' arrivo della tv , la musica popolare e il nostro coro attraversarono un brutto periodo , ma poi e' rifiorito l' interesse " , racconta il maestro Cossetto , e sembra di sentir parlare un personaggio dello Scherzo di Milan Kundera . I giovani , dopo le prove , vanno in osteria e anche li' continuano a cantare , passando indifferentemente da un Agnus Dei a Milan moi , canto dalmata .

Dall' altra parte della citta' , trasmette Radio 101 , quella degli studenti . Solo rock e notiziari . E costata allo Stato 120 milioni di lire nel 1986 , e altri 120 milioni li ha con la pubblicita' . Rock inglese , Smiths e U2 , ma anche rock jugoslavo : i migliori gruppi sono i Lacni Franz di Maribor (Slovenia) , i Film di Zagabria e gli Ekatarina Velica di Belgrado . Cosi' sono tutti contenti : sloveni , croati e serbi .

E allora , che fine fara' mai questa Jugoslavia senza Tito ? Che fine faranno i suoi venti miliardi di dollari di debiti , eredita' degli ultimi anni spendaccioni del maresciallo ? Solo per pagare gli interessi ogni anno finiscono alle banche occidentali i due miliardi di dollari di entrate del turismo . Quanto a Michail Gorbaciov , negli ultimi mesi ha invitato al Cremlino i capi della Lega dei comunisti . Da che parte pencolera' la neutrale Jugoslavia nei prossimi anni ? Bastera' offrirle soldi per averla dalla propria parte ?

Per adesso il problema pratico piu ' grosso , per questi nostri sconosciuti vicini , oltre a quello di far quadrare i conti a fine mese , e' quello di stipare le banconote da 5 mila dinari dentro al portafoglio . Sono il taglio piu' grosso in circolazione , ma valgono si' e no 10 mila lire . Se non vuole suscitare sgradevoli ricordi di Weimar , il governo fara' bene a stampare al piu' presto nuovi tipi di banconote . Comunque , nelle banche si sono gia' attrezzati . Ad ogni sportello e' arrivato l' ultimo grido della tecnologia jugoslava : la macchinetta contabanconote.

Mauro Suttora

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